Civico22

Civico22 CIVICO 22, una porta aperta nel centro-sinistra della Tolentino del domani!

🏥 𝐂𝐨𝐧 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐟𝐨𝐫𝐳𝐚 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐬𝐢 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐑𝐞𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐬𝐜𝐞𝐥𝐭𝐞 𝐬𝐮𝐥 𝐏𝐏𝐈 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐬𝐢 𝐞̀ 𝐬𝐜𝐞𝐥𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐞 𝐚𝐝𝐞...
10/08/2026

🏥 𝐂𝐨𝐧 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐟𝐨𝐫𝐳𝐚 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐬𝐢 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐑𝐞𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐬𝐜𝐞𝐥𝐭𝐞 𝐬𝐮𝐥 𝐏𝐏𝐈 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐬𝐢 𝐞̀ 𝐬𝐜𝐞𝐥𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐞 𝐚𝐝𝐞𝐫𝐢𝐫𝐞 𝐚𝐥 𝐦𝐨𝐯𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐚 𝐑𝐞𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐠𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐚?
(𝐄 𝐜𝐡𝐞, 𝐚𝐩𝐩𝐮𝐧𝐭𝐨, 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐭𝐨𝐠𝐥𝐢𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐢𝐨 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐜𝐨 𝐧𝐨𝐭𝐭𝐮𝐫𝐧𝐨 𝐚𝐥 𝐏𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐏𝐫𝐢𝐦𝐨 𝐈𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐓𝐨𝐥𝐞𝐧𝐭𝐢𝐧𝐨?)

Sul Punto di Primo Intervento di Tolentino vogliamo essere chiari.

Condividiamo le preoccupazioni espresse dalle liste civiche della maggioranza e la necessità di difendere e potenziare il PPI, a partire dalla presenza del medico nelle ore notturne. 🏥
Non solo. Civico22 ha aderito fin da subito all’appello lanciato dal PCI Tolentino sul futuro del presidio, un appello purtroppo caduto nel vuoto e rimasto finora inascoltato.
La questione è troppo importante per essere trasformata in una battaglia di parte, perché riguarda la salute e la sicurezza di tutti i cittadini.
Proprio per questo riteniamo necessario porre una questione di coerenza politica, che riguarda nello specifico Mauro Sclavi Sindaco e le scelte compiute da alcuni consiglieri della sua maggioranza.
Il sindaco Sclavi ha scelto di sostenere alle ultime elezioni regionali Jacopo Orlandani, candidato nella lista Civici Marche per Francesco Acquaroli, mentre alcuni consiglieri di maggioranza hanno successivamente aderito proprio a Civici Marche, movimento che sostiene la maggioranza regionale guidata da Francesco Acquaroli.

Sono scelte politiche legittime, naturalmente.
❓ Ma allora una domanda sorge spontanea.

Con quale forza politica si chiede oggi conto alla Regione delle scelte sul PPI quando si è scelto di sostenere e aderire al movimento politico che quella stessa Regione governa?
Non ce la prendiamo con le altre liste civiche della maggioranza, delle quali comprendiamo e condividiamo le preoccupazioni. Anzi, comprendiamo anche l’inevitabile imbarazzo che possono provare nei confronti dei propri colleghi di maggioranza che hanno compiuto queste precise scelte.
Non è una questione di appartenenza politica, ma di responsabilità. ⚖️
Come abbiamo già scritto nel nostro precedente comunicato sulla sanità territoriale, le emergenze non possono diventare un alibi e lo scaricabarile non può essere la risposta alle difficoltà del sistema sanitario.
📌 Per questo chiediamo all’Amministrazione di andare oltre i comunicati stampa.
Si convochi il tavolo tecnico richiesto dal Consiglio comunale, si chiedano risposte precise ad AST e Regione e si renda pubblico il futuro previsto per il PPI di Tolentino.
🩺 Civico22 continuerà a difendere il PPI e il diritto alla salute dei cittadini, indipendentemente da chi governa COMUNE DI TOLENTINO (PAGINA UFFICIALE) e Regione Marche.

