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Una porta E.I. (porta tagliafuoco), in inglese fire door, è una porta che, considerata la sua elevata resistenza al fuoc...
20/06/2022

Una porta E.I. (porta tagliafuoco), in inglese fire door, è una porta che, considerata la sua elevata resistenza al fuoco, ha la possibilità di isolare le fiamme in caso di incendio. Viene dunque usata come parte di un sistema di protezione passiva, per ridurre la diffusione di fiamme o di fumo tra compartimenti e per assicurare un'uscita sicura da un edificio/struttura.
Le porte tagliafuoco possono essere costituite da una combinazione di materiali come:

legno
acciaio
gesso (come un riempimento endotermico)
strati di vermiculite
sezioni di vetro
Sia l'anta della porta sia l'intelaiatura devono rispettare i requisiti forniti dall'agenzia certificante i prodotti. L'intelaiatura include i sigilli per il fuoco o fumo, la porta e la struttura che tiene la porta tagliafuoco assemblata sul posto. L'insieme di questi componenti formano un assemblaggio che ha un numero di rating, quantificato in ore di resistenza attraverso un test di incendio. Tutti i componenti dell'assemblaggio di una porta tagliafuoco devono recare un'etichetta di certificazione per assicurare che i componenti siano stati testati a rispecchiare i requisiti di una valutazione antincendio.

La struttura della porta può già includere alcuni di questi componenti:

dispositivi di chiusura automatica
cuscinetti a sfere per le cerniere
meccanismi di blocco di sicurezza
I bordi di una porta tagliafuoco spesso necessitano di sigilli testati per incendi che possono essere composti da:

una striscia di intumescenza che si espande quando esposta a calore
strisce in neoprene weatherproof
guarnizioni per impedire il passaggio di fumo
Quando vengono adoperati sigilli intumescenti nel design delle porte, l'uso del corretto sigillo è cruciale nelle performance antincendio. I sigilli possono variare nella composizione chimica, il tasso di espansione sotto calore e/o le caratteristiche insite in essi.
Alcune porte tagliafuoco sono equipaggiate con finestre interne che hanno una valutazione di resistenza o sono state incorporate nel momento del test, e quindi soggette alla certificazione del prodotto globale. Le finestre antincendio devono rimanere intatte in condizioni di incendio e resistere all'impatto di getti fluidi. Possono includere: - reti metalliche fuse nel vetro - silicato di sodio liquido tra i due pannelli di vetro - vetro ceramico - vetro borosilicato Il vetro armato resiste tipicamente al fuoco, mentre il silicato di sodio liquido permette di isolare il trasferimento di calore attraverso l'azione endotermica di questa sostanza chimica.
Tutti i componenti debbono aderire alle richieste della certificazione del prodotto che sono accettabili all'autorità' avente giurisdizione in materia attraverso i requisiti di costruzione e antincendio locali. I requisiti di certificazione variano da Paese a Paese. Documenti tecnici di guida e regolamentazioni nella costruzione sono effettivi in ogni Paese.

Il Codice di prevenzione incendi si occupa della problematica del controllo dell’incendio e tale misura ha come scopo – ...
20/06/2022

Il Codice di prevenzione incendi si occupa della problematica del controllo dell’incendio e tale misura ha come scopo – con riferimento alle Norme tecniche di prevenzione incendi contenute nel Decreto del Ministero dell’Interno del 3 agosto 2015 – “l’individuazione dei presidi antincendio da installare nell’attività per la sua protezione di base, attuata solo con estintori, e per la sua protezione manuale o protezione automatica finalizzata al controllo dell’incendio o anche, grazie a specifici impianti, alla sua completa estinzione”.
Gli estintori antincendio si distinguono fra:

portatili (“normalmente fino a 6 kg/6 l”)
carrellati (“anche fino a 150 kg”).
Si riportano anche gli specifici riferimenti del Codice di prevenzione incendi.

In ogni caso il “parametro fondamentale caratterizzante la prestazione antincendio dell’estintore è la capacità estinguente, data dal numero che precede l’indicazione della classe di fuoco; essa rappresenta la capacità di spegnimento (definita dallo standard di omologazione) della classe di fuoco considerata. La classe C si assegna a discrezione del fabbricante solo su estintori a polvere”
Per quanto riguarda l’impianto di spegnimento idrico ad idranti (Codice: S.6.3) “è il più utilizzato per la lotta manuale agli incendi. Naturalmente, occorre prioritariamente verificare la compatibilità dell’estinguente idrico in funzione delle caratteristiche degli occupanti, della eventuale protezione dei beni, e della tipologia degli scenari d’incendio ipotizzati”.

In particolare le reti di idranti “comprendono l’alimentazione idrica, la rete di tubazioni fisse, preferibilmente chiuse ad anello, ad uso esclusivo, gli attacchi di mandata per autop***a, le valvole e gli apparecchi erogatori”.

