06/06/2026
"Alle famiglie di chi delinque andrebbe tolta la cittadinanza."
Così ha parlato il sindaco Mario Conte. È incostituzionale. Lo diciamo chiaramente.
Le dichiarazioni del sindaco Conte sulla possibilità di togliere la cittadinanza a intere famiglie a seguito dei comportamenti di singoli individui sono gravissime e incompatibili con i principi fondamentali della Costituzione italiana.
In uno Stato democratico la responsabilità penale è personale. Non esistono colpe ereditarie, responsabilità familiari o sanzioni collettive. Chi propone di colpire una persona per ciò che ha fatto un suo parente non sta avanzando una soluzione ai problemi della sicurezza: sta mettendo in discussione uno dei pilastri dello Stato di diritto.
Ancora più inquietante è l'idea di cittadinanza che emerge da queste parole. La cittadinanza, infatti, non viene più considerata come uno strumento di uguaglianza, inclusione e garanzia dei diritti, ma come un privilegio revocabile da utilizzare come arma politica contro determinate categorie di persone. È una concezione profondamente discriminatoria, che introduce una distinzione tra italiani "veri" e italiani "condizionati", tra cittadini che godono di diritti pieni e cittadini che possono vederseli sottrarre in ragione delle proprie origini familiari.
È una visione che affonda le proprie radici in un'ideologia etnica e razzista della comunità nazionale, secondo cui alcuni cittadini devono continuamente dimostrare di meritare ciò che ad altri viene riconosciuto per nascita. Una visione incompatibile con la Costituzione repubblicana e con il principio di uguaglianza.
Colpisce che il sindaco Conte scelga di utilizzare un episodio di cronaca per rilanciare parole d'ordine che nulla hanno a che vedere con la sicurezza concreta dei cittadini. Invece di discutere di prevenzione, presidio del territorio, educazione, inclusione sociale e contrasto ai fenomeni di devianza, si preferisce individuare un nemico da esibire all'opinione pubblica e alimentare una narrazione fondata sulla paura e sulla contrapposizione etnica.
La sensazione è che ci troviamo di fronte non a una proposta amministrativa, ma a un'operazione di posizionamento politico. Mentre a livello nazionale la Lega attraversa una fase di ridefinizione della propria identità e del proprio rapporto con le posizioni più estreme della destra nazionalista e sovranista, il sindaco Conte sembra voler utilizzare la cronaca locale per accreditarsi all'interno di quel dibattito anche a Treviso inseguendo una competizione tutta interna alla destra sul terreno delle proposte più radicali e divisive.
È una scelta irresponsabile. Chi amministra una città dovrebbe contribuire a tenere unite le comunità, non a dividerle. Dovrebbe affrontare i problemi con serietà, non sfruttarli per ottenere visibilità politica.
Per questo chiediamo al sindaco Conte di ritirare dichiarazioni che evocano principi incompatibili con il dettato costituzionale e di chiarire definitivamente da quale parte intende stare: dalla parte dello Stato di diritto e dell'uguaglianza dei cittadini oppure dalla parte di chi utilizza la cittadinanza come strumento di esclusione, discriminazione e propaganda.
La sicurezza si costruisce facendo rispettare la legge. Non alimentando campagne identitarie. Non cercando capri espiatori. Non trasformando la cittadinanza in un'arma politica da puntare contro una parte della popolazione.
Quando la destra non sa dare risposte ai problemi, cerca sempre qualcuno a cui togliere diritti. Noi continueremo a difendere una Repubblica fondata sull'uguaglianza dei cittadini e sulla responsabilità personale, non sul sospetto etnico e sulla punizione collettiva.