A chi ha scelto di stare politicamente dalla parte di chi governa la Regione Marche chiediamo però una cosa semplice:

👉 coerenza e responsabilità.

Civico22 Tolentino

SANITÀ: È IL MOMENTO DI FARE SQUADRACome Civico22  accogliamo con favore l'appello rivolto dal PCI Tolentino a tutte le ...
31/07/2026

SANITÀ: È IL MOMENTO DI FARE SQUADRA

Come Civico22 accogliamo con favore l'appello rivolto dal PCI Tolentino a tutte le forze politiche, alle istituzioni, alle associazioni e ai cittadini affinché si costruisca un'iniziativa unitaria a difesa della sanità pubblica del nostro territorio.

La situazione che sta vivendo Tolentino è ormai sotto gli occhi di tutti. Alla grave carenza di medici di medicina generale, che da mesi sta creando enormi disagi a migliaia di cittadini, si aggiungono ora le preoccupazioni per la possibile soppressione della presenza del medico nel turno notturno del Punto di Primo Intervento. Se questa prospettiva fosse confermata, rappresenterebbe un ulteriore indebolimento dell'assistenza sanitaria territoriale.

Per questo riteniamo che sia arrivato il momento di mettere in secondo piano le appartenenze politiche e far prevalere l'interesse della comunità.

In questa direzione valutiamo positivamente anche l'ordine del giorno approvato ieri dal Consiglio comunale di Tolentino. Gli impegni contenuti nel documento, sollecitare Regione Marche e AST ad adottare misure straordinarie per garantire un numero adeguato di medici di medicina generale, coprire rapidamente le sedi vacanti, mantenere i servizi ambulatoriali straordinari, avviare un confronto permanente tra Comune, AST e Regione e individuare soluzioni strutturali per il futuro , rappresentano un segnale importante e indicano obiettivi che condividiamo pienamente.

Tuttavia, proprio perché la situazione continua ad aggravarsi, riteniamo che un ordine del giorno, per quanto significativo, non possa essere considerato un punto di arrivo. Ora è necessario che a quegli impegni seguano iniziative concrete, tempi certi e un'azione istituzionale costante, capace di coinvolgere tutti i soggetti interessati.

Per questo aderiamo convintamente all'appello del PCI e confermiamo la disponibilità di Civico 22 a partecipare e sostenere ogni iniziativa unitaria finalizzata alla tutela della sanità pubblica e del diritto alla salute dei cittadini.

Crediamo che questa sia una battaglia che appartiene all'intera comunità. Non è il momento delle divisioni, ma della responsabilità condivisa. La salute dei cittadini deve unire tutte le forze democratiche, le istituzioni e il mondo dell'associazionismo, perché solo una voce forte e autorevole potrà ottenere dalle istituzioni competenti le risposte che il nostro territorio attende da troppo tempo.

Basta alibi: il diritto alla salute a Tolentino non è una lotteria! 🚨Tra presidi di fortuna che crollano al primo intopp...
28/07/2026

Basta alibi: il diritto alla salute a Tolentino non è una lotteria! 🚨

Tra presidi di fortuna che crollano al primo intoppo, medici senza strumenti adeguati e un’assistenza ridotta all’osso, a pagare il prezzo sono sempre i più fragili: anziani, malati cronici ed oncologici.
I numeri non mentono: prima del sisma nel nostro territorio c'erano 21 medici di base e 4 titolari di guardia medica. Oggi siamo rimasti con appena 13 medici e ZERO guardia medica.
Parlare di "sfortuna" o "imprevisti" non basta più. Chi governa la Regione da 6 anni e il Paese da 5 deve garantire soluzioni concrete, non giustificazioni.
Come Civico22 pretenderemo risposte chiare e programmazione vera per la nostra comunità.

👉 Leggi il comunicato stampa completo.

— Paolo Dignani, Coordinatore

Grazie LaScansione News

Tre mesi fa circa, come Lista Civica 22, denunciammo una situazione che definimmo con chiarezza: non un'emergenza improvvisa, ma il risult...