Il Gruppo antincendio è il cuore dell'impianto: alimenta una rete che può essere di idranti o di sprinkler; possono esse...
20/06/2022

Il Gruppo antincendio è il cuore dell'impianto: alimenta una rete che può essere di idranti o di sprinkler; possono esserci anche impianti a schiuma, usati di solito per proteggere ambienti pericolosi (ad esempio raffinerie, impianti petrolchimici, impianti di produzione energia).
Il gruppo antincendio viene opportunamente progettato e dimensionato da un professionista abilitato, in grado di attestare l'idoneità di portata, pressione e continuità dell'alimentazione idrica necessarie all'impianto. Il progettista è quindi responsabile delle caratteristiche e dei parametri dell'impianto, che dovrà essere eseguito nel rispetto della normativa UNI EN 12845 e/o UNI 10779, ossia a regola d'arte.
Gli elementi principali che compongono il gruppo antincendio sono:

P***a compensazione o Jockey La normativa UNI EN 12845 non richiede espressamente la presenza o l'installazione di una p***a per il mantenimento costante della pressione; tuttavia in quasi tutti gli impianti è prevista al fine di sopperire a piccole variazioni di pressione all'interno dell'impianto, evitando così l'inopportuno avviamento delle pompe principali.

P***a principale Rappresenta l'elemento principale che permette di pressurizzare il fluido ed inviarlo nella rete. Ci sono diverse tipologie di pompe, suddivisibili in pompe ad asse orizzontale END SUCTION e ad asse verticale VTP (Vertical Turbine Pump). Nelle comuni applicazioni si arriva ad installare fino a 3 pompe principali: la UNI EN 12845 prevede l'installazione di una sola p***a alimentata da motore elettrico e le altre due alimentate da motore diesel. Nel caso in cui il gruppo antincendio sia composto da 3 pompe principali, due di esse lavorano il parallelo fornendo ciascuna il 50% della portata complessiva dell'impianto.

Motore Assicura il funzionamento della p***a e può essere elettrico o diesel con raffreddamento ad aria diretta, con scambiatore di calore acqua-acqua o con radiatore.

Quadro elettrico La normativa UNI EN 12845 prevede che le pompe principali abbiano un controllo esclusivo tramite quadro elettrico di controllo dedicato. Il quadro elettrop***a ha un'alimentazione dedicata trifase, quello motop***a alimentazione monofase. Completo di display e di scheda elettronica per il controllo e comando della p***a deve essere in grado di avviare automaticamente il motore in seguito a segnalazione da parte dei pressostati ma deve anche permettere l'avviamento manuale del motore ed anche il suo arresto manuale.

Riserva idrica La riserva idrica è un serbatoio di accumulo di acqua a cui attinge il gruppo antincendio per il suo funzionamento. Il dimensionamento della riserva idrica per la definizione della capacità utile minima deve essere effettuato dal progettista. Il volume minimo di acqua deve essere sufficiente a garantire il funzionamento continuativo dell'impianto per la durata minima prevista per ogni diverso livello di classificazione di rischio dell'edificio.

Quando scegli la divisa aziendale devi rispettare particolari obblighi di legge. La normativa sull’abbigliamento da lavo...
20/06/2022

Quando scegli la divisa aziendale devi rispettare particolari obblighi di legge. La normativa sull’abbigliamento da lavoro, regolamentata dal D. Lgs. n. 81 del 2008 (ex legge 626/94) – Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro, stabilisce che in alcuni settori sia necessario indossare abbigliamento atto a proteggere il lavoratore dai rischi per la salute e la sicurezza. Vediamo nel dettaglio cosa dice la legge sull’abbigliamento DPI.
Nel Decreto Legislativo 81/2008 si parla di DPI – Dispositivi di Protezione Individuale, cioè di:
qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo.
I più comuni DPI sono classificati in:

Multipro, specifici per chi lavora nel settore della saldatura. Questi capi proteggono dai rischi dovuti agli agenti fisici (radiazioni, calore, elettricità, rumore), alla presenza di cariche elettrostatiche e da quelli legati all’inalazione dei fumi, vapori e gas che si liberano durante il processo di lavorazione.
Proban, speciale processo di finissaggio che rende i tessuti ignifughi e protegge chi si trova a lavorare in condizioni di elevate temperature.
Alta visiblità, specifici per chi si trova a lavorare per strada o comunque in condizioni di scarsa visibilità e ha bisogno di essere facilmente individuato.
Abbigliamento antiacido, per chi è esposto a rischi chimici derivati da piccoli spruzzi di liquidi, spray, aerosol, etc.
Abiti da lavoro antistatici, per chi deve lavorare a contatto con materiale chimico ed elettrico e necessita di un abbigliamento di protezione dai rischi di cariche elettrostatiche.
Ogni capo o accessorio considerato DPI, dal casco ai guanti, alla mascherina, ai giubbotti alta visibilità, deve:

