01/09/2026
🎨 𝐑 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐑𝐚𝐝𝐢𝐜𝐢
𝐋𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐚 𝐝𝐢 𝐒𝐞𝐭𝐭𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐀𝐥𝐟𝐚𝐛𝐞𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐝𝐨𝐦𝐚𝐧𝐢
Settembre è un mese di nuovi inizi e di domande che tornano a farsi spazio.
Riprendiamo così l'Alfabeto per il domani di , parole che si fanno opere, che si fanno azioni. Per settembre, insieme a Giovanna Brambilla, storica dell'arte, esperta di partecipazione e membro della comunità di conoscenza di CCW, che cura il programma, abbiamo scelto una riflessione sul bisogno di ri-conoscere le radici.
🌱 𝗔𝗯𝗯𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗯𝗶𝘀𝗼𝗴𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝗿𝗮𝗱𝗶𝗰𝗶?
Ad accompagnarci nella ricerca di una risposta, che non è scontata, è un’immagine all’apparenza misteriosa del geniale 𝗙𝗿𝗮𝗻𝗰𝗲𝘀𝗰𝗼 𝗗𝗲 𝗚𝗿𝗮𝗻𝗱𝗶, artista di Palermo, disegnatore di straordinaria poesia e sensibilità. Vi campeggiano un bambino e due bambine, cuccioli d’uomo con gli occhi chiusi, le cui gambe, come una 𝗺𝗲𝘁𝗮𝗺𝗼𝗿𝗳𝗼𝘀𝗶 𝗯𝗼𝘁𝗮𝗻𝗶𝗰𝗮, prendono la forma di radici.
🪢 Questa tavola, che fa parte degli Studi d’anatomia immaginaria, vede il disegno crescere affondando in una pagina di un vecchio testo di medicina, uno di quei manuali spesso presenti nelle case, come strumento chiave per leggere disturbi e malattie. Sono delicatissime queste figure e rimandano a un saggio - La prima radice - scritto nel 1943, nell’infuocare del conflitto mondiale, dalla filosofa francese 𝗦𝗶𝗺𝗼𝗻𝗲 𝗪𝗲𝗶𝗹. Vi si parla di 𝗱𝗼𝘃𝗲𝗿𝗶 𝗲 𝗻𝗲𝗰𝗲𝘀𝘀𝗶𝘁𝗮̀ ed emerge, tra tutti, il 𝗯𝗶𝘀𝗼𝗴𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝗿𝗮𝗱𝗶𝗰𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼, fondamentale per l'anima umana. Essere sradicati, a causa di guerre, conquiste, denaro, scarso accesso all’istruzione, prende la forma di una malattia sociale e si può facilmente leggere il come una pratica di "𝗰𝘂𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗿𝗮𝗱𝗶𝗰𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼", fin dall’infanzia, per costruire appartenenza in territori e comunità fragili.
🌲 Ma serve, forse, fare un passo avanti, e a ispirarci sono proprio le radici che De Grandi ha disegnato, che si ramificano procedendo in profondità, espandendosi fino a sfiorarsi e incontrarsi. L’approdo dei rizomi, infatti, sono dei piccoli corpi, perché la radice non riproduce se stessa quando affiora. Lo ricordava anche 𝗣𝗮𝘂𝗹 𝗞𝗹𝗲𝗲, paragonando l’𝗮𝗿𝘁𝗶𝘀𝘁𝗮 𝗮𝗹𝗹’𝗮𝗹𝗯𝗲𝗿𝗼: affonda le radici nella terra, nella vita, ma nessuno chiede a una pianta di avere le fronde uguali alle radici, perché la chioma è il dispiegamento della creatività e della libertà di pensiero, e bambini e bambine sono la messa al mondo del mondo.
Infine, un’unica radice ci ancora alla terra senza possibilità di apertura all’altro, e ora più che mai è fertile lo sguardo che sa pensare a reti multiple, orizzontali, di relazioni. Così, di fianco a Simone Weil evochiamo Édouard 𝗚𝗹𝗶𝘀𝘀𝗮𝗻𝘁, poeta e filosofo caraibico, di lingua francese, che nel suo libro Poetica della relazione racconta di un'identità rizoma.
🧩 Contro la "radice unica", spinto dal pensiero creolo, egli accompagna con le sue parole l’idea che ogni 𝘃𝗶𝘁𝗮 è a suo modo una 𝗺𝗶𝗴𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, così come ogni identità è una relazione, per fare nascere comunità plurali e intrecci culturali. In mesi come questi in cui la parola “remigrazione” abita troppe conversazioni in modi all’apparenza innocui, vedere queste bambine e questo bambino che, nel sonno lento della crescita, emergono dal fondo scuro cercandosi con lo sviluppo di radici estese indica una via, una speranza da coltivare, che fa di ciascuno di noi, nell’attenzione alla vita che cresce, un giardiniere costante e appassionato.
🔎 Francesco De Grandi
Atlante di anatomia immaginaria, 2018
inchiostro e collage su materiale d'archivio, cm 35x28
Courtesy l’artista
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