Dai fatti di Fakir al caso Roggero, dagli scontri di Bologna alle tensioni No Tav: la politica ha bisogno di confronto, ...
26/07/2026

Dai fatti di Fakir al caso Roggero, dagli scontri di Bologna alle tensioni No Tav: la politica ha bisogno di confronto, non di appartenenze cieche

Le riflessioni che seguono prendono spunto da un articolo di Michele Serra pubblicato oggi su Repubblica. Un contributo che richiama una questione centrale del nostro tempo: la difficoltà della politica a confrontarsi con la complessità dei problemi senza ridurre ogni vicenda a una contrapposizione tra schieramenti.

Gli ultimi fatti di cronaca — dalla morte di Fakir alla sentenza sul caso Roggero, dagli scontri di Bologna alle violenze legate alle frange più radicali dei movimenti No Tav — mostrano quanto spesso il dibattito pubblico finisca per trasformarsi in una gara a difendere la propria parte, invece che in una ricerca delle risposte migliori.

La politica, però, non può limitarsi a confermare ciò che i propri sostenitori vogliono sentirsi dire.

Una destra e una sinistra mature devono essere capaci di difendere le proprie idee, ma anche di riconoscere quando la realtà mette in discussione alcune delle proprie convinzioni.

Sul rapporto tra cittadini e forze dell’ordine, ad esempio, una parte della destra sbaglia quando considera ogni critica alla polizia come un attacco alle istituzioni e dimentica che l’esercizio della forza pubblica comporta sempre un livello superiore di responsabilità e controllo.

Ma una parte della sinistra sbaglia quando guarda alle forze dell’ordine esclusivamente con diffidenza, dimenticando che chi indossa una divisa svolge un compito difficile e indispensabile per la sicurezza della collettività.

Uno Stato democratico deve pretendere rigore da chi lo rappresenta, ma deve anche rispettare chi ogni giorno lavora per difenderlo.

Sul tema della sicurezza, la destra sbaglia quando cerca risposte semplici a problemi complessi, identificando troppo spesso criminalità e immigrazione come fenomeni coincidenti.

Ma la sinistra sbaglia quando, nel timore di alimentare paure o pregiudizi, rifiuta di riconoscere che esistono problemi reali di integrazione, marginalità e disagio sociale che richiedono interventi concreti.

L’accoglienza è un principio importante. L’integrazione è una responsabilità politica. Entrambe richiedono scelte, non soltanto dichiarazioni.

Anche il caso Roggero dimostra quanto sia necessario uscire dalle letture di parte.

La destra sbaglia quando trasforma chi reagisce alla criminalità con modalità sproporzionate in un simbolo di difesa dei cittadini, dimenticando che in uno Stato di diritto nessuno può sostituirsi alla giustizia.

Ma la sinistra sbaglia quando considera soltanto l’atto finale e non affronta il sentimento diffuso di insicurezza vissuto da molte persone che vedono minacciati la propria casa, il proprio lavoro e i propri sacrifici.

Comprendere le paure dei cittadini non significa giustificare la violenza. Difendere la legalità non significa ignorare quelle paure.

Lo stesso vale per gli episodi di Bologna e per le frange violente che si sono manifestate anche in occasione delle proteste No Tav.

La destra sbaglia quando utilizza gli eccessi di alcuni gruppi per delegittimare qualsiasi forma di contestazione o dissenso.

La sinistra sbaglia quando fatica a condannare con chiarezza chi sceglie la violenza come strumento politico, quasi che farlo significhi indebolire le proprie battaglie.

La democrazia garantisce il diritto alla protesta, ma nessuna causa può diventare una giustificazione per la violenza.

Il problema, dunque, non è che esistano una destra e una sinistra con idee diverse. Anzi, il pluralismo nasce proprio dalla presenza di visioni differenti della società.

Il problema nasce quando l’appartenenza politica diventa una barriera che impedisce di vedere la realtà nella sua interezza. Quando ammettere una ragione dell’avversario viene vissuto come un cedimento. Quando la fedeltà alla propria parte viene prima della ricerca di soluzioni giuste.