Essere conforme alle norme di cui al decreto legislativo 4 dicembre 1992 n. 475(N)78, e sue successive modificazioni
Essere adeguato ai rischi da prevenire, senza comportare di per sé un rischio maggiore
Essere adeguato alle condizioni esistenti sul luogo di lavoro
Tenere conto delle esigenze ergonomiche o di salute del lavoratore, quindi pratico e comodo da indossare
Poter essere adattato all’utilizzatore secondo le sue necessità.
Nel caso per lavoro tu sia esposto a rischi multipli che richiedono l’uso simultaneo di più DPI, questi devono essere tra loro compatibili e tali da mantenere, anche nell’uso simultaneo, la propria efficacia nei confronti del rischio e dei rischi corrispondenti.
Secondo la legge sulla Sicurezza sul Lavoro, spetta al datore di lavoro fornire ai dipendenti i necessari e idonei mezzi di protezione, dopo avere eseguito accurate valutazioni (che riguardano l’entità dei possibili rischi, la frequenza dell’esposizione del lavoratore a tale rischio, la caratteristiche dei posti di lavoro e le prestazioni dei DPI).
Da parte sua, il lavoratore deve osservare le norme e le disposizioni aziendali in materia di sicurezza e di uso dei mezzi di protezione individuale messi a propria disposizione, avendo cura dei DPI che gli vengono consegnati, non apportandovi modifiche di propria iniziativa e segnalando a chi di competenza ogni difetto o inconveniente.
Tra i DPI rientrano anche le scarpe antinfortunistiche, indispensabili per proteggere il lavoratore durante le sue mansioni quotidiane. La legge prevede che abbiano determinate caratteristiche come il puntale di sicurezza, le suole antishock, la suola antiscivolo, le suole resistenti agli oli minerali, la lamina anti foro, la tomaia idrorepellente e che siano antistatiche.

Il “cantiere stradale” è un ambiente di lavoro complesso, che deve contemperare due aspetti  importantissimi: da un lato...
20/06/2022

Il “cantiere stradale” è un ambiente di lavoro complesso, che deve contemperare due aspetti importantissimi: da un lato la sicurezza dei lavoratori e dall’altro la sicurezza degli utenti della strada e di coloro che vengono in qualche modo a contatto con l’area interessata dai lavori.
Per i grandi cantieri, duraturi ed organizzati, è prevista la redazione di un piano di sicurezza e di coordinamento e la designazione di un tecnico competente per la gestione della sicurezza in cantiere, invece per i cantieri “medio-piccoli” è prevista esclusivamente la predisposizione di un piano operativo di sicurezza a cura dell’impresa esecutrice, senza eventuali interventi di gestione o verifica da parte di terzi appositamente incaricati. Per questi ultimi, l’installazione e le modalità lavorative sono spesso lasciate all’iniziativa dei lavoratori, con conseguenze che si riflettono sulla sicurezza di tutti.
Gli elementi di cui tener conto per la loro messa in opera sono:
– il tipo di strada e le sue caratteristiche geometriche (numero di corsie per senso di marcia, presenza o meno di corsie di emergenza o banchina, ecc.);
– la natura e la durata della situazione (i cantieri di breve durata presentano difficoltà di pianificazione preliminare dell’intervento e richiedono velocità di esecuzione e di spostamento dell’area interessata dai lavori);
– l’importanza del cantiere, in funzione degli effetti sulla circolazione e dell’ingombro sulla strada;
– la visibilità legata a particolari condizioni ambientali (pioggia, neve, nebbia, ecc.);
– la localizzazione: ambito urbano, strade a raso o su opere d’arte, punti singolari come intersezioni o svincoli, ecc.;
– la velocità e la tipologia del traffico (la loro variabilità durante la vita del cantiere può essere origine di collisioni a catena);
– l’esecuzione di lavori in ambienti continuamente differenti e nuovi, con caratteristiche e posizioni variabili condizionanti la sicurezza (scuole, ospedali, altri servizi);
– l’elevata probabilità di realizzazione di situazioni impreviste, come ad esempio, la presenza di sottoservizi non noti.
Nel Capo I del Titolo II all’art.14 del Codice della Strada, ovvero il D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285 e s.m.i., gli enti proprietari delle strade, allo scopo di garantire la sicurezza e la fluidità della circolazione, provvedono:
– alla manutenzione, gestione e pulizia delle strade, delle loro pertinenze e arredo, nonché delle attrezzature, impianti e servizi;
– al controllo tecnico dell’efficienza delle strade e relative pertinenze;
– alla apposizione e manutenzione della segnaletica prescritta.

Nell’art. 21 del Codice della Strada si parla delle opere, depositi e cantieri stradali.

Chiunque esegua lavori o depositi materiali sulle aree destinate alla circolazione o alla sosta di veicoli e di pedoni deve adottare gli accorgimenti necessari per la sicurezza e la fluidità della circolazione e mantenerli in perfetta efficienza sia di giorno che di notte.

La sicurezza sul lavoro non è solo tutela della salute, ma anche cultura della formazione e dell’organizzazione aziendal...
20/06/2022

La sicurezza sul lavoro non è solo tutela della salute, ma anche cultura della formazione e dell’organizzazione aziendale e pianificazione di strategie e interventi per garantire ambienti di lavoro sani e sicuri.

Indirizzo

Via Dei Garofani, Casali Del Manco CS
Trenta
87059

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 18:00
Martedì 09:00 - 18:00
Mercoledì 09:00 - 18:00
Giovedì 09:00 - 18:00
Venerdì 09:00 - 18:00
Sabato 09:00 - 12:00

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