Partito della Rifondazione comunista - Umbria

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Intervento del Segretario regionale Franco Cesario sul Corriere dell’Umbria Non torniamo indietro: oltre la caricatura d...
27/08/2026

Intervento del Segretario regionale Franco Cesario sul Corriere dell’Umbria

Non torniamo indietro: oltre la caricatura della cultura woke
La cosiddetta cultura woke, un termine che negli ultimi anni è stato trasformato in un’etichetta dispregiativa soprattutto dalla destra statunitense e dal mondo MAGA, merita una discussione molto più seria di quella che spesso viene proposta.
È indubbio che, in alcuni suoi aspetti, questa nuova sensibilità abbia prodotto forzature, esasperazioni e talvolta una tendenza a trasformare ogni conflitto sociale in una questione identitaria, fino a perdere di vista la dimensione collettiva e materiale delle disuguaglianze. Criticarne gli eccessi è dunque legittimo e, anzi, necessario.
Ma una cosa è la critica, altra cosa è il tentativo di cancellare ciò che di importante questa stagione politica e culturale ha portato al centro del dibattito pubblico.
Perché dietro la parola woke ci sono anche battaglie che non hanno nulla di passeggero: la lotta contro il patriarcato, il contrasto al sessismo, la difesa dei diritti delle persone LGBTQIA+, la denuncia delle discriminazioni razziali, la messa in discussione dei rapporti di potere e delle disuguaglianze che per troppo tempo sono state considerate normali, inevitabili o semplicemente invisibili.
Sono temi che hanno attraversato le società occidentali con una forza che non si vedeva da decenni. Dopo gli anni Ottanta segnati dall’edonismo reaganiano, dalla celebrazione dell’individualismo e dall’idea che la dimensione collettiva dovesse lasciare spazio alla sola affermazione personale, qualcosa è tornato a muoversi.
Milioni di persone hanno ricominciato a interrogarsi sui rapporti di potere, sulle discriminazioni, sulla libertà individuale e sulla possibilità di costruire una società realmente più eguale.
È anche dentro questo terreno che si è sviluppata una parte significativa della nuova sinistra e del socialismo democratico statunitense. Una sinistra che ha avuto il merito di riportare nel dibattito pubblico questioni che spesso erano state marginalizzate, ma che deve oggi interrogarsi anche sui propri limiti: perché la giustizia sociale non può essere soltanto riconoscimento delle identità, così come la lotta di classe non può diventare un alibi per ignorare sessismo, razzismo, omofobia e discriminazioni.
La sfida, quindi, non è scegliere tra diritti sociali e diritti civili. È ricomporli.
Non dobbiamo tornare indietro per paura degli eccessi di una stagione. Dobbiamo piuttosto andare avanti, conservando ciò che quella stagione ha reso finalmente impossibile ignorare e superandone, quando necessario, le contraddizioni.
Perché una sinistra che rinuncia alla lotta contro il patriarcato, il sessismo e l’omofobia per inseguire il consenso di chi considera queste battaglie delle semplici “mode woke” smarrisce una parte fondamentale della propria ragione d’essere.
E soprattutto perché il progresso non consiste nel tornare al mondo di ieri, ma nel costruire una società nella quale nessuno debba più chiedere il permesso di essere libero, uguale e rispettato.
Criticare la cultura woke, quando serve, sì.
Rinnegare le conquiste e le consapevolezze che ha contribuito a produrre, no.
Indietro non si torna.






Liberta per  !Il processo politico di pace in   deve tradursi in diritti e democrazia reali.Resta intollerabile la condi...
22/08/2026

Liberta per !
Il processo politico di pace in deve tradursi in diritti e democrazia reali.
Resta intollerabile la condizione detentiva di Abdullah Öcalan.
Il comunicato del Partito della Rifondazione Comunista 👇

Il comunicato diffuso l’11 agosto dalla EU Turkey Civic Commission (EUTCC) richiama l’attenzione su un passaggio importante del processo di pace dopo l’approvazione da parte del Parlamento turco della nuova legge sul rafforzamento della solidarietà nazionale e dell’integrazione sociale.È u...