Una destra autorevole deve avere il coraggio dell’autocritica quando le proprie posizioni rischiano di allontanarsi dai principi dello Stato di diritto.

Una sinistra autorevole deve avere il coraggio di affrontare problemi concreti anche quando mettono in discussione alcune delle sue narrazioni.

La politica non deve rinunciare alle proprie identità. Deve però ricordare che nessuna appartenenza può sostituire il dovere di governare la realtà.

Il confronto tra idee diverse è il cuore della democrazia. Ma perché sia davvero utile deve basarsi sul rispetto dell’avversario, sulla capacità di ascolto e sulla disponibilità a cambiare posizione quando le ragioni dell’altro risultano più convincenti.

Forse è proprio questa la sfida più importante per la politica di oggi: non cancellare le differenze tra destra e sinistra, ma restituire dignità al confronto tra esse.

Il gruppo Civico22

La destra liberale da che parte sta?C’è un principio che distingue uno Stato di diritto da una società governata dalla l...
14/07/2026

La destra liberale da che parte sta?

C’è un principio che distingue uno Stato di diritto da una società governata dalla legge del più forte che è il monopolio dell’uso legittimo della forza appartiene allo Stato. È per questo che esistono le forze dell’ordine, le leggi, i tribunali e le garanzie costituzionali.
Per questo quanto accaduto a San Benedetto del Tronto dove, secondo le ricostruzioni della stampa, un esponente di Futuro Nazionale (figlio di papà con il vizietto di menare le mani e altri aspetti ancora meno edificanti) avrebbe aggredito uno straniero in stato di ebbrezza che stava creando disagi ai passanti e alla viabilità, non può essere liquidato come una semplice lite. È un episodio che solleva una questione eminentemente politica.
Da anni una parte della destra costruisce il proprio consenso attorno alla parola sicurezza (dimenticandosi, piccolo dettaglio, di essere al governo da 4 anni). Ma la sicurezza non consiste nell’autorizzare i cittadini a trasformarsi in poliziotti, giudici ed esecutori. Consiste nel pretendere che lo Stato faccia lo Stato.
Se un privato decide di intervenire con la forza al posto delle forze dell’ordine, non sta difendendo la legalità ma sta affermando che la legge può essere sostituita dalla volontà del più forte. È la negazione stessa dello Stato di diritto.
Se accettiamo che ciascuno possa decidere quando, come e contro chi usare la forza, abbandoniamo il terreno della legalità per entrare in quello dell’arbitrio. Oggi può toccare a una persona ubriaca (iracheno… guai a non specificare la nazionalità del reo), domani a chiunque venga ritenuto, a torto o a ragione, un problema da eliminare con le proprie mani (in passato il problema erano i terroni: ce lo ricordiamo?), oppure a un avversario politico (le squadracce nate nel 1919 a Milano: le abbiamo rimosse completamente dalla memoria storica del nostro Paese?), o magari a chi sciopera per rivendicare i propri diritti.
La contraddizione è evidente, si chiedono pene più severe, più controlli, più autorità dello Stato e nello stesso tempo si legittima l’idea che chi si sente nel giusto possa sostituirsi allo Stato stesso. È una concezione incompatibile con una democrazia liberale.
La sicurezza non può diventare lo slogan dietro cui si nasconde la giustizia fai-da-te. Perché la giustizia privata non è mai un presidio di legalità, è il primo passo verso la sua demolizione (forse è il vero biettivo ma inconfessabile ?).
Chi crede davvero nello Stato di diritto chiama le forze dell’ordine. Chi sceglie di sostituirsi ad esse non dimostra coraggio, ma mancanza di fiducia nelle istituzioni che dice di voler difendere.
Ed è proprio qui che cade la maschera. La legalità non può essere un valore da pretendere solo dagli altri. Se diventa un principio a corrente alternata valido per gli avversari e sospeso per i propri, allora non è più legalità ma è solo propaganda.
Per questo rivolgiamo un appello a quella destra liberale che ancora si riconosce nella tradizione di John Locke, padre del liberalismo moderno. Locke ci insegna che lo Stato nasce proprio per impedire che ciascuno si faccia giustizia da sé. I cittadini rinunciano all’uso privato della forza affinché sia un’autorità imparziale, sottoposta alla legge, a garantire i loro diritti e le loro libertà.
È questo il cuore del liberalismo, nessuno può arrogarsi il diritto di imporre la propria volontà con la forza, perché nessuno è depositario di una verità assoluta. Chi legittima la giustizia privata rinnega non solo lo Stato di diritto, ma anche le radici stesse della cultura liberale.
La destra è chiamata a scegliere. Il nostro appello è di schierarsi senza ambiguità dalla parte dello Stato di diritto, della legalità e delle istituzioni; altrimenti si finisce per legittimare la legge della strada. E le due cose non possono convivere.
Nessuno nega che esistano gravi problemi di sicurezza e di decoro urbano. Sarebbe irresponsabile farlo. Abbiamo avuto modo di ribadirlo in occasione del dibattito sviluppatosi in città sul cosiddetto “Controllo del Vicinato”.
Ma proprio perché il problema è serio, non può essere affrontato con la demagogia, gli slogan o l’esaltazione della giustizia privata.
Lasciamo ai leoni da tastiera i commenti da bar dello sport e le frasi fatte. Alla politica spetta un compito ben più difficile chè quello di costruire risposte efficaci nel rispetto della legge. Ed è lecito dividersi e scontrarsi sul merito delle scelte, ma tutti devono essere consapevoli e condividere il principio che la forza dello Stato non si misura sulla violenza dei suoi cittadini, ma sulla credibilità delle sue istituzioni.

