Sanità, Salute e Partecipazione

Sanità, Salute e Partecipazione “Sanità, Salute e Partecipazione" nasce per migliorare il Servizio Socio - Sanitario in Umbria e

16/03/2026
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07/02/2026

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Quali sono i principali aspetti da valutare per scegliere tra nuovo ospedale e ampliamento dell’esistente?
Gli aspetti più evidenti riguardano i tempi di realizzazione e le modalità di finanziamento.

➡️ È fondamentale valutare lo stato strutturale e impiantistico dell’edificio esistente, la sua capacità di adeguarsi alle normative vigenti e la possibilità di espansione senza compromettere la funzionalità durante i lavori. Occorre inoltre considerare il rapporto costi-benefici, il tempo necessario per la realizzazione dei lavori, l’impatto sull’attività ospedaliera e sui servizi ai cittadini, nonché il contesto urbanistico e le prospettive di sviluppo del territorio.

➡️ Dal punto di vista economico, la ristrutturazione e l’ampliamento di una struttura ospedaliera esistente risultano generalmente meno onerosi rispetto alla costruzione ex novo, poiché consentono di sfruttare infrastrutture già presenti e ridurre i tempi e i costi legati all’acquisizione del terreno e alla realizzazione delle opere primarie.

✅ La scelta più corretta dovrebbe scaturire da un confronto oggettivo tra le due opzioni, coinvolgendo una commissione tecnica multidisciplinare che tenga conto sia delle esigenze sanitarie che di quelle urbanistiche e ambientali

⚠️ Affidare queste valutazioni in via esclusiva alle imprese, in alternativa alle commissioni tecniche multidisciplinari, presenta alcune criticità. Le commissioni multidisciplinari, infatti, garantiscono un approccio imparziale e integrato, essendo composte da figure professionali con competenze diverse e rappresentanti di enti pubblici, il cui interesse principale è il bene collettivo. Le imprese, pur avendo spesso competenze tecniche di rilievo, potrebbero essere guidate da logiche di profitto che rischiano di mettere in secondo piano aspetti fondamentali come la sostenibilità ambientale, la coerenza urbanistica e le reali necessità sanitarie del territorio.

Non si tratta di un semplicistico schema di “nuovo contro vecchio”, ma piuttosto di capire quali soluzioni siano realistiche e sostenibili nei tempi che abbiamo davanti.

👉 Condividi il post se pensi che i cittadini debbano conoscere bene queste differenze.

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04/02/2026

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Perché chiediamo un confronto pubblico?
Dalla lettura dei documenti emergono differenze tra alcune valutazioni tecniche:
➡️ stime economiche non allineate
➡️ ipotesi alternative non sempre confrontate in modo diretto
➡️ dati interpretati in modo diverso da soggetti diversi
➡️ elementi progettuali presentati in forma non omogenea

Quando le informazioni non sono completamente sovrapponibili, il modo migliore per procedere è discutere apertamente, con trasparenza, in modo che tutti possano capire su quali basi si sta decidendo.

Il confronto pubblico non è un atto di sfiducia verso le istituzioni: è uno strumento di chiarezza, che rafforza le decisioni invece di indebolirle.
La scelta di rivolgersi esclusivamente ad un soggetto esterno senza coinvolgere gli uffici pubblici preposti non rappresenta un buon inizio e determina un risvolto imbarazzante, cioè il venir meno del principio di separazione tra il potere di indirizzo (politico) e quello di gestione tecnica presenti nella normativa nazionale vigente.

Il governo regionale, essendo espressione di una parte politica (la maggioranza), nel passare dall’indirizzo alla gestione potrebbe non esprimere la dovuta imparzialità prevista dall’art 97 della Costituzione. Proprio questa è la ragione per cui la Dirigenza tecnico-amministrativa è chiamata a svolgere il ruolo di garante della imparzialità nell’azione della P.A.
Nel nostro caso, invece, la Dirigenza, esclusa dal procedimento, non è messa in condizione di offrire il proprio contributo tecnico-professionale; mentre la sua funzione non può essere surrogata da un imprenditore privato pur referenziato.

👉 Condividi questo post se pensi che sia importante discutere pubblicamente soluzioni chiare per il nostro ospedale.

29/01/2026

Parlando del futuro dell’assistenza ospedaliera a Terni, si sente spesso parlare di “ospedali del futuro”: edifici super tecnologici, verdi, flessibili, digitalizzati, con camere singole e spazi accoglienti.
Un modello affascinante, certo. Ma quanto c’è di concreto e quanto invece rimane un’idea teorica?

