20/07/2026
Nessuna rassegnazione, nessun indietreggiamento. Ma tanto coraggio, dignità e orgoglio. È quello che ho visto negli occhi e trovato nelle parole degli imprenditori e dei commercianti vittime del racket che ho incontrato ieri a Palermo.
Negli ultimi mesi interi quartieri della città, da Sferracavallo allo Zen, sono stati colpiti da una violenta escalation criminale: attentati incendiari, bombe contro le saracinesche, colpi d’arma da fuoco, intimidazioni contro ristoranti ed esercizi commerciali. La mafia prova a imporre il silenzio con la paura, a ricattare, a sottomettere.
Ma a Palermo c’è chi non abbassa la testa. C’è chi, tra imprenditori e commercianti, ha scelto di resistere, di dare una “risposta collettiva” e di non lasciare che la criminalità organizzata abbia l’ultima parola.
Lo Stato, però, deve essere al loro fianco. Perché, come hanno ribadito i commercianti, la paura più grande per tante persone perbene e oneste non è infatti denunciare, bensì essere lasciati soli. E questo non può accadere.
Serve una presenza maggiore e più capillare delle forze dell’ordine sul territorio, controlli costanti, un contrasto efficace al traffico e alla diffusione delle armi. Serve certezza della pena, a maggior ragione per chi sceglie la violenza mafiosa.
Con i consiglieri ed eletti del M5S al comune di Palermo abbiamo proposto un piano integrato di prevenzione che, oltre al contrasto repressivo, preveda investimenti nella riqualificazione urbana, nella scuola, nello sport anche con più palestre, nella cultura, nei servizi e nella creazione di opportunità di lavoro per i giovani. A livello nazionale avevamo anche proposto dei patti territoriali tra Comuni e Prefetture. Perché la garanzia di sicurezza è una priorità che riguarda tutto il territorio italiano.
Lo Stato deve essere presente, ogni giorno, non solo dopo un attentato. E lo deve fare non con slogan e passerelle ma con azioni concrete. Chi sceglie la legalità, chi sceglie di stare dalla parte giusta, non deve mai sentirsi solo.