19/09/2026
11 ANNI DI VITTIMISMO
Traversetolo ha bisogno di una visione, non di giustificazioni
Da ormai un decennio assistiamo a un’amministrazione che sembra aver fatto del vittimismo, dell’immobilismo e della continua ricerca di responsabilità altrui il proprio principale tratto politico. Ogni volta che si fa il punto sulle promesse elettorali mancate, le colpe sembrano essere sempre altrove: del Ministero, della Regione, di quelli di prima, del Comune sotto o del Comune sopra. Ogni volta che si chiede quale sia il progetto per il futuro, si torna a parlare dell’eredità ricevuta.
Ma governare significa assumersi responsabilità. E dopo quasi undici anni non è più credibile continuare a presentarsi come spettatori delle scelte degli altri.
Le amministrazioni precedenti hanno certamente acceso mutui e assunto impegni finanziari. Ma lo hanno fatto con una visione: investire nel territorio, costruire servizi, creare infrastrutture, riqualificare spazi e far crescere Traversetolo. Non si trattava di indebitarsi “a caso”, ma di mettere risorse al servizio di una precisa idea di comunità.
In vent’anni sono state realizzate opere e servizi che hanno cambiato concretamente il volto del paese: la Corte Agresti con la Biblioteca, la Ludoteca e il Museo Brozzi; l’asilo statale di Vignale; la nuova caserma dei Carabinieri; il Palazzetto dello Sport e il Lido Val Termina; la tangenziale per liberare il capoluogo dal traffico pesante; il box della torta fritta; la Casa della Salute e l’H24 dell’Assistenza Pubblica; il sistema di raccolta porta a porta; l’educativa di strada; i tavoli di zona e la rete educativa e associativa; i progetti scolastici; le rassegne cinematografiche a Corte; i concerti alla Magnani Rocca; il Festival del 1° Maggio; il Live Song Festival.
Sono scelte diverse tra loro, ma accomunate da una stessa idea: investire sulle persone e sulla qualità della vita, immaginando Traversetolo non soltanto per il presente, ma per gli anni successivi.
Molte delle iniziative e delle strutture che oggi vengono valorizzate sono le stesse che, quando furono progettate e realizzate, venivano duramente criticate. A partire dai circoli di frazione. Per anni l’idea di incentivarli, valorizzarli e intervenire sulla loro sicurezza è stata oggetto di critiche. Oggi, invece, la stessa amministrazione partecipa alle loro iniziative e ne riconosce pubblicamente il valore e l’eccellenza.
In quasi undici anni, il principale cambiamento finalmente arrivato è oggi la riapertura del Teatrino Cesari. Ma anche in questo caso è corretto ricordare grazie a quali risorse sia stato possibile arrivare a questo risultato: un intervento sostenuto da fondi regionali, messi a disposizione dalla Regione Emilia-Romagna, amministrata dal centrosinistra.
Quando in un dibattito politico sentiamo dire “noi abbiamo ereditato un disastro” oppure “noi abbiamo lasciato i conti in ordine”, crediamo sia doveroso verificare i dati oggettivi e interpretarli alla luce della normativa vigente in quel determinato periodo, non utilizzando le regole di oggi per giudicare scelte compiute anni fa.
I mutui non sono automaticamente un male. Lo diventano quando servono a coprire spese senza una prospettiva. Se invece finanziano scuole, impianti sportivi, servizi, infrastrutture, spazi culturali e opere che rimangono alla comunità per decenni, allora rappresentano una scelta politica che va valutata per ciò che ha prodotto.
Le amministrazioni precedenti hanno scelto di investire perché avevano una visione di Traversetolo e del suo futuro. Oggi, dopo quasi undici anni, la domanda viene spontanea: qual è invece la visione dell’attuale amministrazione per Traversetolo?
Quali sono le opere strategiche? Quali i nuovi servizi? Qual è il progetto per i giovani, per gli anziani, per le frazioni, per la cultura, per lo sport, per la mobilità, per il welfare? Qual è l’idea di paese che questa amministrazione vuole consegnare a chi verrà dopo?
Dopo quasi undici anni, non è più sufficiente continuare a dire cosa hanno sbagliato quelli di prima. Traversetolo ha dimostrato di poter crescere quando la politica ha avuto il coraggio di investire, programmare e guardare lontano. Non abbiamo bisogno di amministratori che spieghino continuamente perché non si può fare, ma di una classe dirigente che sappia immaginare, con una visione concreta, ciò che ancora non c’è e che sappia creare gli strumenti per realizzarlo.
Questa è la differenza tra chi ha una visione programmatica a medio-lungo termine e il vivere alla giornata.