10/06/2026
🔴 𝗠𝗘𝗗𝗜𝗢 𝗢𝗥𝗜𝗘𝗡𝗧𝗘: 𝗣𝗘𝗥 𝗟𝗔 𝗦𝗖𝗢𝗡𝗙𝗜𝗧𝗧𝗔 𝗗𝗘𝗚𝗟𝗜 𝗔𝗚𝗚𝗥𝗘𝗦𝗦𝗢𝗥𝗜 𝗜𝗠𝗣𝗘𝗥𝗜𝗔𝗟𝗜𝗦𝗧𝗜 𝗘 𝗦𝗜𝗢𝗡𝗜𝗦𝗧𝗜 🚩
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🟥 Iʟ ᴛᴇɴᴛᴀᴛɪᴠᴏ ᴅᴇɢʟɪ Sᴛᴀᴛɪ Uɴɪᴛɪ ᴅɪ ʀᴀɢɢɪᴜɴɢᴇʀᴇ ᴜɴ ᴀᴄᴄᴏʀᴅᴏ ᴄᴏɴ ʟ’Iʀᴀɴ ʀɪғʟᴇᴛᴛᴇ ʟᴇ ᴅɪғғɪᴄᴏʟᴛᴀ̀ ᴄʜᴇ ɪɴᴄᴏɴᴛʀᴀɴᴏ ɴᴇʟʟᴏ sᴄᴏɴғɪɢɢᴇʀᴇ ɪʟ Pᴀᴇsᴇ, ɪʟ ᴄʜᴇ ʜᴀ ʀɪᴘᴇʀᴄᴜssɪᴏɴɪ ᴀɴᴄʜᴇ sᴜʟʟᴏ Sᴛᴀᴛᴏ ᴅɪ Isʀᴀᴇʟᴇ. Iɴ ᴍᴏᴅɪ ᴅɪᴠᴇʀsɪ Tʀᴜᴍᴘ ᴇ Nᴇᴛᴀɴʏᴀʜᴜ ᴛᴇɴᴛᴀɴᴏ ᴜɴᴀ ғᴜɢᴀ ɪɴ ᴀᴠᴀɴᴛɪ ʀɪᴄᴏʀʀᴇɴᴅᴏ ᴀ ᴜʟᴛᴇʀɪᴏʀɪ ᴍɪɴᴀᴄᴄᴇ, ᴠɪᴏʟᴇɴᴢᴀ ᴇᴅ ᴇsᴘᴀɴsɪᴏɴɪsᴍᴏ ᴘᴇʀ ᴀᴛᴛᴇɴᴜᴀʀᴇ ʟ’ɪᴍᴘᴀᴛᴛᴏ ᴘᴏʟɪᴛɪᴄᴏ ᴇ ʟᴇ sᴜᴇ ᴇᴠᴇɴᴛᴜᴀʟɪ ᴄᴏɴsᴇɢᴜᴇɴᴢᴇ. Iʟ Lɪʙᴀɴᴏ ɴᴇ sᴛᴀ ɢɪᴀ̀ sᴜʙᴇɴᴅᴏ ʟᴇ ᴄᴏɴsᴇɢᴜᴇɴᴢᴇ, ᴇ ɪʟ ᴘʀᴏssɪᴍᴏ ᴘᴏᴛʀᴇʙʙᴇ ᴇssᴇʀᴇ Cᴜʙᴀ. È ɴᴇᴄᴇssᴀʀɪᴏ ᴀᴜᴍᴇɴᴛᴀʀᴇ ʟᴀ sᴏʟɪᴅᴀʀɪᴇᴛᴀ̀ ᴄᴏɴ ɪ ᴘᴏᴘᴏʟɪ ᴅɪ Pᴀʟᴇsᴛɪɴᴀ, Lɪʙᴀɴᴏ ᴇ Iʀᴀɴ ɴᴇʟʟᴀ ᴘʀᴏsᴘᴇᴛᴛɪᴠᴀ ᴅɪ ᴜɴᴀ sᴏʟᴜᴢɪᴏɴᴇ sᴛʀᴀᴛᴇɢɪᴄᴀ ᴘᴇʀ ɪʟ Mᴇᴅɪᴏ Oʀɪᴇɴᴛᴇ.
