Convento di San Francesco - Subiaco

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Convento di San Francesco - Subiaco Sante Messe:
Mar, gio, sab: ❄️ 16.00 🌞 17.00
Domenica: ore 9.30 - ore 11.00

Pace e Bene!Oggi, 11 ottobre, l'evangelista San Matteo presenta una parabola incentrata su un evento imminente e gioioso...
11/10/2026

Pace e Bene!
Oggi, 11 ottobre, l'evangelista San Matteo presenta una parabola incentrata su un evento imminente e gioioso: la celebrazione di un matrimonio. Gesù si rivolge ai suoi ascoltatori dicendo: «Il Regno dei Cieli è simile a un re che preparò un banchetto di nozze per suo figlio; mandò i suoi servi a chiamare gli invitati, ma essi rifiutarono di ve**re. Mandò di nuovo altri servi, incaricandoli di dire agli invitati: "Ho preparato il banchetto; ho fatto macellare i buoi e il bestiame ingrassato, e tutto è pronto. Venite alle nozze"». In questa parabola, il Re è Dio Padre, che ci invita alle nozze eterne tra Suo Figlio e l'umanità. Che grande privilegio e grazia immeritata! Sapere che Dio pensa a ciascuno di noi e ci invita al Suo banchetto nuziale è segno del Suo amore personale. Essere invitati significa che Dio desidera renderci partecipi della Sua Storia di Salvezza: non siamo né esclusi né semplici spettatori lontani; abbiamo un posto riservato alla Sua tavola. Tuttavia, la libertà umana non viene annullata dalla chiamata di Dio. Spetta a ciascuno accettare l'invito o rifiutarlo a favore delle false sicurezze delle proprie terre. Sebbene Dio ci attenda pazientemente nella sala del banchetto, non ci costringe a entrare. Di fronte all'indifferenza dei primi invitati, il Re non chiude le porte; al contrario, manda i Suoi servi agli incroci delle strade con un ordine generoso: «Invitate alle nozze tutti coloro che trovate».Accettare l'invito a entrare nella sala del banchetto richiede anche di indossare l'abito adatto per gustare il pane della pace e il vino della felicità che riempiono l'intera sala. Troviamo questa veste nella vita sacramentale, come ci ricorda San Giovanni Crisostomo: «L'Eucaristia ci dona una grande inclinazione alla virtù e una grande pace, e facilita il cammino verso la santificazione». È proprio l'Eucaristia a rivestirci dell'abito adatto per partecipare degnamente al banchetto eterno con Dio.
Buona Domenica!

Pace e Bene!Oggi, 4 ottobre, il Vangelo secondo San Matteo (21,33-43) ci presenta Gesù Maestro mentre rivolge una parabo...
04/10/2026

Pace e Bene!
Oggi, 4 ottobre, il Vangelo secondo San Matteo (21,33-43) ci presenta Gesù Maestro mentre rivolge una parabola ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: "Ascoltate un'altra parabola: c'era un padrone di casa che piantò una vigna, la circondò con una siepe, vi scavò un torchio, vi costruì una torre, la diede in affitto ad alcuni contadini e partì per un viaggio".
Il proprietario della vigna si allontanò, ma non la lasciò abbandonata; la affidò a contadini che avevano il compito di curarla e di farla fruttificare a tempo debito. Il proprietario della vigna è Dio Padre, che la crea e la rinnova costantemente con la Sua bontà e il Suo amore. La vigna è l'umanità: una creazione che porta in sé la capacità di contemplare, ascoltare e dialogare con il proprio Creatore. Dio circonda la Sua vigna con una siepe protettiva che offre sicurezza contro pericoli e tentazioni; quella siepe sono le braccia stesse di Dio Padre: un confine d'amore invalicabile. Egli vi scavò anche un torchio: pose nell'uomo e nella donna un cuore in cui Egli stesso dimora. Inoltre, costruì una torre di guardia per proteggere il raccolto da ladri e animali; questa torre funge al contempo da faro di luce e di speranza nel mezzo della vigna. Tuttavia, col passare del tempo, coloro ai quali la vigna era stata affidata cedettero alla tentazione dell'avidità; avevano perso la capacità di restare attenti e di ascoltare Dio. A poco a poco, il nemico prese possesso di loro, portandoli fino al punto di eliminare persino il figlio del proprietario della vigna. San Francesco ci ricorda: "La preghiera ci avvicina a Dio, anche se Egli è sempre vicino a noi". Finché siamo in questo mondo, abbiamo l'opportunità di avvicinarci a Dio e ai nostri fratelli e sorelle. Solo la preghiera può mantenere il discepolo vigile alla sua torre di guardia e dilatare il torchio del cuore, permettendo al vino dell'amore e della fraternità di fermentare al suo interno.

