Partito Comunista dei Lavoratori - Torino

Partito Comunista dei Lavoratori - Torino Sezione «Vito Bisceglie» del Partito Comunista dei Lavoratori (TO)

🔴 𝗤𝗨𝗜𝗡𝗧𝗢 𝗚𝗜𝗢𝗥𝗡𝗢 𝗗𝗜 𝗔𝗦𝗦𝗘𝗗𝗜𝗢 𝗘 𝗥𝗘𝗣𝗥𝗘𝗦𝗦𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗡𝗘𝗟 𝗝𝗔𝗠𝗠𝗨 𝗘 𝗞𝗔𝗦𝗛𝗠𝗜𝗥 📢👉 https://pclavoratori.it/quinto-giorno-di-assedio-e-repre...
11/06/2026

🔴 𝗤𝗨𝗜𝗡𝗧𝗢 𝗚𝗜𝗢𝗥𝗡𝗢 𝗗𝗜 𝗔𝗦𝗦𝗘𝗗𝗜𝗢 𝗘 𝗥𝗘𝗣𝗥𝗘𝗦𝗦𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗡𝗘𝗟 𝗝𝗔𝗠𝗠𝗨 𝗘 𝗞𝗔𝗦𝗛𝗠𝗜𝗥 📢

👉 https://pclavoratori.it/quinto-giorno-di-assedio-e-repressione-nel-jammu-e-kashmir/

La Jammu Kashmir National Students Federation (JKNSF, Federazione Nazionale degli Studenti del Jammu e Kashmir) condanna senza riserve l’assedio in corso, il coprifuoco, l’interruzione delle comunicazioni internet e la sanguinosa repressione statale contro il movimento popolare nel Jammu e Kashmir amministrato dal Pakistan. Per cinque giorni, lo Stato pakistano ha isolato il Jammu e Kashmir dal resto del mondo. I servizi internet sono stati sospesi, le città sono state militarizzate e ulteriori contingenti delle Forze di Frontiera, dei Rangers e della polizia sono stati dispiegati per soffocare un movimento popolare democratico.

Eppure, nonostante la repressione, l’interruzione delle comunicazioni e ogni tentativo di spaventare, dividere e isolare la popolazione, le masse del Jammu e Kashmir hanno sfidato lo Stato. Hanno superato la paura, oltrepassato le barriere, respinto la propaganda e continuato a marciare in massa verso Muzaffarabad. Il popolo ha dimostrato che nessuna interruzione delle comunicazioni può separarli quando la loro lotta è radicata nella sofferenza condivisa, nella rabbia e nella determinazione collettiva!

Nella notte dell’8 giugno, le forze statali hanno aperto il fuoco direttamente sui manifestanti a Rawalakot, nel distretto di Poonch. Secondo le prime informazioni, almeno tredici persone sono state uccise e centinaia ferite. Nel Poonch è stato imposto il coprifuoco, trasformando intere aree in prigioni a cielo aperto per isolare la popolazione, nascondere la portata della violenza di Stato e spezzare la volontà delle masse attraverso la paura.

Oggi, 9 giugno, in seguito all’appello del Joint Awami Action Committee (JAAC), i manifestanti hanno continuato la loro lunga marcia verso Muzaffarabad. A Kotli giungono notizie di nuove sparatorie da parte delle forze pakistane sulla folla. Si parla di almeno sei morti, ma il numero reale non è ancora confermato e potrebbe essere superiore (alcune fonti indicano una cifra più alta). Lo Stato sta cercando di soffocare nel sangue un legittimo movimento politico, ma nemmeno questa violenza è riuscita a fermare la marcia verso Muzaffarabad, che sta raggiungendo una partecipazione storica.

La JKNSF respinge con la massima fermezza questa repressione, la censura, il coprifuoco e la propaganda. Ma rendiamo anche omaggio al coraggio del popolo che ha sfidato ogni strumento di repressione messo sul suo cammino. La loro resistenza ha messo a n**o la debolezza di uno Stato che ha bisogno di blackout, proiettili, blocchi e menzogne per rispondere alle richieste democratiche del popolo. Un movimento popolare non può essere schiacciato con questi strumenti, o con processi per insurrezione, o con istituzioni fantoccio. Ogni morto, ogni ferito, ogni arresto e ogni atto di umiliazione non farà che acuire la rabbia del popolo e svelare il vero volto del regime di occupazione.

🟥 𝐂𝐡𝐢𝐞𝐝𝐢𝐚𝐦𝐨:

📌 𝐋’𝐢𝐦𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚𝐭𝐚 𝐫𝐞𝐯𝐨𝐜𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐨𝐩𝐫𝐢𝐟𝐮𝐨𝐜𝐨 𝐧𝐞𝐥 𝐏𝐨𝐨𝐧𝐜𝐡 𝐞 𝐢𝐧 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐞 𝐥𝐞 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐞 𝐚𝐫𝐞𝐞.

📌 𝐋’𝐢𝐦𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐫𝐢𝐜𝐡𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐅𝐨𝐫𝐳𝐞 𝐝𝐢 𝐅𝐫𝐨𝐧𝐭𝐢𝐞𝐫𝐚, 𝐝𝐞𝐢 𝐑𝐚𝐧𝐠𝐞𝐫𝐬, 𝐝𝐞𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐠𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐳𝐢𝐚 𝐞 𝐝𝐢 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐞 𝐥𝐞 𝐟𝐨𝐫𝐳𝐞 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐮𝐧𝐭𝐢𝐯𝐞 𝐢𝐧𝐯𝐢𝐚𝐭𝐞 𝐝𝐚𝐥 𝐏𝐚𝐤𝐢𝐬𝐭𝐚𝐧 𝐧𝐞𝐥 𝐉𝐚𝐦𝐦𝐮 𝐞 𝐊𝐚𝐬𝐡𝐦𝐢𝐫.

📌 𝐋’𝐢𝐦𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚𝐭𝐚 𝐜𝐞𝐬𝐬𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐩𝐚𝐫𝐢, 𝐛𝐨𝐦𝐛𝐚𝐫𝐝𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢, 𝐠𝐚𝐬 𝐥𝐚𝐜𝐫𝐢𝐦𝐨𝐠𝐞𝐧𝐢, 𝐚𝐫𝐫𝐞𝐬𝐭𝐢, 𝐫𝐚𝐢𝐝, 𝐢𝐧𝐭𝐢𝐦𝐢𝐝𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐞 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐯𝐢𝐨𝐥𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐒𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐢 𝐦𝐚𝐧𝐢𝐟𝐞𝐬𝐭𝐚𝐧𝐭𝐢.

📌 𝐍𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧 𝐢𝐦𝐩𝐞𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨, 𝐛𝐥𝐨𝐜𝐜𝐨 𝐚𝐫𝐦𝐚𝐭𝐨, 𝐝𝐞𝐭𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐨 𝐫𝐞𝐬𝐭𝐫𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚𝐦𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐝𝐞𝐯𝐞 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐦𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐮𝐧𝐠𝐚 𝐦𝐚𝐫𝐜𝐢𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐌𝐮𝐳𝐚𝐟𝐟𝐚𝐫𝐚𝐛𝐚𝐝. 𝐀𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐨𝐩𝐨𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐯𝐞 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐞𝐧𝐭𝐢𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐞𝐬𝐞𝐫𝐜𝐢𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐦𝐨𝐜𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐝𝐢 𝐬𝐜𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐩𝐢𝐚𝐳𝐳𝐚 𝐞 𝐫𝐢𝐮𝐧𝐢𝐫𝐬𝐢.

