Cortile Abela

Cortile Abela Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Cortile Abela, Luogo storico e punto di interesse, Via Vincenzo Mirabella, Siracusa SR, Syracuse.

16/07/2025

“Il cortile dimenticato”.

Dopo la morte di Ignazio, il cortile si è spento. Le fioriere, un tempo traboccanti di vita, sono diventate nascondigli per la spazzatura.

Le poche piante rimaste scomparivano tra bastoni, tegole rotte, mattoni e ferri vecchi. Il tempo sembrava essersi fermato. Non c’erano più le sedie all’aperto, né i piedi scalzi dei bambini e le pallonate sui portoni che riempivano i pomeriggi , né i racconti di Dina e Lello .

Le case si sono svuotate, i vecchi sono andati via, e i grandi appartamenti sono diventati piccole case vacanza.

I turisti arrivavano ancora, attratti dalla bellezza dell’architettura tardo medievale… ma si fermavano al primo arco.
Perché oltre c’era solo confusione e abbandono. Eppure, nel mezzo di quel silenzio, c’era un piccolo giardino.Un angolo di verde che Salvo curava in silenzio, senza chiedere nulla.
Era il suo modo di resistere. Di amare quel luogo, anche se nessuno più lo vedeva.
Era come se volesse dire: “Io non mi arrendo.” Si ……avevi ragione Salvo .
Grazie.

Poi sono arrivati Martina e il suo fratellino Emanuele,compagni di giochi della mia Irene, che passava intere giornate t...
04/07/2025

Poi sono arrivati Martina e il suo fratellino Emanuele,
compagni di giochi della mia Irene, che passava intere giornate tra il cortile e casa di Salvo e Nella,
la sua seconda famiglia – quella che ancora oggi è punto fermo.

Io, sua mamma, lavoravo nella cucina dell’attività di famiglia.
E quel cortile diventava il suo mondo.

Oggi i bambini sono meno.
Spesso solo di passaggio.
Ricordo Fulvio, con il suo monopattino.
Edoardo, con il pallone.

E oggi c’è Emma, figlia di Irene.
Sta crescendo anche lei in cortile, tra casa sua e quella di Nella.
E soprattutto tra le braccia dell’attività di famiglia,
che oggi è più grande, ma ha lo stesso cuore di sempre.

Emma gioca dove giocava sua madre.
Si muove tra le stesse scale, tra gli stessi profumi.
E forse – anche senza saperlo –
continua una storia iniziata molto tempo fa.

Una storia fatta di latte caldo, scarpe col tacco, fossili e abbracci.
Una storia che, finché ci sarà anche un solo bambino in cortile…
non finirà mai.

Ogni volta che penso al cortile, vedo prima di tutto loro: i bambini.I primi. Poi gli altri. Poi i figli dei figli.Una g...
28/06/2025

Ogni volta che penso al cortile, vedo prima di tutto loro: i bambini.
I primi. Poi gli altri. Poi i figli dei figli.
Una generazione dopo l’altra che ha riempito quegli spazi di voci, giochi, abbracci e meraviglia.

C’erano Vittorio, sempre alla ricerca di “fossili” e scale da conquistare.
Giuseppe, il furbetto del gruppo, inseparabile compagno di avventure.
E Azzurra, regina delle scarpe col tacco: le prendeva di nascosto alla mamma e le indossava per giocare a fare la grande.

Li vedevi così: scalzi sulle scale, tra le voci delle mamme e l’odore del basilico al sole.
Tutti e tre condividevano un piccolo segreto:
volevano solo il latte della nonna Dina.
“Come lo faceva lei, non lo sapeva fare nessuno.”
Nemmeno Carmela o Pinella, le loro mamme.

📸 (Foto): Il piccolo Vittorio sulla scala di Salvo e Nella

Poi ho imparato.Dina era una donna fortissima, anche se non lo mostrava.Affrontava ogni giorno, cresceva figli, reggeva ...
24/06/2025

Poi ho imparato.

Dina era una donna fortissima, anche se non lo mostrava.
Affrontava ogni giorno, cresceva figli, reggeva la casa senza mai far rumore.
Era la classica donna “presente ma inesistente” di allora.
E da lei ho imparato molto.
Più di quanto credessi possibile.

Oggi il cortile è cambiato.
Ci sono altri rumori, altri silenzi.
Ma qualcosa resiste ancora.

Un antico lavatoio in pietra, che Ignazio ha voluto e portato nel cortile.
Lo ha riempito di terra.
Oggi accoglie vita nuova.
E il cortile ancora lo custodisce.

Il bucanville resiste, nonostante gli spostamenti, i travasi, i tentativi di adattarsi.
Nella, quando cucina la pasta con i taddi, ne fa sempre in più per qualcuno.
Un’abitudine che non si è persa.
Un gesto semplice che continua a dire: “ci sei, ti penso.”

Un filo sottile ci tiene ancora uniti.

Forse anche oggi, come allora,
ci si ama senza far rumore…
O forse oggi, si fa rumore per amare,
per non sparire nel frastuono dei giorni.

