03/09/2026
CHE FINE HA FATTO POPPER?
Per parecchi anni sembrava quasi impossibile partecipare a un convegno medico senza incontrarlo.
Prima o poi qualcuno pronunciava la parola magica: «Falsificabilità».
Una teoria, per essere scientifica, deve essere falsificabile. E Karl Popper entrava nella sala. Non importava sempre che la falsificabilità avesse molto a che fare con l'argomento di cui si stava discutendo. Pronunciarla aveva comunque un certo effetto. Stabiliva immediatamente da quale parte passasse il confine fra ciò che era scientifico e ciò che non lo era.
Poi è accaduta una cosa curiosa. Popper è quasi scomparso.
Naturalmente non dalla storia della filosofia della scienza. E neppure dalle biblioteche. Ma da quella specie di epistemologia quotidiana con la quale noi medici decidiamo continuamente che cosa considerare evidenza, dimostrazione, efficacia, causalità, consenso e, qualche volta con una certa disinvoltura, persino «verità scientifica».
Eppure quelle decisioni le prendiamo ancora. Parliamo di Evidence Based Medicine, linee guida, trial randomizzati, significatività statistica, meta-analisi, livelli di evidenza, consenso degli esperti.
Ma dietro ciascuna di queste espressioni si nascondono domande molto meno tranquille di quanto sembri.
Che cosa rende scientifica un'affermazione? Un esperimento contrario basta davvero a confutare una teoria? Se venti studi confermano un'ipotesi e il ventunesimo la contraddice, che cosa dobbiamo pensare?
Se tutti gli esperti di un gruppo sono d'accordo, quella conclusione diventa più vera?
Una differenza statisticamente significativa è necessariamente importante per il nostro paziente?
Una meta-analisi sta più in alto nella piramide delle evidenze: significa che è anche più vicina alla verità?
E soprattutto: esiste davvero un unico metodo capace di rispondere correttamente a tutte le domande che incontriamo in medicina?
Non pretendiamo certamente di risolvere qui problemi sui quali filosofi, scienziati e medici discutono da oltre un secolo. Vorremmo fare una cosa molto più modesta — e forse più divertente.
Nei prossimi articoli proveremo a prendere alcune delle parole che utilizziamo continuamente quando parliamo di medicina e a guardare che cosa c'è dentro. Cominceremo proprio dalla falsificabilità di Popper.
Poi incontreremo probabilmente Kuhn, Lakatos, Feyerabend e qualcun altro. Prima o poi arriveranno anche gli RCT, il placebo, la significatività statistica, le meta-analisi e quella misteriosa creatura che chiamiamo «consenso scientifico».
E incontreremo inevitabilmente anche Ludwig Wittgenstein. Con Popper ebbe nel 1946 una celebre discussione a Cambridge durante la quale comparve persino un attizzatoio del focolare.
Per il momento cercheremo di farne a meno. Ma non promettiamo nulla.
Che fine ha fatto Popper?
Una piccola serie sulla scienza, sul modo in cui cerchiamo di conoscerla e soprattutto su alcune certezze che utilizziamo ogni giorno senza avere sempre il tempo di chiederci da dove provengano.
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