📌 𝐑𝐢𝐩𝐫𝐢𝐬𝐭𝐢𝐧𝐨 𝐢𝐦𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐞 𝐢𝐧𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐳𝐢 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐞𝐭 𝐢𝐧 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐉𝐚𝐦𝐦𝐮 𝐞 𝐊𝐚𝐬𝐡𝐦𝐢𝐫 𝐚𝐦𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐚𝐥 𝐏𝐚𝐤𝐢𝐬𝐭𝐚𝐧.

📌 𝐑𝐞𝐯𝐨𝐜𝐚 𝐢𝐦𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐜𝐢𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐥 𝐛𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐥 𝐉𝐨𝐢𝐧𝐭 𝐀𝐰𝐚𝐦𝐢 𝐀𝐜𝐭𝐢𝐨𝐧 𝐂𝐨𝐦𝐦𝐢𝐭𝐭𝐞𝐞 (𝐉𝐀𝐀𝐂).

📌 𝐑𝐢𝐭𝐢𝐫𝐨 𝐢𝐦𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐞 𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐧𝐮𝐧𝐜𝐞, 𝐥𝐞 𝐚𝐜𝐜𝐮𝐬𝐞 𝐝𝐢 𝐢𝐧𝐬𝐮𝐫𝐫𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐜𝐞𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐥𝐞𝐠𝐚𝐥𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐦𝐚𝐧𝐢𝐟𝐞𝐬𝐭𝐚𝐧𝐭𝐢, 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐞 𝐥𝐞𝐚𝐝𝐞𝐫 𝐝𝐞𝐥 𝐉𝐀𝐀𝐂.

📌 𝐋’𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐳𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐉𝐚𝐦𝐦𝐮 𝐞 𝐊𝐚𝐬𝐡𝐦𝐢𝐫 𝐝𝐞𝐯𝐞 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐜𝐜𝐮𝐬𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐨𝐦𝐢𝐜𝐢𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 𝐮𝐜𝐜𝐢𝐬𝐞 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐟𝐨𝐫𝐳𝐞 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚𝐥𝐢.

📌 𝐈𝐥 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐨 𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐟𝐚𝐧𝐭𝐨𝐜𝐜𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐉𝐚𝐦𝐦𝐮 𝐞 𝐊𝐚𝐬𝐡𝐦𝐢𝐫 𝐝𝐞𝐯𝐞 𝐝𝐢𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐬𝐢 𝐢𝐦𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐚𝐯𝐞𝐫 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐢𝐞𝐝𝐮𝐭𝐨 𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐬𝐩𝐚𝐫𝐠𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐬𝐚𝐧𝐠𝐮𝐞 𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐚𝐯𝐞𝐫 𝐚𝐠𝐢𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐫𝐞𝐩𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐩𝐚𝐤𝐢𝐬𝐭𝐚𝐧𝐚.

📌 𝐓𝐮𝐭𝐭𝐞 𝐥𝐞 𝐫𝐢𝐜𝐡𝐢𝐞𝐬𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐂𝐨𝐦𝐢𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐝’𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐠𝐢𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐀𝐰𝐚𝐦𝐢 𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐨𝐩𝐨𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐉𝐚𝐦𝐦𝐮 𝐞 𝐊𝐚𝐬𝐡𝐦𝐢𝐫 𝐝𝐞𝐯𝐨𝐧𝐨 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐬𝐨𝐝𝐝𝐢𝐬𝐟𝐚𝐭𝐭𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐦𝐞𝐬𝐬𝐨, 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐫𝐞𝐬𝐚 𝐥’𝐚𝐛𝐨𝐥𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝟏𝟐 𝐬𝐞𝐠𝐠𝐢 𝐮𝐭𝐢𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐝𝐞𝐜𝐞𝐧𝐧𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐬𝐨𝐯𝐯𝐞𝐫𝐭𝐢𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐨𝐧𝐭𝐚̀ 𝐩𝐨𝐩𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐞 𝐦𝐚𝐧𝐭𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨𝐥𝐥𝐨 𝐞𝐬𝐭𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐨𝐩𝐨𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐉𝐚𝐦𝐦𝐮 𝐞 𝐊𝐚𝐬𝐡𝐦𝐢𝐫.

𝐋𝐚 𝐉𝐊𝐍𝐒𝐅 𝐢𝐧𝐯𝐢𝐭𝐚 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢, 𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐢, 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐢, 𝐬𝐢𝐧𝐝𝐚𝐜𝐚𝐭𝐢, 𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞, 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐢 𝐝𝐢 𝐬𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐞 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢 𝐢 𝐩𝐨𝐩𝐨𝐥𝐢 𝐨𝐩𝐩𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐊𝐚𝐬𝐡𝐦𝐢𝐫, 𝐝𝐞𝐥 𝐏𝐚𝐤𝐢𝐬𝐭𝐚𝐧 𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐨 𝐚 𝐬𝐜𝐡𝐢𝐞𝐫𝐚𝐫𝐬𝐢 𝐢𝐧 𝐬𝐨𝐥𝐢𝐝𝐚𝐫𝐢𝐞𝐭𝐚̀ 𝐫𝐢𝐯𝐨𝐥𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐞 𝐦𝐚𝐬𝐬𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐉𝐚𝐦𝐦𝐮 𝐞 𝐊𝐚𝐬𝐡𝐦𝐢𝐫.

📣 L’assedio deve finire! 🚩
📣 Le forze armate devono andarsene! 🚩
📣 Le richieste del popolo devono essere soddisfatte! 🚩

JKNSF (Jammu Kashmir National Students Federation)

QUINTO GIORNO DI ASSEDIO E REPRESSIONE NEL JAMMU E KASHMIR 📢

👉 https://pclavoratori.it/quinto-giorno-di-assedio-e-repressione-nel-jammu-e-kashmir/

La Jammu Kashmir National Students Federation (JKNSF, Federazione Nazionale degli Studenti del Jammu e Kashmir) condanna senza riserve l’assedio in corso, il coprifuoco, l’interruzione delle comunicazioni internet e la sanguinosa repressione statale contro il movimento popolare nel Jammu e Kashmir amministrato dal Pakistan. Per cinque giorni, lo Stato pakistano ha isolato il Jammu e Kashmir dal resto del mondo. I servizi internet sono stati sospesi, le città sono state militarizzate e ulteriori contingenti delle Forze di Frontiera, dei Rangers e della polizia sono stati dispiegati per soffocare un movimento popolare democratico.

Eppure, nonostante la repressione, l’interruzione delle comunicazioni e ogni tentativo di spaventare, dividere e isolare la popolazione, le masse del Jammu e Kashmir hanno sfidato lo Stato. Hanno superato la paura, oltrepassato le barriere, respinto la propaganda e continuato a marciare in massa verso Muzaffarabad. Il popolo ha dimostrato che nessuna interruzione delle comunicazioni può separarli quando la loro lotta è radicata nella sofferenza condivisa, nella rabbia e nella determinazione collettiva!

Nella notte dell’8 giugno, le forze statali hanno aperto il fuoco direttamente sui manifestanti a Rawalakot, nel distretto di Poonch. Secondo le prime informazioni, almeno tredici persone sono state uccise e centinaia ferite. Nel Poonch è stato imposto il coprifuoco, trasformando intere aree in prigioni a cielo aperto per isolare la popolazione, nascondere la portata della violenza di Stato e spezzare la volontà delle masse attraverso la paura.