E intanto, si resiste.
Si costruisce.
Nel tempo che resta.

Dina non parlava molto, ma insegnava ogni giorno.
E qualcosa di lei vive ancora qui.

Questo cortile ha visto uomini che parlavano poco e facevano tanto.Donne che sembravano fragili e invece erano il pilast...
18/06/2025

Questo cortile ha visto uomini che parlavano poco e facevano tanto.
Donne che sembravano fragili e invece erano il pilastro di tutto.
Ha visto un modo d’amare fatto di gesti e silenzi.
Ha visto Dina e Lello.

Lello, mio suocero.
Lo ricordo seduto con il filo d’erba in bocca – quello che usava per legare le piante – e lo schienale della sedia tra le gambe.
Aveva un’aria severa.
Ma in realtà era un uomo profondamente sensibile.
Solo che non lo voleva dare a vedere.
Preferiva far parlare le mani, gli occhi, i piccoli gesti quotidiani.

Era appassionato di cavalli. Correva… di nascosto da mia suocera.
E quando qualcosa gli sembrava inutile o superficiale, diceva:
“Queste sono vummicherie.”
Una frase secca, ma piena di verità.

Accanto a lui, per tutta la vita, Dina.
Una donna silenziosa, buona, sempre presente.
Da giovane non capivo: mi sembrava sottomissione.
Non accettavo certe regole, certi silenzi.
Il mio primo istinto è stato il giudizio.

Poi ho imparato.
(Continua….)

🌿 Il restauratore che ha dato forma al Cortile AbelaRicordo con grande affetto Ignazio Giunta, il restauratore che vivev...
13/06/2025

🌿 Il restauratore che ha dato forma al Cortile Abela

Ricordo con grande affetto Ignazio Giunta, il restauratore che viveva e lavorava qui.
Aveva un talento raro: sapeva trasformare mobili dimenticati in tesori, trovando bellezza dove altri vedevano solo oggetti da buttare.

Ogni materiale — la pietra, il legno, il ferro — lo sceglieva con attenzione, in base al luogo e all’aria che si respirava.
Il suo stile era materico, sincero: fatto di sostanza, di verità, di cose che si toccano e si sentono.

Ignazio non progettava, sentiva. Guardava i muri e li ascoltava.

Quando, a metà anni ’90, io e mio marito abbiamo aperto la Bottega gastronomica, lui passava spesso la sera.
Dopo due chiacchiere e qualcosa da mangiare, osservava i muri.
E se in uno immaginava uno specchio, o nell’altro delle mensole in legno massello…
Il giorno dopo li portava. Li appendeva.
Semplicemente, vestiva lo spazio.

Non ha mai chiesto nulla in cambio. Il suo era il gesto profondo e silenzioso di chi ama.
Un gesto che sembrava quello di un padre che pensa ai figli.

E quello specchio, quelle mensole… sono ancora lì.
Fanno casa. Danno calore.
Come se parlassero ancora di lui.

La sua generosità — mai ostentata — è stata, ne sono certa,
la scintilla da cui è nato il Cortile Abela.

Lui ha lasciato un’impronta.
E noi la portiamo dentro, ogni giorno.

I pomeriggi con Carmela e Dina: gesti semplici, radici profondeRicordo con particolare affetto quei pomeriggi, soprattut...
05/06/2025

I pomeriggi con Carmela e Dina: gesti semplici, radici profonde

Ricordo con particolare affetto quei pomeriggi, soprattutto quelli trascorsi con Carmela.
Quanto parlavamo… e quanto ascoltavamo. Carmela era come la sorella maggiore che non ho mai avuto: forte, silenziosa, sempre presente.

Oggi quei caffè mi mancano.
Ma sono grata per averli vissuti.
E per tutto ciò che, senza saperlo, mi hanno insegnato.

In quei piccoli riti quotidiani c’era molto più di un semplice momento insieme.
C’era la presenza forte e amorevole di mia suocera Dina, che per tutti noi è sempre stata un grande punto di riferimento.
L’amore che metteva in quei gesti semplici — come preparare il caffè — ci faceva stare bene.
Ci faceva sentire a casa.

Mia suocera Dina era una donna instancabile.
Dove mancava la cultura, c’erano la dedizione, la forza e la consapevolezza di essere il pilastro della famiglia: morale, fisico, spirituale.
Sempre presente, a modo suo, con quella dolcezza concreta che non chiedeva mai nulla in cambio.

Due donne, Carmela e mia suocera Dina.
Due presenze diverse ma profondamente simili: silenziose, solide, capaci di tenere insieme le cose con un gesto semplice, un caffè condiviso, uno sguardo che diceva tutto.
È da loro che ho imparato che l’amore vero non ha bisogno di parole.
E che le radici più forti spesso crescono nelle case più semplici.

✨ Cortile Abela è anche questo: memoria, presenza, cura.
Donne che non si raccontavano, ma che ci hanno insegnato a vivere.

