Movimento Forza e Coraggio Giovani

Movimento Forza e Coraggio Giovani Il leader del Movimento è Andrea Bennato, Consigliere comunale di Terracina, Segretario Nazionale Esaarco, Presidente CONAOL Professioni olistiche

17/08/2024

Parigi 2024, decadenza macroniana di un paese senza etica
Ideologia woke ed ecologista, impianti inadatti, atleti in fuga dal villaggio olimpico, la Senna inquinata e persino giornalisti arrestati. Macron ha voluto una Parigi 2024 a sua immagine e somiglianza che delinea il tratto di un paese decadente.
di Lorenza Formicola
clip_image004[2].jpgLa Francia ha aspettato cento anni per vedere di nuovo i Giochi in casa, e se non fosse stato per il passo indietro di Roma, probabilmente ne sarebbero passati altri cento. Adesso che però il sipario è calato su Parigi 2024, si può affermare con certezza che Macron ha fallito. Smanioso di impartire lezioni di grande strategia e geopolitica al mondo, non sperava, semplicemente, nella “tregua olimpica”, ma nella capacità di rendere i Giochi una personale riconquista.
Olimpiadi che sono da sempre l’occasione che un Paese ha per lanciare nel mondo la sua immagine migliore e Macron vi ha investito tutto. Lo sport, si sa, ha una rilevanza geopolitica, oltre ad essere un fenomenale strumento di comprensione dei popoli. In politica estera, squadre, campioni e tornei sportivi permettono di incrementare soft power e visibilità. Macron ha voluto una Parigi 2024 a sua immagine e somiglianza, in una natura interamente woke, che è emersa in tutta la manifestazione, per mostrare al mondo la geopolitica dello sport capace di strizzare l’occhio al sentimento nazionale che il nuovo monarca francese sta forgiando depotenziando l’originaria connotazione del Paese.
Ma se immagine e consolidamento del potere erano tra i suoi obiettivi, ha finito per consegnare al mondo solo il profilo di un Paese frammentato, senza governo, senza identità, in balia di fratture sociali e culturali insondabili. Lontano dalla grandiosità promessa.
La cerimonia di apertura, studiata per quattro anni, doveva essere qualcosa d’innovativo, mai visto prima. Macron vi ha imposto fantasie e capricci personali per uno spettacolo scadente, ma costato miliardi a spese dei contribuenti di un Paese in fallimento, in sprezzo del popolo che lo ha bocciato tre volte, fragorosamente, nelle ultime tornate elettorali.
Ha inseguito una falsa percezione della realtà per fallire il tentativo dell’originalità: l’ultima cena q***r oltre che blasfema, è una cosa già vista e rivista. Come se non bastasse, ha messo in scena la sanguinosa esecuzione della regina Maria Antonietta ricordando come la rivoluzione francese ha decapitato la famiglia reale cattolica. Provocazione o apologia dell’odio?
Certo è, che in un Paese, negli ultimi dieci anni, vittima privilegiata del terrorismo islamico, con marciapiedi, teatri, redazioni e chiese ancora grondanti sangue, è risultato qualcosa di tremendamente di cattivo gusto. Ecco che nella geopolitica di Macron, le Olimpiadi sono parse decisamente come il pretesto per mostrare altro che non lo sport.
Gli atleti non sono mai stati i protagonisti. Li abbiamo visti, già durante la cerimonia di apertura, abbandonati sui vaporetti come turisti sotto la pioggia. La delegazione di rifugiati su un barcone. E i riflettori tutti per nani, ballerine e mondo q***r. Nessuno ha compreso il nesso con lo sport. Sembrava l’Eurovision, ma erano i Giochi di Parigi 2024. Difficile fare qualcosa di più brutto. Un’ipertrofia che ha visto inanellare un fallimento dietro l’altro.
Il più grande dispiegamento di forze dell’ordine non è stato capace di fermare il boicottaggio all’alta velocità francese che ha paralizzato Parigi per quattro giorni, e neanche quello dei cavi in fibra ottica tagliati per far saltare tutto. Sessantotto gli attacchi informatici che l’organizzazione dei Giochi ha subito nei quindici giorni di competizioni.
Gli immigrati irregolari che le autorità hanno provato a nascondere, come cumuli di spazzatura, per non disturbare le foto da copertina, e spediti lontano dalla Capitale, sono ritornati presto riallestendo una tendopoli enorme in Place de la Bastille. Un’autogestione anarchica surreale.
