PER le mamme

PER le mamme È uno spazio dove ciascuna donna può trovare il proprio
modo di essere madre. Le donne che desi

Il progetto “PER le mamme” nasce dall'idea di tre psicologhe-psicoterapeute che lavorano da diversi anni in ambito sociale e clinico con i minori e le loro famiglie. La pratica professionale insegna che non dare forma e parola alla sofferenza rischia di amplificarla, con delle ricadute importanti per i legami familiari e la crescita dei bambini. La famiglia di origine non sempre è presente, e non

sempre riesce ad essere una risorsa, e ricorrere alla consulenza di un esperto per molte donne è un passo impegnativo e talvolta non necessario. In molte situazioni infatti non si tratta di curare una patologia, ma di accompagnare un genitore, una coppia, una famiglia a trovare la propria soluzione rispetto ai passaggi critici della crescita del bambino, e non solo, incoraggiando ciascuno a riconoscere le proprie risorse. Il Centro PER le mamme nasce per esserci nel tempo in cui un genitore prova un disagio o semplicemente il desiderio di confrontarsi ma non sa dove rivolgersi o domandare. Il Centro quindi vuole essere un luogo dove accomodarsi e raccontare i propri dubbi e difficoltà. Il Consultorio, la Ludoteca, i tanti laboratori per famiglie infatti sono luoghi preziosi, ma talvolta troppo “pieni” e non sempre riescono a far posto al desiderio di un soggetto di dire la sua esperienza. Cristina Calligaris, psicologa-psicoterapeuta, orientamento lacaniano, impegnata nel lavoro clinico con minori e famiglie nell'attività privata e in Istituzione. Marianna Palitto, psicologa psicoterapeuta, orientamento lacaniano, presso il proprio studio privato con bambini e famiglie e consulente presso comunità terapeutiche per minori. Anamaria Skanjeti, psicologa, psicoterapeuta ad orientamento sistemico in ambito privato e in Istituzioni impegnate in particolare con soggetti migranti.

02/09/2026

Nel “Gruppo papà” si può parlare di tutto. Di come sono cambiati gli equilibri all’interno della coppia dopo la nascita di un figlio, delle notti insonni, le prime coliche e anche del post-parto. «Essere papà è un viaggio e non bisogna affrontarlo da soli», spiegano gli organizzatori del ciclo di incontri promosso dall’Asl To 5 e pensato esclusivamente per i neogenitori con bimbi da 0 a 18 mesi. Niente mamme.

Lo scopo principale del progetto è quello di creare uno spazio di ascolto dedicato alla figura maschile, «che troppo spesso viene emarginata» nel periodo immediatamente successivo alla nascita di un figlio. Gli incontri prevedono il supporto di un educatore esperto in gestione familiare e di un’ostetrica del consultorio che, parallelamente, tiene il gruppo delle mamme. «Vogliamo promuovere una fusione di argomenti tra maschile e femminile che possa dare sostegno alla triade appena nata», spiegano dall’ospedale. La nascita di un bambino, infatti, oltre a essere un momento di grande intensità emotiva per i genitori si accompagna a cambiamenti fisiologici che interessano sicuramente la mente e il corpo della neo mamma, ma anche quella dei papà. «Si tratta di cambiamenti che riguardano l’equilibrio della coppia che richiede ascolto e accompagnamento», spiegano gli esperti.

L'articolo completo di Adele Palumbo è su Repubblica Torino
(Link in bio)

01/09/2026

🎨 𝐑 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐑𝐚𝐝𝐢𝐜𝐢
𝐋𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐚 𝐝𝐢 𝐒𝐞𝐭𝐭𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐀𝐥𝐟𝐚𝐛𝐞𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐝𝐨𝐦𝐚𝐧𝐢

Settembre è un mese di nuovi inizi e di domande che tornano a farsi spazio.

Riprendiamo così l'Alfabeto per il domani di , parole che si fanno opere, che si fanno azioni. Per settembre, insieme a Giovanna Brambilla, storica dell'arte, esperta di partecipazione e membro della comunità di conoscenza di CCW, che cura il programma, abbiamo scelto una riflessione sul bisogno di ri-conoscere le radici.

🌱 𝗔𝗯𝗯𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗯𝗶𝘀𝗼𝗴𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝗿𝗮𝗱𝗶𝗰𝗶?