Oggi, 9 giugno, in seguito all’appello del Joint Awami Action Committee (JAAC), i manifestanti hanno continuato la loro lunga marcia verso Muzaffarabad. A Kotli giungono notizie di nuove sparatorie da parte delle forze pakistane sulla folla. Si parla di almeno sei morti, ma il numero reale non è ancora confermato e potrebbe essere superiore (alcune fonti indicano una cifra più alta). Lo Stato sta cercando di soffocare nel sangue un legittimo movimento politico, ma nemmeno questa violenza è riuscita a fermare la marcia verso Muzaffarabad, che sta raggiungendo una partecipazione storica.

La JKNSF respinge con la massima fermezza questa repressione, la censura, il coprifuoco e la propaganda. Ma rendiamo anche omaggio al coraggio del popolo che ha sfidato ogni strumento di repressione messo sul suo cammino. La loro resistenza ha messo a n**o la debolezza di uno Stato che ha bisogno di blackout, proiettili, blocchi e menzogne ​​per rispondere alle richieste democratiche del popolo. Un movimento popolare non può essere schiacciato con questi strumenti, o con processi per insurrezione, o con istituzioni fantoccio. Ogni morto, ogni ferito, ogni arresto e ogni atto di umiliazione non farà che acuire la rabbia del popolo e svelare il vero volto del regime di occupazione.

🟥 Chiediamo:

L’immediata revoca del coprifuoco nel Poonch e in tutte le altre aree.

L’immediato richiamo delle Forze di Frontiera, dei Rangers, dei contingenti di polizia e di tutte le forze aggiuntive inviate dal Pakistan nel Jammu e Kashmir.

L’immediata cessazione di spari, bombardamenti, gas lacrimogeni, arresti, raid, intimidazioni e ogni forma di violenza di Stato contro i manifestanti.

Nessun impedimento, blocco armato, detenzione o restrizione amministrativa deve essere imposta alla lunga marcia verso Muzaffarabad. Alla popolazione deve essere consentito di esercitare il proprio diritto democratico di scendere in piazza e riunirsi.

Ripristino immediato e incondizionato dei servizi internet in tutto il Jammu e Kashmir amministrato dal Pakistan.

Revoca immediata della decisione di mettere al bando il Joint Awami Action Committee (JAAC).

Ritiro immediato di tutte le denunce, le accuse di insurrezione e gli altri procedimenti legali contro manifestanti, militanti e leader del JAAC.

L’ispettore generale di polizia del Jammu e Kashmir deve essere accusato dell’omicidio delle persone uccise dalle forze statali.

Il primo ministro fantoccio del Jammu e Kashmir deve dimettersi immediatamente per aver presieduto a questo spargimento di sangue e per aver agito come strumento della repressione statale pakistana.

Tutte le richieste del Comitato d’azione congiunto Awami e del popolo di Jammu e Kashmir devono essere soddisfatte come promesso, compresa l’abolizione dei 12 seggi utilizzati per decenni per sovvertire la volontà popolare e mantenere un controllo esterno sulla popolazione di Jammu e Kashmir.

La JKNSF invita studenti, operai, contadini, sindacati, organizzazioni progressiste, collettivi di sinistra e tutti i popoli oppressi del Kashmir, del Pakistan e del mondo intero a schierarsi in solidarietà rivoluzionaria con le masse del Jammu e Kashmir.

L’assedio deve finire! 🚩
Le forze armate devono andarsene! 🚩
Le richieste del popolo devono essere soddisfatte! 🚩

JKNSF (Jammu Kashmir National Students Federation)

11/06/2026
🚩 𝗗𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗕𝗖𝗦 𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗘𝗟𝗘𝗖𝗧𝗥𝗢𝗟𝗨𝗫 𝗨𝗡𝗜𝗔𝗠𝗢 𝗟𝗘 𝗟𝗢𝗧𝗧𝗘 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗢 𝗖𝗛𝗜𝗨𝗦𝗨𝗥𝗘 𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗢𝗖𝗔𝗟𝗜𝗭𝗭𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗜! 🛠️𝗡𝗘𝗦𝗦𝗨𝗡 𝗟𝗜𝗖𝗘𝗡𝗭𝗜𝗔𝗠𝗘𝗡𝗧𝗢! ✊🏼👉🏼 https://pcl...
10/06/2026

🚩 𝗗𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗕𝗖𝗦 𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗘𝗟𝗘𝗖𝗧𝗥𝗢𝗟𝗨𝗫 𝗨𝗡𝗜𝗔𝗠𝗢 𝗟𝗘 𝗟𝗢𝗧𝗧𝗘 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗢 𝗖𝗛𝗜𝗨𝗦𝗨𝗥𝗘 𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗢𝗖𝗔𝗟𝗜𝗭𝗭𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗜! 🛠️

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👉🏼 https://pclavoratori.it/dalla-bcs-alla-electrolux-uniamo-le-lotte-contro-chiusure-e-delocalizzazioni-nessun-licenziamento/

Da alcune settimane il destino di 500 operaie e operai degli stabilimenti BCS di Abbiategrasso, Cusago e Luzzara è a rischio, a causa di una crisi soprattutto finanziaria, che ha portato la proprietà a sommare oltre 40 milioni di debiti. Certamente non una crisi industriale, in quanto l’azienda riceve continuamente ordini, che però non vengono eseguiti, e vengono disdetti.

Tra crisi aziendali e delocalizzazioni i casi sono migliaia in tutto il paese, e a farne le spese sono sempre le lavoratrici e i lavoratori il cui futuro viene messo in discussione.
È necessaria una svolta. Non c’è nulla da negoziare. L’azienda va occupata e presidiata a oltranza in tutti i suoi stabilimenti dagli operai per impedire di portar via i macchinari, da tutti gli stabilimenti. Dalle fabbriche non deve uscire un bullone. La proprietà BCS va nazionalizzata, senza un euro di indennizzo agli azionisti, e sotto il controllo di consigli operai di fabbrica.

La produzione però deve continuare in tutti gli stabilimenti, a salvaguardia dei posti di lavoro e degli stipendi. Questa è l’unica possibile soluzione della vicenda che non sia penalizzante per gli operai. Altre soluzioni che non penalizzano gli operai non esistono. E infatti oggi nessuno sa indicarle.

È fondamentale che tutte le organizzazioni di fabbrica che fanno riferimento alle ragioni del lavoro uniscano la propria azione a sostegno della nazionalizzazione sotto il controllo operaio delle aziende che stanno chiudendo, dalla BCS fino alla Electrolux, passando per la KES. Gli operai e le operaie hanno bisogno di unità, ma anche di determinazione in questa vertenza. L’unica possibilità concreta di salvare il posto di lavoro passa per una svolta radicale dell’azione di lotta. Va costituita una cassa nazionale di resistenza a sostegno di una lotta prolungata e dell’occupazione della fabbrica in tutti i suoi stabilimenti e creato un coordinamento di tutte le fabbriche in lotta.

L’unità delle vertenze deve essere simbolica ed esemplare per tutto il mondo del lavoro. Fuori da questa prospettiva c’è solo l’eterno ripetersi della sconfitta degli operai e delle operaie a vantaggio dei profitti dei padroni.
Non si può più proseguire in ordine sparso, azienda per azienda, se non al prezzo di finire sconfitti, l’uno dopo l’altro, in un calvario che dura ormai da anni per milioni di lavoratori e lavoratrici. Ora basta. Ora è necessario voltare pagina. Se i padroni licenziano gli operai, gli operai hanno diritto di chiedere il licenziamento dei padroni.

