20/05/2026
● La provincia di Bolzano viene considerata «amica delle mamme» grazie ad un welfare invidiabile per gran parte d'Italia.
Prevista anche una carta che dà diritto a sconti su trasporti, musei e attività sportive.
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Camminare su un filo sempre più teso. È l'immagine che Save the Children usa per descrivere le condizioni di vita delle madri italiane.
Un’immagine che emerge dall'undicesima edizione del rapporto «Le Equilibriste – La maternità in Italia 2026», pubblicata pochi giorni fa.
Le equilibriste, come spiegato sul sito di Save the Children, «non sono solo le madri che cercano di conciliare tutto, ma anche le donne che devono valutare se diventarlo».
Fare la mamma è un lavoro a tempo pieno e in Italia il divario tra essere madre al Nord o al Sud è ancora molto ampio.
Come messo in luce dal rapporto, le tre regioni più «amiche delle mamme» sono infatti l’Emilia-Romagna, l’Alto Adige e la Valle d’Aosta.
Guardando all’Alto Adige, alle misure nazionali si affiancano diversi strumenti provinciali di sostegno alle famiglie. Un modello, quello altoatesino, che ha attirato l'attenzione anche all’estero, fino ad essere raccontato qualche anno fa anche dal New York Times.
- Gli aiuti alle lavoratrici
Ai diritti fondamentali per la maternità, validi da Nord a Sud, la provincia autonoma di Bolzano aggiunge un aiuto extra per imprenditrici e lavoratrici autonome.
Si tratta di un contributo economico per pagare una persona che sostituisca la madre mentre è assente nel periodo della gravidanza e dopo la nascita del figlio.
L’obiettivo è dunque quello di non far fermare l’attività di chi lavora in proprio, finanziando chi prende il posto della mamma in azienda.
L’Alto Adige è all’avanguardia anche dal punto di vista dell’istruzione. Un primo tratto distintivo rispetto al resto d’Italia è il modello delle microstrutture comunali per la prima infanzia (Kita), un servizio che accoglie i bambini dai 3 mesi ai 3 anni.
Mentre a livello nazionale l’offerta si concentra prevalentemente sul modello tradizionale dell’asilo nido, il sistema altoatesino punta sulla personalizzazione degli orari (i bambini possono ve**re accuditi anche solo alcune ore al giorno o solo in determinati giorni) e sulla dimensione ridotta dei gruppi (massimo 30 bambinə per microstruttura).
- Il modello delle Tagesmutter
Tra gli altri servizi legati all’istruzione spicca il servizio di Tagesmutter - termine tedesco che significa «mamma di giorno», ma che identifica un'assistente domiciliare all’infanzia - realtà ben radicata nel territorio altoatesino e quasi sconosciuta nel resto d’Italia.
In Alto Adige le Tagesmutter sono attualmente 235 e seguono oltre 1.000 bambinə di età compresa tra i 3 mesi e l'ingresso nella scuola dell'infanzia.
Questo supporto consiste nell’accoglienza di un piccolo gruppo di bambini (fino a cinque) presso il domicilio della Tagesmutter stessa, una figura professionale formata e accreditata.
Gli orari vengono concordati direttamente con le famiglie, rendendo il servizio particolarmente flessibile. Alcune scelgono solo poche ore a settimana, altre tutti i giorni e questo consente di adattarsi alle esigenze lavorative più diverse.
Le Tagesmutter non lavorano in modo autonomo, ma sono parte di un sistema autorizzato e vigilato dalla provincia autonoma di Bolzano. E il sostegno provinciale fa sì che il costo sia calmierato, da un massimo di 3,65 euro a un minimo di 0,90 all'ora, in base all’indicatore economico familiare calcolato dal distretto sociosanitario.
Tra le iniziative gratuite c’è invece il Family support, rivolto a futuri e neo-genitori, dalla gravidanza fino al primo anno di vita del figlio. Le volontarie e i volontari impegnati in questo servizio fanno la spesa per la famiglia, sorvegliano il bambino durante il sonno, oppure giocano con i fratelli e le sorelle.
A questo si affiancano gli Elki (Eltern-Kind-Zentrum, centri genitori-bambini), pensati per famiglie con bambini dagli zero ai sei anni. Gli Elki offrono attività per bambinə, laboratori creativi per genitori e figli, incontri formativi e servizi di sostegno alla genitorialità.
- Sostegni economici
Tra gli strumenti più rilevanti del welfare altoatesino ci sono gli assegni familiari. Tutte le famiglie con figli hanno diritto a due prestazioni di sostegno, indipendentemente dalla situazione economica del nucleo familiare.
La prima riguarda più da vicino le madri, con la provincia che stanzia 58 euro al mese per ogni figlio dal settimo mese di gravidanza fino ai 21 anni. La seconda consiste in un assegno di 200 euro al mese per ogni bambinə dalla nascita fino ai tre anni oppure fino all'inserimento nella scuola dell’infanzia.
A questi si aggiungono ulteriori assegni calcolati in base all’Isee della famiglia (al massimo 46.000 euro) che variano dai 60 ai 76 euro mensili per ogni figlio minorenne, dai 185 ai 326 se sono disabili minorenni e dai 131 ai 271 se sono disabili maggiorenni.
Un'ulteriore misura economica pensata per i genitori è il contributo regionale Cura-figli, che serve a evitare che chi riduce o interrompe il lavoro per stare con i figli, perda anni di contributi pensionistici.
Se un genitore smette temporaneamente di lavorare, prende aspettativa non pagata, passa al part-time oppure è autonomo o libero professionista e lavora meno, la Regione può aiutare a pagare i contributi previdenziali.
L’obiettivo è evitare che il periodo dedicato alla cura dei figli si traduca, in futuro, in una pensione più bassa.
Tra le iniziative provinciali figura anche l’EuregioFamilyPass, una carta gratuita che consente alle famiglie con figli minorenni di accedere a sconti su trasporti, musei e attività sportive. È prevista inoltre la cosiddetta Carta nonnə, destinata ai nonni con almeno un nipote minorenne che partecipano attivamente alla cura dei bambini.
- I dati sull'occupazione
Per chiudere il cerchio e tornare alla metafora iniziale delle madri in equilibrio sul filo, in Alto Adige questo filo è leggermente più spesso ma la strada da fare per garantire maggiori tutele alle madri è ancora lunga.
Analizzando i vari parametri presi in considerazione dal rapporto, il più critico è quello del lavoro, con la provincia autonoma di Bolzano che occupa l’ultimo posto nella graduatoria. L’indicatore considera il tasso di occupazione di madri con figli minorenni, il tasso di part-time involontario per le donne, le donne occupate in lavori a termine da almeno cinque anni e il numero di dimissioni per le madri con figli fino ai tre anni per ogni 1000 donne occupate.
Gli altri criteri esaminati - demografia, salute, servizi, soddisfazione soggettiva, violenza (centri antiviolenza e case rifugio per 100 mila donne) e rappresentanza politica - sono quasi tutti nella top 3. L’unica eccezione è proprio quest’ultima, al settimo posto in classifica.
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Giacomo Candoni
Corriere della Sera
10 mag 2026