COBAS Scuola Umbria

COBAS Scuola Umbria Cobas Scuola Terni,
via Federico Cesi 15/A. tel. 328 6536553. Cobas Scuola Perugia,
via del lavoro

31/08/2026
31/08/2026

🔴𝐋'𝐔𝐌𝐁𝐑𝐈𝐀 𝐕𝐀 𝐀𝐋𝐋𝐀 𝐆𝐔𝐄𝐑𝐑𝐀🔴

L'economia di guerra è ormai entrata a tutti gli effetti nelle nostre vite: prezzi dei beni di prima necessità schizzati alle stelle, costo del carburante sempre più alto, crisi climatica acuita dalla guerra che imperversa, tutti fattori che stanno velocemente diventando la normalità.

Come Laboratorio Politico Osa Perugia-VDL ci siamo chiesti: 𝙞 𝙣𝙤𝙨𝙩𝙧𝙞 𝙩𝙚𝙧𝙧𝙞𝙩𝙤𝙧𝙞, 𝙡𝙖 𝙣𝙤𝙨𝙩𝙧𝙖 𝙧𝙚𝙜𝙞𝙤𝙣𝙚, 𝙝𝙖𝙣𝙣𝙤 𝙦𝙪𝙖𝙡𝙘𝙤𝙨𝙖 𝙖 𝙘𝙝𝙚 𝙛𝙖𝙧𝙚 𝙘𝙤𝙣 𝙩𝙪𝙩𝙩𝙤 𝙦𝙪𝙚𝙨𝙩𝙤?
𝗟𝗮 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗼𝘀𝘁𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗮𝗯𝗯𝗶𝗮𝗺𝗼 (𝗽𝘂𝗿𝘁𝗿𝗼𝗽𝗽𝗼) 𝘁𝗿𝗼𝘃𝗮𝘁𝗼 𝗲̀: 𝘀𝗶̀.

𝗟𝗮 𝗰𝗼𝗿𝘀𝗮 𝗮𝗹 𝗿𝗶𝗮𝗿𝗺𝗼 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲, 𝗱𝗶𝗳𝗮𝘁𝘁𝗶, 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗼 𝗱𝗮𝗶 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗲 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗿𝗲𝗮𝗹𝘁𝗮̀ 𝗽𝗿𝗼𝗱𝘂𝘁𝘁𝗶𝘃𝗲 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗽𝗿𝗼𝘀𝘀𝗶𝗺𝗲 𝗮 𝗻𝗼𝗶. Diverse industrie e consorzi umbri sono entrati nel business miliardario delle armi e della guerra, col favore di tutta la politica, nazionale e locale, asservita ai loro interessi.
𝗔𝗯𝗯𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗶𝗼̀ 𝘃𝗼𝗹𝘂𝘁𝗼 𝗺𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗻𝗲𝗿𝗼 𝘀𝘂 𝗯𝗶𝗮𝗻𝗰𝗼 𝗹'𝗮𝘀𝘀𝗲𝘁 - 𝗶𝗻𝗱𝘂𝘀𝘁𝗿𝗶𝗮𝗹𝗲, 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲, 𝗲𝗱𝘂𝗰𝗮𝘁𝗶𝘃𝗼 𝗲 𝗼𝗰𝗰𝘂𝗽𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 - 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗶 𝘀𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗶𝗻𝗲𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗻𝗲𝗹 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗼 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼 𝗶𝗻 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗱𝗼𝘀𝘀𝗶𝗲𝗿 "𝙇'𝙐𝙢𝙗𝙧𝙞𝙖 𝙫𝙖 𝙖𝙡𝙡𝙖 𝙜𝙪𝙚𝙧𝙧𝙖. 𝙄𝙡 𝙧𝙪𝙤𝙡𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙣𝙤𝙨𝙩𝙧𝙖 𝙍𝙚𝙜𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙣𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙘𝙤𝙧𝙨𝙖 𝙖𝙡 𝙧𝙞𝙖𝙧𝙢𝙤".

È evidente come le scelte politiche ed economiche a sostegno dell'economia di guerra vadano a contribuire all’impoverimento e al peggioramento delle condizioni di vita soprattutto degli strati popolari: sanità pubblica, politiche sociali, welfare ecc, 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝘀𝘂𝗯𝗼𝗿𝗱𝗶𝗻𝗮𝘁𝗼 𝗮𝗴𝗹𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶 𝗲𝗰𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝗰𝗶 𝗱𝗶 𝘂𝗻𝗮 𝗺𝗶𝗻𝗼𝗿𝗮𝗻𝘇𝗮.