Buona domenica!

Pace e Bene!Oggi, 27 settembre, il Vangelo secondo san Matteo (21,28-32) ci propone la parabola in cui Gesù interpella i...
27/09/2026

Pace e Bene!
Oggi, 27 settembre, il Vangelo secondo san Matteo (21,28-32) ci propone la parabola in cui Gesù interpella i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo, chiedendo loro: "Che ve ne pare?". Le massime autorità d'Israele vengono interrogate sull'atteggiamento di due figli di fronte all'ordine del padre. Egli si rivolge al primo e dice: "Figlio, va' oggi a lavorare nella vigna". Il figlio risponde: "Non ne ho voglia", ma poi cambia idea e ci va. Il padre si rivolge poi al secondo e chiede la stessa cosa; questi risponde: "Sì, signore", ma non ci va. Dio ci manda nella sua vigna per plasmare il nostro cuore e i nostri affetti attraverso l'ascolto attento della sua Parola e l'esperienza del suo amore gratuito. Solo dedicando tempo di qualità alla vigna del Signore possiamo uscire nel mondo per portare il suo messaggio d'amore e proclamare la sua fedeltà. È proprio all'interno della vigna che il figlio scopre quanto sia profondamente amato, riconosce la propria dignità inviolabile e comprende la propria fragilità. Restare nella vigna permette al discepolo di sperimentare la fedeltà di Dio, che lo invita a essere fedele e perseverante nell'amore. Tuttavia, la fedeltà non è un traguardo che raggiungiamo con le sole nostre forze, né è semplicemente il frutto del nostro impegno quotidiano; essa proviene da Dio. Al contrario, il figlio che non va nella vigna si priva volontariamente dell'esperienza di quell'amore e non permette a Cristo di trasformare il suo cuore. Egli rimane legato a illusioni vane e passeggere, credendo erroneamente che la libertà consista nella licenza anziché in un discernimento maturo, esercitato attraverso il libero arbitrio della propria coscienza. A questo proposito, sant'Agostino scrive: "Ritirati sui monti della Sacra Scrittura; lì troverai le delizie del tuo cuore e nulla che possa avvelenarti o farti del male, poiché i pascoli che vi troverai sono abbondanti". San Francesco d'Assisi fu proprio l'uomo che entrò nella vigna delle Sacre Scritture e vi scoprì un raggio di amore divino: quanto bastava per dissipare le ombre lungo il cammino e raggiungere la pace che tanto profondamente desiderava. Infatti, è solo nell'obbedienza alla volontà di Dio che la creatura trova la vera pace che l'anima cerca.
Buona domenica!

