24/03/2026
In molti, leggendo i commenti sotto i nostri post, ci hanno definiti zecche rosse, sinistrati, ingenui e creduloni. Ma il livello si è ulteriormente abbassato quando un’esponente di primo piano del principale partito di destra tolentinate, con la compiacenza, a nostro avviso ancora più grave, di figure istituzionali di rilievo, ha ritenuto di liquidare noi, insieme ai tanti cittadini che hanno partecipato al referendum del 22 e 23 marzo, come “analfabeti funzionali”. La nostra colpa, la colpa di tanti altri nostri concittadini? Aver esercitato un diritto fondamentale garantito dalla Costituzione, esprimere liberamente il nostro voto su una proposta di riforma dell’ordinamento giudiziario.
È l’ennesima dimostrazione di una politica che fatica ad accettare il dissenso, imprigionata nella logica sterile del “con me o contro di me”. Se non hai sostenuto il SI, vieni automaticamente etichettato e relegato tra i difensori dello status quo, come se ritenessi che la giustizia non abbia bisogno di cambiamenti. Essere per il NO diventa così sinonimo di ignoranza, una semplificazione tanto comoda quanto pericolosa e che, a ben vedere, rischia di ritorcersi contro chi la utilizza.
La realtà però, è ben più complessa. Lo dimostra il fatto che una quota significativa di elettori del centrodestra abbia votato NO, non per pregiudizio o inconsapevolezza, ma sulla base di una valutazione nel merito.
Lo dimostra anche il lavoro svolto insieme al Civico 22, al Partito Democratico, alla CGIL, al PCI di Tolentino e all’associazione Memoria della Resistenza. Abbiamo organizzato un incontro pubblico con il Presidente della Seconda Commissione permanente Giustizia del Senato, senatore Verini, durante il quale la riforma è stata discussa in modo approfondito, analizzandone criticità e implicazioni. Un confronto vero, fondato sugli argomenti, ben lontano dalle semplificazioni e dagli slogan che troppo spesso dominano il dibattito sui social.
Da quel confronto è emersa una posizione chiara e cioè che il sistema giudiziario italiano ha bisogno di riforme serie e profonde. Ma la proposta avanzata, a nostro giudizio, non andava nella direzione giusta anzi, per molti aspetti rischiava di peggiorare ciò che già oggi funziona male e con infinite criticità.
Ridurre tutto a uno scontro ideologico e liquidare il dissenso con insulti non rafforza la politica, la indebolisce. E soprattutto non aiuta a costruire riforme migliori.
Ancora una volta, sembra che nel nostro Paese si fatichi a fare tesoro delle lezioni della storia. Le riforme costituzionali imposte a colpi di maggioranza sono state spesso respinte dai cittadini e, quando applicate, non sempre hanno prodotto i risultati sperati, generando talvolta più problemi che soluzioni.
La nostra Costituzione può certamente essere aggiornata, ma solo nella direzione di rafforzare le istituzioni democratiche e liberali, attraverso un confronto anche duro, ma fondato sul rispetto reciproco e su valori condivisi, che sono molti più di quelli che ci uniscono di quanto spesso si voglia ammettere.
Vale allora la pena ricordare le parole di Luigi Einaudi che, con uno stile ben lontano dalla volgarità del dibattito odierno, descriveva liberali e socialisti come avversari ma non nemici, entrambi degni di rispetto, entrambi consapevoli che esiste un limite all’affermazione delle proprie idee e che il rispetto dell’opinione altrui è il fondamento stesso della convivenza democratica.
Vogliamo credere che i numerosi Like ricevuti al post in oggetto siano il frutto di una lettura distratta, se non poco attenta, e ci piace pensare che a questi seguiranno sincere scuse non al Civico 22 ( siamo abituati a ben altri livelli di barbarie dialettiche ) ma alla maggioranza dei nostri concittadini che hanno espresso il loro voto in maniera composta, democratica e consapevole.
Paolo Dignani