14/08/2026

𝐓𝐄𝐑𝐍𝐈 𝐍𝐎𝐍 𝐄̀ 𝐂𝐎𝐒𝐀 𝐕𝐎𝐒𝐓𝐑𝐀.

Quando perfino la Prefettura richiama formalmente alla necessità di mantenere durante le sedute del Consiglio comunale un contegno coerente con il decoro dell’organo assembleare, non siamo più davanti all’ennesima polemica di Palazzo Spada.

𝐒𝐈𝐀𝐌𝐎 𝐃𝐀𝐕𝐀𝐍𝐓𝐈 𝐀 𝐔𝐍 𝐏𝐑𝐎𝐁𝐋𝐄𝐌𝐀 𝐏𝐎𝐋𝐈𝐓𝐈𝐂𝐎.

Da troppo tempo Terni assiste a provocazioni, scontri e sceneggiate che nulla hanno a che vedere con il governo di una città.

E allora una domanda alla Presidente del Consiglio comunale Sara Francescangeli va fatta senza troppi giri di parole:

𝑃𝑟𝑒𝑠𝑖𝑑𝑒𝑛𝑡𝑒, 𝑓𝑖𝑛𝑜 𝑎 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜?

Il richiamo della Prefettura è stato trasmesso alla Presidenza del Consiglio comunale. Ora quella Presidenza ha una responsabilità precisa: 𝐠𝐚𝐫𝐚𝐧𝐭𝐢𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐠𝐧𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐮𝐥𝐚 𝐞 𝐭𝐮𝐭𝐞𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞𝐫𝐞.

E questo ruolo va esercitato nei confronti di tutti.

𝐒𝐈𝐍𝐃𝐀𝐂𝐎 𝐂𝐎𝐌𝐏𝐑𝐄𝐒𝐎

Perché Palazzo Spada non è proprietà privata.

𝐼𝑙 𝐶𝑜𝑛𝑠𝑖𝑔𝑙𝑖𝑜 𝑐𝑜𝑚𝑢𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑎𝑝𝑝𝑎𝑟𝑡𝑖𝑒𝑛𝑒 𝑎 𝐵𝑎𝑛𝑑𝑒𝑐𝑐ℎ𝑖.
𝑁𝑜𝑛 𝑎𝑝𝑝𝑎𝑟𝑡𝑖𝑒𝑛𝑒 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑢𝑎 𝑚𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜𝑟𝑎𝑛𝑧𝑎.

𝐀𝐩𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐚 𝐓𝐞𝐫𝐧𝐢.

Una città che avrebbe ben altro di cui discutere: 𝑠𝑎𝑛𝑖𝑡𝑎̀ 𝑝𝑢𝑏𝑏𝑙𝑖𝑐𝑎, 𝑙𝑎𝑣𝑜𝑟𝑜, 𝑖𝑛𝑑𝑢𝑠𝑡𝑟𝑖𝑎, 𝑠𝑒𝑟𝑣𝑖𝑧𝑖, 𝑝𝑒𝑟𝑖𝑓𝑒𝑟𝑖𝑒, 𝑓𝑢𝑡𝑢𝑟𝑜.

E invece da troppo tempo il dibattito pubblico finisce per ruotare intorno al Sindaco, alle sue provocazioni e alle sue battaglie.

Chi governa può avere i numeri per comandare.

𝐌𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐚𝐯𝐫𝐚̀ 𝐦𝐚𝐢 𝐢𝐥 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐝𝐞𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚̀ 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐚.

Terni viene da lontano. È stata costruita da generazioni di donne e uomini con il lavoro, il sacrificio e la partecipazione.

E sarà ancora qui quando questa stagione politica sarà finita.