Il gruppo Civico22

Parliamo di cose serie.Il 24 giugno, L'Assemblea dell'A.A.T.O. 3 Marche Centro – Macerata si è riunita per esaminare il ...
27/06/2026

Parliamo di cose serie.

Il 24 giugno, L'Assemblea dell'A.A.T.O. 3 Marche Centro – Macerata si è riunita per esaminare il nuovo Piano d'Ambito del Servizio Idrico Integrato (SII), uno strumento fondamentale per la programmazione degli interventi e per l'organizzazione del servizio idrico nei 46 Comuni dell'ambito.
Il Piano arriva al termine di un percorso complesso, resosi necessario a seguito dei rilievi formulati dalla Corte dei Conti, che hanno imposto una revisione della programmazione, delle opere previste e del percorso relativo alla futura gestione del servizio. Il lavoro svolto in questi mesi ha consentito di aggiornare il Piano, adeguandolo alle osservazioni emerse e alle esigenze del territorio.
L'auspicio è che il Piano possa essere approvato dall'Assemblea con un'ampia condivisione, consentendo così di riavviare un percorso fondamentale per garantire la continuità degli investimenti e una gestione sempre più efficiente e sostenibile di una risorsa essenziale come l'acqua.
Per quanto riguarda il futuro affidamento del Servizio Idrico Integrato, è previsto il conferimento di un incarico specialistico a un giurista di comprovata competenza, con l'obiettivo di acquisire il necessario supporto tecnico-giuridico per definire il percorso più adeguato e assumere le future decisioni.

Come Civico22 auspichiamo che questo percorso possa condurre a una gestione interamente pubblica del servizio idrico. Riteniamo che l'acqua sia un bene comune e che i servizi essenziali alla persona debbano essere gestiti nell'esclusivo interesse della collettività. È una posizione che sosteniamo da anni, dentro e fuori il Consiglio comunale, e che continueremo a difendere con convinzione.

Lettera aperta al Sindaco di Tolentino Mauro Sclavi.Egregio Sindaco Sclavi,In questi giorni abbiamo assistito all’ennesi...
25/06/2026

Lettera aperta al Sindaco di Tolentino Mauro Sclavi.

