FdF - Fabbrica del Futuro

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14/08/2026

QUANDO IL TIFO CONTRO DANNEGGIA UN’INTERA CITTÀ

La politica dovrebbe essere confronto, controllo e proposta. Sempre più spesso, invece, assistiamo a un’opposizione che sembra attendere qualsiasi difficoltà per colpire chi amministra, anche quando a essere penalizzata non è una parte politica, ma l’intera comunità.

Quanto accaduto a Barletta con l’annullamento del concerto di Jovanotti rappresenta un esempio evidente. Di fronte alla cancellazione di un evento capace di richiamare decine di migliaia di persone, generare economia e promuovere il territorio, qualcuno ha manifestato una soddisfazione politica neppure troppo nascosta, tentando di trasformare il venir meno del concerto in una sconfitta dell’Amministrazione. La sicurezza e la salute pubblica vengono prima di tutto e le decisioni degli organi competenti devono essere rispettate. Tuttavia, gioire per la cancellazione di un evento solo per colpire chi governa significa non comprendere che il danno ricade sulla città, sugli operatori economici, sulle attività ricettive e commerciali e sull’immagine del territorio.

Quando perde una città, non vince l’opposizione.

Lo stesso copione si è visto a Trinitapoli in occasione della serata “La Vie en Rose”. Un evento partecipato, elegante e riuscito, capace di riempire il centro cittadino e regalare alla comunità un momento di bellezza e condivisione. Eppure, anche quella serata è stata strumentalizzata, arrivando persino a collegarla all’assalto criminale al Postamat avvenuto poche ore dopo. Come se un’Amministrazione dovesse rinunciare a promuovere cultura e socialità perché una banda organizzata decide di colpire uno sportello automatico. Si tratta di un accostamento privo di logica, costruito per oscurare la riuscita dell’evento e alimentare una narrazione negativa della città.
Non è necessario dare ulteriore visibilità a chi lo ha promosso: significherebbe premiare un modo irresponsabile di fare opposizione.

Anche sul tema della sicurezza è necessario ristabilire la corretta sequenza degli eventi. Dopo l’assalto al Postamat, a lanciare per primi richiami, richieste di aiuto e auspici di interventi straordinari sono stati esponenti dell’opposizione. Solo successivamente il sindaco è intervenuto, non per giustificarsi, ma per comunicare le azioni già avviate: l’attivazione dei servizi comunali, il ripristino dell’area e l’interlocuzione con Poste Italiane, dalla quale è scaturita la disponibilità ad assicurare un presidio mobile a tutela soprattutto degli anziani e delle persone più fragili.

Accusare successivamente il sindaco di voler “mettere le mani avanti” significa ribaltare consapevolmente i fatti. Le date e le dichiarazioni pubbliche dimostrano chiaramente chi abbia sollevato per primo l’allarme e chi, invece, abbia risposto con interventi concreti. Criticare è legittimo; tifare contro è un’altra cosa. Sperare che un evento fallisca, strumentalizzare una serata riuscita o utilizzare un episodio criminale per attaccare l’Amministrazione non danneggia soltanto il sindaco: danneggia Trinitapoli.

Dovrebbe vergognarsi chi si aggira all’ombra, per i vicoli della città, come un gatto randagio, aspettando meschinamente l’occasione per nutrirsi dei rifiuti lasciati lungo una strada, di un disservizio o di qualsiasi altra difficoltà. E dovrebbe vergognarsi anche chi si unisce al coro scomposto di quanti guaiscono continuamente non per amore di Trinitapoli, ma soltanto per il desiderio frustrato di tornare al comando. Questa non è opposizione e non è critica politica: è un comportamento che scade nello sciacallaggio, perché si alimenta dei problemi della comunità e spera che aumentino pur di poter attaccare chi amministra. Chi agisce così non difende Trinitapoli: tenta di nutrirsi delle sue difficoltà per ricavarne un miserabile vantaggio politico. La storia repubblicana ci insegna quanto sia pericoloso indebolire la fiducia nelle istituzioni. Negli anni più bui del terrorismo, quando le Brigate Rosse colpirono il cuore dello Stato sequestrando e uccidendo Aldo Moro, la Repubblica seppe reagire senza rinunciare alla democrazia. Allo stesso modo, di fronte alle stragi mafiose, lo Stato non arretrò: rispose attraverso le leggi, le indagini, i processi e il sacrificio di magistrati, appartenenti alle Forze dell’ordine e servitori delle istituzioni.
Naturalmente nessuna polemica locale può essere equiparata a quelle tragedie.