Partito Comunista dei Lavoratori – Commissione sindacale

🚩 DALLA BCS ALLA ELECTROLUX UNIAMO LE LOTTE CONTRO CHIUSURE E DELOCALIZZAZIONI! 🛠️

NESSUN LICENZIAMENTO! ✊🏼

Partito Comunista dei Lavoratori – Commissione sindacale

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Da alcune settimane il destino di 500 operaie e operai degli stabilimenti BCS di Abbiategrasso, Cusago e Luzzara è a rischio, a causa di una crisi soprattutto finanziaria, che ha portato la proprietà a sommare oltre 40 milioni di debiti. Certamente non una crisi industriale, in quanto l’azienda riceve continuamente ordini, che però non vengono eseguiti, e vengono disdetti.

Tra crisi aziendali e delocalizzazioni i casi sono migliaia in tutto il paese, e a farne le spese sono sempre le lavoratrici e i lavoratori il cui futuro viene messo in discussione.
È necessaria una svolta. Non c’è nulla da negoziare. L’azienda va occupata e presidiata a oltranza in tutti i suoi stabilimenti dagli operai per impedire di portar via i macchinari, da tutti gli stabilimenti. Dalle fabbriche non deve uscire un bullone. La proprietà BCS va nazionalizzata, senza un euro di indennizzo agli azionisti, e sotto il controllo di consigli operai di fabbrica.

La produzione però deve continuare in tutti gli stabilimenti, a salvaguardia dei posti di lavoro e degli stipendi. Questa è l’unica possibile soluzione della vicenda che non sia penalizzante per gli operai. Altre soluzioni che non penalizzano gli operai non esistono. E infatti oggi nessuno sa indicarle.

È fondamentale che tutte le organizzazioni di fabbrica che fanno riferimento alle ragioni del lavoro uniscano la propria azione a sostegno della nazionalizzazione sotto il controllo operaio delle aziende che stanno chiudendo, dalla BCS fino alla Electrolux, passando per la KES. Gli operai e le operaie hanno bisogno di unità, ma anche di determinazione in questa vertenza. L’unica possibilità concreta di salvare il posto di lavoro passa per una svolta radicale dell’azione di lotta. Va costituita una cassa nazionale di resistenza a sostegno di una lotta prolungata e dell’occupazione della fabbrica in tutti i suoi stabilimenti e creato un coordinamento di tutte le fabbriche in lotta.

L’unità delle vertenze deve essere simbolica ed esemplare per tutto il mondo del lavoro. Fuori da questa prospettiva c’è solo l’eterno ripetersi della sconfitta degli operai e delle operaie a vantaggio dei profitti dei padroni.
Non si può più proseguire in ordine sparso, azienda per azienda, se non al prezzo di finire sconfitti, l’uno dopo l’altro, in un calvario che dura ormai da anni per milioni di lavoratori e lavoratrici. Ora basta. Ora è necessario voltare pagina. Se i padroni licenziano gli operai, gli operai hanno diritto di chiedere il licenziamento dei padroni.

🔴 𝗠𝗘𝗗𝗜𝗢 𝗢𝗥𝗜𝗘𝗡𝗧𝗘: 𝗣𝗘𝗥 𝗟𝗔 𝗦𝗖𝗢𝗡𝗙𝗜𝗧𝗧𝗔 𝗗𝗘𝗚𝗟𝗜 𝗔𝗚𝗚𝗥𝗘𝗦𝗦𝗢𝗥𝗜 𝗜𝗠𝗣𝗘𝗥𝗜𝗔𝗟𝗜𝗦𝗧𝗜 𝗘 𝗦𝗜𝗢𝗡𝗜𝗦𝗧𝗜 🚩👉 https://pclavoratori.it/medio-oriente-per-...
10/06/2026

🔴 𝗠𝗘𝗗𝗜𝗢 𝗢𝗥𝗜𝗘𝗡𝗧𝗘: 𝗣𝗘𝗥 𝗟𝗔 𝗦𝗖𝗢𝗡𝗙𝗜𝗧𝗧𝗔 𝗗𝗘𝗚𝗟𝗜 𝗔𝗚𝗚𝗥𝗘𝗦𝗦𝗢𝗥𝗜 𝗜𝗠𝗣𝗘𝗥𝗜𝗔𝗟𝗜𝗦𝗧𝗜 𝗘 𝗦𝗜𝗢𝗡𝗜𝗦𝗧𝗜 🚩

👉 https://pclavoratori.it/medio-oriente-per-la-sconfitta-degli-aggressori-imperialisti-e-sionisti/

🟥 Iʟ ᴛᴇɴᴛᴀᴛɪᴠᴏ ᴅᴇɢʟɪ Sᴛᴀᴛɪ Uɴɪᴛɪ ᴅɪ ʀᴀɢɢɪᴜɴɢᴇʀᴇ ᴜɴ ᴀᴄᴄᴏʀᴅᴏ ᴄᴏɴ ʟ’Iʀᴀɴ ʀɪғʟᴇᴛᴛᴇ ʟᴇ ᴅɪғғɪᴄᴏʟᴛᴀ̀ ᴄʜᴇ ɪɴᴄᴏɴᴛʀᴀɴᴏ ɴᴇʟʟᴏ sᴄᴏɴғɪɢɢᴇʀᴇ ɪʟ Pᴀᴇsᴇ, ɪʟ ᴄʜᴇ ʜᴀ ʀɪᴘᴇʀᴄᴜssɪᴏɴɪ ᴀɴᴄʜᴇ sᴜʟʟᴏ Sᴛᴀᴛᴏ ᴅɪ Isʀᴀᴇʟᴇ. Iɴ ᴍᴏᴅɪ ᴅɪᴠᴇʀsɪ Tʀᴜᴍᴘ ᴇ Nᴇᴛᴀɴʏᴀʜᴜ ᴛᴇɴᴛᴀɴᴏ ᴜɴᴀ ғᴜɢᴀ ɪɴ ᴀᴠᴀɴᴛɪ ʀɪᴄᴏʀʀᴇɴᴅᴏ ᴀ ᴜʟᴛᴇʀɪᴏʀɪ ᴍɪɴᴀᴄᴄᴇ, ᴠɪᴏʟᴇɴᴢᴀ ᴇᴅ ᴇsᴘᴀɴsɪᴏɴɪsᴍᴏ ᴘᴇʀ ᴀᴛᴛᴇɴᴜᴀʀᴇ ʟ’ɪᴍᴘᴀᴛᴛᴏ ᴘᴏʟɪᴛɪᴄᴏ ᴇ ʟᴇ sᴜᴇ ᴇᴠᴇɴᴛᴜᴀʟɪ ᴄᴏɴsᴇɢᴜᴇɴᴢᴇ. Iʟ Lɪʙᴀɴᴏ ɴᴇ sᴛᴀ ɢɪᴀ̀ sᴜʙᴇɴᴅᴏ ʟᴇ ᴄᴏɴsᴇɢᴜᴇɴᴢᴇ, ᴇ ɪʟ ᴘʀᴏssɪᴍᴏ ᴘᴏᴛʀᴇʙʙᴇ ᴇssᴇʀᴇ Cᴜʙᴀ. È ɴᴇᴄᴇssᴀʀɪᴏ ᴀᴜᴍᴇɴᴛᴀʀᴇ ʟᴀ sᴏʟɪᴅᴀʀɪᴇᴛᴀ̀ ᴄᴏɴ ɪ ᴘᴏᴘᴏʟɪ ᴅɪ Pᴀʟᴇsᴛɪɴᴀ, Lɪʙᴀɴᴏ ᴇ Iʀᴀɴ ɴᴇʟʟᴀ ᴘʀᴏsᴘᴇᴛᴛɪᴠᴀ ᴅɪ ᴜɴᴀ sᴏʟᴜᴢɪᴏɴᴇ sᴛʀᴀᴛᴇɢɪᴄᴀ ᴘᴇʀ ɪʟ Mᴇᴅɪᴏ Oʀɪᴇɴᴛᴇ.