Egregio Sindaco Sclavi,
In questi giorni abbiamo assistito all’ennesimo annuncio della politica regionale di centrodestra:
“a breve in discussione in aula la legge che tutela le attività identitarie nei centri storici”.
Un proclama che rimbalzato nei vari social network e testate giornalistiche, nel giro di poche ore è stato ribattezzato come delibera ‘ anti kebab”, trasformando una questione amministrativa in un evidente terreno di scontro politico e ideologico.
Sulla materia ci siamo già espressi attraverso le parole del nostro Nicola Serrani, ma oggi riteniamo doveroso rivolgere un appello pubblico a Lei, Sindaco della Città di Tolentino.
La notizia che molti primi cittadini della nostra provincia siano pronti a raccogliere la sfida lanciata dal Presidente della Regione Francesco Acquaroli rende ancora più urgente una sua presa di posizione. Una posizione chiara, netta, senza ambiguità.
Le chiediamo, per una volta, di fare ciò che in questi quattro anni è mancato, di assumersi una responsabilità politica ed esprimere pubblicamente il suo punto di vista su temi che riguardano la comunità che amministra.
Non possiamo non ricordare che Lei ha sostenuto l’attuale Presidente della Regione Marche alle ultime elezioni regionali e che, nel corso di questi anni, non ha mai fatto mancare il proprio appoggio ai candidati del centrodestra ogni qualvolta si è votato nella nostra provincia. Nulla di illegittimo, ovviamente, ogni amministratore è libero di compiere le proprie scelte politiche. Ma proprio per questo oggi i cittadini hanno il diritto di sapere quale sia la sua posizione davanti a una scelta che rischia di incidere sul tessuto sociale, commerciale e culturale della nostra città.
Vorremmo inoltre ricordarle un dato che sembra essere stato spesso dimenticato e cioè che Lei è stato eletto anche grazie al consenso di circa 2000 cittadini che, al primo turno delle elezioni amministrative di Tolentino del 2022, avevano scelto il centrosinistra. Cittadini che forse oggi attendono dal Sindaco di tutti una voce autonoma, non semplicemente il silenzio o l’adesione alle posizioni della maggioranza politica regionale.
Tolentino merita un Sindaco capace di rappresentare l’intera comunità, non soltanto una parte di essa. Di fronte a scelte che possono creare divisioni e alimentare contrapposizioni, il silenzio non può essere considerato una risposta.
Per questo Le chiediamo pubblicamente, Sindaco Sclavi, da che parte sta? Qual è la sua idea di città? Qual è la sua posizione in merito alla delibera “anti kebab” della giunta regionale, politicamente vicina a lei e sulle conseguenze che potrebbe avere anche a Tolentino?
I cittadini attendono una risposta. Chiara e inequivocabile.

Lista Civico22

  La proposta sostenuta dalla maggioranza regionale delle Marche guidata dal presidente Acquaroli e rilanciata dalla con...
24/06/2026



La proposta sostenuta dalla maggioranza regionale delle Marche guidata dal presidente Acquaroli e rilanciata dalla consigliera regionale Silvia Luconi viene presentata come una difesa dell'identità e della tradizione dei nostri centri storici. Ma dietro queste parole si nasconde una domanda che merita una risposta chiara: chi decide cosa è abbastanza identitario e cosa non lo è?
Quando si arriva a lanciare messaggi come "basta locali etnici in centro", si supera il confine tra la tutela del patrimonio urbano e una visione della società che distingue tra attività considerate più meritevoli e altre considerate meno gradite.
I problemi dei centri storici non sono i negozi gestiti da cittadini stranieri o le attività che portano culture diverse. I problemi sono ben altri e chi vive le nostre città li conosce bene, basta guardare la nostra Tolentino.
Sono le serrande abbassate che aumentano anno dopo anno. Sono i giovani che faticano a trovare opportunità e si spostano altrove. Sono gli affitti commerciali spesso insostenibili per chi vuole avviare una nuova attività. Sono la carenza di servizi, la riduzione dei residenti nel centro storico e la difficoltà di conciliare vivibilità, commercio e socialità.
Sono le piccole botteghe che chiudono perché lasciate sole davanti alle trasformazioni del mercato, non certo perché accanto apre un'attività con una cucina diversa o una cultura diversa.
Se davvero vogliamo difendere e rilanciare i centri storici, dobbiamo investire nella riqualificazione urbana, sostenere il commercio di prossimità, incentivare l'insediamento di nuove attività, migliorare i servizi e riportare persone a vivere le nostre piazze ogni giorno.
Individuare nei cosiddetti "locali etnici" un problema significa non solo sbagliare bersaglio, ma anche evitare di affrontare le vere cause del declino che molti centri storici stanno vivendo.
Da cittadino di Tolentino e da esponente di Civico22 faccio fatica ad accettare che il concetto di identità venga utilizzato per giustificare esclusioni o discriminazioni.
La tradizione non si difende chiudendo porte ma si difende creando opportunità, lavoro, integrazione e convivenza, al netto del sacrosanto rapporto tra diritti e doveri che deve riguardare tutti.
La politica dovrebbe avere il coraggio di risolvere i problemi reali, non di costruire facili slogan per raccogliere consenso.