Il loro insegnamento, però, rimane attuale: chi tenta continuamente di screditare le istituzioni, auspica il fallimento di chi le rappresenta o alimenta scenari di instabilità per ricavarne un vantaggio non colpisce soltanto una persona. Indebolisce la fiducia dei cittadini e arreca un danno alla comunità e allo stesso Stato democratico.

Chi ama davvero la propria città può contestare chi la governa, ma non dovrebbe mai augurarsi il blocco della macchina amministrativa. Quando si lavora affinché tutto vada male pur di attaccare chi amministra, la sconfitta non è di una parte politica: è dell’intera comunità. In tempi complessi, segnati da tensioni e strumentalizzazioni, la vera forza di chi guida non consiste nell’assenza di ostacoli, ma nella capacità di affrontarli senza arretrare. Il sindaco di Trinitapoli non arretra. In questo anno di amministrazione ha dimostrato solidità politica, consenso e capacità amministrativa, anche in un contesto complesso e spesso ostile.

Mentre qualcuno agisce nell’ombra della strumentalizzazione politica, il sindaco continua a governare alla luce del sole, con lucidità, coraggio e piena fiducia nelle istituzioni. Continuerà a difendere il mandato ricevuto dai cittadini dagli attacchi loschi e bassi, dalle insinuazioni, dalle manovre opache e dai faccendieri della politica. Lo farà senza paura, denunciando alle autorità competenti ogni fatto, pressione o condotta documentabile che possa assumere rilievo, senza lasciarsi intimidire e senza rispondere alle ombre con altre ombre.

Le difficoltà passano, le polemiche si consumano e le manovre falliscono. La responsabilità di chi governa, invece, resta. Trinitapoli non si fermerà. Il suo sindaco continuerà ad amministrare e a difendere la città, senza paura e senza arretrare di un solo passo.

21/07/2026

IL NOSTRO APPELLO ERA SEMPLICE: CONDANNARE L’ODIO. LA RISPOSTA È STATA L’INSULTO.Abbiamo deciso di firmare un comunicato...
21/07/2026

IL NOSTRO APPELLO ERA SEMPLICE: CONDANNARE L’ODIO. LA RISPOSTA È STATA L’INSULTO.

Abbiamo deciso di firmare un comunicato come donne impegnate nelle istituzioni perché negli ultimi giorni il dibattito politico cittadino ha superato un limite che una comunità democratica non può accettare.
Abbiamo denunciato insulti, offese sessiste, allusioni intimidatorie e un linguaggio che umilia le persone, delegittima le istituzioni e avvelena il confronto pubblico.

Non abbiamo chiesto solidarietà politica.
Non abbiamo chiesto condivisione delle nostre idee.
Abbiamo chiesto una sola cosa: una condanna chiara e senza ambiguità di questo modo di fare politica.

L’ex on. Arcangelo Sannicandro, invece, ha scelto di spostare il dibattito dal merito alle persone.
Anziché prendere posizione contro gli insulti, ha preferito rivolgere gli insulti a noi, definendoci “sceme”, “impazzite”, “telecomandate dal Sindaco”, persino "sciacquine del Sindaco" (!) sostenendo che non saremmo neppure capaci di esprimere un pensiero autonomo.

Affermare che siamo “telecomandate” significa negare la nostra autonomia e delegittimare il ruolo istituzionale che rappresentiamo. Significa sostenere che cinque donne non possano elaborare un pensiero politico proprio, ma debbano necessariamente essere l’espressione della volontà di un uomo.