Ad accompagnarci nella ricerca di una risposta, che non è scontata, è un’immagine all’apparenza misteriosa del geniale 𝗙𝗿𝗮𝗻𝗰𝗲𝘀𝗰𝗼 𝗗𝗲 𝗚𝗿𝗮𝗻𝗱𝗶, artista di Palermo, disegnatore di straordinaria poesia e sensibilità. Vi campeggiano un bambino e due bambine, cuccioli d’uomo con gli occhi chiusi, le cui gambe, come una 𝗺𝗲𝘁𝗮𝗺𝗼𝗿𝗳𝗼𝘀𝗶 𝗯𝗼𝘁𝗮𝗻𝗶𝗰𝗮, prendono la forma di radici.

🪢 Questa tavola, che fa parte degli Studi d’anatomia immaginaria, vede il disegno crescere affondando in una pagina di un vecchio testo di medicina, uno di quei manuali spesso presenti nelle case, come strumento chiave per leggere disturbi e malattie. Sono delicatissime queste figure e rimandano a un saggio - La prima radice - scritto nel 1943, nell’infuocare del conflitto mondiale, dalla filosofa francese 𝗦𝗶𝗺𝗼𝗻𝗲 𝗪𝗲𝗶𝗹. Vi si parla di 𝗱𝗼𝘃𝗲𝗿𝗶 𝗲 𝗻𝗲𝗰𝗲𝘀𝘀𝗶𝘁𝗮̀ ed emerge, tra tutti, il 𝗯𝗶𝘀𝗼𝗴𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝗿𝗮𝗱𝗶𝗰𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼, fondamentale per l'anima umana. Essere sradicati, a causa di guerre, conquiste, denaro, scarso accesso all’istruzione, prende la forma di una malattia sociale e si può facilmente leggere il come una pratica di "𝗰𝘂𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗿𝗮𝗱𝗶𝗰𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼", fin dall’infanzia, per costruire appartenenza in territori e comunità fragili.

🌲 Ma serve, forse, fare un passo avanti, e a ispirarci sono proprio le radici che De Grandi ha disegnato, che si ramificano procedendo in profondità, espandendosi fino a sfiorarsi e incontrarsi. L’approdo dei rizomi, infatti, sono dei piccoli corpi, perché la radice non riproduce se stessa quando affiora. Lo ricordava anche 𝗣𝗮𝘂𝗹 𝗞𝗹𝗲𝗲, paragonando l’𝗮𝗿𝘁𝗶𝘀𝘁𝗮 𝗮𝗹𝗹’𝗮𝗹𝗯𝗲𝗿𝗼: affonda le radici nella terra, nella vita, ma nessuno chiede a una pianta di avere le fronde uguali alle radici, perché la chioma è il dispiegamento della creatività e della libertà di pensiero, e bambini e bambine sono la messa al mondo del mondo.

Infine, un’unica radice ci ancora alla terra senza possibilità di apertura all’altro, e ora più che mai è fertile lo sguardo che sa pensare a reti multiple, orizzontali, di relazioni. Così, di fianco a Simone Weil evochiamo Édouard 𝗚𝗹𝗶𝘀𝘀𝗮𝗻𝘁, poeta e filosofo caraibico, di lingua francese, che nel suo libro Poetica della relazione racconta di un'identità rizoma.

🧩 Contro la "radice unica", spinto dal pensiero creolo, egli accompagna con le sue parole l’idea che ogni 𝘃𝗶𝘁𝗮 è a suo modo una 𝗺𝗶𝗴𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, così come ogni identità è una relazione, per fare nascere comunità plurali e intrecci culturali. In mesi come questi in cui la parola “remigrazione” abita troppe conversazioni in modi all’apparenza innocui, vedere queste bambine e questo bambino che, nel sonno lento della crescita, emergono dal fondo scuro cercandosi con lo sviluppo di radici estese indica una via, una speranza da coltivare, che fa di ciascuno di noi, nell’attenzione alla vita che cresce, un giardiniere costante e appassionato.

