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Nelle ultime ore gli USA di Donald Trump hanno bombardato ripetutamente la capitale del Venezuela, Caracas. Il president...
03/01/2026

Nelle ultime ore gli USA di Donald Trump hanno bombardato ripetutamente la capitale del Venezuela, Caracas.

Il presidente americano si vanta di aver catturato il presidente venezuelano Maduro e sua moglie.

Denunciamo questo attacco per quello che realmente è, al di là di ogni orpello ideologico: l'invasione militare di una una terra ricca di materie prime, in particolare di petrolio, da parte di una potenza imperialista ed estrattivista.

Recentemente Trump aveva dichiarato di volersi “riprendere i diritti petroliferi degli Stati Uniti” e di voler “riportare le aziende americane in Venezuela”.

NO ALLA GUERRA LOCA! 🏴‍☠️
MOBILITIAMOCI CONTRO L’IMPERIALISMO FOSSILE DEGLI USA!

Giù le mani da Askatasuna, giù le mani da chi lotta e dagli spazi sociali!È da stamattina che è in corso il tentato sgom...
18/12/2025

Giù le mani da Askatasuna, giù le mani da chi lotta e dagli spazi sociali!

È da stamattina che è in corso il tentato sgombero di Askatasuna, e la nostra solidarietà più profonda va all3 compagn3 che da anni lottano fuori e dentro quelle mura.

É chiara l’operazione con cui il governo vuole punire chi lotta contro il genocidio in Palestina, contro la guerra e contro la devastazione ambientale.
Questo ennesimo attacco si inserisce in un contesto di guerra a chi difende una vita degna e i territori che abita, lasciando spazio a speculazioni e devastazioni.

Il ministro Piantedosi rivendica lo sgombero come una vittoria personale e continuano gli attacchi agli spazi sociali in tutto il paese, non da ultimo il Bocciodromo di Vicenza, provando a reprimere il dissenso.

Ma non hanno capito che Askatasuna, e tutti i presidi di lotta, vivono sulle strade, nelle piazze, viaggiano sulle gambe di migliaia di persone che non accettano di arrendersi.

Questa sera alle 18 Manifestazione di Solidarietà al centro Askatasuna. Ci vediamo a Torino!

Toccano un3 toccano tutt3!

25/09/2025

BLOCCHIAMO TUTTO!!
Come Network di Ecologia Politica abbiamo partecipato alle mobilitazioni degli ultimi giorni, rispondendo all'appello dei sindacati di base e al grido di solidarietà con la Global Sumid Flotilla. Siamo scese nelle piazze delle nostre città contro il genocidio del popolo palestinese.

In tutta Italia centinaia di migliaia di persone hanno bloccato gli ingranaggi di un sistema mortifero e assassino, dando vita ad una delle più grandi manifestazioni degli ultimi decenni.
Sono stati attaccati punti nodali e strategici che hanno bloccato le città, dalle stazioni alle autostrade.
Un'impresa storica e necessaria, che ha dimostrato che la gente sa da che parte stare: quella della Palestina, di Gaza, della resistenza.
Ad una classe politica e dirigente che delegittima la più grande impresa umanitaria di questo secolo, rispondiamo invadendo le nostre città e diventando la ciurma di terra per una Palestina libera!
Ancora una volta eravamo in piazza per ribadire che per noi lo stop al riarmo, alla militarizzazione dei territori e alla guerra è l'unica strada possibile, e come abbiamo dimostrato siamo pronte a bloccare tutto!

Abbiamo appena iniziato, ci vediamo a Roma il 4 ottobre.

Da ogni fiume ad ogni mare, non un chiodo per Israele e per i signori della guerra.

04/08/2025
𝗢𝗚𝗚𝗜 È 𝗟𝗔 𝗚𝗜𝗢𝗥𝗡𝗔𝗧𝗔 𝗠𝗢𝗡𝗗𝗜𝗔𝗟𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟' 𝗔𝗖𝗤𝗨𝗔Per l'occasione abbiamo provato a ricostruire quali sono dal Nord al Sud Italia, ...
22/03/2025

𝗢𝗚𝗚𝗜 È 𝗟𝗔 𝗚𝗜𝗢𝗥𝗡𝗔𝗧𝗔 𝗠𝗢𝗡𝗗𝗜𝗔𝗟𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟' 𝗔𝗖𝗤𝗨𝗔

Per l'occasione abbiamo provato a ricostruire quali sono dal Nord al Sud Italia, passando per le Isole, le cause delle criticità legate alla risorsa Idrica.