Definirci “sciacquette del Sindaco” non è una critica politica.

È un’espressione che ridicolizza cinque donne che ricoprono ruoli istituzionali, trasformando un confronto sulle idee in un attacco alla nostra dignità personale e al nostro essere donne impegnate nella vita pubblica.
Non viene contestata una scelta amministrativa, un atto politico o una posizione nel merito. Viene messa in discussione la nostra autonomia, la nostra capacità di pensiero e il nostro ruolo, attraverso un linguaggio che richiama stereotipi sessisti e che tende a rappresentare le donne nelle istituzioni come prive di voce propria.
Non è un dettaglio.

Quel comunicato porta la firma della Presidente del Consiglio comunale, di due Assessore e di due Consigliere comunali. Cinque donne che ricoprono ruoli istituzionali e che hanno assunto, liberamente e responsabilmente, una posizione politica.
Noi respingiamo con fermezza questo modo di rivolgersi alle donne che scelgono di assumere responsabilità pubbliche.

Siamo cinque amministratrici. Abbiamo una storia, una responsabilità e una voce autonoma.
Non siamo “di qualcuno”.
Non siamo “telecomandate”.
Non siamo il riflesso della volontà di altri.

Siamo donne che hanno scelto di impegnarsi per la propria comunità e che continueranno a farlo con libertà, dignità e determinazione.
Questo non è un giudizio su di noi. È un giudizio sul modo in cui vengono considerate le donne quando esercitano responsabilità pubbliche.

Sannicandro avrebbe potuto limitarsi a contestare un passaggio del nostro comunicato e, nello stesso tempo, ribadire una condanna netta degli insulti, del sessismo e delle intimidazioni.
Non lo ha fatto.
Ha scelto di insultare chi gli chiedeva di condannare gli insulti.

Ed è proprio questa scelta a confermare quanto fosse necessario il nostro intervento.
Noi continueremo a svolgere il nostro ruolo con autonomia, responsabilità e libertà di giudizio.
Perché la politica si misura sulla forza delle idee, non sulla violenza delle parole e chi ha rappresentato le istituzioni dovrebbe contribuire ad alzare il livello del confronto democratico, non ad abbassarlo.

IL SILENZIO È UNA SCELTACome donne impegnate nelle istituzioni e componenti dell’Amministrazione comunale di Trinitapoli...
19/07/2026

IL SILENZIO È UNA SCELTA

Come donne impegnate nelle istituzioni e componenti dell’Amministrazione comunale di Trinitapoli, sentiamo il dovere di intervenire davanti al clima d’odio che, da giorni, si sta alimentando sui social.

Abbiamo letto commenti nei quali donne che ricoprono un ruolo pubblico vengono apostrofate con epiteti vergognosi, assimilate a “donne prese dalla strada”, accostate al termine “bordello” e, fatto ancora più grave, si è arrivati perfino a pubblicare frasi che possono essere interpretate come inquietanti allusioni, frasi che evocano la violenza o frasi dal contenuto intimidatorio.
Non è più confronto politico.
Non è libertà di espressione.
E' un linguaggio che umilia la dignità delle persone e avvelena il dibattito pubblico.
La critica politica è legittima. Gli insulti sessisti, le offese personali e ogni forma di intimidazione non lo saranno mai.

Per questo rivolgiamo un appello a tutti coloro che, quotidianamente, intervengono nel dibattito politico cittadino.

Chiediamo al giornale Il Peperoncino Rosso, che spesso dedica spazio a critiche nei confronti della nostra Amministrazione, e all’onorevole Arcangelo Sannicandro, che più volte è intervenuto pubblicamente sulle vicende politiche locali, di prendere una posizione chiara e inequivocabile.

Non chiediamo solidarietà politica.

Chiediamo soltanto una condanna netta di un linguaggio che offende le donne, delegittima le istituzioni e alimenta un clima che nessuna comunità civile dovrebbe tollerare.
Chi ricopre un ruolo pubblico e contribuisce alla formazione dell’opinione pubblica ha anche una responsabilità morale: quella di isolare chi utilizza l’odio, la violenza verbale e le intimidazioni come strumenti di lotta politica.

