31/07/2026
Due parole su Ceuta e un nonsenso geografico e legale
1. L’Italia non condivide alcun confine terrestre con la Spagna. Già solo ipotizzare di "sospendere lo spazio Schengen" con Madrid per impedire alle persone che arrivano a Ceuta di giungere nel nostro Paese significa ignorare completamente la realtà dei fatti: via terra non esiste alcuna continuità geografica tra Italia e Spagna, e i flussi migratori da quelle zone non avvengono certo su voli di linea con il biglietto in mano.
Ma c'è un dettaglio fondamentale che rende questa sparata politica ancora più surreale: Ceuta e Melilla si trovano in territorio africano e sono del tutto escluse dal regime ordinario dello Spazio Schengen. Parliamo di due enclave, cioè di territori che sono l'eredità diretta del colonialismo europeo rimasta incastonata nel continente africano. Se proprio si vuole parlare di "invasione", bisognerebbe ricordarsi della storia e di chi ha occupato la terra di chi per secoli.
Proprio a causa di questo passato coloniale, quando la Spagna è entrata nell'accordo di Schengen nel 1991 è stata firmata una deroga specifica per le due città. Il confine tra Marocco e Ceuta è già da decenni un confine speciale, iper-militarizzato e sottoposto a controlli rigorosi.
Soprattutto, chi attraversa quella recinzione non sta affatto mettendo piede nell'area di libera circolazione europea: non c'è alcun automatismo che permetta a un migrante arrivato a Ceuta di muoversi verso Madrid o verso l'Italia. Per potersi imbarcare su un traghetto o su un aereo diretto verso la pen*sola iberica o l'UE, bisogna superare un secondo, rigidissimo controllo di identità e di visti.
Parlare di "chiudere Schengen" come risposta a quanto accade a Ceuta non è una proposta politica: è un'operazione di pura propaganda, costruita scommettendo sul fatto che l'opinione pubblica non conosca né la storia, né la geografia, né i trattati europei.
2. I fatti di questi giorni non dipendono da improvvisi "effetti attrattivi" delle norme spagnole. Il Marocco ha dimostrato più volte di saper usare la pressione migratoria come una precisa leva di ricatto politico. Apre e chiude i rubinetti del confine a seconda degli equilibri geopolitici con Madrid. È successo nel 2021, quando la Spagna accolse per cure il leader del Fronte Polisario e il Marocco allentò i controlli facendo passare 8.000 persone in poche ore; è successo anche nel 2014 con un governo di centrodestra a Madrid. Succede ogni volta che Rabat vuole lanciare un segnale sulla questione del Sahara Occidentale o reagire alle mosse diplomatiche della Spagna nell'area (come le tensioni o gli accordi recenti con l'Algeria).
È una strategia cinica di pressione geopolitica, identica a quella usata da anni dalla Turchia.
3. Mi è stato scritto: “Ma perché vediamo quasi solo maschi giovani?" Pensavo che questo argomento fosse ormai stato superato e sviscerato anni fa, invece spunta fuori puntuale ogni volta che si parla di confini. La risposta non ha nulla di misterioso né di sinistro: è pura e cruda pragmatica socio-economica.
Per una famiglia che vive in condizioni estreme, tentare la via della migrazione irregolare richiede un investimento economico enorme (spesso i risparmi di una vita intera o debiti presi con l'intera comunità) a fronte di un rischio di morte elevatissimo. In questo contesto si applica una strategia familiare di gestione del rischio: si manda avanti l'individuo che ha maggiori probabilità fisiche di sopravvivere ai maltrattamenti, alle traversate e alle violenze dei trafficanti, ed è la persona che ha più chance di trovare subito un lavoro per inviare le rimesse a casa.
L'idea che la presenza prevalente di uomini ai confini sia la prova di un'invasione" o che le donne e i bambini non esistano è una distorsione della realtà. Donne e bambini semplicemente non affrontano il viaggio irregolare allo stesso modo: in questi casi arrivano in un secondo momento in modo più sicuro, attraverso i canali di ricongiungimento familiare, oppure restano nei Paesi d'origine con il sostegno economico di chi è partito. Non è la fotografia di chi migrerà definitivamente, né tantomeno un piano orchestrato: è un disperato meccanismo di protezione e sopravvivenza del nucleo familiare.