𝗧𝗘𝗥𝗡𝗜 𝗡𝗢𝗡 𝗘̀ 𝗖𝗢𝗦𝗔 𝗩𝗢𝗦𝗧𝗥𝗔.
𝗧𝗘𝗥𝗡𝗜 𝗘̀ 𝗗𝗘𝗜 𝗧𝗘𝗥𝗡𝗔𝗡𝗜

Partito della Rifondazione Comunista – Federazione di Terni

13 agosto 1926 - 13 agosto 2026: 100 anni dalla nascita di Fidel Castro.Un secolo. Una rivoluzione. Un’isola che è diven...
13/08/2026

13 agosto 1926 - 13 agosto 2026: 100 anni dalla nascita di Fidel Castro.

Un secolo. Una rivoluzione. Un’isola che è diventata simbolo in tutto il mondo.

A 100 anni dalla sua nascita, Cuba è ancora lì. Bloccata.
Bloccata da un embargo che Trump ha inasprito e che oggi Rubio difende a gran voce da Washington: più sanzioni, più isolamento, più difficoltà per chi vive sull’isola.

E mentre si ricordiamo 100 anni di storia, tornano a circolare voci di un’invasione via terra. Minacce che credevamo archiviate.

Si può discutere di politica, di economia, di diritti. Si deve!
Ma farlo mettendo in ginocchio un popolo con il blocco economico, o agitando lo spettro dell’intervento militare, non è politica. È punizione collettiva.

Oggi ricordiamo Fidel, ma soprattutto Cuba: un paese che chiede solo di vivere senza assedi.



𝗦𝗧𝗙 𝗟𝗼𝘁𝗲𝗿𝗶𝗼𝘀 𝗱𝗶 𝗙𝗼𝗻𝘁𝗶𝗴𝗻𝗮𝗻𝗼: 𝘀𝗮𝗹𝘃𝗮𝗴𝘂𝗮𝗿𝗱𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼, 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗿𝘂𝗶𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗳𝘂𝘁𝘂𝗿𝗼. 𝗟𝗲 𝗶𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝘀𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗽𝗿𝗼𝘁𝗮𝗴𝗼𝗻𝗶𝘀𝘁𝗲La vertenza d...
01/08/2026

𝗦𝗧𝗙 𝗟𝗼𝘁𝗲𝗿𝗶𝗼𝘀 𝗱𝗶 𝗙𝗼𝗻𝘁𝗶𝗴𝗻𝗮𝗻𝗼: 𝘀𝗮𝗹𝘃𝗮𝗴𝘂𝗮𝗿𝗱𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼, 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗿𝘂𝗶𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗳𝘂𝘁𝘂𝗿𝗼. 𝗟𝗲 𝗶𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝘀𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗽𝗿𝗼𝘁𝗮𝗴𝗼𝗻𝗶𝘀𝘁𝗲

La vertenza della STF Loterios di Fontignano riguarda il futuro di decine di lavoratrici e lavoratori, delle loro famiglie e di un intero territorio, quello della Valnestore e dell’Umbria.

Esprimiamo pieno sostegno ai lavoratori, alle organizzazioni sindacali e al Consiglio comunale di Perugia, che hanno posto con forza il tema della salvaguardia occupazionale e del rilancio di un patrimonio industriale strategico. Oggi, però, servono passi concreti: non bastano gli atti formali, servono atti performativi, capaci cioè di produrre cambiamento reale.

Chiediamo alla proprietà un piano industriale serio, credibile e condiviso con i lavoratori e con i sindacati, ma allo stesso tempo riteniamo necessario che le istituzioni assumano un ruolo attivo e innovativo. Quando è in gioco il futuro delle comunità, la politica non può limitarsi a osservare o a registrare gli eventi: deve diventare soggetto protagonista nella ricerca di soluzioni.

