Garante delle persone private della libertà personale del Comune di Torino

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Garante delle persone private della libertà personale del Comune di Torino Promuove l’esercizio dei diritti delle persone ristrette e sensibilizza la Città sui diritti umani.

I compiti istituzionali del Garante sono:

- promuovere l'esercizio dei diritti e delle opportunità di partecipazione alla vita civile e di fruizione dei servizi comunali delle persone private della libertà personale oppure limitate nella libertà di movimento, residenti o dimoranti nel territorio del Comune;
- sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema dei diritti umani delle persone private dell

a libertà personale e della umanizzazione della pena detentiva;
- promuovere con le Amministrazioni interessate protocolli d'intesa utili all'espletamento dei propri compiti.

🙏 Grazie alla Presidente del Consiglio Comunale, Maria Grazia Grippo, e al Governatore Eletto del Lions Clubs Internatio...
07/09/2026

🙏 Grazie alla Presidente del Consiglio Comunale, Maria Grazia Grippo, e al Governatore Eletto del Lions Clubs International Association – Distretto 108IA1, Ettore Puglisi.

✍ Siglata questa mattina, a Palazzo Civico, la Dichiarazione di intenti relativa ai “Nuovi cantieri di volontariato – Anno 2026” (da CittAgorà - Periodico del Consiglio comunale di Torino)

Volontariato in carcere: firmata la Dichiarazione d’intenti tra Presidenza del Consiglio Comunale, Garante dei Detenuti e Lions Club Distretto 108IA1 7 Settembre 2026 Federico Dagostino In evidenza 0 La firma della Dichiarazione di intenti E’ stata firmata questa mattina, a Palazzo Civico, la Di...

📅 Al via dalla prossima settimana, all’IPM «Ferrante Aporti» di Torino, un corso di orientamento promosso dall’Ufficio G...
04/09/2026

📅 Al via dalla prossima settimana, all’IPM «Ferrante Aporti» di Torino, un corso di orientamento promosso dall’Ufficio Garante, nato dall’ascolto dei bisogni dei ragazzi detenuti, dalla generosa disponibilità di Associazione Studi Giuridici Immigrazione e dalla pronta collaborazione della Direzione dell’Istituto.

👉 Accanto ai colloqui individuali riservati, che costituiscono l’ordinaria modalità di intervento dell’organo di garanzia, il nostro Ufficio ha continuato il percorso di incontri di gruppo con i ragazzi una volta al mese. Proprio dal confronto con i giovani stranieri ristretti, spesso confusi sui propri diritti in materia di regolarità del soggiorno, è maturata l’idea di organizzare incontri dedicati al diritto dell’immigrazione, ai titoli di soggiorno e alle opportunità di regolarizzazione.

🎯 L’obiettivo è offrire strumenti concreti per comprendere meglio la propria situazione, orientarsi tra norme e procedure spesso complesse e acquisire maggiore consapevolezza dei propri diritti e delle opportunità future. È questa una condizione fondamentale per costruire percorsi di responsabilizzazione, autonomia e cittadinanza.

🗣️ Il percorso sarà condotto dalle avvocate e dagli avvocati di ASGI e privilegerà un approccio semplice, dialogico e partecipato, capace di partire dalle domande e dalle esperienze dirette dei ragazzi.

🙏 Siamo particolarmente grati ad ASGI e all’I.P.M. per aver dato avvio a questa iniziativa, che mette al centro la consapevolezza dei diritti come via per scelte più consapevoli.

«Guai al mondo se ci sente,forestieri senza niente».Sono le parole di Margherita Occhiena, madre di Giovanni Bosco. A qu...
26/08/2026

«Guai al mondo se ci sente,
forestieri senza niente».

Sono le parole di Margherita Occhiena, madre di Giovanni Bosco. A quasi due secoli di distanza, conservano intatta la loro attualità.

Ci aiutano a raccontare una bella notizia.

Oggi abbiamo accompagnato un ragazzo nel delicato passaggio dall’Istituto penale per i minorenni alla vita fuori dal carcere.

Un momento spesso segnato dall’incertezza ma che, grazie alla collaborazione tra istituzioni, associazioni e servizi del territorio, può diventare l’inizio concreto di un percorso di autonomia.

Questo risultato è stato possibile grazie al lavoro condiviso con l’IPM Ferrante Aporti, al servizio di consulenza legale di ASGI, Associazione Studi Giuridici Immigrazione, nell’ambito del progetto NOMIS, alla disponibilità all’accoglienza di Prison Ministry Italia, all’accompagnamento socio-lavorativo dell’Ass.Con Voi con il progetto Percorso27 e alla collaborazione con l’Ufficio Immigrazione della Questura di Torino.

Il sorriso con cui il ragazzo ha preso in mano il permesso di soggiorno, rilasciato oggi dalla Questura e indispensabile per terminare gli studi, cercare un lavoro e progettare il proprio futuro, ci ha ricordato quanto siano necessarie politiche migratorie diverse e una giustizia minorile che non si limiti a "incarcerare", ma sappia offrire concrete opportunità di reinserimento e relazioni per cambiare la traiettoria di una vita.

E oggi un sorriso, quando arriva al termine di un percorso complesso, restituisce calore, senso e umanità all’impegno di tutti.

È il secondo ragazzo che accompagniamo nel passaggio dall’IPM alla vita esterna. Il primo ha già un contratto di lavoro.

Non sono soltanto due buone notizie: sono la dimostrazione che il reinserimento è possibile quando alle persone vengono garantiti documenti, cura nelle relazioni e opportunità.