Nel frattempo, nei giorni scorsi un procuratore, su ordine di Macron, ha arrestato sei giornalisti spagnoli di CitizenGo. Tenuti in carcere per una notte, spogliati, anche le donne, perquisiti, privati di cibo e acqua e della possibilità di contattare avvocati e familiari, solo perché erano a Parigi a bordo di un autobus con su scritto, “basta attacchi contro i cristiani”. Sono stati scortati per abbandonare la città insieme al loro slogan.
Parigi ha fallito pure la prova della Senna. Ha abolito le navette che vengono predisposte in tutte le Olimpiadi per gli spostamenti da un’arena all’altra. Inquinano, la motivazione ufficiale. A pagarne le spese gli atleti. Il metrò per ragioni di sicurezza ha chiuso sempre prima e prendere un taxi significava fare uno slalom costoso tra transenne, blocchi e controlli ad ogni angolo per proteggersi dalle minacce di attentati che non sono mancate.
Gli impianti sportivi scadenti, mai un secondo di silenzio che nello sport è prezioso e meraviglioso - c’era sempre un dj pronto con musichette varie -, e poi la Marsigliese infilata in ogni pausa tra una valutazione e l’altra dei giudici. Così neanche Pechino aveva fatto.
Dopo i cento anni di attesa per riavere i Giochi, Parigi s’era detta pronta a lasciare un’impronta indelebile. Con tanto di direttore per sostenibilità ambientale avrebbe dovuto fare scuola. Così è stato, ma per quello che è a tutti gli effetti il più grande boomerang che l’ecologismo potesse mai concepire. La sostenibilità non è sostenibile, è un’utopia falsa, malata e finanche pericolosa. È questo che racconta Parigi 2024 tra infezioni, malesseri vari e fughe. Mai s’è parlato così tanto, e così male, del villaggio olimpico in tutta la storia dei Giochi.
Concepito come il prototipo di città sostenibile del futuro, ha evidenziato tutti gli effetti collaterali dell’ideologia che a tanti, di ritorno a casa, è diventata più antipatica che mai. Letti di cartone, ma 300mila preservativi - di plastica - donati agli atleti. Tutto sporco, dozzinale, insopportabilmente caldo. Non si contano i condizionatori portatili che le varie squadre hanno voluto comprare per sopravvivere alle notti prima delle gare. La mensa, a basse emissioni e vegana, ha offerto cibo scadente, insufficiente, avariato. Persino manchevole di tutte le proteine, grassi e vitamine di cui un atleta ha bisogno. S’è sopperito con le consegne a domicilio dei ristoranti di zona. Ecologia, tagli e sacrifici per tutti.
Eppure non è così che Macron s’intrattiene con i suoi ospiti: le sue aragoste blu sono, da qualche giorno, nel mirino della Corte dei Conti. Il bilancio dei ricevimenti di rappresentanza della presidenza francese vede un buco di 8,3 milioni di euro. Cene luculliane per sé, sostenibilità per gli atleti che hanno preferito abbandonare il villaggio olimpico più brutto di sempre, per rifugiarsi in ritiri di squadra, o personali, in attesa che il calendario li chiamasse di gara a Parigi.
Il nostro Ganna, ciclista italiano su pista, si è trasferito in un rifugio alpino. La squadra di tiro con l’arco sp****la ha scelto il monastero cattolico Santa María de Bellpuig de les Avellanes. E quando l’hanno saputo, altri hanno fatto lo stesso.
Pellielo, veterano della nostra nazionale, ha organizzato un ritiro a casa sua per gli azzurri del tiro a volo. Dove ha pure una ca****la, ché è importante ritirarsi in preghiera, ripete da anni. La delegazione inglese e statunitense si sono trasferite in resort di lusso in reazione all’ecologismo invivibile. Diverso, ma ugualmente di lusso, quello che hanno scelto i membri del Cio. Altri hanno, invece, ripiegato in appartamenti in affitto e più vicini agli impianti di gara.
Anche le medaglie, in metalli al 100% riciclati, sono le più scadenti di sempre: a Olimpiade non ancora finita, sono state mostrate perché rovinate come ferro vecchio di chissà quanti decenni.
Per chiudere hanno inscenato un futuro distopico immerso nell’oscurità, tra persone senza volto e una voce metallica dello speaker che arriva dal nulla: come negli incubi di Orwell. Il cavaliere che scende dal cielo è un ibrido tra uomo e animale. Il messaggio è quanto mai emblematico.
Decadenza è l’unica parola che viene fuori da Parigi 2024. Epica scarsa di un Paese senza etica. Un Paese piccolo, piccolo. Quante Olimpiadi come quelle di Parigi ci saranno ancora? E se è vero che i Giochi misurano i principi e le possibilità della contemporaneità, resta da chiedersi, dove va il Vecchio Continente?