Il silenzio, in questi casi, rischia di essere interpretato come tolleranza.
Noi continueremo a svolgere il nostro ruolo con determinazione, senza lasciarci intimidire.
Ma pretendiamo che il confronto politico torni ad essere fondato sul rispetto, sulle idee e sui fatti.
Perché nessuna donna dovrebbe essere insultata, umiliata o intimidita solo per aver scelto di impegnarsi nelle istituzioni.

La Presidente del consiglio Loredana Lionetti
Assessore Antonia Iodice
Assessore Maria Rosaria Capodivento
Consigliera Anna Colia
Consigliera Carmela Clemente

15/07/2026
13/07/2026

Le opposizioni confermano il successo del comizio.

C’è un principio che in politica trova conferma ogni volta: il successo di un comizio non si misura solo dagli applausi della piazza, ma dalla reazione degli avversari. Quanto più un intervento politico centra i temi reali, quanto più smaschera contraddizioni e restituisce ai cittadini una lettura chiara della realtà amministrativa, tanto più forte diventa la risposta di chi non ha argomenti per contestarne il merito. È esattamente ciò che è accaduto dopo il comizio.

In poche ore si è assistito a una singolare convergenza di interventi provenienti da esponenti delle forze di opposizione, accomunati non da una proposta alternativa per la città, ma dall’esigenza di rispondere a un discorso che evidentemente ha lasciato il segno. Invece di confrontarsi sui contenuti – sui risultati amministrativi, sulle prospettive della città e sulle responsabilità politiche emerse in questi anni – si è preferito imboccare la strada della polemica personale, delle minacce di querele, degli annunci di esposti e delle ricostruzioni fantasiose. Un copione già visto.

La politica, però, dovrebbe essere altro. Dovrebbe essere il luogo del confronto sulle idee, non il tentativo di trasformare ogni parola in un pretesto per alimentare lo scontro mediatico. Ancora più sorprendente è stata la reazione di alcuni soggetti che oggi non siedono nemmeno in Consiglio comunale. Persone che non erano state nemmeno richiamate durante l' intervento e che, proprio per questo, hanno sentito il bisogno di intervenire ( e lo faranno ancora) con particolare veemenza.
È difficile non cogliere in tanta agitazione il dispiacere di chi si è sentito escluso dal dibattito politico e ha cercato nella polemica un modo per ritrovare una visibilità che gli elettori non hanno più riconosciuto.

La conferma arriva anche dall’ultimo episodio. Si è arrivati perfino a strumentalizzare la presenza alla commemorazione del decimo anniversario della tragedia ferroviaria di Andria, alla presenza del Presidente della Repubblica. Una cerimonia istituzionale, dedicata esclusivamente al ricordo delle vittime e alla vicinanza alle loro famiglie, è stata trascinata nel confronto politico pur di alimentare una polemica.
È un modo di fare opposizione che lascia perplessi. Quando si arriva a utilizzare persino il ricordo di una tragedia per cercare un titolo sui social, significa che si è perso il senso del limite tra il confronto politico e il rispetto dovuto alle istituzioni e alla memoria (soprattutto da chi dovrebbe vergognarsi di avere avuto tanto disinvoltura nel passare da dx a sx e di essere alla corte di qualcuno per ottenere stipendi o incarichi).

Dal 2009 la storia si ripete con impressionante regolarità. Ogni volta che questa amministrazione assume iniziative politiche o amministrative importanti, le opposizioni non riescono a dettare l’agenda del dibattito, ma finiscono per rincorrere quella del Sindaco. Accade nelle campagne elettorali, accade nell’attività amministrativa, accade nei comizi pubblici.

Noi continueremo a parlare ai cittadini con trasparenza, ad assumerci la responsabilità delle nostre scelte e a confrontarci sui fatti. Lasciamo ad altri la rincorsa alle polemiche e ai protagonismi. Perché alla fine non saranno i comunicati delle opposizioni né i post sui social a scrivere la storia di questa città. Saranno il lavoro svolto, i risultati raggiunti e il giudizio libero dei cittadini.