📌 “𝐂𝐄𝐒𝐒𝐀𝐓𝐄 𝐈𝐋 𝐅𝐔𝐎𝐂𝐎” 𝐂𝐎𝐍 𝐈𝐋 𝐅𝐔𝐎𝐂𝐎

L’accordo iniziale di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran è stato siglato l’8 aprile con la mediazione del governo pachistano, per un periodo di 14 giorni. Alla scadenza del termine c’è stata una proroga provvisoria e indefinita da parte statunitense per mantenere aperti i canali diplomatici.

L’imperialismo ha violato la tregua con attacchi a postazioni missilistiche e navi, e abbattendo droni, azioni giustificate come “autodifesa”. Hanno tralasciato il piccolo dettaglio che stanno aggredendo un paese indipendente situato a circa 10.000 km da Washington. L’Iran ha risposto attaccando con droni una base in Kuwait.

La verità è che nel sud dell’Iran non sono mai cessati né gli attacchi né i contrattacchi, né le reciproche minacce di estendere il conflitto. È così che si è giunti all’attuale fase di negoziati.

📌 𝐋𝐀 𝐁𝐎𝐙𝐙𝐀 𝐃𝐈 𝐀𝐂𝐂𝐎𝐑𝐃𝐎 𝐀𝐍𝐂𝐎𝐑𝐀 𝐍𝐄𝐋 𝐂𝐀𝐒𝐒𝐄𝐓𝐓𝐎

Negli ultimi giorni, l’imperialismo statunitense ha cercato di ottenere il sostegno dell’imperialismo cinese per risolvere i propri problemi in Iran, ma non ci è riuscito, per lo meno pubblicamente. Allo stesso tempo, i negoziatori statunitensi e iraniani hanno lavorato a una bozza che alti funzionari della Casa Bianca, come Marco Rubio e J.D. Vance, hanno definito «molto vicina» a un accordo.

L’accordo prevederebbe, da parte dell’Iran, la rimozione delle mine entro trenta giorni e l’apertura dello Stretto di Hormuz «senza restrizioni», pedaggi o aggressioni alle navi per sessanta giorni. Da parte degli Stati Uniti, la revoca del blocco navale in proporzione al ripristino del traffico commerciale marittimo e la revoca di alcune sanzioni per consentire all’Iran di vendere petrolio e utilizzare i fondi congelati.

Non si tratterebbe di un accordo definitivo, poiché occorrerebbe proseguire il dibattito sulla questione nucleare iraniana, che rappresenta uno dei punti nevralgici delle divergenze.

Con le bozze pronte, venerdì 28 Trump si è riunito per due ore nella Situation Room della Casa Bianca per prendere una «decisione definitiva», ma ciò non è avvenuto.

📌 𝐈𝐋 𝐋𝐈𝐁𝐀𝐍𝐎 𝐀𝐆𝐆𝐑𝐄𝐃𝐈𝐓𝐎, 𝐅𝐀𝐓𝐓𝐎𝐑𝐄 𝐂𝐇𝐈𝐀𝐕𝐄 𝐍𝐄𝐋𝐋𝐎 𝐒𝐂𝐎𝐍𝐓𝐑𝐎

Trump cerca un accordo, ma ciò non dipende solo dalla sua volontà, bensì anche dalle richieste del regime fondamentalista iraniano, tra le cui richieste ce n’è una di peso determinante: la cessazione dei bombardamenti israeliani sul Libano per proteggere Hezbollah. Ed è proprio questa una delle misure a cui ricorre Netanyahu per esercitare pressioni sugli Stati Uniti affinché non si giunga a un accordo e l’offensiva contro l’Iran continui. Si tratta di un punto molto delicato che ha generato controversie tra i partner imperialisti-sionisti.

Quando domenica 31 maggio Netanyahu ha annunciato una nuova ondata di bombardamenti a sud di Beirut – una delle linee rosse che gli Stati Uniti avevano tracciato nel cessate il fuoco firmato tra il governo libanese e quello israeliano il 17 aprile – l’Iran ha congelato i colloqui fino a quando non cesserà l’offensiva sionista.

Secondo diversi media, il giorno dopo Trump ha accusato Netanyahu di essere «fottutamente pazzo» per aver messo a repentaglio l’accordo con l’Iran e gli ha ricordato: «Saresti in prigione se non fosse per me. Ti sto salvando la pelle. Ora tutti odiano te e odiano Israele per questo». In seguito ha dichiarato che avevano avuto una «conversazione produttiva» e che «i negoziati procedono a ritmo serrato».

Al di là delle tensioni tra i partner, che non sono una novità, da marzo l’aggressione israeliana contro il Libano ha provocato lo sfollamento di oltre 1,2 milioni di persone, causato 3.370 morti e portato all’occupazione di territori nel sud del Paese, oltre ad aver esteso gli attacchi fino a Beirut.

📌 𝐀𝐋𝐋𝐀 𝐑𝐈𝐂𝐄𝐑𝐂𝐀 𝐃𝐈 𝐔𝐍𝐀 𝐒𝐎𝐋𝐔𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐃𝐈𝐏𝐋𝐎𝐌𝐀𝐓𝐈𝐂𝐀 𝐏𝐄𝐑 𝐔𝐒𝐂𝐈𝐑𝐄 𝐃𝐀𝐋 𝐏𝐀𝐍𝐓𝐀𝐍𝐎

Se il memorandum d’intesa venisse ratificato, verrebbe presentato come un importante passo diplomatico degli Stati Uniti e un trionfo di Trump. Che ciò si confermi o meno, la vittoria di Trump non è evidente. Al contrario, l’accordo si inserirebbe nel contesto di un impasse della sua politica aggressiva e altalenante.

L’imperialismo non è riuscito a rovesciare il regime degli ayatollah, l’Iran non si è arreso e la crisi dello Stretto di Hormuz ha causato gravi danni alla già malconcia economia capitalista mondiale. Se dovesse continuare, si trasformerebbe in un vero e proprio disastro dalle conseguenze gravissime. E rimane in sospeso la questione nucleare, un tema sul quale il regime degli ayatollah, almeno a parole, si sta mantenendo riluttante a cedere.

L’unico “risultato” di Trump sarebbe la riapertura dello Stretto di Hormuz, anche se resta da vedere quale portata avrà e chi lo controllerà. Quel che è certo è che la guerra ha già causato un enorme logoramento di Trump e un crescente malcontento, sia interno che esterno, nei confronti delle sue azioni. A ciò si aggiunga che i prezzi del carburante sono raddoppiati, l’inflazione è alle stelle e il malcontento sociale globale per la situazione è in piena crescita.

