Appia Antica a Villa Salvini

Appia Antica a Villa Salvini Un tratto originale, perfettamente conservato, di Appia antica (variante Traianea) presso Villa Salvini, già Villa Montani a Terracina.

"FLECTERE IAM CUPIDUM GRESSUS, QUA LIMITE NOTO
APPIA LONGARUM TERITUR REGINA VIARUM"
(Stazio, Silvae, Lib.II)

10/11/2025
10/11/2025
10/11/2025
08/11/2025

I QUATTRO “EPITAFFI” SITUATI LUNGO L’APPIA
(NEL TRATTO TERRACINA – MONTE S. BIAGIO – FONDI – ITRI – FORMIA)

Un tratto di Appia davvero particolare – e ricco di emergenze archeologiche e monumentali di grande rilievo – quello che da Terracina, passando per Monte S. Biagio, Fondi e Itri arriva fino a Formia. Lo attestano anche i resoconti di viaggio dei numerosi viaggiatori che tra la fine del XVII e la metà del XIX secolo intrapresero il Grand Tour. Di alcuni di questi monumenti abbiamo già parlato, mentre di altri parleremo in futuro. Oggi affronteremo il tema degli “epitaffi”, sul quale è utile soffermarsi per diverse ragioni, una delle quali è la “rivalutazione” di alcuni siti dopo il riconoscimento della Via Appia come “Patrimonio dell’umanità” UNESCO.
1 - Il monumento situato al km 109, 400 dell’Appia nei pressi di quello chè è stato per secoli il confine dello Stato della Chiesa con il Regno di napoli lo conosciamo tutti; non è solo il più monumentale dei quattro epitaffi di cui vi parlo, ma anche il più rappresentato nelle stampe e nei disegni di coloro che nel corso dei secoli percorsero l’Appia. Il monumento è alto circa 6 m, largo circa 7 m e profondo quasi 4 m, ed è d’ipirazione classicheggiante; si presenta a quinta parallelepipeda rivestita di blocchi calcarei rettangolari. Il quadro superiore si presenta tripartito in altezza e larghezza: in altezza presenta base, campo e cornice di coronamento; in larghezza è diviso da alte lesene che occupano anche le estremità del monumento, lisce, rilevate da plinti sulla base e coronate da busti come erme. Nel campo centrale presenta l’iscrizione in latino posta nel 1568 dal viceré di Napoli don Pedro Afán de Ribera:
PHIL. II. CATH. / REGNANTE / PERAF. ALCALAE DVX / PRO REGE / HOSPES HIC SUNT FINES REGNI NEAP. / SI AMICVS ADVENIS / PACATA OMNIA INVENIES / ET MALIS MORIBUS PVLSIS BONAS LEGES / M. D. XVII, con la quale, in sostanza, si dava il benvenuto agli ospiti e li si avvisava che chiunque fosse entrato in pace avrebbe trovato un luogo tranquillo in cui i cattivi comportamenti sarebbero stati contrastati da buone leggi. È proprio per la presenza di questa iscrizione (ephitáphion in greco vuol dire appunto “ciò che sta sopra al sepolcro”) che il complesso doganale e la torre rinascimentale hanno assunto col tempo il nome “Epitaffio” (foto nei commenti).
2 - un secondo epitaffio si trova davanti alla stazione ferroviaria di Monte S. Biagio, sul lato sinistro della strada. Il monumento, assai rovinato e di piccole dimensioni, si trova infossato come in un tombino cementizio, essendo stata la pavimentazione del marciapiede sul quale si trovava rialzata in margine a un grande parcheggio per auto costruito tra il 2000 e il 2002 (foto nei commenti). La struttura è in opera quadrata di calcare di forma parallelepipeda di circa 165 cm di altezza, 220 cm di larghezza sulla fronte, e 110 di profondità. Esternamente si presenta diroccato e frantumato in blocchi dalle pale meccaniche operanti durante i lavori per la realizzazione del parcheggio (chest'è!). La lastra recante l’iscrizione che lo caratterizzava giace per terra non distante dai resti descritti; il testo superstite, purtroppo, è anche mutilo in quanto il blocco si presenta sbrecciato all’estremità; in quello che ne rimane si legge:
VIAM LUTO ET STAGNANTE AQUA […] / ET OB ID A VIATORIBUS DESERTAM […] / ET IN AMPLIOREM FORMAM RESTAURAVIT / M D LXVIII.
3 - Il terzo epitaffio visibile lungo i margini della via Appia è quello situato davanti al ponte sul fosso di Sant’Andrea. Il monumento, anch’esso classicheggiante, recava un’iscrizione che ricordava i restauri portati alla strada (l’Appia) dal viceré di Napoli Peràfan de Ribera, per conto del sovrano Filippo II. Era originariamente costituito da una quinta parallelepipeda e aveva un nucleo in calcestruzzo di grosso pietrame; ed era rivestito su tre lati da lastre quadrangolari in pietra di calcare. La struttura aveva una facciata di circa 5, 30 di larghezza, per 1,5 m di lato, per 4,5 m di altezza, scandita a quattro livelli con cornici. L’epitaffio riportava l’iscrizione in latino:
PHIL. II CATHOL. REGNANTE / PERAFAN ALCALAE DVCE PRO REGE / PONTEM VETVSTATE TEMPORIS SENESCENTEM RESTAVRAVIT / VNDE NOMEN TANTUM SUPERAT LOCUM QUANTUM REM / MARMOREI LAPIDIS OPERE MAGNIFICO ET PRAECLARO EXTRVXIT /ALCALAE NOMEN PER SAECVLA VENTVRA PROPAGAVIT / M D LXVIII. Il restauro effettuato durante i lavori che interessarono il sito tra il 2000 e il 2007 ha riportato il monumento, che si presentava allo stato di rudere, al suo antico splendore (foto nei commenti).
4 - Il quarto epitaffio, monumentale quanto quello di Monte S. Biagio, si poneva a lato della via Appia nel superamento del cosiddetto “Ponte del Rialto”, che scavalcava una difficile forra oltre la quale si entrava a Formia. Il monumento e il ponte sono andati quasi completamente distrutti ad opera dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. L’iscrizione che campeggiava sulla sua facciata è andata perduta, ma fortunatamente il testo in latino fu copiato da A. di Biasio e presentato in alcuni suoi recenti studi su Formia (A. di Biasio 1993, p. 53):
PHILIPPE II CATH. REGNANTE / PERAFAN ALCALAE DUCE PRO REGE / SI QUIS ACQUAMET PONTES CONTEMPLETUR / NATURAM ET ARTEM PULCHRITUDINE CERTANTES / ITA DIJUDIGET UT NEUTRI QUOD SUUM EST DEFICIAT / M D LXVIII. Di quest’ultimo epitaffio esistono un paio di foto dei primi decenni del Novecento, una delle quali compare nel post di oggi.

Indirizzo

Appia Antica A Villa Salvini
Terracina
04019

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