📌 “𝐂𝐄𝐒𝐒𝐀𝐓𝐄 𝐈𝐋 𝐅𝐔𝐎𝐂𝐎” 𝐂𝐎𝐍 𝐈𝐋 𝐅𝐔𝐎𝐂𝐎
L’accordo iniziale di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran è stato siglato l’8 aprile con la mediazione del governo pachistano, per un periodo di 14 giorni. Alla scadenza del termine c’è stata una proroga provvisoria e indefinita da parte statunitense per mantenere aperti i canali diplomatici.
L’imperialismo ha violato la tregua con attacchi a postazioni missilistiche e navi, e abbattendo droni, azioni giustificate come “autodifesa”. Hanno tralasciato il piccolo dettaglio che stanno aggredendo un paese indipendente situato a circa 10.000 km da Washington. L’Iran ha risposto attaccando con droni una base in Kuwait.
La verità è che nel sud dell’Iran non sono mai cessati né gli attacchi né i contrattacchi, né le reciproche minacce di estendere il conflitto. È così che si è giunti all’attuale fase di negoziati.
📌 𝐋𝐀 𝐁𝐎𝐙𝐙𝐀 𝐃𝐈 𝐀𝐂𝐂𝐎𝐑𝐃𝐎 𝐀𝐍𝐂𝐎𝐑𝐀 𝐍𝐄𝐋 𝐂𝐀𝐒𝐒𝐄𝐓𝐓𝐎
Negli ultimi giorni, l’imperialismo statunitense ha cercato di ottenere il sostegno dell’imperialismo cinese per risolvere i propri problemi in Iran, ma non ci è riuscito, per lo meno pubblicamente. Allo stesso tempo, i negoziatori statunitensi e iraniani hanno lavorato a una bozza che alti funzionari della Casa Bianca, come Marco Rubio e J.D. Vance, hanno definito «molto vicina» a un accordo.
L’accordo prevederebbe, da parte dell’Iran, la rimozione delle mine entro trenta giorni e l’apertura dello Stretto di Hormuz «senza restrizioni», pedaggi o aggressioni alle navi per sessanta giorni. Da parte degli Stati Uniti, la revoca del blocco navale in proporzione al ripristino del traffico commerciale marittimo e la revoca di alcune sanzioni per consentire all’Iran di vendere petrolio e utilizzare i fondi congelati.
Non si tratterebbe di un accordo definitivo, poiché occorrerebbe proseguire il dibattito sulla questione nucleare iraniana, che rappresenta uno dei punti nevralgici delle divergenze.
Con le bozze pronte, venerdì 28 Trump si è riunito per due ore nella Situation Room della Casa Bianca per prendere una «decisione definitiva», ma ciò non è avvenuto.
📌 𝐈𝐋 𝐋𝐈𝐁𝐀𝐍𝐎 𝐀𝐆𝐆𝐑𝐄𝐃𝐈𝐓𝐎, 𝐅𝐀𝐓𝐓𝐎𝐑𝐄 𝐂𝐇𝐈𝐀𝐕𝐄 𝐍𝐄𝐋𝐋𝐎 𝐒𝐂𝐎𝐍𝐓𝐑𝐎
Trump cerca un accordo, ma ciò non dipende solo dalla sua volontà, bensì anche dalle richieste del regime fondamentalista iraniano, tra le cui richieste ce n’è una di peso determinante: la cessazione dei bombardamenti israeliani sul Libano per proteggere Hezbollah. Ed è proprio questa una delle misure a cui ricorre Netanyahu per esercitare pressioni sugli Stati Uniti affinché non si giunga a un accordo e l’offensiva contro l’Iran continui. Si tratta di un punto molto delicato che ha generato controversie tra i partner imperialisti-sionisti.
Quando domenica 31 maggio Netanyahu ha annunciato una nuova ondata di bombardamenti a sud di Beirut – una delle linee rosse che gli Stati Uniti avevano tracciato nel cessate il fuoco firmato tra il governo libanese e quello israeliano il 17 aprile – l’Iran ha congelato i colloqui fino a quando non cesserà l’offensiva sionista.