Più che un grande negoziato, Trump sta cercando una via d’uscita diplomatica dai grandi problemi in cui lo ha messo la sua avventura bellica. Le azioni di Trump non solo sono piene di cambiamenti di rotta, manovre e bugie, ma anche dei limiti che la realtà politica gli impone e che fatica a superare. Per il momento, l’accordo apparentemente in corso rimane in un limbo per quanto riguarda la sua approvazione finale da parte delle massime autorità di entrambe le parti.

📌 𝐍𝐄𝐓𝐀𝐍𝐘𝐀𝐇𝐔 𝐑𝐈𝐒𝐏𝐎𝐍𝐃𝐄 𝐀𝐋 𝐂𝐎𝐍𝐓𝐑𝐀𝐂𝐂𝐎𝐋𝐏𝐎

Non bisogna dimenticare che il principale promotore dell’aggressione contro l’Iran è Israele. Pertanto, l’impasse in cui si trovano gli Stati Uniti riguarda anche lui ed espone Netanyahu alle dure critiche dell’estrema destra sionista che lo sostiene al potere, e della stessa opinione pubblica che lo mette in discussione.

In diverse occasioni Netanyahu si è trovato politicamente con le spalle al muro a causa delle sue azioni, di fronte alla possibilità di cadere, di essere processato per corruzione e genocidio. E ha sempre risposto con maggiore violenza nei confronti dei popoli della regione e, anche di fronte all’impasse in Iran, il copione è rimasto lo stesso.

Un altro elemento che è necessario menzionare è il nuovo impatto di discredito internazionale che la Global Sumud Flotilla ha inflitto a Netanyahu e al regime sionista, e che ha alimentato le mobilitazioni e le azioni a favore della Palestina.

📌 𝐒𝐕𝐈𝐋𝐔𝐏𝐏𝐈 𝐀𝐋𝐋’𝐎𝐌𝐁𝐑𝐀 𝐃𝐈 𝐔𝐍 𝐏𝐀𝐓𝐓𝐎 𝐓𝐑𝐔𝐅𝐅𝐀

Sin dalla sua entrata in vigore. la Lega Internazionale Socialista ha denunciato l’accordo tra Stati Uniti, Israele e Hamas come una trappola volta a frammentare ulteriormente il territorio palestinese, legittimare il genocidio, proseguire la pulizia etnica e rafforzare lo Stato di Israele e le sue forze criminali.

E ciò è stato confermato dai progressi nell’annessione della Cisgiordania, dall’istituzione della pena di morte per i palestinesi, dal protrarsi dei massacri di civili (durante la “tregua” sono state uccise altre 922 persone e ferite altre 2.786), dal blocco degli aiuti umanitari e dall’avanzata aggressiva dei coloni sui villaggi.

E, se a qualcuno restasse qualche dubbio, ha ora l’opportunità di dissiparlo: Netanyahu sta sferrando una forte offensiva di espansione a Gaza e ha ordinato alle Forze di Difesa di Israele di aumentare il controllo territoriale della Striscia dal 60% al 70%. Inoltre, disgraziatamente, ha rilanciato il progetto di “emigrazione volontaria” al fine di favorire l’azione dei coloni.

Ciò implica la continuazione del genocidio e della pulizia etnica, ora che due milioni di persone vivono in condizioni precarie tra le rovine dopo due anni e mezzo di offensiva.

📌 𝐅𝐔𝐆𝐇𝐄 𝐈𝐍 𝐀𝐕𝐀𝐍𝐓𝐈 𝐅𝐑𝐀 𝐀𝐂𝐂𝐎𝐑𝐃𝐈 𝐄 𝐆𝐔𝐄𝐑𝐑𝐀

Sia Trump che Netanyahu tentano una fuga in avanti di fronte ai problemi, alternando aggressioni belliche a patti e tregue. In quest’ottica, secondo la logica di Trump, nel tentativo di attenuare i risultati negativi della sua avventura bellica in Iran, non si può escludere che egli cerchi di recuperare terreno con un’aggressione più diretta contro Cuba. Netanyahu lo sta già facendo attaccando violentemente il Libano e approfittando del subdolo patto di “pace” in Palestina, in definitiva continuando ad alimentare il progetto sionista del “Grande Israele”. Fino a quando potranno continuare a farlo? Dipenderà sia dai risultati delle aggressioni sia dall’opposizione internazionale e dalla situazione interna di mobilitazione nei loro rispettivi paesi.

📌 𝐒𝐄𝐁𝐁𝐄𝐍𝐄 𝐈𝐍𝐃𝐄𝐁𝐎𝐋𝐈𝐓𝐎, 𝐈𝐋 𝐑𝐄𝐆𝐈𝐌𝐄 𝐅𝐎𝐍𝐃𝐀𝐌𝐄𝐍𝐓𝐀𝐋𝐈𝐒𝐓𝐀 𝐑𝐄𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐀𝐑𝐈𝐎 𝐈𝐑𝐀𝐍𝐈𝐀𝐍𝐎 𝐄̀ 𝐀𝐍𝐂𝐎𝐑𝐀 𝐈𝐍 𝐏𝐈𝐄𝐃𝐈

Un altro elemento chiave è la situazione interna dell’Iran. È un dato di fatto che il regime sia stato duramente colpito dall’aggressione sionista-imperialista, con i suoi massimi dirigenti sterminati, l’attuale Guida Suprema che non appare in pubblico e il peso del potere che ricade sulla Guardia Rivoluzionaria. Il regime non gode nemmeno di un solido sostegno sociale, a causa della violenta e criminale repressione del popolo insorto, con il quale continuiamo a solidarizzare. Tuttavia, sebbene molto indebolito e sfidato, il regime fondamentalista reazionario non è crollato né si è arreso. Riuscirà a resistere? Fino a quando? Emergeranno pubblicamente settori o divisioni interne? Sono risposte che darà la realtà, partendo dal presupposto che l’imperialismo e il sionismo non lo hanno sconfitto e, secondo le valutazioni degli esperti, esso dispone ancora di una notevole capacità di fuoco per reagire.

📌 𝐂𝐎𝐍 𝐋𝐄 𝐈𝐍𝐆𝐄𝐑𝐄𝐍𝐙𝐄 𝐈𝐌𝐏𝐄𝐑𝐈𝐀𝐋𝐈𝐒𝐓𝐄 𝐄 𝐒𝐈𝐎𝐍𝐈𝐒𝐓𝐄 𝐍𝐎𝐍 𝐂𝐈 𝐒𝐀𝐑𝐀̀ 𝐌𝐀𝐈 𝐏𝐀𝐂𝐄 𝐆𝐈𝐔𝐒𝐓𝐀 𝐄 𝐃𝐔𝐑𝐀𝐓𝐔𝐑𝐀

È risaputo che il bellicismo e la negoziazione sono due facce della stessa medaglia della politica di dominio imperialista, per cui non bisogna riporre alcuna speranza nella firma degli accordi di Trump. In Iran, in Palestina, in Medio Oriente e in tutto il mondo, dall’ingerenza imperialista statunitense non potrà mai scaturire una pace giusta e duratura. Una tale situazione non farà altro che rafforzare il suo gendarme regionale, Israele.