A QUATTRO MESI DAL GIUBILEO, “ROMA SEMBRA IL BAGNO A CIELO APERTO DI UN AUTOGRILL”Con queste parole, lo sconcerto di Ver...
17/08/2024

A QUATTRO MESI DAL GIUBILEO, “ROMA SEMBRA IL BAGNO A CIELO APERTO DI UN AUTOGRILL”
Con queste parole, lo sconcerto di Verdone a 4 mesi dal giubileo. Come potrà risplendere la grande bellezza davanti al mondo che tanto deve a questa città?
di Antonio Socci
Ma dov’è finita la Grande Bellezza, quella che ha illuminato il mondo? C’è chi parla ormai di grande monnezza. Perché non comprendiamo l’immenso patrimonio che Roma è per l’Italia e per l’umanità Con il Giubileo –che inizia fra quattro mesi– sarà sotto i riflettori di tutto il pianeta e potrebbe mostrarsi in tutto il suo splendore. Invece…
Quando Carlo Verdone, nei giorni scorsi, ha dichiarato a un giornale che “Roma sembra il bagno a cielo aperto di un autogrill”, ha detto quello che moltissimi pensano.
“Dalla mia finestra” ha aggiunto “vedo i ragazzi, gli ubriaconi, i romani e i turisti che vanno dietro le macchine, gli alberi, le statue a fare p**ì. È indecoroso. Che ci vuole, cara amministrazione, a mettere i vespasiani?“. E i gabbiani o i cinghiali? Sono il “risultato di una città sporca”.
È un declino continuo. “Come ti giri” dice Verdone “non vedi più una strada normale. Non c’è un centimetro di muro che sia stato risparmiato”.
Molto altro si potrebbe aggiungere. Il caos dei cantieri, il rumore, il traffico, i mezzi pubblici che non vanno, il degrado e la delinquenza imperante in certe zone. Sembra una città del terzo mondo. Soprattutto alla Stazione Termini.
Verdone arriva a dire che è meglio andarsene: “Non lo penso solo io, anche molti amici. Penso ‘famme scappà via’“.
clip_image002[2].jpgLa sua esternazione è significativa, perché viene da chi solitamente non parla di politica e ha pure un rapporto cordiale con l’attuale sindaco di Roma, Gualtieri.
Sono parole quasi drammatiche se si pensa a milioni di persone che vivono nell’Urbe e ai milioni di turisti che vengono a visitare questa città unica al mondo.
È una denuncia ancora più preoccupante considerando che a dicembre sarà aperta la porta santa in San Pietro: il Giubileo – dicevamo – accenderà i riflettori di tutto il mondo (quantomeno di un miliardo e 400 milioni di cattolici) su Roma come città santa, cuore di tutta la cristianità.
Certo, il degrado di Roma va avanti da anni, ma resta il fatto che la città dovrebbe essere amministrata come le grandi capitali e la giunta Gualtieri non appare all’altezza del compito. Il governo di centrodestra, probabilmente allarmato dalla situazione, è venuto concretamente in soccorso dell’amministrazione capitolina, sebbene di diverso colore politico (PD), ma i tempi sono stretti.
L’aiuto del governo è opportuno perché non si tratta di una questione che interessa solo ai romani o solo alla Chiesa. È tutto il nostro Paese che deve avere a cuore Roma. La sua Grande Bellezza – spesso deturpata, ma sempre ineguagliabile – è il segno tangibile di ciò che questa città rappresenta nella storia dell’intera umanità.
Bisogna amaramente riconoscere che non solo gli amministratori, ma gli stessi romani (pure Verdone lo dice) sembrano inconsapevoli. Cristina Campo scriveva anni fa che “Roma è una città che ignora tutto di se stessa. Immemorialmente indifferente”.
Se a fatica riesci a scoprire quali sono i luoghi di Roma in cui è passata la grande storia, per esempio la zona di fondazione della città o dove è stato ucciso Giulio Cesare, dove hanno abitato e dove sono stati detenuti san Pietro e san Paolo, dove quest’ultimo è stato martirizzato o dove Costantino ha sconfitto Massenzio o molti altri luoghi importanti, vaghi per una Roma che non sembra averne memoria.
Spesso sono luoghi affogati nelle erbacce o nel traffico o fra le pecore o nella monnezza o ignorati nella dimenticanza generale. Eppure è di questa Roma che siamo figli, non solo noi italiani, ma tutta la nostra civiltà, a cominciare dall’Europa.
Ida Magli in un suo libro appassionato ricordava “che è l’Italia ad averle dato inizio, ad averla concretamente costruita, metro per metro, città per città, da Parigi a Lione, da Francoforte a York, a Londra, a Siviglia, ad Oporto, con l’immensa opera ingegneristica e civilizzatrice dei romani in ogni campo. I 75.000 chilometri di strade costruite dai Legionari formano un tutt’uno con la scoperta e la civilizzazione del mondo allora conosciuto. L’Europa è vissuta e si è nutrita della lingua latina, delle strutture giuridiche, militari, politiche, amministrative create da Roma e che ne hanno garantito lungo il passare dei secoli, attraverso il Cristianesimo, la sopravvivenza fino al XIX secolo”.
Non a caso l’Europa che prese forma con Carlo Magno si chiamò Sacro Romano Impero e nel 1957 la “Comunità europea” iniziò con i Trattati di Roma firmati appunto (e non a caso) a Roma.
Ma la civilizzazione romana va anche oltre l’Europa e abbraccia il Mediterraneo: “Gli archeologi hanno individuato in Tunisia e in Algeria i resti di 357 città fondate dai Romani” proseguiva la Magli “alcune delle quali con più di trentamila abitanti, tutte fornite ovviamente di funzionali vie di comunicazione. Un ponte a tre arcate eretto al tempo di Tiberio sul fiume Beja sopporta ancora oggi un pesante traffico”. La civilizzazione romana arriva fino al Medio Oriente.
I 2700 anni di Roma rappresentano il vero snodo della storia umana. Rémi Brague in un libro dal titolo significativo Il futuro dell’Occidente. Nel modello romano la salvezza dell’Europa (Rusconi) mostra che il genio di Roma è stato l’aver trasmesso al mondo anche la grandezza di ciò che veniva prima. Se l’Europa – con l’Occidente – è un incontro di Roma, Atene e Gerusalemme, è la via romana che lo ha permesso.
Di fronte a ciò che Roma rappresenta, sprofonda la banale sceneggiata woke di Parigi (che peraltro era anticamente una città romana).
La storia di Roma comincia dal 700 a.C. Il suo dominio si espande continuamente e il suo impero, che inizia di fatto nel 27 aC, abbraccerà tre continenti. Finirà – per la parte orientale – nel 1453 dC e – in quella occidentale – nel 476 dC, ma rinascendo come Sacro Romano impero nel IX secolo che tramonterà solo nel 1806.
Nella parte bizantina, i turchi ottomani che invadono Costantinopoli si sentono ancora la “seconda Roma” e si richiama alla “terza Roma” perfino lo Zar di tutte le Russie fino al 1017 (Czar viene da Caesar come pure Kaiser).
Del resto al mito di Roma si richiamano tutti i sogni imperiali moderni, da quello napoleonico a quello hitleriano e fascista, da quello britannico a quello americano.
E Roma – ben prima di conquistare Hollywood – è stata al centro del più grande poema di tutti i tempi, la Commedia dantesca dove, non a caso, si celebra pure il primo Giubileo della storia, quello del 1300, e dove Beatrice spiega a Dante che l’urbe è prefigurazione “di quella Roma onde Cristo è romano” (Purg. ###I, 102). Cioè il Paradiso.
Antonio Socci
Fonte: https://www.antoniosocci.com/roma-sembra-il-bagno-a-cielo-aperto-di-un-autogrill-lo-sconcerto-di-verdone-a-4-mesi-dal-giubileo-come-potra-risplendere-la-grande-bellezza-davanti-al-mondo-che-tanto-deve-a-questa/ (13 agosto 2024)
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Parigi 2024, decadenza macroniana di un paese senza etica
Ideologia woke ed ecologista, impianti inadatti, atleti in fuga dal villaggio olimpico, la Senna inquinata e persino giornalisti arrestati. Macron ha voluto una Parigi 2024 a sua immagine e somiglianza che delinea il tratto di un paese decadente.
di Lorenza Formicola
clip_image004[2].jpgLa Francia ha aspettato cento anni per vedere di nuovo i Giochi in casa, e se non fosse stato per il passo indietro di Roma, probabilmente ne sarebbero passati altri cento. Adesso che però il sipario è calato su Parigi 2024, si può affermare con certezza che Macron ha fallito. Smanioso di impartire lezioni di grande strategia e geopolitica al mondo, non sperava, semplicemente, nella “tregua olimpica”, ma nella capacità di rendere i Giochi una personale riconquista.
Olimpiadi che sono da sempre l’occasione che un Paese ha per lanciare nel mondo la sua immagine migliore e Macron vi ha investito tutto. Lo sport, si sa, ha una rilevanza geopolitica, oltre ad essere un fenomenale strumento di comprensione dei popoli. In politica estera, squadre, campioni e tornei sportivi permettono di incrementare soft power e visibilità. Macron ha voluto una Parigi 2024 a sua immagine e somiglianza, in una natura interamente woke, che è emersa in tutta la manifestazione, per mostrare al mondo la geopolitica dello sport capace di strizzare l’occhio al sentimento nazionale che il nuovo monarca francese sta forgiando depotenziando l’originaria connotazione del Paese.
Ma se immagine e consolidamento del potere erano tra i suoi obiettivi, ha finito per consegnare al mondo solo il profilo di un Paese frammentato, senza governo, senza identità, in balia di fratture sociali e culturali insondabili. Lontano dalla grandiosità promessa.
La cerimonia di apertura, studiata per quattro anni, doveva essere qualcosa d’innovativo, mai visto prima. Macron vi ha imposto fantasie e capricci personali per uno spettacolo scadente, ma costato miliardi a spese dei contribuenti di un Paese in fallimento, in sprezzo del popolo che lo ha bocciato tre volte, fragorosamente, nelle ultime tornate elettorali.
Ha inseguito una falsa percezione della realtà per fallire il tentativo dell’originalità: l’ultima cena q***r oltre che blasfema, è una cosa già vista e rivista. Come se non bastasse, ha messo in scena la sanguinosa esecuzione della regina Maria Antonietta ricordando come la rivoluzione francese ha decapitato la famiglia reale cattolica. Provocazione o apologia dell’odio?
Certo è, che in un Paese, negli ultimi dieci anni, vittima privilegiata del terrorismo islamico, con marciapiedi, teatri, redazioni e chiese ancora grondanti sangue, è risultato qualcosa di tremendamente di cattivo gusto. Ecco che nella geopolitica di Macron, le Olimpiadi sono parse decisamente come il pretesto per mostrare altro che non lo sport.
Gli atleti non sono mai stati i protagonisti. Li abbiamo visti, già durante la cerimonia di apertura, abbandonati sui vaporetti come turisti sotto la pioggia. La delegazione di rifugiati su un barcone. E i riflettori tutti per nani, ballerine e mondo q***r. Nessuno ha compreso il nesso con lo sport. Sembrava l’Eurovision, ma erano i Giochi di Parigi 2024. Difficile fare qualcosa di più brutto. Un’ipertrofia che ha visto inanellare un fallimento dietro l’altro.
Il più grande dispiegamento di forze dell’ordine non è stato capace di fermare il boicottaggio all’alta velocità francese che ha paralizzato Parigi per quattro giorni, e neanche quello dei cavi in fibra ottica tagliati per far saltare tutto. Sessantotto gli attacchi informatici che l’organizzazione dei Giochi ha subito nei quindici giorni di competizioni.
Gli immigrati irregolari che le autorità hanno provato a nascondere, come cumuli di spazzatura, per non disturbare le foto da copertina, e spediti lontano dalla Capitale, sono ritornati presto riallestendo una tendopoli enorme in Place de la Bastille. Un’autogestione anarchica surreale.
Nel frattempo, nei giorni scorsi un procuratore, su ordine di Macron, ha arrestato sei giornalisti spagnoli di CitizenGo. Tenuti in carcere per una notte, spogliati, anche le donne, perquisiti, privati di cibo e acqua e della possibilità di contattare avvocati e familiari, solo perché erano a Parigi a bordo di un autobus con su scritto, “basta attacchi contro i cristiani”. Sono stati scortati per abbandonare la città insieme al loro slogan.
Parigi ha fallito pure la prova della Senna. Ha abolito le navette che vengono predisposte in tutte le Olimpiadi per gli spostamenti da un’arena all’altra. Inquinano, la motivazione ufficiale. A pagarne le spese gli atleti. Il metrò per ragioni di sicurezza ha chiuso sempre prima e prendere un taxi significava fare uno slalom costoso tra transenne, blocchi e controlli ad ogni angolo per proteggersi dalle minacce di attentati che non sono mancate.
Gli impianti sportivi scadenti, mai un secondo di silenzio che nello sport è prezioso e meraviglioso - c’era sempre un dj pronto con musichette varie -, e poi la Marsigliese infilata in ogni pausa tra una valutazione e l’altra dei giudici. Così neanche Pechino aveva fatto.
Dopo i cento anni di attesa per riavere i Giochi, Parigi s’era detta pronta a lasciare un’impronta indelebile. Con tanto di direttore per sostenibilità ambientale avrebbe dovuto fare scuola. Così è stato, ma per quello che è a tutti gli effetti il più grande boomerang che l’ecologismo potesse mai concepire. La sostenibilità non è sostenibile, è un’utopia falsa, malata e finanche pericolosa. È questo che racconta Parigi 2024 tra infezioni, malesseri vari e fughe. Mai s’è parlato così tanto, e così male, del villaggio olimpico in tutta la storia dei Giochi.
Concepito come il prototipo di città sostenibile del futuro, ha evidenziato tutti gli effetti collaterali dell’ideologia che a tanti, di ritorno a casa, è diventata più antipatica che mai. Letti di cartone, ma 300mila preservativi - di plastica - donati agli atleti. Tutto sporco, dozzinale, insopportabilmente caldo. Non si contano i condizionatori portatili che le varie squadre hanno voluto comprare per sopravvivere alle notti prima delle gare. La mensa, a basse emissioni e vegana, ha offerto cibo scadente, insufficiente, avariato. Persino manchevole di tutte le proteine, grassi e vitamine di cui un atleta ha bisogno. S’è sopperito con le consegne a domicilio dei ristoranti di zona. Ecologia, tagli e sacrifici per tutti.
Eppure non è così che Macron s’intrattiene con i suoi ospiti: le sue aragoste blu sono, da qualche giorno, nel mirino della Corte dei Conti. Il bilancio dei ricevimenti di rappresentanza della presidenza francese vede un buco di 8,3 milioni di euro. Cene luculliane per sé, sostenibilità per gli atleti che hanno preferito abbandonare il villaggio olimpico più brutto di sempre, per rifugiarsi in ritiri di squadra, o personali, in attesa che il calendario li chiamasse di gara a Parigi.
Il nostro Ganna, ciclista italiano su pista, si è trasferito in un rifugio alpino. La squadra di tiro con l’arco sp****la ha scelto il monastero cattolico Santa María de Bellpuig de les Avellanes. E quando l’hanno saputo, altri hanno fatto lo stesso.
Pellielo, veterano della nostra nazionale, ha organizzato un ritiro a casa sua per gli azzurri del tiro a volo. Dove ha pure una ca****la, ché è importante ritirarsi in preghiera, ripete da anni. La delegazione inglese e statunitense si sono trasferite in resort di lusso in reazione all’ecologismo invivibile. Diverso, ma ugualmente di lusso, quello che hanno scelto i membri del Cio. Altri hanno, invece, ripiegato in appartamenti in affitto e più vicini agli impianti di gara.
Anche le medaglie, in metalli al 100% riciclati, sono le più scadenti di sempre: a Olimpiade non ancora finita, sono state mostrate perché rovinate come ferro vecchio di chissà quanti decenni.
Per chiudere hanno inscenato un futuro distopico immerso nell’oscurità, tra persone senza volto e una voce metallica dello speaker che arriva dal nulla: come negli incubi di Orwell. Il cavaliere che scende dal cielo è un ibrido tra uomo e animale. Il messaggio è quanto mai emblematico.
Decadenza è l’unica parola che viene fuori da Parigi 2024. Epica scarsa di un Paese senza etica. Un Paese piccolo, piccolo. Quante Olimpiadi come quelle di Parigi ci saranno ancora? E se è vero che i Giochi misurano i principi e le possibilità della contemporaneità, resta da chiedersi, dove va il Vecchio Continente?

Ma dov’è finita la Grande Bellezza, quella che ha illuminato il mondo? C’è chi parla ormai di grande monnezza. Perché non comprendiamo l’immenso patrimonio che Roma è per l’Italia e per l’umanità Con il Giubileo – che inizia fra quattro mesi – sarà sotto i riflettori di tutto il ...

06/12/2023

Io sto con il gioielliere ! Ladri ,stupratoti,chi violenta donne ,bambini ,anziani e diversamente abili , vanno giustiziati sulla pubblica piazza 🤬

03/07/2022

Discovered using Shazam, the music discovery app.

08/10/2020
10/08/2020

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Via Appia Antica N. 18
Terracina
04019

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