Occorre mettere in campo ogni strumento possibile per mantenere viva la produzione, valorizzare le competenze presenti nello stabilimento e verificare anche il coinvolgimento di realtà imprenditoriali locali interessate a un percorso di acquisizione e rilancio della fabbrica.

Fare politica significa avere il coraggio di sperimentare nuove strade: se il mercato può diventare uno strumento per salvare una realtà produttiva, le istituzioni devono saper accompagnare e favorire questi percorsi.

La priorità è una sola: salvaguardare l’occupazione, impedire la dispersione di professionalità e costruire le condizioni perché Fontignano possa continuare ad essere un luogo di produzione, innovazione e dignità del lavoro.

Franco Cesario
Segretario Partito della Rifondazione comunista - Umbria
Alessandro Pacini
Segretario Rifondazione comunista di Perugia

Intervento del Segretario Regionale Franco Cesario sul Corriere dell’Umbria ​Con l'autonomia differenziata solo disuguag...
01/08/2026

Intervento del Segretario Regionale Franco Cesario sul Corriere dell’Umbria

​Con l'autonomia differenziata solo disuguaglianze.

​Rifondazione Comunista dell'Umbria ribadisce la propria netta contrarietà al progetto di autonomia differenziata, una riforma che rischia di aumentare le disuguaglianze territoriali, compromettere l'universalità dei diritti e mettere definitivamente in discussione il principio costituzionale di uguaglianza.

​Per una regione come l'Umbria, di dimensioni contenute e con un sistema economico e produttivo che necessita di investimenti pubblici, servizi efficienti e infrastrutture moderne, l'autonomia differenziata rappresenta un pericolo concreto.

Il rischio è quello di vedere accentuato il divario tra territori più ricchi e territori con minore capacità fiscale, con conseguenze pesanti sulla sanità pubblica, sulla scuola, sul trasporto locale, sulla tutela dell'ambiente e sulle politiche sociali.

​Non si tratta di una maggiore efficienza amministrativa, come sostiene la destra, ma di una frammentazione della Repubblica che finirà per creare per forza di cose cittadini di serie A e cittadini di serie B.

​La qualità dei servizi essenziali non può dipendere dal luogo in cui si nasce o si vive. L'Umbria ha bisogno dell'esatto contrario: di una forte politica nazionale di riequilibrio, di investimenti pubblici, di una sanità pubblica rafforzata, di una scuola che garantisca pari opportunità e di una rete infrastrutturale che superi l'isolamento della nostra regione.

​Come Rifondazione Comunista chiediamo a tutte le forze democratiche, alle organizzazioni sindacali, alle associazioni e ai cittadini umbri di continuare a mobilitarsi contro un progetto che mina la coesione sociale e territoriale del Paese.

​Difendere l'Umbria significa difendere l'idea di una Repubblica fondata sulla solidarietà, sulla giustizia sociale e sull'uguaglianza dei diritti. L'autonomia differenziata va respinta senza ambiguità: il futuro dell'Umbria non può essere affidato alla competizione tra territori, ma alla cooperazione e al rafforzamento dei servizi pubblici per tutte e tutti.

​Franco Cesario
Segretario del Partito della Rifondazione Comunista dell'Umbria





26/07/2026

Da il manifesto di oggi, intervista al Segretario nazionale Maurizio Acerbo

«Bisogna fermare questa destra, ma serve una vera discontinuità»

Giuliano Santoro, il manifesto, 26 Luglio

Maurizio Acerbo, a che punto si trova il fronte costituzionale che proponete per le elezioni politiche?

Tutto ne conferma la necessità. La destra mostra la sua pericolosità per la democrazia costituzionale e per la convivenza civile quotidiana, con le sue posizioni fasciste e trumpiste e le tendenze iperliberiste. L’estrema destra in Europa è gradita all’establishment, come si vede nel parlamento Ue o dallo sdoganamento di Le Pen da parte dei miliardari francesi. Da ultima c’è la legge elettorale che è un vero golpe: garantisce pieni poteri, stravolge la Costituzione senza referendum e determina una svolta autoritaria che non può essere minimizzata. Eppure siamo molto indietro, si accumulano contraddizioni e non c’è una risposta all’altezza della situazione.