La "crisi idrica", come vogliamo mostrare, non è un fenomeno legato alla scarsità assoluta delle risorse, ma in gran parte del territorio si prefigura come una cattiva gestione (pertanto un fatto politico) che mira alla privatizzazione della risorsa Idrica, quando non è del tutto inefficiente dal punto di vista delle infrastrutture che perdono fino al 72% dell'acqua (letteralmente "per strada").

Nella giornata mondiale dell'acqua, vogliamo che i fondi disponibili siano stanziati per potenziare le infrastrutture e che la risorsa Idrica venga gestita in maniera pubblica garantendone a tuttə l'accesso vitale.

📣 Annunciazió  annunciazió 📣Prossimo appuntamento: EcoLab3, ECO - SISTEMICi vediamo giovedì 13 marzo alle 17:00 al Dipar...
05/03/2025

📣 Annunciazió annunciazió 📣
Prossimo appuntamento: EcoLab3, ECO - SISTEMI

Ci vediamo giovedì 13 marzo alle 17:00 al Dipartimento di filosofia di RomaTre ( Via Ostiense 234-236, sala del consiglio al 2o piano) 🌱🏴‍☠️

Il momento storico critico in cui ci troviamo non permette a nessuna elaborazione teorica o di azione di sottrarsi dal qui e ora.
Il Lab3 vuole essere un momento per approfondire le correnti del pensiero ecologista e sottoporle a questa prova dei tempi, per elaborare insieme una teoria, e soprattutto delle pratiche, capaci di intercettare le esigenze di questa nuova - e drammatica - fase politica dell’occidente.

Al centro del laboratorio c’è l’esigenza di ricercare un significato di “ecologia popolare” contro e oltre l’ecologia liberale nelle sue varie forme. Ecologia popolare perché siamo convinte della necessità di riportare la questione ecologica dall’astratto al quotidiano: la terra di cui parliamo è quella sotto i nostri piedi, la vita della terra è la nostra vita. Non si tratta di immaginare modi per salvare un sistema insostenibile, ma di sognare una vita libera e organizzarsi insieme per costruirla. Perché, per dirla con Ouassak: “È perché non siamo libere che il mondo brucia. E il mondo smetterà di bruciare solo se ci libereremo”.

L’esplorazione dei sistemi di pensiero dell’ecologia, osservandone i punti di contatto con i movimenti ecologisti e le esperienze di lotta per la liberazione della terra, sarà il punto di partenza per capire insieme quali, qui e ora, sono quelli che possano soddisfare questi presupposti. O dove, nel caso in cui il nuovo debba ancora nascere, si possano ricercare le condizioni per quest’ecologia popolare, di liberazione, che verrà.

Entra nel canale telegram per leggere i materiali!

L'Italia, con perdite economiche per circa 60 miliardi di dollari e più di 38mila vittime, è stato il Paese più colpito ...
20/02/2025

L'Italia, con perdite economiche per circa 60 miliardi di dollari e più di 38mila vittime, è stato il Paese più colpito in Europa. A indicarlo il «Climate Risk Index 2025» di Germanwatch, basato sui dati dell'International disaster database e su quelli socio-economici del Fondo monetario internazionale.
Nell'ultimo trentennio il nostro paese è stato duramente colpito dalla crisi climatica e i danni sono tangibili su tutto il territorio.
Ignorando completamente questi dati e l'urgenza di intervento pubblico su questo problema, il governo Meloni fa del negazionismo climatico la sua bandiera e promuove nuove politiche che vanno completamente in controtendenza con la realtà, puntando tutto sui combustibili fossili e su politiche che non favoriscono in alcun modo la transizione ecologica. È chiaro che esiste un asse globale del negazionismo formato da Trump-Meloni-Milei che oggi rappresentano il più grande pericolo non solo per la democrazia, ma per la stessa sopravvivenza di milioni di persone che nel giro di pochi anni si ritroveranno a vivere senza le risorse minime per una vita dignitosa, come l'acqua, il cibo e in territori resi completamente invivibili dalle eccessive temperature o dagli eventi meteorologici estremi. Bolle di calore, alluvioni, siccità, saranno i mali del prossimo futuro e finché le nostre vite saranno in mano al governo scellerato di questo nuovo fascismo globale, nessuno di noi sarà veramente al sicuro.
Oggi più che mai l'urgenza è quella di rovesciare questo governo e imporre un controllo pubblico e partecipato dal basso sul controllo e la distribuzione: delle risorse idriche, energetiche e del cibo. Per garantire a tutte e tutti una vita dignitosa e felice.