17/06/2026
17/06/2026

𝗟𝗲𝗴𝗴𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝘂𝗻 𝗰𝗲𝗿𝘁𝗼 𝘀𝘁𝘂𝗽𝗼𝗿𝗲 𝗹’𝗲𝗻𝗻𝗲𝘀𝗶𝗺𝗼 𝗽𝗼𝘀𝘁 del gruppo buona politica che 𝘀𝗶 𝘃𝗲𝘀𝘁𝗲 𝗱𝗮 𝘃𝗶𝘁𝘁𝗶𝗺𝗮, dimenticando però ciò che ha scritto e firmato appena pochi giorni fa. La risposta della FDF è stata direttamente proporzionata alla violenza politica e verbale che la Fabbrica del Futuro ha scelto di esercitare attraverso un comunicato con cui una vicenda personale e delicatissima, riguardante il consigliere De Angelis, è stata trasformata in un’occasione per attaccare il Sindaco e l’Amministrazione comunale. È questa la vera questione che il post del sig. Cirillo evita accuratamente di affrontare. Decine di righe sono dedicate a giudicare il tono della replica, senza una sola parola sul fatto che proprio la Fabbrica del Futuro abbia scelto di superare il confine della normale dialettica politica, entrando in una sfera che avrebbe richiesto maggiore prudenza, sensibilità e rispetto umano.

Si parla di livore, di veleno, di aggressione verbale. Ma il rispetto non può essere preteso solo quando fa comodo. Chi apre uno scontro durissimo sul piano personale e politico non può poi scandalizzarsi se riceve una risposta altrettanto dura. È troppo semplice lanciare il sasso e poi nascondere la mano, cercando di spostare l’attenzione dal merito delle proprie azioni ai toni della reazione altrui. Quanto al tentativo di misurare il consenso di un’idea con il numero di un “like”, siamo davvero al paradosso di un dibattito politico ridotto a una questione di social, dove la "Buona Politica" mostra di godere di montagne di consenso; anzi, le idee e la correttezza di una posizione non si pesano con un clic, così come la gravità di un attacco non si cancella con la rimozione di un apprezzamento.

Colpisce, inoltre, che si faccia riferimento a presunte rilevanze penali di un post (la sottintesa minaccia) e, nello stesso tempo, si utilizzino espressioni denigratorie nei confronti di un avversario politico: il rispetto delle regole e della dignità delle persone deve essere sempre reciproco e non può essere invocato a senso unico. Se davvero si vuole elevare il livello del confronto pubblico, occorre un’assunzione di responsabilità da parte di tutti: si torni a discutere di fatti, di scelte amministrative e di proposte politiche, evitando di strumentalizzare vicende personali per colpire gli avversari politici. La forza di una posizione non si misura con l’aggressività dei toni né con il numero di consensi virtuali, ma con la coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa (anche De Angelis ha una famiglia).

Sulla vicenda che coinvolge il consigliere De Angelis, pertanto, non intendiamo sottrarci ad alcuna valutazione. I fatti sono all’attenzione degli organi competenti e sarà l’accertamento della verità a stabilire se ci si trovi davanti a una condotta dolosa, a un comportamento gravemente imprudente e contrario alle regole della pubblica amministrazione, oppure a un clamoroso e maldestro equivoco nato da una gestione sbagliata di una situazione che avrebbe richiesto il coinvolgimento dei soggetti competenti. Qualunque sarà la conclusione, una cosa è certa: il comportamento posto in essere non può essere banalizzato e, anche nella ricostruzione più favorevole, richiederà le opportune valutazioni politiche e amministrative.