Secondo diversi media, il giorno dopo Trump ha accusato Netanyahu di essere «fottutamente pazzo» per aver messo a repentaglio l’accordo con l’Iran e gli ha ricordato: «Saresti in prigione se non fosse per me. Ti sto salvando la pelle. Ora tutti odiano te e odiano Israele per questo». In seguito ha dichiarato che avevano avuto una «conversazione produttiva» e che «i negoziati procedono a ritmo serrato».
Al di là delle tensioni tra i partner, che non sono una novità, da marzo l’aggressione israeliana contro il Libano ha provocato lo sfollamento di oltre 1,2 milioni di persone, causato 3.370 morti e portato all’occupazione di territori nel sud del Paese, oltre ad aver esteso gli attacchi fino a Beirut.
📌 𝐀𝐋𝐋𝐀 𝐑𝐈𝐂𝐄𝐑𝐂𝐀 𝐃𝐈 𝐔𝐍𝐀 𝐒𝐎𝐋𝐔𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐃𝐈𝐏𝐋𝐎𝐌𝐀𝐓𝐈𝐂𝐀 𝐏𝐄𝐑 𝐔𝐒𝐂𝐈𝐑𝐄 𝐃𝐀𝐋 𝐏𝐀𝐍𝐓𝐀𝐍𝐎
Se il memorandum d’intesa venisse ratificato, verrebbe presentato come un importante passo diplomatico degli Stati Uniti e un trionfo di Trump. Che ciò si confermi o meno, la vittoria di Trump non è evidente. Al contrario, l’accordo si inserirebbe nel contesto di un impasse della sua politica aggressiva e altalenante.
L’imperialismo non è riuscito a rovesciare il regime degli ayatollah, l’Iran non si è arreso e la crisi dello Stretto di Hormuz ha causato gravi danni alla già malconcia economia capitalista mondiale. Se dovesse continuare, si trasformerebbe in un vero e proprio disastro dalle conseguenze gravissime. E rimane in sospeso la questione nucleare, un tema sul quale il regime degli ayatollah, almeno a parole, si sta mantenendo riluttante a cedere.
L’unico “risultato” di Trump sarebbe la riapertura dello Stretto di Hormuz, anche se resta da vedere quale portata avrà e chi lo controllerà. Quel che è certo è che la guerra ha già causato un enorme logoramento di Trump e un crescente malcontento, sia interno che esterno, nei confronti delle sue azioni. A ciò si aggiunga che i prezzi del carburante sono raddoppiati, l’inflazione è alle stelle e il malcontento sociale globale per la situazione è in piena crescita.
Più che un grande negoziato, Trump sta cercando una via d’uscita diplomatica dai grandi problemi in cui lo ha messo la sua avventura bellica. Le azioni di Trump non solo sono piene di cambiamenti di rotta, manovre e bugie, ma anche dei limiti che la realtà politica gli impone e che fatica a superare. Per il momento, l’accordo apparentemente in corso rimane in un limbo per quanto riguarda la sua approvazione finale da parte delle massime autorità di entrambe le parti.
📌 𝐍𝐄𝐓𝐀𝐍𝐘𝐀𝐇𝐔 𝐑𝐈𝐒𝐏𝐎𝐍𝐃𝐄 𝐀𝐋 𝐂𝐎𝐍𝐓𝐑𝐀𝐂𝐂𝐎𝐋𝐏𝐎
Non bisogna dimenticare che il principale promotore dell’aggressione contro l’Iran è Israele. Pertanto, l’impasse in cui si trovano gli Stati Uniti riguarda anche lui ed espone Netanyahu alle dure critiche dell’estrema destra sionista che lo sostiene al potere, e della stessa opinione pubblica che lo mette in discussione.
In diverse occasioni Netanyahu si è trovato politicamente con le spalle al muro a causa delle sue azioni, di fronte alla possibilità di cadere, di essere processato per corruzione e genocidio. E ha sempre risposto con maggiore violenza nei confronti dei popoli della regione e, anche di fronte all’impasse in Iran, il copione è rimasto lo stesso.