Pace e Bene!Oggi, 20 settembre, il Vangelo secondo San Matteo ci propone la parabola del padrone della vigna che esce in...
20/09/2026

Pace e Bene!
Oggi, 20 settembre, il Vangelo secondo San Matteo ci propone la parabola del padrone della vigna che esce in cerca di operai per lavorare al servizio del Regno di Dio. In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: "Il Regno dei Cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere operai per la sua vigna. Dopo aver concordato con loro un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. Uscì poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: 'Andate anche voi nella mia vigna e vi darò ciò che è giusto'. Uscì ancora a mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano li e disse loro: 'Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?'. Gli risposero: 'Perché nessuno ci ha presi a giornata'. Egli disse loro: 'Andate anche voi nella mia vigna'". San Matteo ci mostra Dio Padre, che esce continuamente alla ricerca dei suoi figli per, mandarli nella sua vigna a coltivare le virtù: virtù che permetteranno loro di ricevere la stessa suprema ricompensa quando "Sorella Morte" toccherà le loro vite. Dio non ci lascia mai in attesa sulla piazza del mondo; Egli arriva puntuale per mandarci nel Suo campo e formare nuovi discepoli capaci di portare speranza e resilienza. Egli viene a guarire una generazione che non si reca più sulla piazza in cerca del trascendente, preferendo invece restare prigioniera della superficialità piuttosto che socializzare con i fratelli e le sorelle e andare nella vigna per conversare e ascoltare il Dio Trino. Egli dona a ciascuno secondo l'accordo, e tale accordo consiste nello sperimentare il Suo amore nella nostra vita e nel diffonderlo all'esterno, attirando nuovi operai da formare nelle virtù che conducono al cielo. Come ci ricorda San Bernardo di Chiaravalle: "La misura dell'amore per Dio è amare senza misura; una passione che non cerca il proprio interesse, ma la salvezza dell'essere umano". L'amore di Dio non ci dimentica mai: ci viene incontro per condurci nella Sua vigna e prepararci a essere luce e speranza in un mondo che cerca di vivere prigioniero del proprio peccato.
Buona domenica!

🙏 Pace e bene, vi aspettiamo in Convento per celebrare insieme la festa di San Francesco!
18/09/2026

🙏 Pace e bene,
vi aspettiamo in Convento per celebrare insieme la festa di San Francesco!

Pace e bene!Oggi, 6 di settembre, nel Vangelo secondo San Matteo (18,15-20), Gesù insegna ai suoi discepoli come affront...
06/09/2026

Pace e bene!
Oggi, 6 di settembre, nel Vangelo secondo San Matteo (18,15-20), Gesù insegna ai suoi discepoli come affrontare i conflitti interni, affinché possano essere veri segni profetici di Dio nel mondo. L'approccio del Maestro si fonda sull'ascolto e sulla capacità di correggere il fratello che sbaglia con prudenza e umiltà. Questa pedagogia di Gesù si articola in tre tappe chiare: in privato – "Ammoniscilo in privato; se ti ascolta, avrai salvato tuo fratello"; con dei testimoni – "Se non ti ascolta, prendi con te una o due persone, affinché ogni questione sia confermata dalla testimonianza di due o tre testimoni"; e davanti alla comunità – "Se rifiuta ancora di ascoltare, dillo alla comunità; e se rifiuta di ascoltare anche la comunità, trattalo come un pagano o un pubblicano".
Il Maestro propone, innanzitutto, la correzione privata; poi, la presenza di testimoni; e infine, il ricorso alla comunità. Il suo unico desiderio è che il peccatore riconosca la propria colpa, si penta e si converta, ritrovando così la serenità e l'armonia che gli consentono di vivere accanto agli altri in spirito di umiltà e di amore gratuito. Gesù incoraggia i discepoli a non aver paura e a non restare semplici spettatori di fronte al peccato di un fratello; ci invita ad ammonirlo con amore, per aiutare a risvegliare la sua coscienza, spesso intorpidita dall'individualismo. Accompagnalo anche con una preghiera profonda e silenziosa, affinché possa lasciarsi toccare dalla grazia di Dio. Il desiderio di Dio, quando ci chiede di correggere il nostro fratello, è che egli riscopra la bellezza spirituale e umana che è in lui. Come scrisse efficacemente Sant'Ireneo: "Gloria di Dio è l'uomo vivente", ovvero la persona che cerca di crescere costantemente nella virtù, nella santità e nell'umiltà.
Buona domenica!