📌 𝐒𝐂𝐄𝐍𝐃𝐄𝐑𝐄 𝐈𝐍 𝐏𝐈𝐀𝐙𝐙𝐀 𝐈𝐍 𝐌𝐀𝐒𝐒𝐀

È urgente una mobilitazione mondiale unitaria contro l’imperialismo incarnato da Trump, a favore dei popoli aggrediti, siano essi palestinesi, iraniani, libanesi, venezuelani, cubani o ucraini. Senza che ciò implichi il sostegno ai loro governi o regimi reazionari, come quello degli ayatollah o altri, né cadere nel campismo, ma mantenendo una totale indipendenza politica.

È fondamentale riprendere, estendere e intensificare le mobilitazioni per la causa della Palestina e la sconfitta dello Stato di Israele, la cui aggressività, insieme ai suoi complici, continua. Israele fuori dalla Palestina e dal Libano!

Sono di grande importanza le azioni globali come quella promossa dalla Global Sumud Flotilla nella sua missione a Gaza e, a suo tempo, i blocchi e gli scioperi di solidarietà, che devono essere ripresi, rivendicando la libertà dei dieci attivisti della Carovana Terrestre rapiti.

📌 𝐔𝐍𝐀 𝐒𝐎𝐋𝐔𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐒𝐓𝐑𝐀𝐓𝐄𝐆𝐈𝐂𝐀 𝐏𝐄𝐑 𝐈𝐋 𝐌𝐄𝐃𝐈𝐎 𝐎𝐑𝐈𝐄𝐍𝐓𝐄

Come Lega Internazionale Socialista (LIS) promuoviamo la più ampia unità d’azione, sulla via di una soluzione di fondo, l’unica in grado di garantire una pace giusta e duratura, ovvero la rivoluzione socialista in Medio Oriente, che dia vita a una Palestina libera dal fiume al mare, unitaria, laica, non razzista, democratica, socialista e governata dai lavoratori.

📰 Rubén Tzanoff

MEDIO ORIENTE: PER LA SCONFITTA DEGLI AGGRESSORI IMPERIALISTI E SIONISTI 🚩

👉 https://pclavoratori.it/medio-oriente-per-la-sconfitta-degli-aggressori-imperialisti-e-sionisti/

🟥 Il tentativo degli Stati Uniti di raggiungere un accordo con l’Iran riflette le difficoltà che incontrano nello sconfiggere il Paese, il che ha ripercussioni anche sullo Stato di Israele. In modi diversi Trump e Netanyahu tentano una fuga in avanti ricorrendo a ulteriori minacce, violenza ed espansionismo per attenuare l’impatto politico e le sue eventuali conseguenze. Il Libano ne sta già subendo le conseguenze, e il prossimo potrebbe essere Cuba. È necessario aumentare la solidarietà con i popoli di Palestina, Libano e Iran nella prospettiva di una soluzione strategica per il Medio Oriente.

🔴 “CESSATE IL FUOCO” CON IL FUOCO

L’accordo iniziale di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran è stato siglato l’8 aprile con la mediazione del governo pachistano, per un periodo di 14 giorni. Alla scadenza del termine c’è stata una proroga provvisoria e indefinita da parte statunitense per mantenere aperti i canali diplomatici.

L’imperialismo ha violato la tregua con attacchi a postazioni missilistiche e navi, e abbattendo droni, azioni giustificate come “autodifesa”. Hanno tralasciato il piccolo dettaglio che stanno aggredendo un paese indipendente situato a circa 10.000 km da Washington. L’Iran ha risposto attaccando con droni una base in Kuwait.

La verità è che nel sud dell’Iran non sono mai cessati né gli attacchi né i contrattacchi, né le reciproche minacce di estendere il conflitto. È così che si è giunti all’attuale fase di negoziati.

🔴 LA BOZZA DI ACCORDO ANCORA NEL CASSETTO

Negli ultimi giorni, l’imperialismo statunitense ha cercato di ottenere il sostegno dell’imperialismo cinese per risolvere i propri problemi in Iran, ma non ci è riuscito, per lo meno pubblicamente. Allo stesso tempo, i negoziatori statunitensi e iraniani hanno lavorato a una bozza che alti funzionari della Casa Bianca, come Marco Rubio e J.D. Vance, hanno definito «molto vicina» a un accordo.

L’accordo prevederebbe, da parte dell’Iran, la rimozione delle mine entro trenta giorni e l’apertura dello Stretto di Hormuz «senza restrizioni», pedaggi o aggressioni alle navi per sessanta giorni. Da parte degli Stati Uniti, la revoca del blocco navale in proporzione al ripristino del traffico commerciale marittimo e la revoca di alcune sanzioni per consentire all’Iran di vendere petrolio e utilizzare i fondi congelati.

Non si tratterebbe di un accordo definitivo, poiché occorrerebbe proseguire il dibattito sulla questione nucleare iraniana, che rappresenta uno dei punti nevralgici delle divergenze.

Con le bozze pronte, venerdì 28 Trump si è riunito per due ore nella Situation Room della Casa Bianca per prendere una «decisione definitiva», ma ciò non è avvenuto.

🔴 IL LIBANO AGGREDITO, FATTORE CHIAVE NELLO SCONTRO

Trump cerca un accordo, ma ciò non dipende solo dalla sua volontà, bensì anche dalle richieste del regime fondamentalista iraniano, tra le cui richieste ce n’è una di peso determinante: la cessazione dei bombardamenti israeliani sul Libano per proteggere Hezbollah. Ed è proprio questa una delle misure a cui ricorre Netanyahu per esercitare pressioni sugli Stati Uniti affinché non si giunga a un accordo e l’offensiva contro l’Iran continui. Si tratta di un punto molto delicato che ha generato controversie tra i partner imperialisti-sionisti.

Quando domenica 31 maggio Netanyahu ha annunciato una nuova ondata di bombardamenti a sud di Beirut – una delle linee rosse che gli Stati Uniti avevano tracciato nel cessate il fuoco firmato tra il governo libanese e quello israeliano il 17 aprile – l’Iran ha congelato i colloqui fino a quando non cesserà l’offensiva sionista.

Secondo diversi media, il giorno dopo Trump ha accusato Netanyahu di essere «fottutamente pazzo» per aver messo a repentaglio l’accordo con l’Iran e gli ha ricordato: «Saresti in prigione se non fosse per me. Ti sto salvando la pelle. Ora tutti odiano te e odiano Israele per questo». In seguito ha dichiarato che avevano avuto una «conversazione produttiva» e che «i negoziati procedono a ritmo serrato».

Al di là delle tensioni tra i partner, che non sono una novità, da marzo l’aggressione israeliana contro il Libano ha provocato lo sfollamento di oltre 1,2 milioni di persone, causato 3.370 morti e portato all’occupazione di territori nel sud del Paese, oltre ad aver esteso gli attacchi fino a Beirut.

🔴 ALLA RICERCA DI UNA SOLUZIONE DIPLOMATICA PER USCIRE DAL PANTANO

Se il memorandum d’intesa venisse ratificato, verrebbe presentato come un importante passo diplomatico degli Stati Uniti e un trionfo di Trump. Che ciò si confermi o meno, la vittoria di Trump non è evidente. Al contrario, l’accordo si inserirebbe nel contesto di un impasse della sua politica aggressiva e altalenante.

L’imperialismo non è riuscito a rovesciare il regime degli ayatollah, l’Iran non si è arreso e la crisi dello Stretto di Hormuz ha causato gravi danni alla già malconcia economia capitalista mondiale. Se dovesse continuare, si trasformerebbe in un vero e proprio disastro dalle conseguenze gravissime. E rimane in sospeso la questione nucleare, un tema sul quale il regime degli ayatollah, almeno a parole, si sta mantenendo riluttante a cedere.