Detto questo, assistiamo con amarezza ma senza sorpresa allo spettacolo di una parte dell’opposizione e di alcuni personaggi della politica locale — e non — che, ancora prima che si facesse chiarezza, hanno visto in questa vicenda non un fatto grave su cui fare i dovuti accertamenti, ma un’occasione per consumare una vendetta politica. Sono riemersi i soliti professionisti dell’attacco personale, coloro che attendono le difficoltà altrui per trasformarle in un trofeo da esibire, gli stessi che hanno perso il confronto democratico con i cittadini e che cercano oggi, attraverso il clamore e la gogna mediatica, di ottenere ciò che le urne hanno negato.

Particolarmente grave è il comportamento di chi tenta di utilizzare questa vicenda per giustificare il tradimento consumato nella tornata delle elezioni provinciali. Un tentativo goffo e tardivo di riscrivere la storia e di attribuire a De Angelis le responsabilità di una scelta che, invece, fu il risultato della mancanza di coraggio politico di chi decise di agire nell’ombra anziché manifestare apertamente il proprio dissenso. I fatti sono chiari: tutte le amministrazioni hanno sostenuto i propri candidati alle provinciali secondo accordi politici condivisi tra partiti e sindaci, nel rispetto degli equilibri della coalizione e delle rappresentanze istituzionali. Né il sig. Cicinnato né il sig. Lanotte hanno mai posto ufficialmente al Sindaco e alla maggioranza la richiesta che il rappresentante di Forza Italia si discostasse dal sostegno al candidato De Angelis. Se quella volontà fosse stata manifestata con chiarezza, nel rispetto dei rapporti politici e della lealtà tra alleati, si sarebbero potute adottare strategie diverse. Invece si è scelta un’altra strada: il silenzio pubblico, gli impegni assunti nelle sedi opportune e poi disattesi nel segreto dell’urna. Ognuno tragga le proprie conclusioni su cosa significhino coerenza, responsabilità e rispetto della parola data.

La libertà politica è un valore assoluto, ma non può essere invocata per giustificare comportamenti opportunistici. La libertà richiede il coraggio delle proprie idee e la trasparenza delle proprie scelte. Per questo, il tentativo di riportare oggi alla luce la vicenda provinciale non rappresenta una reazione all’episodio De Angelis, ma conferma che l’ostilità verso la sua candidatura esisteva già allora e che qualcuno sta semplicemente cercando una giustificazione postuma per il proprio comportamento.

Sia chiaro: nessuno chiede sconti per De Angelis. Se saranno accertate responsabilità, vi saranno le conseguenze politiche, amministrative ed eventualmente economiche che ne deriveranno. Ma altrettanto fermamente diciamo che non accetteremo il gioco degli sciacalli politici. Denunciare un fatto e pretendere chiarezza è un diritto; trasformare una persona in una preda da sbranare pubblicamente è un comportamento indegno di chi dice di agire per il bene della comunità. La politica deve essere confronto, anche duro, ma non può diventare il luogo nel quale si festeggiano le cadute degli avversari, si alimenta l’odio personale e si cerca di cancellare la dignità di chi si trova in una condizione di debolezza.

A coloro che oggi recitano la parte dei giudici inflessibili ricordiamo che la vita politica e amministrativa è lunga e che ciascuno, prima o poi, può essere chiamato a rispondere dei propri atti. La differenza tra chi ha il senso delle istituzioni e chi pratica il giustizialismo sta proprio nella capacità di giudicare i fatti senza perdere il senso dell’umanità. La resa dei conti ci sarà e sarà politica, alla luce del sole, davanti ai cittadini. Lì si misureranno la coerenza di ciascuno, la credibilità dei comportamenti e la differenza tra chi amministra assumendosi responsabilità e chi invece vive soltanto di polemiche, insinuazioni e campagne di demolizione personale.

Noi continueremo a difendere la legalità, il rispetto delle istituzioni, il garantismo e la dignità delle persone. Non arretreremo davanti alle responsabilità di nessuno, ma non permetteremo neppure che l’odio e la strumentalizzazione prendano il posto della verità. Ora spieghiamo che continuare a giocare contro la propria squadra avvantaggiando la sinistra, come abbiamo constatato alle ultime amministrative, colorerà di rosso tutta la BAT, altro che azzurro.

Indirizzo

Trinitapoli
76015

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