05/06/2021
"Ricordo che tutti mi amavano. Ovunque fossi, ovunque andassi, tutti si rivolgevano a me con gioia, rispetto e curiosità. Adesso sembra che si sia capovolto tutto.
Ero riuscito a trovare un lavoro che ho dovuto lasciare perché troppe persone, specie anziane, si rifiutavano di farsi servire da me e, come se non mi sentissi già a disagio, mi additavano anche come responsabile perché molti giovani italiani non trovassero lavoro.
Facevo battute di pessimo gusto su neri e immigrati come a sottolineare che non ero uno di loro. Ma era paura. La paura per l’odio che vedevo negli occhi della gente verso gli immigrati".
Sono le ultime parole scritte in una lettera da Seid Visin, un ragazzo adottato all'età di 7 anni da una coppia italiana, morto suicida a 20 anni. Non è più riuscito a reagire al clima di odio e di intolleranza che sempre più si respira, un clima che la Scuola è chiamata a combattere, coltivando il rispetto, la gentilezza, l'osservanza dei valori democratici. Seid Visin aveva gli occhi, i sogni, il futuro davanti di ogni nostra studentessa e di ogni nostro studente, e ne aveva gli stessi dolori, dolori che molte volte gli adulti non riescono a vedere.