08/04/2026
🔎 Edizione di Marzo-Aprile della rubrica " (e gli addetti ai lavori del mondo dell’editoria)". Riscopriamo una grande voce femminile per troppo tempo oscurata dalla fama del marito, ovvero . Lo facciamo insieme a Mariachiara Catillo (sui social @ books_clear ), dottoressa in "Scienze della Comunicazione, dell'Informazione e dell'Editoria" che durante il suo tirocinio in casa editrice ha curato il libro , ora disponibile per la consultazione in Biblioteca.
📝 Sophia non scelse la strada dell’impegno pubblico e intellettuale. Anche se nel privato scriveva moltissimo non aspirava alla pubblicazione, forse per timore di esporre al giudizio di estranei un lato di sé che giudicava troppo intimo. Era, infatti, un’autrice di lettere e diari, le narrazioni private e femminili per eccellenza, che aveva imparato a coltivare sin dalla tenera età in accordo con la tradizione puritana. Questa infaticabile attività le valse l’appellativo di “Queen of Journalizers”, attribuitole da Hawthorne agli inizi del loro fidanzamento. La vocazione più sentita di Sophia, però, era senza dubbio l’arte, motivo per cui non si può parlare della sua scrittura scindendo l’Autrice dall’Artista. Sophia non si fece piegare dagli ostacoli che all’epoca potevano contrastare la carriera delle donne ma si dedicò con profitto al disegno, alla pittura e alla scultura, producendo opere oggi acclamate.
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