“Ma allora perché sui barconi nel Mediterraneo si vedono anche donne e bambini?" Questa è la contro-obiezione classica, ed è fondamentale fare una distinzione tra tipi di rotte e dinamiche migratorie. Sui barconi che attraversano il Mediterraneo centrale verso l'Italia ci sono moltissime donne e bambini per due motivi principali:
- Chi scappa da guerre e persecuzioni dirette (come siriani, eritrei, sudanesi) spesso parte con l'intero nucleo familiare perché non c'è una casa in cui poter lasciare al sicuro donne e figli.
- In Paesi come la Libia, le donne sole o senza protezione maschile sono esposte a torture inenarrabili nei centri di detenzione. Per molte famiglie, portare donne e bambini sulla barca - per quanto rischioso - è comunque meno pericoloso che lasciarli indietro nel caos, tra le violenze o nei campi di transito.
4. Nelle ultime ore è stato scritto testualmente da esponenti del nostro governo che la Spagna starebbe concedendo "la cittadinanza europea a 500mila irregolari". Questo è un falso tecnico imbarazzante.
La Spagna non sta regalando la cittadinanza a nessuno. Ha approvato un decreto per la regolarizzazione (un semplice permesso di soggiorno e di lavoro provvisorio) destinato a persone che:
- Risiedono e lavorano già nel Paese da tempo.
- Erano già presenti sul territorio.
- Non hanno precedenti penali.
La stragrande maggioranza dei beneficiari di questa norma è rappresentata da cittadini latinoamericani entrati regolarmente con un visto turistico e rimasti a lavorare. Chi sta attraversando la recinzione di Ceuta in queste ore non ha alcun requisito per accedere a questa regolarizzazione.
5. Arriviamo al giochino dell'allarmismo.
Associare la migrazione all'insicurezza e alla criminalità è la classica ricetta politica per raccogliere consensi facili. La ricerca socio-economica ci dice da anni che la criminalità è legata a fattori di marginalità, povertà ed esclusione sociale, non all'origine nazionale o allo status migratorio.
Ma l'allarme sicurezza funziona benissimo perché la paura è un’emozione immediata e viscerale. Una spiegazione complessa basata sui dati demografici o sul fabbisogno di forza lavoro richiede attenzione; urlare all'invasione richiede zero sforzo. Produrre panico rende molto di più che spiegare la realtà.
6. Cosa c’entra Israele?
Alt: sto per dire che la crisi di Ceuta è "tutta colpa di Israele"? Ovviamente no. Sto per dire che ridurre quello che succede ai confini a un semplice fatto di cronaca o a "leggi troppo permissive" significa ignorare i grandi equilibri internazionali:
- Negli ultimi anni, con gli Accordi di Abramo, il Marocco ha stretto una solida alleanza strategica con Israele e gli USA, ottenendo in cambio il riconoscimento della propria sovranità sul Sahara Occidentale.
- La Spagna di Sánchez ha scelto una linea di politica estera molto indipendente. Da un lato ha criticato duramente il genocidio a Gaza e riconosciuto ufficialmente lo Stato di Palestina (irrigidendo i rapporti con Tel Aviv); dall'altro cerca di bilanciare le relazioni con l'Algeria per le forniture di gas.
Quando la Spagna prende posizioni sgradite nell'area, il Marocco usa l'unica vera leva di pressione immediata che possiede verso l'Europa: i controlli di frontiera a Ceuta e Melilla. I migranti diventano così lo strumento di un braccio di ferro diplomatico.
In conclusione: quando guardiamo alle immagini di Ceuta, non stiamo assistendo a un'"invasione" causata da leggi permissive o da fantomatici "effetti attrattivi". Stiamo guardando le conseguenze visibili di una complessa partita geopolitica che coinvolge Madrid, Rabat, Tel Aviv, Algeri e Washington.
Chi riduce una dinamica internazionale così complessa a uno slogan elettorale per chiedere di "sospendere Schengen" in Italia non sta proponendo soluzioni: sta semplicemente facendo propaganda, scommettendo sulla pigrizia di chi legge. *FrancescaMoriero