Terzo appuntamento dell'avventura romana di ecologia politica: EcoLab2, le città invivibili.Ad ogni cambiamento delle st...
14/02/2025

Terzo appuntamento dell'avventura romana di ecologia politica: EcoLab2, le città invivibili.
Ad ogni cambiamento delle strutture di potere nella storia corrisponde un'evoluzione delle modalità di divisione del territorio e organizzazione dello spazio urbano. Dalla polis greca alle metropoli tentacolari del capitalismo globalizzato, la forma e la configurazione della città rispondono a esigenze di differenziazione e di dominio, i cui risultati sono tutto fuorché monolitici. Le città-metropoli del nostro tempo, infatti, sembrano racchiudere in sé due città sovrapposte e in conflitto: da un lato la città centrale, luminosa vetrina del potere privato e commerciale; dall’altro la città nascosta, marginale e popolare, che filtra tra interstizi e sottoscala, innestandosi come una pianta rampicante tra le strutture della prima.
In che modo queste due città si articolano tra loro e si intrecciano? Quali sono i punti in cui entrano in conflitto? A partire da queste domande, vorremmo interrogarci sul modo in cui lo spazio urbano è organizzato e utilizzato, per chi e a discapito di cosa, e soprattutto dove, come e quando questa struttura va in crisi: quali sono quelle esperienze che sfuggono, o potrebbero sfuggire, alle logiche dello sfruttamento delle nostre vite in termini di alienazione, estrazione di energie vitali e di impoverimento della qualità della vita?
Per rispondere a queste domande, proveremo a seguire due direttrici: una è la qualità della vita, per comprendere il modo in cui l'organizzazione dello spazio direziona strumentalmente le conseguenze della crisi ambientale per dividere le vite umane in vite di serie A e di serie B; l'altra ripercorre la traccia dei processi di trasformazione del territorio a cui stiamo assistendo, in particolare quelli di gentrificazione: dove e come si esercita nelle nostre città lo scontro tra la città-vetrina del potere e la città sociale e "pirata"? Quali sono le potenzialità nascoste? Come prendercene cura e dare loro spazio?
Ci vediamo mercoledì 19 febbraio alle 17:00 in aula autogestita a Villa Mirafiori, facoltà di filosofia della Sapienza (via Carlo Fea, 2)
Per ricevere i materiali puoi scannerizzare il QR!🍀

🌟 Il laboratorio si propone di esplorare il sentimento di “fine dei tempi” che caratterizza la nostra epoca, analizzando...
17/01/2025

🌟 Il laboratorio si propone di esplorare il sentimento di “fine dei tempi” che caratterizza la nostra epoca, analizzando criticamente il catastrofismo ecologico. Partendo dalla percezione della crisi climatica come una minaccia globale e sistemica, intendiamo analizzare criticamente i discorsi catastrofisti, il loro radicamento culturale e politico, e il loro impatto sulle prospettive d’azione collettiva e individuale. Vorremmo esplorare criticamente il catastrofismo ecologico, analizzandone i limiti e indagando le possibilità offerte da una prospettiva post-apocalittica, che superi sia il paralizzante fatalismo che la speranza ingenua, immaginando una nuova ecologia politica capace di rispondere alle sfide di una catastrofe “silenziosa” e diseguale, immaginando pratiche di resistenza e trasformazione per vivere all'interno di un mondo già cambiato. Questo laboratorio vuole esplorare le potenzialità e i limiti del catastrofismo, chiedendosi se e come sia possibile trasformare il sentimento di fine dei tempi in uno strumento di costruzione collettiva, capace di coniugare giustizia ecologica e sociale, senza cedere
alla paralisi emotiva o politica. Vorremmo riflettere su come il catastrofismo possa essere sia uno stimolo sia un ostacolo all’azione politica, cercando di delineare alternative capaci di riconfigurare il rapporto tra crisi ecologica, giustizia sociale e immaginazione collettiva. Il laboratorio esplorerà queste tensioni, ponendosi alcune domande chiave: quali sono i rischi del catastrofismo? Come possiamo mantenere una prospettiva critica senza negare la gravità della crisi? È possibile immaginare una risposta ecologica che non sia intrisa di disfattismo?