Si è già esaurita la spinta propulsiva del referendum sulla riforma della giustizia?

Abbiamo formulato la nostra proposta proprio dopo il referendum anche se già era implicita al congresso. Il sistema elettorale impone di sommare i voti, se vogliamo fermare la destra. Noi diciamo che occorre un’agenda che delinei l’alternativa e la discontinuità coi governi che hanno fatto crescere la destra. La fiamma diventa il primo partito del paese per il disastro precedente.

Questa discontinuità di cui parla fatica a manifestarsi?

Abbiamo apprezzato le posizioni di Elly Schlein su questioni come la Palestina, l’autonomia differenziata o il Jobs act. E anche sul riarmo, seppure con molte difficoltà interne. Ma ci sono temi, a partire dalla guerra in Ucraina, che ci dividono e che rischiano di far perdere la connessione sentimentale con la maggioranza degli italiani di sinistra, col mondo cattolico e con una sensibilità pacifista diffusa.

Siete contrari all’invio di armi all’Ucraina?

Una legge conquistata dal movimento pacifista prevede che l’Italia non mandi armi a paesi in guerra. Non si tratta di essere filo-Putin ovviamente, ma di prendere atto che l’Ue è attraversata da una tendenza alla guerra e al riarmo che non ha aiutato il popolo ucraino, che continua a essere carne da macello. Su questo c’è una forte distanza. Ma questa contraddizione attraversa tutta la sinistra in Europa. Lavoriamo per la crescita del movimento e della pressione pacifista verso una posizione coerente con la Costituzione.

Esiste una base minima per l’accordo tecnico?

Per 18 anni non abbiamo fatto accordi col Pd. Con tutti i limiti quello di Conte, Schlein e Avs non è il centrosinistra di Letta, Gentiloni e Renzi. Poniamo a tutta la sinistra radicale una questione: in Francia c’è il doppio turno, in Spagna il proporzionale. In Italia con un voto in più la destra prenderà il superpremio. È un’emergenza democratica: impedire a Meloni, Salvini e Vannacci di rimanere al potere.

Invece si discute di primarie e leadership…

Di fronte alla crisi sociale del paese un’imposta sulle grandi ricchezze dovrebbe essere patrimonio comune, e ci vorrebbe un programma che vada oltre il salario minimo. Le primarie bisognerebbe farle su questo. Ma sia chiaro: noi proponiamo un accordo tecnico, non di entrare nel campo largo. Per mandare la destra all’opposizione serve la lotta politica e una grande presenza dei movimenti, i partiti della foto da soli non ce la fanno. Senza una pressione dal basso, come nel referendum, non si vince. Consiglierei al Pd di dare meno retta a centristi guerrafondai e neoliberisti e di porsi in sintonia con il messaggio di pace che viene dal mondo cattolico, da papa Francesco e papa Leone.

Una parte consistente del Prc non condivide questa strategia.

Comprendo le resistenze nel nostro partito e più in generale nell’area della sinistra radicale. Sulla proposta di fronte costituzionale ci sono contraddizioni evidenti. Sono le stesse che ci sono in Spagna e altri paesi, ma non hanno impedito di cercare il modo di fermare fascisti e razzisti. Non vogliamo entrare nel campo largo o andare al governo, pensiamo a un accordo tecnico elettorale su di una base programmatica minima condivisa, mantenendo la nostra autonomia contro guerre e neoliberismo. In ogni caso, abbiamo stabilito che alla fine del percorso a decidere la nostra collocazione elettorale saranno tutte le iscritte e gli iscritti. L’ho proposto prima che qualcuno lo chiedesse.




25/07/2026

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Tavernelle
06064

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