Un altro elemento che è necessario menzionare è il nuovo impatto di discredito internazionale che la Global Sumud Flotilla ha inflitto a Netanyahu e al regime sionista, e che ha alimentato le mobilitazioni e le azioni a favore della Palestina.
📌 𝐒𝐕𝐈𝐋𝐔𝐏𝐏𝐈 𝐀𝐋𝐋’𝐎𝐌𝐁𝐑𝐀 𝐃𝐈 𝐔𝐍 𝐏𝐀𝐓𝐓𝐎 𝐓𝐑𝐔𝐅𝐅𝐀
Sin dalla sua entrata in vigore. la Lega Internazionale Socialista ha denunciato l’accordo tra Stati Uniti, Israele e Hamas come una trappola volta a frammentare ulteriormente il territorio palestinese, legittimare il genocidio, proseguire la pulizia etnica e rafforzare lo Stato di Israele e le sue forze criminali.
E ciò è stato confermato dai progressi nell’annessione della Cisgiordania, dall’istituzione della pena di morte per i palestinesi, dal protrarsi dei massacri di civili (durante la “tregua” sono state uccise altre 922 persone e ferite altre 2.786), dal blocco degli aiuti umanitari e dall’avanzata aggressiva dei coloni sui villaggi.
E, se a qualcuno restasse qualche dubbio, ha ora l’opportunità di dissiparlo: Netanyahu sta sferrando una forte offensiva di espansione a Gaza e ha ordinato alle Forze di Difesa di Israele di aumentare il controllo territoriale della Striscia dal 60% al 70%. Inoltre, disgraziatamente, ha rilanciato il progetto di “emigrazione volontaria” al fine di favorire l’azione dei coloni.
Ciò implica la continuazione del genocidio e della pulizia etnica, ora che due milioni di persone vivono in condizioni precarie tra le rovine dopo due anni e mezzo di offensiva.
📌 𝐅𝐔𝐆𝐇𝐄 𝐈𝐍 𝐀𝐕𝐀𝐍𝐓𝐈 𝐅𝐑𝐀 𝐀𝐂𝐂𝐎𝐑𝐃𝐈 𝐄 𝐆𝐔𝐄𝐑𝐑𝐀
Sia Trump che Netanyahu tentano una fuga in avanti di fronte ai problemi, alternando aggressioni belliche a patti e tregue. In quest’ottica, secondo la logica di Trump, nel tentativo di attenuare i risultati negativi della sua avventura bellica in Iran, non si può escludere che egli cerchi di recuperare terreno con un’aggressione più diretta contro Cuba. Netanyahu lo sta già facendo attaccando violentemente il Libano e approfittando del subdolo patto di “pace” in Palestina, in definitiva continuando ad alimentare il progetto sionista del “Grande Israele”. Fino a quando potranno continuare a farlo? Dipenderà sia dai risultati delle aggressioni sia dall’opposizione internazionale e dalla situazione interna di mobilitazione nei loro rispettivi paesi.
📌 𝐒𝐄𝐁𝐁𝐄𝐍𝐄 𝐈𝐍𝐃𝐄𝐁𝐎𝐋𝐈𝐓𝐎, 𝐈𝐋 𝐑𝐄𝐆𝐈𝐌𝐄 𝐅𝐎𝐍𝐃𝐀𝐌𝐄𝐍𝐓𝐀𝐋𝐈𝐒𝐓𝐀 𝐑𝐄𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐀𝐑𝐈𝐎 𝐈𝐑𝐀𝐍𝐈𝐀𝐍𝐎 𝐄̀ 𝐀𝐍𝐂𝐎𝐑𝐀 𝐈𝐍 𝐏𝐈𝐄𝐃𝐈
Un altro elemento chiave è la situazione interna dell’Iran. È un dato di fatto che il regime sia stato duramente colpito dall’aggressione sionista-imperialista, con i suoi massimi dirigenti sterminati, l’attuale Guida Suprema che non appare in pubblico e il peso del potere che ricade sulla Guardia Rivoluzionaria. Il regime non gode nemmeno di un solido sostegno sociale, a causa della violenta e criminale repressione del popolo insorto, con il quale continuiamo a solidarizzare. Tuttavia, sebbene molto indebolito e sfidato, il regime fondamentalista reazionario non è crollato né si è arreso. Riuscirà a resistere? Fino a quando? Emergeranno pubblicamente settori o divisioni interne? Sono risposte che darà la realtà, partendo dal presupposto che l’imperialismo e il sionismo non lo hanno sconfitto e, secondo le valutazioni degli esperti, esso dispone ancora di una notevole capacità di fuoco per reagire.