Da Palermo a Torino, le città ci parlano! Negli ultimi anni sono sempre più numerosi i comitati cittadini che, da nord a...
24/12/2024

Da Palermo a Torino, le città ci parlano!
Negli ultimi anni sono sempre più numerosi i comitati cittadini che, da nord a sud, sono nati a difesa delle sempre più sacrificate aree verdi della città, comitati che hanno creato assemblee, blocchi e presidi.
Questi comitati, eterogenei nella loro composizione e provenienti da territori molto differenti, hanno in comune la capacità di metterci di fronte alle contraddizioni che la tanto proclamata transizione verde porta con sè. Ciò che emerge, infatti, è come questo processo sia fin dall'inizio privo di qualsiasi volontà di cambiamento del paradigma di crescita estrattivista, e risulti invece colmo di interessi speculativi di ogni sorta. Parlando concretamente: non è un caso se i fondi del PNRR non sono stati utilizzati per bonificare dall'amianto l'ex Parco Ninni Cassarà di Palermo- chiuso dal 2014 - e restituirlo ai cittadini, ma al contrario, sono stati destinati a rendere il Parco del Meisino la nuova Cittadella dello sport torinese, noncuranti del fatto che si tratti di una ZPS teoricamente protetta dalla direttiva Habitat.
I comitati cittadini ci parlano della possibilità di non rimanere inermi davanti ai cambiamenti che stravolgono i centri urbani in cui abitiamo e della necessità di mettere in discussione, anche con i propri corpi, le decisioni calate dall'alto con meri fini di profitto. I comitati ci indicano la necessità di riappropriarsi delle decisioni collettive dal basso per discutere di quali città vogliamo, la necessità di mettere a disposizione dei saperi esperti per costruire un senso critico in grado di contrastare il monoteismo del sapere tecnico e ci evidenziano l'insostenibilità di pensare le città nell'ottica della competitività, dell'urgenza e della riqualificazione. Difendere le nature urbane è oggi una necessità ed un dovere, specialmente se guardiamo alle proposte della controparte: centri urbani ormai privi di aree verdi, in-respirabili, ultra cementificate. Partecipare e non delegare per difendere le aree verdi oggi, vuol dire lottare per un'ecologia dal basso, un'ecologia popolare, l'unica in grado di mettere a critica tutti gli aspetti del sistema nocivo capitalista.

Esprimiamo tutta la nostra solidarietà ai compagni e alle compagne di Casa Rossa. Un luogo che in questi anni ci ha semp...
09/12/2024

Esprimiamo tutta la nostra solidarietà ai compagni e alle compagne di Casa Rossa.
Un luogo che in questi anni ci ha sempre accolte e ha sempre continuato a lottare per difendere il territorio in cui è immerso. Un territorio non facile, quello della provincia, sempre più lasciato nella propria marginalità, sfruttato e devastato negli anni. La casa rossa è per noi quell’esempio da seguire, che ci incoraggia e ci dice che noi nei nostri territori dobbiamo rimanere, per presidiarli e difenderli fino alla fine. La casa rossa per noi, oltre che presidio antifascista, è anche il cuore pulsante di una lotta per difendere le montagne Apuane da un sistema estrattivista, quello della monocultura del marmo. Una lotta emblematica che ci mostra concretamente cosa significa estrattivismo interno e soprattutto ci mostra come contrastare questo modello sia fondamentale, ovunque. Non bastano dei mattoni per chiudere la voglia e la determinazione nel portare avanti delle idee, soprattutto se queste si oppongono con ostinazione a un modello nocivo che uccide e deturpa i territori.

Rilanciamo l’appuntamento di oggi alle ore 18 all’ex cinema Astor per un’assemblea pubblica.

Casa rossa è ovunque, non si sgombera un’idea.

DISASTRO AMBIENTALE A CALENZANO: IL BUSINESS DI ENI I MORTI NOSTRI. Ancora un volta Eni si dimostra molto più attenta ai...
09/12/2024

DISASTRO AMBIENTALE A CALENZANO: IL BUSINESS DI ENI I MORTI NOSTRI.

Ancora un volta Eni si dimostra molto più attenta ai profitti che alla sicurezza dei propri impianti.
Mentre scriviamo il bilancio delle vittime a seguito della grande esplosione avvenuta stamattina nel deposito Eni di Calenzano è di 2 morti 4 dispersi e otto feriti.
Questo tipo di impianti non sono solo rischiosi per gli
incidenti catastrofici come quello di stamattina, ma anche per i continui sversamenti “silenziosi”, prolungati nel tempo, come già avvenuto a Livorno, al sito ENI di Pomezia, ma anche al Centro Oli Eni in Val D'Agri e probabilmente in altri siti petroliferi non solo ENI, a danno delle falde idriche.
Bisogna inoltre considerare l’impatto sulla salute dei lavoratori e dei cittadini circostanti gli impianti, che vedono aumentato il rischio di malattie respiratorie e tumori. Ricordiamo che tra i comuni di Calenzano, Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio sono coinvolte oltre 100.000 persone in queste emissioni tossiche.
Per questo motivo chiediamo un'immediata transizione energetica e l'abbandono delle fonti fossili!
Bisogna porre fine al business di Eni, dobbiamo agire per imporre una transizione ecologica e sociale dal basso!

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