🔎 Francesco De Grandi
Atlante di anatomia immaginaria, 2018
inchiostro e collage su materiale d'archivio, cm 35x28
Courtesy l’artista

🔗 Per scoprire tutte le parole del nostro Alfabeto, vai al nostro Glossario: https://culturalwelfare.center/glossario/



🌏 Sustainable Development Goals:
3 saluteebenessere - 11 cittàecomunitàsostenibili - 17 partnershippergliobiettivi

27/08/2026

In Australia un tribunale ha dovuto decidere su un insolito caso di gravidanza sovrapposta a una gestazione per altri

“Per Virginia Woolf, la madre fu un fantasma da smontare e ricostruire con la parola. L’intera struttura di Gita al faro...
23/08/2026

“Per Virginia Woolf, la madre fu un fantasma da smontare e ricostruire con la parola. L’intera struttura di Gita al faro (To the Lighthouse) nasce da quel tentativo”.

Un mito dell'Ottocento, madre di Woolf e di Vanessa Bell, che oggi è tra le protagoniste della mostra “Pre-Raphaelites Reframed” a Bradford
Leggi l'articolo: https://shorturl.at/2D2yi

“[…] In Italia una donna può partorire in ospedale senza riconoscere il bambino. Può essere assistita durante il parto, ...
19/08/2026

“[…] In Italia una donna può partorire in ospedale senza riconoscere il bambino. Può essere assistita durante il parto, può ricevere cure e il neonato può essere preso in carico immediatamente. La sua identità è protetta.”

16/08/2026

Quanto tempo passa un bambino davanti a uno schermo?

È una domanda che gli adulti si pongono sempre più spesso.

Ma ce n'è un'altra che facciamo molto meno:

che rapporto con gli schermi gli stiamo mostrando noi?

I bambini osservano.

Vedono quando prendiamo il telefono appena arriva una notifica.

Quando interrompiamo una conversazione per controllare un messaggio.

Quando scorriamo lo schermo mentre qualcuno ci sta parlando.

Quando il telefono arriva a tavola insieme ai piatti.

Non si tratta di demonizzare la tecnologia, né di immaginare famiglie senza smartphone.

La tecnologia appartiene alla nostra quotidianità e anche i bambini dovranno imparare ad abitarla.

Ma proprio per questo le regole che proponiamo acquistano più significato quando trovano spazio anche nei nostri comportamenti.

Perché il rapporto con uno schermo non si costruisce soltanto attraverso ciò che diciamo.

Si costruisce anche osservando ciò che facciamo.

Prima di chiederci quanto usano il telefono i nostri figli, ogni tanto potremmo chiederci: che uso del telefono stanno imparando guardando noi?

“[…]uno strumento finanziario così strutturato e robusto può apparire una forma di mercificazione della natalità, oltre ...
13/08/2026

“[…]uno strumento finanziario così strutturato e robusto può apparire una forma di mercificazione della natalità, oltre che di invasione nella sfera privata, senza contare possibili abusi nell’ambito delle decisioni familiari”.

Un gruppo di ricercatori propone un investimento finanziario pubblico per ogni nuovo nato, il cui capitale potrà essere riscattato solo da adulti e se si avranno figli. Un meccanismo di solidarietà generazionale al contrario
https://buff.ly/UD9JCFW

04/08/2026

“Mia madre era dotata di una grande immaginazione e aveva un modo tutto suo di guardare il mondo. Era un’inguaribile romantica e mi fece scoprire i romanzi d’avventura; fu con lei che lessi Jules Verne. Avevamo un gioco: ‘Guarda il cielo, trova delle forme nelle nuvole e inventa storie’. Succedeva a Banfield. I miei amici non erano così fortunati: non avevano madri che osservassero le nuvole”.
È Julio Cortázar che parla di sua madre.
Herminia Descotte cresce da sola due figli dopo l’abbandono del marito. In un’Argentina in cui le opportunità per una donna separata erano limitate, garantisce ai bambini stabilità economica, istruzione e un ambiente ricco di libri. La storia della letteratura celebra il genio di chi scrive; molto meno si chiede chi abbia reso possibile quel genio.
È una domanda che invece noi invece ci facciamo sempre. È la lezione di Carla Lonzi.
La letteratura, come ogni altra forma di creazione, nasce anche dal lavoro invisibile delle relazioni. Un lavoro che la critica ha a lungo considerato uno sfondo naturale, mentre è uno dei presupposti concreti della possibilità stessa di essere e scrivere.

Indirizzo

Via Casalis, 25
Turin
10143

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