📌 𝐂𝐎𝐍 𝐋𝐄 𝐈𝐍𝐆𝐄𝐑𝐄𝐍𝐙𝐄 𝐈𝐌𝐏𝐄𝐑𝐈𝐀𝐋𝐈𝐒𝐓𝐄 𝐄 𝐒𝐈𝐎𝐍𝐈𝐒𝐓𝐄 𝐍𝐎𝐍 𝐂𝐈 𝐒𝐀𝐑𝐀̀ 𝐌𝐀𝐈 𝐏𝐀𝐂𝐄 𝐆𝐈𝐔𝐒𝐓𝐀 𝐄 𝐃𝐔𝐑𝐀𝐓𝐔𝐑𝐀
È risaputo che il bellicismo e la negoziazione sono due facce della stessa medaglia della politica di dominio imperialista, per cui non bisogna riporre alcuna speranza nella firma degli accordi di Trump. In Iran, in Palestina, in Medio Oriente e in tutto il mondo, dall’ingerenza imperialista statunitense non potrà mai scaturire una pace giusta e duratura. Una tale situazione non farà altro che rafforzare il suo gendarme regionale, Israele.
📌 𝐒𝐂𝐄𝐍𝐃𝐄𝐑𝐄 𝐈𝐍 𝐏𝐈𝐀𝐙𝐙𝐀 𝐈𝐍 𝐌𝐀𝐒𝐒𝐀
È urgente una mobilitazione mondiale unitaria contro l’imperialismo incarnato da Trump, a favore dei popoli aggrediti, siano essi palestinesi, iraniani, libanesi, venezuelani, cubani o ucraini. Senza che ciò implichi il sostegno ai loro governi o regimi reazionari, come quello degli ayatollah o altri, né cadere nel campismo, ma mantenendo una totale indipendenza politica.
È fondamentale riprendere, estendere e intensificare le mobilitazioni per la causa della Palestina e la sconfitta dello Stato di Israele, la cui aggressività, insieme ai suoi complici, continua. Israele fuori dalla Palestina e dal Libano!
Sono di grande importanza le azioni globali come quella promossa dalla Global Sumud Flotilla nella sua missione a Gaza e, a suo tempo, i blocchi e gli scioperi di solidarietà, che devono essere ripresi, rivendicando la libertà dei dieci attivisti della Carovana Terrestre rapiti.
📌 𝐔𝐍𝐀 𝐒𝐎𝐋𝐔𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐒𝐓𝐑𝐀𝐓𝐄𝐆𝐈𝐂𝐀 𝐏𝐄𝐑 𝐈𝐋 𝐌𝐄𝐃𝐈𝐎 𝐎𝐑𝐈𝐄𝐍𝐓𝐄
Come Lega Internazionale Socialista (LIS) promuoviamo la più ampia unità d’azione, sulla via di una soluzione di fondo, l’unica in grado di garantire una pace giusta e duratura, ovvero la rivoluzione socialista in Medio Oriente, che dia vita a una Palestina libera dal fiume al mare, unitaria, laica, non razzista, democratica, socialista e governata dai lavoratori.
📰 Rubén Tzanoff
MEDIO ORIENTE: PER LA SCONFITTA DEGLI AGGRESSORI IMPERIALISTI E SIONISTI 🚩
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🟥 Il tentativo degli Stati Uniti di raggiungere un accordo con l’Iran riflette le difficoltà che incontrano nello sconfiggere il Paese, il che ha ripercussioni anche sullo Stato di Israele. In modi diversi Trump e Netanyahu tentano una fuga in avanti ricorrendo a ulteriori minacce, violenza ed espansionismo per attenuare l’impatto politico e le sue eventuali conseguenze. Il Libano ne sta già subendo le conseguenze, e il prossimo potrebbe essere Cuba. È necessario aumentare la solidarietà con i popoli di Palestina, Libano e Iran nella prospettiva di una soluzione strategica per il Medio Oriente.