Dallo studio che abbiamo analizzato emerge un punto chiaro: molti degli argomenti utilizzati per sostenere la necessità di una nuova grande costruzione non sono ancora definiti da norme, linee guida o evidenze solide.

Sono visioni interessanti, ma spesso elaborate da professionisti del settore edilizio che inevitabilmente guardano il tema da una sola prospettiva.
Si dice, ad esempio, che i “vecchi ospedali” siano inadeguati perché la pandemia ha mostrato criticità. Ma non è l’edificio in sé a risolvere problemi come l’uso corretto degli antibiotici, la gestione delle infezioni ospedaliere, le procedure di antisepsi o lo stato del paziente.
Questi aspetti sono clinici, non edilizi.

C’è poi un altro punto importante: l’innovazione sanitaria vera nasce dalla tecnologia, non dalle mura, alcuni tra i migliori policlinici universitari italiani si trovano in edifici del primo ’900: funzionano perché sono attrezzati, non perché sono nuovi.
Il vero criterio non è “nuovo vs vecchio”, ma:
👉 l’ospedale funziona o non funziona per il paziente?

Infine, la popolazione sta cambiando: oggi la maggior parte dei bisogni sanitari riguarda le patologie croniche, che si curano sul territorio, non in ospedale.
Per questo il nodo centrale è dove e come si organizza realmente la cura.

Oggi in Italia gli ospedali pubblici sono circa 1.000. I nuovi edifici costruiti ogni anno? Meno di 10. A questo ritmo, sostituire tutto il patrimonio richiederebbe oltre un secolo...ed è un dato che invita a riflettere, senza slogan e senza contrapposizioni.

📌 Il nostro lavoro è proprio questo: mettere i dati al centro e aiutare la città a discutere con consapevolezza.

✔️ Se credi che serva un dibattito basato sui fatti, condividi questo post.

UNA CURA DI CALCIO PER UNA SANITA' MALATAdi Danilo Stentella.  La vignetta di Roberto LanciaCentro studi politici e ammi...
29/01/2026

UNA CURA DI CALCIO PER UNA SANITA' MALATA
di Danilo Stentella. La vignetta di Roberto Lancia
Centro studi politici e amministrativi ‘Franco Maria Malfatti’

Non è più uno stadio che si costruisce in Italia, è un affare sistemico, e fin qui nulla di anomalo. Ma quando lo stadio viene accompagnato da una clinica privata, non si tratta di un bonus per la comunità, ma della punta visibile di un modello urbano che privatizza ciò che dovrebbe restare pubblico. Parliamo del progetto stadio-clinica che a Terni ha acceso un dibattito rovente.

