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Granatieri FVG Pagina dedicata alle attività dell'Associazione Granatieri di Sardegna in Friuli Venezia Giulia

10/03/2026
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02/05/2025

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2 MAGGIO 1945, I TITINI INVADONO IN MASSA GORIZIA

Cari Amici,
come Trieste, anche Gorizia ebbe la sventura di essere occupata dalle truppe "liberatrici" di Tito, che entrarono in massa in città il 2 maggio 1945.

Torniamo indietro di qualche giorno però, per contestualizzare ciò che accadde nell'area di riferimento.

Il 28 aprile 1945 il CLN di Trieste si trovava in uno stato di febbrile attesa. Sia il Corpo Volontari per la libertà (CVL) - il movimento clandestino del CLN - sia Unità operaia, la struttura alle dipendenze del comando di città del IX Korpus dei partigiani jugoslavi, attendevano il momento più adatto per far incominciare l’insurrezione.

Per le forze italiane, che potevano contare su non più di 3000 uomini, era necessario insorgere non troppo prima dell’arrivo degli alleati occidentali, ma comunque prima che la città venisse occupata dagli jugoslavi, che si stavano velocemente avvicinando. Le formazioni filojugoslave, invece, erano frenate dagli stessi comandi del IX Korpus che, nell’attesa dell’ingresso in città dell’esercito della IV Armata, volevano evitare scontri e violenze con gli insorti filoitaliani. Intanto, era già avvenuta una parziale ritirata delle truppe tedesche. Anche nelle altre città limitrofe della Venezia Giulia ci si stava attrezzando allo stesso modo.

Come a Trieste, anche a Gorizia si verificarono contrasti fra le forze antifasciste presenti in città.

Una delicata riunione del CLN (di cui il Partito comunista non faceva parte, perché da tempo sosteneva l'annessione di tutta la Venezia Giulia e di parte del Friuli, Udine compresa, alla Jugoslavia!) si tenne il 29 aprile, a casa di Angelo Culot (DC) in via XXIV Maggio. Erano presenti i membri del CLN — Olivi, Sverzutti, Pettarin e Forchiessin — e alcuni membri dell’Osvobodilna Fronta (OF, Fronte di liberazione sloveno), fra cui Petek, Kominanz, Nanut, Orelo e Bregant. La situazione era complessa: i tedeschi avevano concentrato circa 3.000 uomini dai presidi esterni e si apprestavano a partire, non prima di aver sabotato alcune strutture strategiche della città. Inoltre, in periferia erano accampati oltre 20.000 cetnici che costituivano la retroguardia delle forze naziste.

La citata riunione fece emergere il totale disaccordo tra il CLN e l’OF rispetto alla futura collocazione nazionale della città. Alla fine, il governo provvisorio nominato da CLN e OF «constatata l’impossibilità del progetto insurrezionale» decise di raggruppare tutti i militari all’esterno della città al fine di evitare scontri impari e inutili spargimenti di sangue con le retrovie dell’esercito avversario.

Nel frattempo, alle 5.20 del 30 aprile, le sirene di Trieste dettero l’annuncio dell’insurrezione generale. Ad essa presero parte sia il CVL, sia Unità operaia.

Nonostante alcuni parziali risultati, il tentativo di espellere totalmente i tedeschi dalla città non andò a buon fine. Il 1° maggio i primi effettivi dell’esercito jugoslavo entrarono in città. Poiché l’VIII Armata inglese non era ancora in vista, al CLN non restò altra scelta che ritirarsi dai combattimenti per non trovarsi costretti allo scontro con i partigiani jugoslavi.

Il pomeriggio del 2 maggio le forze jugoslave presero possesso dei simboli del potere, conducendo fuori dalla prefettura i rappresentanti del CLN.

A Gorizia — mentre nella periferia ovest della città proseguivano gli scontri tra civili armati e i cetnici iniziati il giorno precedente — già il giorno prima era arrivato un comando partigiano jugoslavo guidato dal commissario “Boro” che si installò subito in Prefettura, preparando ciò che sarebbe accaduto il giorno seguente. Allo stesso tempo giungeva in città un piccolo gruppo di ufficiali neozelandesi che però decise di non agire, visto anche il numero esiguo, in attesa delle truppe inglesi e americane.

“Boro” aveva formalmente subito chiesto ai membri del CLN l’autorizzazione a prendere il comando della città e delle forze armate cittadine, affermando che i partigiani di Tito rappresentavano a livello internazionale l’unica forza di Resistenza operante e riconosciuta in Jugoslavia.

Il CLN respinse la richiesta sostenendo il ruolo avuto dalle forze italiane durante gli scontri con i cetnici.

Il 2 maggio i partigiani jugoslavi presero il potere con la forza, disarmando tutti gli uomini ai comandi del CLN: era il giorno del trionfo per le truppe partigiane jugoslave e per i loro sostenitori.

Il 2 maggio la città venne invasa da una folla di gente, proveniente soprattutto dal circondario sloveno, che inneggiava all’appartenenza di Gorizia alla Jugoslavia e manifestò per tutta la giornata e nei giorni successivi lungo le vie del centro.

Per gli italiani che si trovavano in città, la stragrande maggioranza dei suoi abitanti, ebbe inizio una carneficina: in quarantadue giorni di brutale occupazione, furono un migliaio in totale coloro che vennero arrestati, deportati ed infoibati, più di 700 dal solo centro urbano.

A loro va oggi il nostro pensiero: RIP. 🕯️

Noi non dimentichiamo e ci poniamo ogni anno questa domanda: come può passare per la mente di qualcuno che noi qui si festeggi il 25 aprile???!

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Come consuetudine presenti!

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20/08/2023

Anche i Granatieri alla Commemorazione sul Colle di San Giusto.

La strage di Vergarolla rappresenta il primo grande dossier delle stragi del dopoguerra. Per la popolazione italiana di Pola fu subito chiaro che anche una giornata in spiaggia in agosto poteva rappresentare un pericolo per la propria sicurezza. Le mine che portarono con sé la vita di 95 persone furono un monito per gli abitanti di tutto il confine orientale. Sul numero ancora oggi si dibatte, ma personalmente credo che decine aggiunte o tolte alla cifra finale non convergano sul punto principale del clima di paura che si volesse creare con quel gesto. Ad oggi, seppur la matrice slavo-comunista sia risaputa come l’intento stesso che quell’atto terroristico avrebbe provocato, le fonti primarie sono o ancora secretate o di impossibile consultazione. Sarebbe doveroso, per il processo di riappacificazione tra i popoli nel contesto europeo che vi fosse una maggior attenzione da parte delle autorità d’oltreconfine di rendere onore alla verità.

Indirizzo

Casa Del Combattente/Via XXIV Maggio
Trieste
34133

Orario di apertura

10:00 - 12:00

Sito Web

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