16/06/2026
𝐂𝐎𝐌𝐔𝐍𝐈𝐂𝐀𝐓𝐎 𝐒𝐓𝐀𝐌𝐏𝐀 𝐒𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐆𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐥𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐃𝐨𝐧𝐧𝐞
Il femminicidio non è un fatto di cronaca. È la frattura più profonda di una comunità
Ogni volta che una donna viene uccisa per mano di chi diceva di amarla, non muore solo lei.
Muore una parte di tutti e tutte noi.
Il femminicidio non nasce all’improvviso. Nasce dal silenzio che normalizza il controllo, dalla cultura che scambia la gelosia per amore, dalla paura che insegna alle donne a ridursi per non disturbare. Nasce quando la violenza viene chiamata “raptus” e la responsabilità viene spostata altrove.
Gli Stati Generali delle Donne dicono con forza: non è un’emergenza da contare. È una radice da estirpare.
Non servono solo condanne più severe, anche se servono.
Serve educare.
Serve cambiare il linguaggio.
Serve insegnare ai figli e alle figlie che l’amore non possiede, non minaccia, non isola.
Serve riconoscere i segnali prima che sia tardi: la gelosia che diventa sorveglianza, la critica che diventa umiliazione, il “per il tuo bene” che diventa prigione.
Ogni donna uccisa portava un nome, una storia, un futuro. Ogni donna che oggi ha paura ha diritto a essere ascoltata, creduta, protetta.
Subito.
Chiediamo alle Istituzioni di garantire percorsi di uscita reali per chi denuncia: case rifugio, lavoro, indipendenza economica, sportelli di ascolto, presidi territoriali diffusi.
Chiediamo alle scuole di fare formazione all’affettività e al rispetto, perché la violenza si previene prima.
Chiediamo ai media di raccontare senza morbosità, senza giustificazioni, senza titoli che trasformano l’assassino in vittima.
E chiediamo a tutte e a tutti di non girarsi dall’altra parte. La libertà di una donna non è un tema “delle donne”. È la misura della civiltà di un Paese.
È l'assunzione di una
Finché una sola donna sarà uccisa perché donna, nessuna di noi potrà dirsi davvero libera.
𝑺𝒕𝒂𝒕𝒊 𝑮𝒆𝒏𝒆𝒓𝒂𝒍𝒊 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝑫𝒐𝒏𝒏𝒆
15 𝒈𝒊𝒖𝒈𝒏𝒐 2026