L’iter non è solo amministrativo, è politico, economico, ideologico. Il Comune ha dato il via libera ad una convenzione di 44 anni con la società privata Stadium Spa per progettare, costruire e gestire sia lo stadio che la clinica. I numeri sono concreti, l’investimento complessivo dichiarato supera i 62 milioni di euro. Di questi, la clinica privata da sola vale più di 20 milioni solo per scatola edilizia, attrezzature mediche e ingegneria sanitaria. Secondo il piano, 80 posti letto della clinica dovrebbero essere convenzionati con il servizio sanitario pubblico, ma non esiste alcuna garanzia certa che ciò avverrà, e se quei posti letto non arrivassero il Comune dovrebbe rimborsare il costruttore fino a decine di milioni di euro: un rischio enorme scaricato sui cittadini.
La politica regionale dell’Umbria è spaccata. L’assemblea legislativa non è riuscita a raggiungere un’intesa, le mozioni si scontrano, il centrodestra si frattura, Fratelli d’Italia sostiene con forza il progetto («Terni merita un nuovo stadio e una clinica») invocando opere strategiche e integrazione pubblico-privato, il Movimento 5 Stelle denuncia una «speculazione edilizia e sanitaria» e un rischio finanziario che graverà sulla collettività se il convenzionamento non andrà come previsto. Il progetto è ufficialmente dichiarato ‘di pubblica utilità’ dal Comune di Terni, grazie alla cosiddetta ‘legge stadi’, ma il pubblico in questo modello sembra essere solo una copertura retorica. Le aree sono pubbliche ma in concessione per decenni e i servizi (sanità) diventano strumenti finanziari. Si promette progresso, si offre la città in cambio di rendite.
E mentre le amministrazioni celebrano la valorizzazione urbana, i cittadini potrebbero ritrovarsi con un servizio sanitario privatizzato, costi impliciti altissimi e un indebitamento che si concretizzerà sul lungo termine. In questo clima di incertezza la Regione Umbria ha presentato un ricorso innanzi al Tar dell’Umbria avverso una determinazione dirigenziale, la numero 2088 del 23 luglio 2025, che autorizzava la realizzazione del progetto, che vedrebbe tra gli interessati, seppure indirettamente, lo stesso sindaco del Comune di Terni, in quanto presidente della Ternana Women Spa, proprietaria del terreno sul quale dovrebbe sorgere la discussa clinica privata. L’udienza presso il tribunale amministrativo regionale è prevista per il 26 gennaio 2026, in quella sede saranno certamente chiarite eventuali fattispecie di vizio procedurale o sostanziale, anche se l’azione specifica del Tar si concentra sui profili di legalità dell’atto.
In sintesi, la fattispecie di possibile conflitto di interessi riguarda la coincidenza tra incarichi pubblici rivestiti da Stefano Bandecchi e i rapporti economici o societari con soggetti coinvolti nel progetto stadio-clinica, che potrebbe aver influenzato il processo decisionale dell’ente locale. Questo profilo, pur non essendo di per sé un elemento decisivo di diritto amministrativo, costituisce un elemento critico nel giudizio di legittimità davanti al Tar, specie se correlato alla correttezza procedurale e alla trasparenza dell’azione pubblica. Il giudizio del Tar Umbria a seguito dell’udienza del 26 gennaio si inserisce dunque in un quadro in cui il rispetto dei principi di imparzialità, trasparenza e corretto esercizio del potere amministrativo, assume valore centrale indipendentemente dall’accertamento di eventuali responsabilità personali. L’esito del contenzioso contribuirà a chiarire i limiti entro cui l’azione politico amministrativa locale può muoversi quando interessi pubblici e privati risultano strettamente interconnessi.

Il rischio sociale ed etico:
1 sanità diseguale: non è detto che tutti i pazienti potranno accedere ai posti letto accreditati. Se il convenzionamento salta la clinica resta privata;
2 privatizzazione dello spazio urbano: lo stadio e la clinica sono la punta di un iceberg, dietro ci sono parcheggi, aree commerciali e altri volumi edificabili che possono essere usati per interessi speculativi;
3 rischio per le casse pubbliche: la convenzione scarica sui cittadini il rischio imprenditoriale, in un’operazione in cui il ‘pubblico’ agisce più da garante che da padrone;
4 politiche inconcludenti: la politica locale e regionale non sembra in grado di trovare un punto di equilibrio reale, il dibattito si arena tra promesse e ricorsi, ma la partita si gioca su decenni.

Questa non è solo un’operazione sportiva o sanitaria, è una mossa ideologica, è la cifra di un neoliberismo urbano che trasforma i beni comuni, stadio, salute, spazi pubblici, in asset finanziari. È la città che diventa progetto per investitori, non più uno spazio da abitare pienamente da cittadini. Se permettiamo che progetti come quello di Terni si moltiplichino, il rischio è chiaro: una progressiva svendita del pubblico, una privatizzazione mascherata da modernizzazione e una città che non appartiene più alle persone ma al capitale. Non stiamo parlando solo di cemento e asfalto. Stiamo parlando di diritti, non è più questione di avere uno stadio nuovo, ma di scegliere se la città deve restare un bene collettivo. O lasciamo che il pubblico torni a decidere o continuiamo a consegnare pezzo dopo pezzo la nostra città a chi ha i soldi per comprarla.
La questione dell’utilizzo di risorse pubbliche per finanziare cliniche private convenzionate pone al centro un tema cruciale di equità, sostenibilità e priorità delle politiche sanitarie regionali. In Umbria, come in altre regioni italiane, il ricorso crescente alle strutture private convenzionate è diventato un elemento di discussione politica e tecnica, non solo tra gli addetti ai lavori ma anche tra cittadini e associazioni. Destinare ogni anno decine di milioni di euro (intorno ai 30 milioni) alla spesa per cliniche private convenzionate significa, di fatto, sottrarre risorse che, in un sistema sanitario perfettamente funzionante, potrebbero essere investite direttamente nel potenziamento dei servizi pubblici, negli ospedali, nei presidi territoriali e nella medicina di base.