🔴 “CESSATE IL FUOCO” CON IL FUOCO
L’accordo iniziale di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran è stato siglato l’8 aprile con la mediazione del governo pachistano, per un periodo di 14 giorni. Alla scadenza del termine c’è stata una proroga provvisoria e indefinita da parte statunitense per mantenere aperti i canali diplomatici.
L’imperialismo ha violato la tregua con attacchi a postazioni missilistiche e navi, e abbattendo droni, azioni giustificate come “autodifesa”. Hanno tralasciato il piccolo dettaglio che stanno aggredendo un paese indipendente situato a circa 10.000 km da Washington. L’Iran ha risposto attaccando con droni una base in Kuwait.
La verità è che nel sud dell’Iran non sono mai cessati né gli attacchi né i contrattacchi, né le reciproche minacce di estendere il conflitto. È così che si è giunti all’attuale fase di negoziati.
🔴 LA BOZZA DI ACCORDO ANCORA NEL CASSETTO
Negli ultimi giorni, l’imperialismo statunitense ha cercato di ottenere il sostegno dell’imperialismo cinese per risolvere i propri problemi in Iran, ma non ci è riuscito, per lo meno pubblicamente. Allo stesso tempo, i negoziatori statunitensi e iraniani hanno lavorato a una bozza che alti funzionari della Casa Bianca, come Marco Rubio e J.D. Vance, hanno definito «molto vicina» a un accordo.
L’accordo prevederebbe, da parte dell’Iran, la rimozione delle mine entro trenta giorni e l’apertura dello Stretto di Hormuz «senza restrizioni», pedaggi o aggressioni alle navi per sessanta giorni. Da parte degli Stati Uniti, la revoca del blocco navale in proporzione al ripristino del traffico commerciale marittimo e la revoca di alcune sanzioni per consentire all’Iran di vendere petrolio e utilizzare i fondi congelati.
Non si tratterebbe di un accordo definitivo, poiché occorrerebbe proseguire il dibattito sulla questione nucleare iraniana, che rappresenta uno dei punti nevralgici delle divergenze.
Con le bozze pronte, venerdì 28 Trump si è riunito per due ore nella Situation Room della Casa Bianca per prendere una «decisione definitiva», ma ciò non è avvenuto.
🔴 IL LIBANO AGGREDITO, FATTORE CHIAVE NELLO SCONTRO
Trump cerca un accordo, ma ciò non dipende solo dalla sua volontà, bensì anche dalle richieste del regime fondamentalista iraniano, tra le cui richieste ce n’è una di peso determinante: la cessazione dei bombardamenti israeliani sul Libano per proteggere Hezbollah. Ed è proprio questa una delle misure a cui ricorre Netanyahu per esercitare pressioni sugli Stati Uniti affinché non si giunga a un accordo e l’offensiva contro l’Iran continui. Si tratta di un punto molto delicato che ha generato controversie tra i partner imperialisti-sionisti.
Quando domenica 31 maggio Netanyahu ha annunciato una nuova ondata di bombardamenti a sud di Beirut – una delle linee rosse che gli Stati Uniti avevano tracciato nel cessate il fuoco firmato tra il governo libanese e quello israeliano il 17 aprile – l’Iran ha congelato i colloqui fino a quando non cesserà l’offensiva sionista.
Secondo diversi media, il giorno dopo Trump ha accusato Netanyahu di essere «fottutamente pazzo» per aver messo a repentaglio l’accordo con l’Iran e gli ha ricordato: «Saresti in prigione se non fosse per me. Ti sto salvando la pelle. Ora tutti odiano te e odiano Israele per questo». In seguito ha dichiarato che avevano avuto una «conversazione produttiva» e che «i negoziati procedono a ritmo serrato».
Al di là delle tensioni tra i partner, che non sono una novità, da marzo l’aggressione israeliana contro il Libano ha provocato lo sfollamento di oltre 1,2 milioni di persone, causato 3.370 morti e portato all’occupazione di territori nel sud del Paese, oltre ad aver esteso gli attacchi fino a Beirut.