➡️Vogliamo quindi presentare e diffondere in questo documento lo stato attuale della nostra regione, impoverita, come si vedrà, sotto tutti i punti di vista, etico, economico e politico: 𝗹𝗮 𝗥𝗲𝗴𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗣𝗮𝗰𝗲 𝘃𝗼𝘁𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗹 𝗿𝗶𝗮𝗿𝗺𝗼.
➡️Condividiamo questo testo per 𝗮𝗽𝗿𝗶𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝗱𝗶𝗯𝗮𝘁𝘁𝗶𝘁𝗼 𝗲 𝘂𝗻 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗿𝗼𝗻𝘁𝗼 𝘀𝗲𝗿𝗶𝗼 𝘀𝘂𝗶 𝘁𝗲𝗺𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗴𝘂𝗲𝗿𝗿𝗮, 𝗰𝗼𝗻 𝗹'𝗼𝗯𝗶𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗿𝘂𝗶𝗿𝗲 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗲 𝗰𝗿𝗶𝘁𝗶𝗰𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗮𝗹𝘁𝗲𝗿𝗻𝗮𝘁𝗶𝘃𝗲 𝗮 𝘂𝗻 𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗺𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗽𝗶𝘂̀ - 𝗴𝗶𝗮̀ 𝗱𝗮 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 - 𝘀𝗼𝘀𝘁𝗲𝗻𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲.

𝑳𝒂𝒃𝒐𝒓𝒂𝒕𝒐𝒓𝒊𝒐 𝑷𝒐𝒍𝒊𝒕𝒊𝒄𝒐 𝑶𝑺𝑨 - 𝑷𝒆𝒓𝒖𝒈𝒊𝒂 𝑽𝑫𝑳

LINK AL DOCUMENTO:
https://drive.google.com/file/d/1IgPzmTstCljgJPzVD5tdboQlgYswk6Y6/view?usp=sharing

COMUNICATO STAMPA COBAS SCUOLASOLIDARIETÀ E DIFESA DEL DIRITTO ALLA COMUNICAZIONE: CONTRO LA LISTA NERA DI TRUMP PER AUT...
31/08/2026

COMUNICATO STAMPA COBAS SCUOLA

SOLIDARIETÀ E DIFESA DEL DIRITTO ALLA COMUNICAZIONE: CONTRO LA LISTA NERA DI TRUMP PER AUTISTICI/INVENTATI

I COBAS Scuola, da sempre attivi per la difesa dei diritti di tutte e tutti i lavoratori, esprimono solidarietà al collettivo Autistici/Inventati per l’ingiustificabile e gravissimo atto di accusa subito dall’amministrazione Trump.

La decisione di inserire il collettivo italiano nella lista delle organizzazioni terroristiche è un atto di intollerabile repressione del dissenso e un pericoloso attacco alla libertà di espressione e ai diritti digitali. Accusare chi fornisce strumenti di comunicazione e autodifesa digitale – come email criptate e blog – di essere complice di terrorismo è un pretesto per mettere a tacere chi si oppone al capitale e alle politiche di guerra. È la stessa logica con cui si bollano come terroristi i movimenti antifascisti, i movimenti antisionisti e le proteste sociali, mentre si protegge l’estrema destra.

Autistici/Inventati è nato dall’incontro di collettivi dell’area antagonista e anticapitalista, con l’obiettivo di offrire a gruppi e attivisti piattaforme per una comunicazione libera dai colossi del web, dal capitalismo della sorveglianza e dall'estrattivismo digitale. Per questo, respingiamo al mittente le infamanti accuse mosse da Washington.
Come il collettivo ha dichiarato: "l’antifascismo e l’anticapitalismo non sono terrorismo. Protestare non è terrorismo. E tutti hanno il diritto di prendere parola e di lottare per tutta l’umanità”.

I COBAS SCUOLA:
-sostengono il collettivo Autistici/Inventati e le realtà colpite da questa deriva repressiva e autoritaria.
-Invitano il governo italiano e le istituzioni europee a prendere una chiara posizione contro queste misure unilaterali e a difendere il principio di neutralità della rete e i diritti civili fondamentali .
-Ribadiscono che la scuola e il mondo dell'istruzione sono luoghi di formazione al pensiero critico e non possono restare in silenzio davanti a questi attacchi alla democrazia e alla libertà di pensiero e di espressione.