02/06/2025

Mia suocera partorì le sue figlie – le mie cognate – in una delle case del cortile, come si faceva una volta: in casa, con l’aiuto della famiglia e dei vicini.Ogni nascita era un evento vissuto insieme, ogni gesto diventava cura.
Il cortile era un mondo in miniatura: le sedie tirate fuori al sole, le chiacchiere tra donne, il profumo del sugo nelle scale.
Io, da fidanzata, ero affascinata da quei legami spontanei. Bastava un caffè, una padella sul fuoco, uno scambio di sguardi per sentirsi parte di una famiglia più grande.

Alle 16, dopo il pisolino pomeridiano di mio suocero, mia suocera preparava il caffè.E l’odore si sentiva in tutto il cortile. Quel momento era un piccolo rito.Venivano alcuni vicini di casa, amici di sempre. C’era sempre qualcuno che passava per un caffè e due parole.

Ricordo con particolare affetto i pomeriggi con Carmela, donna forte e silenziosa, moglie di Ignazio, restauratore del cortile..(la storia continua)

Foto 1: “Qui abbiamo una delle immagini più speciali della nostra storia familiare: il matrimonio dei miei suoceri, Lello e Dina , nel 1961. Circondati da amici e familiari, hanno promesso di amarsi per sempre in una cerimonia che ha unito due famiglie. Ogni volto in questa foto racconta una storia di gioia e speranza.”

Foto 2: “ Mia suocera con in braccio Seby, mio marito, che in quella foto aveva appena un anno.Seduti su una delle scale del nostro amato Cortile Abela, luogo di memorie familiari e vita condivisa. Uno scatto che racconta la semplicità e la dolcezza di un tempo che ancora ci appartiene.”

Foto 3: “Anni 90.. Carmela con in braccio la piccola Federica, oggi mamma di Jana.Un tenero pomeriggio, fatto di sorrisi semplici, scale di casa e abbracci che attraversano il tempo. In questa immagine c’è tutta la dolcezza di un legame che continua, di generazione in generazione.”

"Se avete anche voi foto antiche o ricordi da condividere, vi invitiamo a postarle nei commenti qui sotto! Sarebbe bello vedere le vostre storie e creare un collage di memorie insieme. Grazie per partecipare!"

Ci sono luoghi che non si dimenticano. Perché non sono solo spazi, ma intrecci di vite, di voci, di ricordi che continua...
27/05/2025

Ci sono luoghi che non si dimenticano.
Perché non sono solo spazi, ma intrecci di vite, di voci, di ricordi che continuano a vivere anche quando tutto cambia.
Il Cortile Abela è uno di questi.
In fondo al cortile, negli appartamenti a piano terra, c’è ancora la pietra vulcanica.
Ruvida, scura, viva.
È la stessa che ha sentito i passi, le corse, le risate e le lacrime di tante generazioni.
Ancora oggi si apre il portoncino in ferro e vetro, e attraverso quel vetro si intravede la forza silenziosa di quella pietra.
Una forza che non si vede, ma si sente.

Oggi nasce questa pagina, con emozione e amore.Mi chiamo Lucia, e dal 1987 il Cortile Abela è diventato casa mia.Insieme...
25/05/2025

Oggi nasce questa pagina, con emozione e amore.
Mi chiamo Lucia, e dal 1987 il Cortile Abela è diventato casa mia.
Insieme a Seby, compagno di vita e di lavoro dagli anni ’90, ho imparato ad amare questo luogo e la sua gente, una famiglia semplice e legata al territorio.
Il cortile ha un valore umano e attraverso il mio racconto voglio creare una sorta di connessione tra me e le persone e per questo che mi sono impegnata nella riqualificazione: non è solo un progetto estetico ma un atto d’amore verso un luogo che mi ha cresciuta, accolta e ispirata.
Questa pagina vuole dare voce a questo spazio speciale, raccontandone la storia e custodendo la memoria.
Seguiteci per scoprire di più e condividere i vostri ricordi

Noi, nati tra il 1950 - 1995 che dopo scuola giocavamo fino a seraBevevamo acqua dal rubinetto Non accadeva niente ai no...
13/03/2025

Noi, nati tra il 1950 - 1995 che dopo scuola giocavamo fino a sera
Bevevamo acqua dal rubinetto
Non accadeva niente ai nostri piedi, dopo aver giocato scalzi
Non avevamo cellulari o computer ma avevamo tanti amici
Uscivamo, montavamo in bicicletta o camminavamo fino a casa dell’amico
Visitavamo la casa dei nostri amici senza chiamare
Uscivamo a giocare con l’unico obbligo di rientrare prima del tramonto
Facevamo giochi con scatoli, bastoni e palline da tennis
Si formavano delle squadre per giocare una partita in strada, nei cortili dei quartieri..
Noi che… da piccoli ci sentivamo dire: " Se cadi e ti fai male, ti do anche il resto”.
Ph: Francesco Moncada

Indirizzo

Via Vincenzo Mirabella, Siracusa SR
Syracuse
96100

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Cortile Abela pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi