24/01/2024
AUTONOMIA DIFFERENZIATA: IL GOVERNO DISTRUGGE IL SUD ITALIA
Ieri il Senato italiano ha approvato il disegno di legge sulla cosiddetta autonomia differenziata con 110 voti favorevoli, 64 contrari e 30 astenuti, chiaramente manca ancora il passaggio alla Camera.
Ma in cosa consiste questa riforma?
L’autonomia differenziata non è altro che il riconoscimento, da parte dello Stato, dell’attribuzione a una regione a statuto ordinario di autonomia legislativa sulle materie di competenza concorrente e in tre casi di materie di competenza esclusiva dello Stato. Insieme alle competenze, le regioni possono anche trattenere il gettito fiscale, che non sarebbe più distribuito su base nazionale a seconda delle necessità collettive.
Quindi questo disegno di legge potrebbe assicurare molti più finanziamenti alle regioni del Nord, che già dispongono di maggiori risorse rispetto a quelle del Sud.
Uno dei punti più contestati riguarda i L.E.P., ossia i livelli essenziali di prestazione, per i quali l'entità dei finanziamenti andrebbe stabilita prima di fare richieste di autonomia, in modo tale da avere chiaro di quante risorse ha bisogno ogni regione richiedente.
Ma secondo il disegno di legge, si da al governo un anno di tempo per decidere i Lep, nel mentre le regioni potranno formulare un’intesa anche senza il decreto del presidente del Consiglio che dovrebbe stabilire l’entità dei Lep, distribuendo così i finanziamenti in base alla spesa storica della regione nell’ambito specifico in cui chiede l’autonomia.
Anche l’ultimo rapporto SVIMEZ, del dicembre 2023, evidenzia come questa proposta del governo, che è chiamato a "definire una strategia nazionale per la crescita", possa creare una spaccatura insostenibile tra Nord e Sud. Le regioni più ricche arriverebbero a trattenere gran parte delle tasse derivanti dall’IRPEF – il 90% per il Veneto, tra il 70 e l'80% per Lombardia ed Emilia-Romagna – con rilevanti contrazioni per il bilancio nazionale. E l’economia del Sud, già penalizzata da inflazione, precarietà e dalla fuga di cervelli verso il nord – 808 mila under 35 in vent’anni, di cui 263 mila laureati – potrebbe risentirne in maniera massiccia, forse irreversibile.