SOLIDARIETÀ contro la repressione del dissenso e la criminalizzazione delle lotte sociali

COBAS SCUOLA

🔴Venerdì 28 agosto 2026 – ore 16.30/19.00🟢ASSEMBLEA SINDACALE onlinePER L’INIZIO DELL’A.S. 2026/2027Nei primi giorni di ...
23/08/2026

🔴Venerdì 28 agosto 2026 – ore 16.30/19.00

🟢ASSEMBLEA SINDACALE online
PER L’INIZIO DELL’A.S. 2026/2027

Nei primi giorni di settembre saranno convocati gli Organi collegiali per deliberare su questioni cruciali per il nostro lavoro di docenti e ATA ed entro il 15 del mese sarà avviata la contrattazione d’istituto. Per confrontarci sui temi più urgenti abbiamo convocato un’ASSEMBLEA SINDACALE online per discutere il seguente odg:

🟦 Compiti e prerogative del Collegio Docenti
– Piano annuale delle attività.
– Assegnazione ai plessi e alle classi.
– Potenziamento.
– Piano di formazione.

🟥 Organi collegiali online e democrazia

🟩Regolamenti sulla cosiddetta “Intelligenza Artificiale”

Introduce Andrea De Giorgi (docente, COBAS Scuola Cagliari)

COBAS SCUOLA
PER PARTECIPARE COMPILARE IL FORM QUI

👉 https://cobasscuolapalermo.com/assemblea-cobas-online-2/

I/LE PARTECIPANTI RICEVERANNO IL LINK PER COLLEGARSI ALL’ASSEMBLEA
giovedì 27 agosto

https://www.facebook.com/share/1LnzJz8zU1/?mibextid=wwXIfr

08/08/2026

COMUNICATO STAMPACOBAS SCUOLA – Solidarietà a Spin Time: nessun uso strumentale dell'incendio per colpire un'esperienza ...
01/08/2026

COMUNICATO STAMPA
COBAS SCUOLA – Solidarietà a Spin Time: nessun uso strumentale dell'incendio per colpire un'esperienza sociale e abitativa

I COBAS Scuola esprimono la propria piena solidarietà agli abitanti di Spin Time e a tutte le realtà sociali e culturali che animano quotidianamente questo importante spazio di mutualismo, accoglienza e partecipazione.

Dalle informazioni finora disponibili emerge che il principio d'incendio sviluppatosi nella serata di ieri sarebbe stato rapidamente circoscritto e spento grazie al tempestivo intervento della comunità residente, senza danni alle persone né all'edificio. Ciononostante, centinaia di persone sono rimaste fuori dalle proprie abitazioni, con ingressi limitati, porte forzate e una situazione di grande incertezza sulle reali condizioni dello stabile.

Riteniamo grave che un episodio di questo tipo possa trasformarsi nell'occasione per mettere in discussione il diritto all'abitare e l'esistenza di una delle più importanti esperienze di solidarietà sociale del nostro Paese.

Chiediamo che venga fatta piena chiarezza sulle decisioni assunte dalle autorità competenti e che ogni valutazione tecnica sia resa pubblica e trasparente. Allo stesso tempo denunciamo il rischio che esigenze di ordine pubblico prevalgano su criteri oggettivi di sicurezza, utilizzando l'incendio come pretesto per procedere allo sgombero di un'occupazione abitativa e di un centro culturale che da anni rappresentano un punto di riferimento per centinaia di persone.

Le istituzioni hanno il dovere di garantire la sicurezza degli abitanti, non di trasformare un'emergenza in un'operazione repressiva. Le persone coinvolte devono poter rientrare nelle proprie case non appena le verifiche tecniche lo consentano, nel pieno rispetto dei loro diritti e della loro dignità.

I COBAS Scuola invitano tutte e tutti a partecipare alle iniziative di solidarietà promosse da Spin Time e a vigilare affinché nessuna operazione di sgombero venga giustificata o accelerata sfruttando un episodio che deve essere affrontato esclusivamente sul piano della tutela delle persone e della sicurezza.

La solidarietà non si sgombera. Difendere Spin Time significa difendere il diritto all'abitare, la cultura, il mutualismo e gli spazi sociali al servizio della collettività.