Nicola Serrani

16/06/2026



Quando la storia diventa uno slogan
Nel dibattito pubblico è sempre più frequente prendere una frase del passato, estrarla dal proprio contesto storico e usarla come risposta ai problemi del presente. È il caso del richiamo a “l’Italia agli Italiani”, spesso evocato oggi nelle discussioni su immigrazione e remigrazione, come se fosse un principio eterno e applicabile a ogni epoca.
Ma la storia non è un supermercato di slogan da scegliere a piacimento.
Quella frase appartiene al Risorgimento, un periodo in cui l’Italia cercava unità, indipendenza e una propria identità politica, in un contesto segnato dalle dominazioni straniere. Il riferimento agli “Italiani” nasceva dalla volontà di un popolo di costruire il proprio Stato e affermare la propria sovranità. Era una battaglia nazionale, non una risposta ai fenomeni migratori di un mondo globalizzato.
Usare oggi quelle parole come se contenessero già una risposta ai problemi del XXI secolo significa sovrapporre epoche diverse e questioni diverse. L’Italia del Risorgimento era una nazione da costruire, l’Italia contemporanea è uno Stato inserito in un sistema internazionale complesso, dove identità, cittadinanza, lavoro, sicurezza e integrazione richiedono analisi più profonde.
Citare Carducci senza citare la storia significa fare un torto alla cultura e alla verità. Gli autori del passato non possono essere trasformati in portavoce di battaglie contemporanee che non conoscevano e che appartengono ad altri contesti. La nuova Italia immaginata da Carducci ( citazione dal mio libro di testo di letteratura delle superiori ) era legata a valori di libertà, giustizia e reciproco amore tra uomini e popoli:
“Salute o genti umane affaticate. Tutto trapassa e nulla può morir. Noi troppo odiammo e soferimmo. Amate. Il mondo è bello e santo è l’avvenir.”
La memoria storica dovrebbe servire a comprendere il presente, non a manipolare il passato. Una nazione che rispetta davvero la propria storia non la usa come un’arma retorica ma la studia, la interpreta e ne accetta la complessità.
Ogni epoca ha le sue sfide e ogni generazione deve trovare le proprie risposte.
Oggi, invece, sembra prevalere un dibattito pubblico dove spesso basta una frase ad effetto, pronunciata magari al bar dello sport e poi amplificata dai social, per trasformare un’opinione in una presunta “Verità”. Così le parole perdono il loro significato, la storia viene semplificata e il contesto dimenticato.
E forse il problema è proprio questo, il rumore della democrazia dà fastidio. Quel rumore fatto di opinioni diverse, discussioni, contraddizioni e anche provocazioni. A volte sembra emergere la tentazione di spegnerlo ( come dichiarato da uno dei paperon de paperoni delle big tech ), di eliminare la parte scomoda del confronto invece di affrontarla. Ma una democrazia senza rumore non è una democrazia più ordinata, è semplicemente una democrazia più silenziosa.
Chiudo con una semplice osservazione. Anche io ritengo che sia stato un errore trasformare in una punizione scolastica l’esposizione dello striscione con la frase “Italia agli Italiani” da parte dei tre ragazzi di un liceo di Cesena. Un confronto serio avrebbe avuto molto più valore di una sanzione.
Avrei semplicemente chiesto a loro e alle loro famiglie cosa significhi davvero quella frase nel mondo di oggi.
Avrei chiesto anche quanti, da grandi, sarebbero disposti ad andare a raccogliere pomodori o fragole sotto il sole per intere giornate, quanti sceglierebbero di fare il muratore, lavorare nelle fonderie o svolgere quei lavori pesanti che spesso sostengono parti importanti della nostra società.
Perché prima di trasformare una frase in uno slogan, bisognerebbe ancora avere il coraggio di discuterne il significato.
Tutto questo non significa negare l’esistenza di problemi legati alla legalità, all’ordine pubblico e alla sicurezza. Al contrario, significa riconoscere che proprio perché sono problemi complessi, richiedono soluzioni complesse, non risposte semplicistiche o di facciata ( tanto utili al facile consenso ).