🔴 ALLA RICERCA DI UNA SOLUZIONE DIPLOMATICA PER USCIRE DAL PANTANO
Se il memorandum d’intesa venisse ratificato, verrebbe presentato come un importante passo diplomatico degli Stati Uniti e un trionfo di Trump. Che ciò si confermi o meno, la vittoria di Trump non è evidente. Al contrario, l’accordo si inserirebbe nel contesto di un impasse della sua politica aggressiva e altalenante.
L’imperialismo non è riuscito a rovesciare il regime degli ayatollah, l’Iran non si è arreso e la crisi dello Stretto di Hormuz ha causato gravi danni alla già malconcia economia capitalista mondiale. Se dovesse continuare, si trasformerebbe in un vero e proprio disastro dalle conseguenze gravissime. E rimane in sospeso la questione nucleare, un tema sul quale il regime degli ayatollah, almeno a parole, si sta mantenendo riluttante a cedere.
L’unico “risultato” di Trump sarebbe la riapertura dello Stretto di Hormuz, anche se resta da vedere quale portata avrà e chi lo controllerà. Quel che è certo è che la guerra ha già causato un enorme logoramento di Trump e un crescente malcontento, sia interno che esterno, nei confronti delle sue azioni. A ciò si aggiunga che i prezzi del carburante sono raddoppiati, l’inflazione è alle stelle e il malcontento sociale globale per la situazione è in piena crescita.
Più che un grande negoziato, Trump sta cercando una via d’uscita diplomatica dai grandi problemi in cui lo ha messo la sua avventura bellica. Le azioni di Trump non solo sono piene di cambiamenti di rotta, manovre e bugie, ma anche dei limiti che la realtà politica gli impone e che fatica a superare. Per il momento, l’accordo apparentemente in corso rimane in un limbo per quanto riguarda la sua approvazione finale da parte delle massime autorità di entrambe le parti.
🔴 NETANYAHU RISPONDE AL CONTRACCOLPO
Non bisogna dimenticare che il principale promotore dell’aggressione contro l’Iran è Israele. Pertanto, l’impasse in cui si trovano gli Stati Uniti riguarda anche lui ed espone Netanyahu alle dure critiche dell’estrema destra sionista che lo sostiene al potere, e della stessa opinione pubblica che lo mette in discussione.
In diverse occasioni Netanyahu si è trovato politicamente con le spalle al muro a causa delle sue azioni, di fronte alla possibilità di cadere, di essere processato per corruzione e genocidio. E ha sempre risposto con maggiore violenza nei confronti dei popoli della regione e, anche di fronte all’impasse in Iran, il copione è rimasto lo stesso.
Un altro elemento che è necessario menzionare è il nuovo impatto di discredito internazionale che la Global Sumud Flotilla ha inflitto a Netanyahu e al regime sionista, e che ha alimentato le mobilitazioni e le azioni a favore della Palestina.
🔴 SVILUPPI ALL’OMBRA DI UN PATTO TRUFFA
Sin dalla sua entrata in vigore. la Lega Internazionale Socialista ha denunciato l’accordo tra Stati Uniti, Israele e Hamas come una trappola volta a frammentare ulteriormente il territorio palestinese, legittimare il genocidio, proseguire la pulizia etnica e rafforzare lo Stato di Israele e le sue forze criminali.
E ciò è stato confermato dai progressi nell’annessione della Cisgiordania, dall’istituzione della pena di morte per i palestinesi, dal protrarsi dei massacri di civili (durante la “tregua” sono state uccise altre 922 persone e ferite altre 2.786), dal blocco degli aiuti umanitari e dall’avanzata aggressiva dei coloni sui villaggi.
E, se a qualcuno restasse qualche dubbio, ha ora l’opportunità di dissiparlo: Netanyahu sta sferrando una forte offensiva di espansione a Gaza e ha ordinato alle Forze di Difesa di Israele di aumentare il controllo territoriale della Striscia dal 60% al 70%. Inoltre, disgraziatamente, ha rilanciato il progetto di “emigrazione volontaria” al fine di favorire l’azione dei coloni.