31/07/2026

Due parole su Ceuta e un nonsenso geografico e legale

1. L’Italia non condivide alcun confine terrestre con la Spagna. Già solo ipotizzare di "sospendere lo spazio Schengen" con Madrid per impedire alle persone che arrivano a Ceuta di giungere nel nostro Paese significa ignorare completamente la realtà dei fatti: via terra non esiste alcuna continuità geografica tra Italia e Spagna, e i flussi migratori da quelle zone non avvengono certo su voli di linea con il biglietto in mano.

Ma c'è un dettaglio fondamentale che rende questa sparata politica ancora più surreale: Ceuta e Melilla si trovano in territorio africano e sono del tutto escluse dal regime ordinario dello Spazio Schengen. Parliamo di due enclave, cioè di territori che sono l'eredità diretta del colonialismo europeo rimasta incastonata nel continente africano. Se proprio si vuole parlare di "invasione", bisognerebbe ricordarsi della storia e di chi ha occupato la terra di chi per secoli.

Proprio a causa di questo passato coloniale, quando la Spagna è entrata nell'accordo di Schengen nel 1991 è stata firmata una deroga specifica per le due città. Il confine tra Marocco e Ceuta è già da decenni un confine speciale, iper-militarizzato e sottoposto a controlli rigorosi.

Soprattutto, chi attraversa quella recinzione non sta affatto mettendo piede nell'area di libera circolazione europea: non c'è alcun automatismo che permetta a un migrante arrivato a Ceuta di muoversi verso Madrid o verso l'Italia. Per potersi imbarcare su un traghetto o su un aereo diretto verso la pen*sola iberica o l'UE, bisogna superare un secondo, rigidissimo controllo di identità e di visti.

Parlare di "chiudere Schengen" come risposta a quanto accade a Ceuta non è una proposta politica: è un'operazione di pura propaganda, costruita scommettendo sul fatto che l'opinione pubblica non conosca né la storia, né la geografia, né i trattati europei.

2. I fatti di questi giorni non dipendono da improvvisi "effetti attrattivi" delle norme spagnole. Il Marocco ha dimostrato più volte di saper usare la pressione migratoria come una precisa leva di ricatto politico. Apre e chiude i rubinetti del confine a seconda degli equilibri geopolitici con Madrid. È successo nel 2021, quando la Spagna accolse per cure il leader del Fronte Polisario e il Marocco allentò i controlli facendo passare 8.000 persone in poche ore; è successo anche nel 2014 con un governo di centrodestra a Madrid. Succede ogni volta che Rabat vuole lanciare un segnale sulla questione del Sahara Occidentale o reagire alle mosse diplomatiche della Spagna nell'area (come le tensioni o gli accordi recenti con l'Algeria).

È una strategia cinica di pressione geopolitica, identica a quella usata da anni dalla Turchia.

3. Mi è stato scritto: “Ma perché vediamo quasi solo maschi giovani?" Pensavo che questo argomento fosse ormai stato superato e sviscerato anni fa, invece spunta fuori puntuale ogni volta che si parla di confini. La risposta non ha nulla di misterioso né di sinistro: è pura e cruda pragmatica socio-economica.
Per una famiglia che vive in condizioni estreme, tentare la via della migrazione irregolare richiede un investimento economico enorme (spesso i risparmi di una vita intera o debiti presi con l'intera comunità) a fronte di un rischio di morte elevatissimo. In questo contesto si applica una strategia familiare di gestione del rischio: si manda avanti l'individuo che ha maggiori probabilità fisiche di sopravvivere ai maltrattamenti, alle traversate e alle violenze dei trafficanti, ed è la persona che ha più chance di trovare subito un lavoro per inviare le rimesse a casa.

L'idea che la presenza prevalente di uomini ai confini sia la prova di un'invasione" o che le donne e i bambini non esistano è una distorsione della realtà. Donne e bambini semplicemente non affrontano il viaggio irregolare allo stesso modo: in questi casi arrivano in un secondo momento in modo più sicuro, attraverso i canali di ricongiungimento familiare, oppure restano nei Paesi d'origine con il sostegno economico di chi è partito. Non è la fotografia di chi migrerà definitivamente, né tantomeno un piano orchestrato: è un disperato meccanismo di protezione e sopravvivenza del nucleo familiare.