Queste scelte finanziarie rischiano di aggravare il divario tra pubblico e privato, lasciando i cittadini con un’opzione di cura basata sulla convenienza del privato piuttosto che sul bisogno clinico oggettivo. Secondo diverse analisi e denunce (ad esempio della Fondazione Gimbe e di osservatori locali), in Umbria la quota di spesa pubblica destinata al privato convenzionato pesa significativamente e cresce in modo strutturale, contribuendo a uno spostamento dell’equilibrio tra pubblico e privato nella sanità regionale. Questo fenomeno può essere letto non semplicemente come un ampliamento di capacità, ma come una privatizzazione silenziosa della cura, in cui il pubblico sostiene finanziariamente prestazioni erogate da soggetti privati, anziché rafforzare i propri presidi e il personale.
Quando le risorse vengono conferite alle cliniche convenzionate, non è raro osservare che:
1 le liste d’attesa nella sanità pubblica si allungano, costringendo cittadini a rivolgersi al privato pur pagando con soldi pubblici;
2 le famiglie sopportano spese dirette maggiori, perché in molti casi il convenzionamento non basta a evitare costi aggiuntivi o limitazioni nell’accesso tempestivo alle prestazioni;
3 chi ha meno mezzi rischia di rinunciare alle cure o di essere relegato a percorsi più lunghi e complessi.
A livello nazionale l’Istat e altri istituti sottolineano come la spesa privata e la rinuncia alle cure siano fenomeni in crescita, con effetti più marcati nelle regioni dove l’efficienza del pubblico è sotto pressione. La decisione di finanziare pesantemente le strutture private convenzionate spesso avviene senza un’analisi chiara e trasparente dei fabbisogni reali della popolazione o senza una valutazione costi benefici pubblicata in modo comprensibile.
Il sistema sanitario regionale umbro registra un deficit strutturale significativo su cui gravano maggiori costi operativi degli ospedali e delle Usl rispetto alle risorse assegnate.

In questo contesto economico, destinare risorse fuori dal circuito diretto di potenziamento del sistema pubblico rischia di ritardare interventi fondamentali come l’assunzione di personale, l’adeguamento strutturale dei reparti e l’innovazione tecnologica. La critica fondamentale alla destinazione di decine di milioni di euro pubblici alle cliniche private convenzionate in Umbria non si limita ad un approccio ideologico, ma si fonda su considerazioni di equità, sostenibilità e responsabilità della spesa sanitaria. Quando le risorse vengono sottratte al fabbisogno della sanità pubblica, si alimenta un circolo virtuoso al contrario: meno investimenti pubblici equivale a più ricorso al privato convenzionato, processo che porta a maggiori costi complessivi e disuguaglianze nell’accesso alle cure.
Per assicurare un sistema sanitario che sia realmente universale, efficiente e capace di rispondere ai bisogni dei cittadini, è necessario ripensare queste scelte di policy, puntando a rafforzare la sanità pubblica come primo pilastro di tutela della salute. Infine, a proposito del moderno Minotauro metà stadio e metà clinica, mi preme riflettere sul suo creatore, una legge parlamentare che consente a chi ricostruisce uno stadio di realizzare anche una clinica privata. Un accostamento il cui fondamento logico resta poco chiaro. Viene spontaneo domandarsi se alla base vi siano pressioni di interessi organizzati o se si tratti dell’ennesima dimostrazione di una legislazione improvvisata.

COSA HA PROPOSTO LO STUDIO BININI PER COLLE OBITO.Gli edifici in bianco rappresentano la "soluzione" che lo studio Binin...
06/01/2026

COSA HA PROPOSTO LO STUDIO BININI PER COLLE OBITO.
Gli edifici in bianco rappresentano la "soluzione" che lo studio Binini ha presentato il 20 dicembre 2025 per Colle Obito. Nei fatti si tratta di una mega colata di cemento che va dall'ospedale attuale all'università radendo al suolo tutti i servizi che incontra (SIM Infanzia, Malattie Infettive, Anatomia Patologica, Nefrologia e Dialisi, SPDC). Il risultato netto sono due edifici di circa 100 mila mq l'uno sulla collinetta di Colle Obito. Questo "progetto" è compreso nel pacchetto degli oltre 30mila € di consulenza che l'Azienda Ospedaliera ha conferito alla Binini Partners per avere lumi su come risolvere la questione "Nuovo Ospedale" a Terni. Meditate.... Non c'è male come soluzione urbanistica che tiene conto della accessibilità al nuovo ospedale, soprattutto è molto interessante lo spazio previsto per i parcheggi..

Indirizzo

Piazza Solferino 11
Terni
05100

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