Ciò implica la continuazione del genocidio e della pulizia etnica, ora che due milioni di persone vivono in condizioni precarie tra le rovine dopo due anni e mezzo di offensiva.
🔴 FUGHE IN AVANTI FRA ACCORDI E GUERRA
Sia Trump che Netanyahu tentano una fuga in avanti di fronte ai problemi, alternando aggressioni belliche a patti e tregue. In quest’ottica, secondo la logica di Trump, nel tentativo di attenuare i risultati negativi della sua avventura bellica in Iran, non si può escludere che egli cerchi di recuperare terreno con un’aggressione più diretta contro Cuba. Netanyahu lo sta già facendo attaccando violentemente il Libano e approfittando del subdolo patto di “pace” in Palestina, in definitiva continuando ad alimentare il progetto sionista del “Grande Israele”. Fino a quando potranno continuare a farlo? Dipenderà sia dai risultati delle aggressioni sia dall’opposizione internazionale e dalla situazione interna di mobilitazione nei loro rispettivi paesi.
🔴 SEBBENE INDEBOLITO, IL REGIME FONDAMENTALISTA REAZIONARIO IRANIANO È ANCORA IN PIEDI
Un altro elemento chiave è la situazione interna dell’Iran. È un dato di fatto che il regime sia stato duramente colpito dall’aggressione sionista-imperialista, con i suoi massimi dirigenti sterminati, l’attuale Guida Suprema che non appare in pubblico e il peso del potere che ricade sulla Guardia Rivoluzionaria. Il regime non gode nemmeno di un solido sostegno sociale, a causa della violenta e criminale repressione del popolo insorto, con il quale continuiamo a solidarizzare. Tuttavia, sebbene molto indebolito e sfidato, il regime fondamentalista reazionario non è crollato né si è arreso. Riuscirà a resistere? Fino a quando? Emergeranno pubblicamente settori o divisioni interne? Sono risposte che darà la realtà, partendo dal presupposto che l’imperialismo e il sionismo non lo hanno sconfitto e, secondo le valutazioni degli esperti, esso dispone ancora di una notevole capacità di fuoco per reagire.
🔴 CON LE INGERENZE IMPERIALISTE E SIONISTE NON CI SARÀ MAI PACE GIUSTA E DURATURA
È risaputo che il bellicismo e la negoziazione sono due facce della stessa medaglia della politica di dominio imperialista, per cui non bisogna riporre alcuna speranza nella firma degli accordi di Trump. In Iran, in Palestina, in Medio Oriente e in tutto il mondo, dall’ingerenza imperialista statunitense non potrà mai scaturire una pace giusta e duratura. Una tale situazione non farà altro che rafforzare il suo gendarme regionale, Israele.
🔴 SCENDERE IN PIAZZA IN MASSA
È urgente una mobilitazione mondiale unitaria contro l’imperialismo incarnato da Trump, a favore dei popoli aggrediti, siano essi palestinesi, iraniani, libanesi, venezuelani, cubani o ucraini. Senza che ciò implichi il sostegno ai loro governi o regimi reazionari, come quello degli ayatollah o altri, né cadere nel campismo, ma mantenendo una totale indipendenza politica.
È fondamentale riprendere, estendere e intensificare le mobilitazioni per la causa della Palestina e la sconfitta dello Stato di Israele, la cui aggressività, insieme ai suoi complici, continua. Israele fuori dalla Palestina e dal Libano!
Sono di grande importanza le azioni globali come quella promossa dalla Global Sumud Flotilla nella sua missione a Gaza e, a suo tempo, i blocchi e gli scioperi di solidarietà, che devono essere ripresi, rivendicando la libertà dei dieci attivisti della Carovana Terrestre rapiti.
🔴 UNA SOLUZIONE STRATEGICA PER IL MEDIO ORIENTE
Come Lega Internazionale Socialist (LIS) promuoviamo la più ampia unità d’azione, sulla via di una soluzione di fondo, l’unica in grado di garantire una pace giusta e duratura, ovvero la rivoluzione socialista in Medio Oriente, che dia vita a una Palestina libera dal fiume al mare, unitaria, laica, non razzista, democratica, socialista e governata dai lavoratori.
📰 Rubén Tzanoff