“Ma allora perché sui barconi nel Mediterraneo si vedono anche donne e bambini?" Questa è la contro-obiezione classica, ed è fondamentale fare una distinzione tra tipi di rotte e dinamiche migratorie. Sui barconi che attraversano il Mediterraneo centrale verso l'Italia ci sono moltissime donne e bambini per due motivi principali:

- Chi scappa da guerre e persecuzioni dirette (come siriani, eritrei, sudanesi) spesso parte con l'intero nucleo familiare perché non c'è una casa in cui poter lasciare al sicuro donne e figli.

- In Paesi come la Libia, le donne sole o senza protezione maschile sono esposte a torture inenarrabili nei centri di detenzione. Per molte famiglie, portare donne e bambini sulla barca - per quanto rischioso - è comunque meno pericoloso che lasciarli indietro nel caos, tra le violenze o nei campi di transito.

4. Nelle ultime ore è stato scritto testualmente da esponenti del nostro governo che la Spagna starebbe concedendo "la cittadinanza europea a 500mila irregolari". Questo è un falso tecnico imbarazzante.

La Spagna non sta regalando la cittadinanza a nessuno. Ha approvato un decreto per la regolarizzazione (un semplice permesso di soggiorno e di lavoro provvisorio) destinato a persone che:

- Risiedono e lavorano già nel Paese da tempo.
- Erano già presenti sul territorio.
- Non hanno precedenti penali.

La stragrande maggioranza dei beneficiari di questa norma è rappresentata da cittadini latinoamericani entrati regolarmente con un visto turistico e rimasti a lavorare. Chi sta attraversando la recinzione di Ceuta in queste ore non ha alcun requisito per accedere a questa regolarizzazione.

5. Arriviamo al giochino dell'allarmismo.
Associare la migrazione all'insicurezza e alla criminalità è la classica ricetta politica per raccogliere consensi facili. La ricerca socio-economica ci dice da anni che la criminalità è legata a fattori di marginalità, povertà ed esclusione sociale, non all'origine nazionale o allo status migratorio.

Ma l'allarme sicurezza funziona benissimo perché la paura è un’emozione immediata e viscerale. Una spiegazione complessa basata sui dati demografici o sul fabbisogno di forza lavoro richiede attenzione; urlare all'invasione richiede zero sforzo. Produrre panico rende molto di più che spiegare la realtà.

6. Cosa c’entra Israele?
Alt: sto per dire che la crisi di Ceuta è "tutta colpa di Israele"? Ovviamente no. Sto per dire che ridurre quello che succede ai confini a un semplice fatto di cronaca o a "leggi troppo permissive" significa ignorare i grandi equilibri internazionali:

- Negli ultimi anni, con gli Accordi di Abramo, il Marocco ha stretto una solida alleanza strategica con Israele e gli USA, ottenendo in cambio il riconoscimento della propria sovranità sul Sahara Occidentale.

- La Spagna di Sánchez ha scelto una linea di politica estera molto indipendente. Da un lato ha criticato duramente il genocidio a Gaza e riconosciuto ufficialmente lo Stato di Palestina (irrigidendo i rapporti con Tel Aviv); dall'altro cerca di bilanciare le relazioni con l'Algeria per le forniture di gas.

Quando la Spagna prende posizioni sgradite nell'area, il Marocco usa l'unica vera leva di pressione immediata che possiede verso l'Europa: i controlli di frontiera a Ceuta e Melilla. I migranti diventano così lo strumento di un braccio di ferro diplomatico.

In conclusione: quando guardiamo alle immagini di Ceuta, non stiamo assistendo a un'"invasione" causata da leggi permissive o da fantomatici "effetti attrattivi". Stiamo guardando le conseguenze visibili di una complessa partita geopolitica che coinvolge Madrid, Rabat, Tel Aviv, Algeri e Washington.

Chi riduce una dinamica internazionale così complessa a uno slogan elettorale per chiedere di "sospendere Schengen" in Italia non sta proponendo soluzioni: sta semplicemente facendo propaganda, scommettendo sulla pigrizia di chi legge. *FrancescaMoriero

Indirizzo

Via Federico Cesi 15a
Terni
05100

Orario di apertura

Lunedì 17:00 - 20:00
Giovedì 17:00 - 20:00
Venerdì 16:00 - 19:00

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