L’unico “risultato” di Trump sarebbe la riapertura dello Stretto di Hormuz, anche se resta da vedere quale portata avrà e chi lo controllerà. Quel che è certo è che la guerra ha già causato un enorme logoramento di Trump e un crescente malcontento, sia interno che esterno, nei confronti delle sue azioni. A ciò si aggiunga che i prezzi del carburante sono raddoppiati, l’inflazione è alle stelle e il malcontento sociale globale per la situazione è in piena crescita.

Più che un grande negoziato, Trump sta cercando una via d’uscita diplomatica dai grandi problemi in cui lo ha messo la sua avventura bellica. Le azioni di Trump non solo sono piene di cambiamenti di rotta, manovre e bugie, ma anche dei limiti che la realtà politica gli impone e che fatica a superare. Per il momento, l’accordo apparentemente in corso rimane in un limbo per quanto riguarda la sua approvazione finale da parte delle massime autorità di entrambe le parti.

🔴 NETANYAHU RISPONDE AL CONTRACCOLPO

Non bisogna dimenticare che il principale promotore dell’aggressione contro l’Iran è Israele. Pertanto, l’impasse in cui si trovano gli Stati Uniti riguarda anche lui ed espone Netanyahu alle dure critiche dell’estrema destra sionista che lo sostiene al potere, e della stessa opinione pubblica che lo mette in discussione.

In diverse occasioni Netanyahu si è trovato politicamente con le spalle al muro a causa delle sue azioni, di fronte alla possibilità di cadere, di essere processato per corruzione e genocidio. E ha sempre risposto con maggiore violenza nei confronti dei popoli della regione e, anche di fronte all’impasse in Iran, il copione è rimasto lo stesso.

Un altro elemento che è necessario menzionare è il nuovo impatto di discredito internazionale che la Global Sumud Flotilla ha inflitto a Netanyahu e al regime sionista, e che ha alimentato le mobilitazioni e le azioni a favore della Palestina.

🔴 SVILUPPI ALL’OMBRA DI UN PATTO TRUFFA

Sin dalla sua entrata in vigore. la Lega Internazionale Socialista ha denunciato l’accordo tra Stati Uniti, Israele e Hamas come una trappola volta a frammentare ulteriormente il territorio palestinese, legittimare il genocidio, proseguire la pulizia etnica e rafforzare lo Stato di Israele e le sue forze criminali.

E ciò è stato confermato dai progressi nell’annessione della Cisgiordania, dall’istituzione della pena di morte per i palestinesi, dal protrarsi dei massacri di civili (durante la “tregua” sono state uccise altre 922 persone e ferite altre 2.786), dal blocco degli aiuti umanitari e dall’avanzata aggressiva dei coloni sui villaggi.

E, se a qualcuno restasse qualche dubbio, ha ora l’opportunità di dissiparlo: Netanyahu sta sferrando una forte offensiva di espansione a Gaza e ha ordinato alle Forze di Difesa di Israele di aumentare il controllo territoriale della Striscia dal 60% al 70%. Inoltre, disgraziatamente, ha rilanciato il progetto di “emigrazione volontaria” al fine di favorire l’azione dei coloni.

Ciò implica la continuazione del genocidio e della pulizia etnica, ora che due milioni di persone vivono in condizioni precarie tra le rovine dopo due anni e mezzo di offensiva.

🔴 FUGHE IN AVANTI FRA ACCORDI E GUERRA

Sia Trump che Netanyahu tentano una fuga in avanti di fronte ai problemi, alternando aggressioni belliche a patti e tregue. In quest’ottica, secondo la logica di Trump, nel tentativo di attenuare i risultati negativi della sua avventura bellica in Iran, non si può escludere che egli cerchi di recuperare terreno con un’aggressione più diretta contro Cuba. Netanyahu lo sta già facendo attaccando violentemente il Libano e approfittando del subdolo patto di “pace” in Palestina, in definitiva continuando ad alimentare il progetto sionista del “Grande Israele”. Fino a quando potranno continuare a farlo? Dipenderà sia dai risultati delle aggressioni sia dall’opposizione internazionale e dalla situazione interna di mobilitazione nei loro rispettivi paesi.

🔴 SEBBENE INDEBOLITO, IL REGIME FONDAMENTALISTA REAZIONARIO IRANIANO È ANCORA IN PIEDI

Un altro elemento chiave è la situazione interna dell’Iran. È un dato di fatto che il regime sia stato duramente colpito dall’aggressione sionista-imperialista, con i suoi massimi dirigenti sterminati, l’attuale Guida Suprema che non appare in pubblico e il peso del potere che ricade sulla Guardia Rivoluzionaria. Il regime non gode nemmeno di un solido sostegno sociale, a causa della violenta e criminale repressione del popolo insorto, con il quale continuiamo a solidarizzare. Tuttavia, sebbene molto indebolito e sfidato, il regime fondamentalista reazionario non è crollato né si è arreso. Riuscirà a resistere? Fino a quando? Emergeranno pubblicamente settori o divisioni interne? Sono risposte che darà la realtà, partendo dal presupposto che l’imperialismo e il sionismo non lo hanno sconfitto e, secondo le valutazioni degli esperti, esso dispone ancora di una notevole capacità di fuoco per reagire.

🔴 CON LE INGERENZE IMPERIALISTE E SIONISTE NON CI SARÀ MAI PACE GIUSTA E DURATURA

È risaputo che il bellicismo e la negoziazione sono due facce della stessa medaglia della politica di dominio imperialista, per cui non bisogna riporre alcuna speranza nella firma degli accordi di Trump. In Iran, in Palestina, in Medio Oriente e in tutto il mondo, dall’ingerenza imperialista statunitense non potrà mai scaturire una pace giusta e duratura. Una tale situazione non farà altro che rafforzare il suo gendarme regionale, Israele.

🔴 SCENDERE IN PIAZZA IN MASSA

È urgente una mobilitazione mondiale unitaria contro l’imperialismo incarnato da Trump, a favore dei popoli aggrediti, siano essi palestinesi, iraniani, libanesi, venezuelani, cubani o ucraini. Senza che ciò implichi il sostegno ai loro governi o regimi reazionari, come quello degli ayatollah o altri, né cadere nel campismo, ma mantenendo una totale indipendenza politica.

È fondamentale riprendere, estendere e intensificare le mobilitazioni per la causa della Palestina e la sconfitta dello Stato di Israele, la cui aggressività, insieme ai suoi complici, continua. Israele fuori dalla Palestina e dal Libano!

Sono di grande importanza le azioni globali come quella promossa dalla Global Sumud Flotilla nella sua missione a Gaza e, a suo tempo, i blocchi e gli scioperi di solidarietà, che devono essere ripresi, rivendicando la libertà dei dieci attivisti della Carovana Terrestre rapiti.

🔴 UNA SOLUZIONE STRATEGICA PER IL MEDIO ORIENTE

Come Lega Internazionale Socialist (LIS) promuoviamo la più ampia unità d’azione, sulla via di una soluzione di fondo, l’unica in grado di garantire una pace giusta e duratura, ovvero la rivoluzione socialista in Medio Oriente, che dia vita a una Palestina libera dal fiume al mare, unitaria, laica, non razzista, democratica, socialista e governata dai lavoratori.

📰 Rubén Tzanoff

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