14/05/2026
Nei giorni scorsi nella nostra città si è verificato un episodio gravissimo, che ci colpisce profondamente come professionisti e come cittadini. Un atto di violenza, nato da dinamiche forse di noia, competizione, esclusione e odio, che ha coinvolto giovanissimi e che ci impone una difficile ma urgente riflessione.
Noi che lavoriamo nel sociale sentiamo forte la responsabilità di ribadire quanto sia fondamentale investire nell’educazione dei bambini e dei ragazzi. Educare significa accompagnare alla comprensione dell’altro, promuovere il rispetto, sviluppare empatia e senso critico. Non è un compito che riguarda solo la scuola, ma l’intera comunità: famiglie, servizi, istituzioni, comunità, collettività.
Il sostegno alle famiglie è un pilastro essenziale. Spesso dietro comportamenti violenti o discriminatori si nascondono fragilità, mancanza di strumenti educativi e contesti sociale e relazionali poveri. Intervenire precocemente, creare reti di supporto, offrire spazi di ascolto e crescita è ciò che può fare la differenza.
Nel nostro lavoro quotidiano, all’interno delle nostre comunità e dei nostri centri di accoglienza, vediamo quanto l’incontro tra culture possa essere una ricchezza, se accompagnato da percorsi educativi adeguati. L’inclusione non è un concetto astratto, ma un processo che si costruisce giorno dopo giorno.
Oggi più che mai è necessario un impegno condiviso per educare al rispetto, alla convivenza e alla responsabilità. Perché tragedie come questa non siano solo motivo di dolore, ma anche occasione per cambiare, insieme. Non possiamo restare indifferenti. Dobbiamo esserci, prima.