Pace e Bene!Oggi, 30 agosto, l'evangelista Matteo (Mt 16,21-27) ci presenta le esigenze che Gesù Maestro pone a quanti d...
30/08/2026

Pace e Bene!
Oggi, 30 agosto, l'evangelista Matteo (Mt 16,21-27) ci presenta le esigenze che Gesù Maestro pone a quanti desiderano seguire le sue orme: "Chi vuole ve**re dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua". Per camminare sulle orme del Maestro e progredire nella vita spirituale, Gesù traccia per noi un percorso fondamentale: rinnegare se stessi significa morire al proprio egoismo, per aprirci pienamente al disegno di Dio. Prendere la croce implica accogliere la nostra storia personale e la nostra dignità mentre ci incamminiamo sulle sue orme. L'invito a rinnegare se stessi genera spesso resistenza, poiché la natura umana tende all'egocentrismo: il mettere il proprio "io" al centro di interessi, emozioni e desideri. Eppure, Gesù ci invita a spostarci dal centro di noi stessi per fare spazio alla novità di un amore che ci conquista e ci spinge a lasciare tutto per Lui. Rinnegare se stessi non è una perdita, ma il raggiungimento della vera libertà; è un atto che disarma il cuore, ci apre ai fratelli e alle sorelle e ci permette di riconoscere il Creatore sia nel profondo del nostro essere sia in tutto il creato. In definitiva, ci prepara alla novità di un Dio che risana e guarisce un'umanità frammentata dalle strutture di peccato e dall'arroganza della tecnologia — forze che dividono la società e creano abissi tra gli esseri umani. "Chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà". Perdere la propria vita per ritrovarla significa integrare la nostra storia personale e rimanere ancorati alla mano del Maestro. Come affermava il teologo Karl Rahner: "Dio è l'Incomprensibile, il Silenzioso, il mistero assoluto che ci avvolge". È proprio questo mistero assoluto a darci la forza di mettere da parte i nostri progetti egoistici e le false sicurezze; aprendoci ad accogliere la volontà di Dio, ci lasciamo conquistare pienamente dal Maestro.
Buona e buona domenica!

Pace e bene!Oggi, 23 di agosto, approfondiamo il Vangelo di San Matteo (Mt 16,13-20), in cui Gesù pone ai suoi discepoli...
23/08/2026

Pace e bene!
Oggi, 23 di agosto, approfondiamo il Vangelo di San Matteo (Mt 16,13-20), in cui Gesù pone ai suoi discepoli una domanda fondamentale: "Chi dice la gente che sia il Figlio dell'uomo?". Gesù desidera conoscere come la gente lo percepisca: una percezione che riflette compassione e vicinanza, riconoscendo in Lui Colui che risana cuori e coscienze spezzati dal peccato. I discepoli sapevano che, per la folla, Egli era una figura straordinaria: una presenza capace di affascinare, di trasmettere qualcosa di unico e di suscitare il desiderio di restare al suo fianco. Per questo rispondono: "Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri ancora Geremia o uno dei profeti". Questo era il sentimento della gente, per la quale la vera identità di Gesù non era ancora chiara. Tuttavia, Gesù non si accontenta dell'opinione della massa. Rivolge lo sguardo ai suoi discepoli — coloro con cui condivide l'intimità, coloro che ha invitato a lasciare tutto per intraprendere un cammino di conversione e di ascolto — e chiede loro: "E voi, chi dite che io sia?". È una domanda impegnativa che tocca il cuore: chi sono io nella vostra vita? Essi possedevano una comprensione più profonda per rispondere: avevano spezzato il pane con il Maestro, camminato al suo fianco, condiviso momenti di preghiera e ascoltato i suoi insegnamenti e le sue parabole. Così, Simon Pietro prende la parola e dichiara: "Tu sei il Messia, il Figlio del Dio vivente". La risposta di Pietro è frutto di un ascolto attento, di una relazione profonda, dell'esperienza dell'amore compassionevole di Dio e di una totale apertura allo Spirito Santo. Gesù risponde: "Beato te, Simone figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli". Dio ispira la mente umana a intuire la Sua grandezza e a proclamare l'amore che irrompe nel cuore, a condizione che quel cuore si apra liberamente alla novità divina. Come scrisse Santa Teresa d'Avila: "Non abbiamo bisogno di ali per andare a cercarLo; ...ci basta guardarLo presente dentro di noi". Presente nei nostri cuori, Egli ci invita a rispondere oggi alla Sua domanda: "Chi sono io per te?".
Buona domenica!

Pace e Bene!Oggi, 16 de agosto,  il vangelo secondo San Matteo (15,21-28) ci presenta il grido – al contempo disperato e...
16/08/2026

Pace e Bene!
Oggi, 16 de agosto, il vangelo secondo San Matteo (15,21-28) ci presenta il grido – al contempo disperato e pieno di speranza – di una donna cananea rivolto a Gesù. Ella implora la guarigione della figlia, il cui cuore ha perso la capacità di sperare, amare, sorridere e credere dopo essere caduta sotto il dominio di un tormento spirituale. Nell'angoscia, la madre grida: "Abbi pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio": un male che le impedisce di cercare il Regno di Dio e di sperimentare la vera pace dell'anima. Di fronte a questa supplica, il Maestro ascolta ma rimane in silenzio. Tuttavia, il silenzio di Dio non riflette insensibilità; è un silenzio redentore che ama, perdona e conduce a una consapevolezza interiore. Quando le dice: "Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini", Gesù non la sta rifiutando, bensì invitando ad approfondire il suo cammino di fede. La donna non contesta la risposta del Maestro né cerca scuse; accetta la propria realtà con umiltà. Ella rappresenta quell'umanità lontana da Dio che, pur immersa in un ambiente iperconnesso dominato dall'intelligenza artificiale, non trova vero conforto nell'effimero e torna a gridare verso il Cielo. Riconosce la propria fragilità, rimanendo però aperta alla grazia. La sua risposta scaturisce dal profondo del suo essere: "È vero, Signore; eppure anche i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni". Questa dichiarazione disarma ogni obiezione e commuove Gesù, il quale risponde: "Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri". In quello stesso istante, sua figlia fu guarita. La perseveranza di questa madre toccò direttamente il Cuore del Maestro, restituendo pace a entrambe: una pace capace di vincere ogni tentazione e disperazione. Come scrisse efficacemente Sant'Agostino nelle sue Confessioni: "Tutta la mia speranza riposa unicamente nella Tua grande misericordia".
Buona domenica!

Pace e Bene!.Oggi, 26 luglio, il Vangelo secondo San Matteo ci propone la parabola del tesoro nascosto nel campo e della...
26/07/2026

Pace e Bene!.
Oggi, 26 luglio, il Vangelo secondo San Matteo ci propone la parabola del tesoro nascosto nel campo e della perla preziosa trovata dal mercante, il quale vendette tutto ciò che possedeva per acquistarla. Quel "campo" rappresenta l'immensità del creato, che custodisce l'impronta del suo Creatore, autore di meraviglie. Trovare il tesoro della fede in Gesù Cristo in questo campo della vita — e seguirLo — è la decisione migliore che un uomo o una donna possano prendere, poiché con Lui il cammino dell'esistenza diventa più leggero e ricco di significato. Come ha ricordato Papa Benedetto XVI ai giovani: "Non abbiate paura di Cristo! Egli è la perla preziosa. Egli non ci toglie nulla; Egli ci dona tutto". Per custodire questo tesoro della fede, dobbiamo chiedere al Signore — proprio come fece il re Salomone — il dono della sapienza per discernere tra il bene e il male. Solo allora saremo in grado di riconoscere il valore inestimabile della conoscenza di Cristo e la bellezza del seguirLo. Chi incontra Gesù possiede il vero tesoro dell'amore e della verità e scopre — come affermava Santa Teresa di Gesù — che Dio solo basta. Buona Domenica!

Indirizzo

Via S. Francesco
Subiaco
00028

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