Paolo Dignani

13/06/2026



Non in mio nome

In questi giorni si è parlato di un gruppo di studenti prossimi alla maturità che ha esposto dalla scuola uno striscione con la scritta “L’Italia agli italiani”. Da quel momento ho iniziato a riflettere su quanto il nostro Paese sembri restringersi nelle idee, nella capacità di accogliere e di guardare oltre i propri confini culturali.

Sono un’insegnante e mi sento direttamente coinvolta. La scuola ha il compito di trasmettere conoscenze, ma anche i valori fondamentali della democrazia, del rispetto e dell’uguaglianza, principi che trovano fondamento nella nostra Costituzione. Per questo vedere dei ragazzi esprimere un messaggio che distingue tra chi avrebbe più diritto e chi meno a sentirsi parte della stessa comunità mi lascia profondamente amareggiata.

Quando entro in classe vedo il mondo racchiuso in un’aula. Vedo storie diverse, culture diverse, esperienze diverse. E vedo ragazze e ragazzi che crescono insieme. Per questo faccio fatica ad accettare che alcuni giovani possano considerare i propri coetanei come meno degni, meno titolati, meno appartenenti.

Non si tratta di una semplice provocazione. È necessario conoscere la storia per comprendere il peso delle parole. L’idea che alcuni abbiano più diritti di altri in base all’origine, alla religione o ad altre caratteristiche non è nuova e ha prodotto, nel passato, conseguenze gravissime. Per questo credo che i giovani del 2026 debbano essere preparati, curiosi, aperti al confronto e al dialogo tra culture, non attratti da messaggi che dividono invece di unire.

Fa male vedere episodi come questo. Ma trovo conforto pensando ai miei studenti, a quelli che ogni giorno collaborano, giocano, studiano insieme senza fermarsi alle differenze. Sono loro che mi ricordano che un’altra strada è possibile.

La mia preoccupazione è cresciuta quando ho letto il post di un esponente del consiglio comunale della mia città che si complimentava con questi ragazzi per lo striscione, arrivando a sottolineare prima di tutto l’appartenenza territoriale. In quel momento non ho pensato a un dibattito astratto. Ho pensato ai bambini e ai ragazzi che conosco, alle loro storie, alle loro famiglie, alle loro voci.

Non posso accettare l’idea che chi ricopre un ruolo pubblico e dovrebbe rappresentare tutti, senza distinzioni, scelga invece di legittimare un messaggio che esclude. Ho provato un forte senso di imbarazzo, anche perché questa persona ama presentarsi come un intellettuale e uno storico. Proprio per questo mi sarei aspettata maggiore consapevolezza del significato che certe parole hanno avuto e continuano ad avere.

Forse qualcosa si è perso lungo il percorso della sua formazione. E credo sia doveroso farlo notare.

La mia città merita amministratori capaci di unire, non di dividere. Merita persone che sappiano difendere i valori della convivenza, del rispetto e dell’uguaglianza.

Spero che qualcuno, vicino a quel consigliere, abbia il coraggio di farglielo presente.

Per quanto mi riguarda, una cosa voglio dirla con chiarezza:

Non in mio nome.

Ilaria Cardarelli

Indirizzo

Tolentino

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