03/12/2021
AAA cercasi onore e dignità.
Quando non si è in grado di distinguere la contrapposizione politica dalla gestione della cosa pubblica nell’interesse e per conto di chi ti ha conferito l’onore di rappresentarla, non ti resta che uscire di scena, miseramente, dimettendoti a salvaguardia del decoro delle istituzioni.
Nella politica c’è chi vince e chi perde una campagna elettorale.
C’è chi perde ma ha comunque vinto perché ha avuto la possibilità di confrontarsi democraticamente.
C’è chi perdendo è così sereno ed intelligente da capire che in un paese democratico quel che conta è che, chiunque vinca una campagna elettorale, rappresenterà tutti, indistintamente tutti, nel rispetto assoluto del mandato conferitogli.
C’è chi perdendo una campagna elettorale gioisce per il trionfo della democrazia che gli ha permesso di promuovere liberamente le proprie idee, nel rispetto assoluto di quelle degli altri.
C’è chi perdendo una campagna elettorale torna alla sua vita, a coltivare i suoi interessi ad occuparsi della sua professione e a svolgere con dignità il ruolo politico che gli è stato assegnato.
C’è chi perdendo una campagna elettorale guarda negli occhi i suoi avversari politici con la stessa intensità e con la stessa stima che nutriva nei loro confronti prima, durante e dopo, perchè è tanto sensibile, profondo ed intelligente e non parlo di me, da capire che la contrapposizione è fine a se stessa, è circoscritta, contestualizzata ma poi finisce, deve finire.
C’è invece chi, pur avendo vinto la campagna elettorale non ha capito niente del ruolo che riveste, di quello che rappresenta, di cosa voglia dire democrazia, di cosa voglia dire libertà.
C’è chi, pur vincendo una campagna elettorale, non ha ancora metabolizzato la sconfitta relativa alla sua pochezza e alla sua inconsistenza.
C’è chi pur vincendo una campagna elettorale ha abbondantemente perso.
Diceva Oscar Wilde: “Lo spreco della vita si trova nell’amore che non si è saputo dare... nel potere che non si è saputo utilizzare…”
Quando un rappresentate delle istituzioni si permette, parlando con terze persone, di denigrare un suo avversario politico boicottando una iniziativa socio – culturale perché persona non gradita alla Giunta comunale, non solo non sa utilizzare il potere politico, ma non è degno di rivestire quel ruolo.
L’Avv. Antonio Pasca non ha bisogno di manifestazioni di solidarietà.
Chi invece ha il dovere di riflettere è l’Assessore Salvatore Rainò.
Non occorre una spiccata intelligenza o una spiccata sensibilità per capire che non sono i risentimenti, i malumori, le ripicche e le fanciullesche e puerili rivincite a dover animare la gestione amministrativa, ma uno spiccato senso di imparzialità, di uguaglianza sociale, di rispetto e di umiltà.
Umiltà?
Mi fermo perché, come dice il nostro amico Antonio Pasca : “questi i fatti ed io non ho alcuna voglia di commentarli”.
In nome e per conto di “Uniti per Taviano” e per la libertà.
Biagio PALAMA’