Queste storie non sono così diverse dalla Torino di metà Ottocento, quando molti ragazzi arrivavano dalle campagne in cerca di lavoro e finivano spesso soli, privi di mezzi e di riferimenti e si perdevano in un carcere o in strada.

Nessuno dovrebbe sentirsi «forestiero, senza niente».

Torino ha dimostrato ancora una volta, con professionalità e umanità, di saper accompagnare i giovani nella costruzione del proprio progetto di vita, senza ridurli a facili etichette, come quella di “maranza”.

Le etichette non sono mai innocue: semplificano la complessità delle persone, dividono il mondo tra un “noi” e un “loro” e alimentano distanza, diffidenza e polarizzazione. La storia ci insegna quanto queste contrapposizioni possano trasformarsi in esclusione, conflitto e odio.

Ma dietro ogni definizione c’è una persona. E i sogni, i bisogni e il desiderio di costruirsi un futuro appartengono a ogni ragazzo, senza distinzioni.

Semplicemente, grazie.







🗞️ Riportiamo il testo dell’ Intervista integrale rilasciata al Corriere Torino (17.8.2026)
18/08/2026

🗞️ Riportiamo il testo dell’ Intervista integrale rilasciata al Corriere Torino (17.8.2026)

🌙 Il 27 luglio, alle 22:30, davanti alla Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino anche noi abbiamo partecipato ...
29/07/2026

🌙 Il 27 luglio, alle 22:30, davanti alla Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino anche noi abbiamo partecipato alla Maratona oratoria notturna, tradizionale veglia che l’Associazione radicale Adelaide Aglietta organizza nel periodo più critico dell’anno per gli istituti penitenziari italiani.

📣 È stato significativo vedere tante persone riunite in una serata d’estate per condividere riflessioni sul modello penitenziario italiano.
Voci diverse - operatori, volontari, istituzioni politiche, avvocati, personale penitenziario - unite dalla stessa professionalità e passione per la tutela dei diritti delle persone detenute.

🤝 La presenza di tante realtà impegnate sugli stessi obiettivi rappresenta un segnale di forza e di speranza.
Come Conferenza nazionale dei Garanti anche noi abbiamo avviato tavoli di lavoro aperti ai Garanti territoriali; il nostro Ufficio coordina, con la collaborazione del Garante di Asti, il Tavolo dedicato alle condizioni detentive.

👉 Serve un confronto accademico ma anche pragmatico, capace di ripensare organizzazione, finalità e modelli economici e umani sostenibili del sistema penitenziario.
Cambiare è possibile: in Europa e non solo esistono istituti nei quali sono garantiti dignità, attività trattamentali adeguate, personale sufficiente, spazi decorosi e risorse economiche adeguate. Ripensare il carcere dalle fondamenta non è un’utopia, ma una responsabilità ormai inderogabile.

🙏 Un ringraziamento all’Associazione radicale Adelaide Aglietta per aver organizzato questo momento di sensibilizzazione e per essere l’esempio di quella società civile che non dimentica il carcere ai margini della città, ma punta verso di esso i riflettori: perché anche nel buio si faccia luce sui diritti. Un impegno che raccoglie e mantiene viva l’eredità di Maria Adelaide Aglietta, figura coraggiosa e instancabile nella difesa dei diritti, delle libertà e della dignità delle persone.

25/07/2026

CONDANNA DELL'ITALIA DA PARTE DELLA CORTE EUROPEA PER I DIRITTI DELL'UOMO SUL CASO RADDI: LA SENTENZA ILLUSTRATA IN COMMISSIONE LEGALITA'

[F.D'A.] La tragedia di Antonio Raddi, il ventottenne deceduto il 30 dicembre 2019 mentre era recluso nel carcere "Lorusso e Cutugno" di Torino, è tornata al centro del dibattito politico e giuridico torinese durante la seduta della Commissione Legalità e Diritti delle persone private della Libertà. L'incontro è stato convocato per analizzare la recente e storica sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU), che ha condannato l'Italia per la violazione degli articoli 2 e 3 della Convenzione Europea, relativi al diritto alla vita e al divieto di trattamenti inumani e degradanti. In sede di apertura dei lavori, il presidente della Commissione Legalità e Diritti delle persone private della Libertà personale, Luca Pidello ha sintetizzato il senso della riunione nella necessità di prendere atto delle dinamiche che hanno condotto alla morte del giovane e di fare in modo che la pronuncia di Strasburgo serva da monito e sprone per ridefinire le tutele all'interno degli istituti di pena. Monica Gallo, ex Garante dei diritti dei detenuti della Città di Torino, ha ricostruito la cronistoria dei mesi precedenti la scomparsa di Antonio Raddi. Entrato in carcere ad aprile 2019 in buone condizioni, la situazione del giovane è precipitata a luglio dopo un isolamento di dieci giorni in una cella priva persino del mterasso. Da quel momento l'Ufficio della Garante ha inviato f***e segnalazioni per denunciarne il gravissimo deperimento organico, rimaste inascoltate. L'Area Sanitaria, ha riferito Gallo, ha costantemente minimizzato il quadro parlando di atteggiamento "strumentale", mentre si susseguivano colpevoli ritardi, mancati ricoveri e dimissioni affrettate. Raddi è giunto così alle Molinette a metà dicembre in condizioni ormai irreversibili, spegnendosi pochi giorni dopo per un'infezione batterica favorita dalla forte debilitazione, senza che in tutto questo tempo sia mai stato visitato di persona dai vertici del carcere e da sanitari del crcere. L’avvocato Gianluca Vitale, legale della famiglia Raddi e rappresentante della Camera Penale, ha successivamente illustrato il valore della sentenza di Strasburgo, giunta dopo che la magistratura italiana aveva inizialmente archiviato l'inchiesta penale considerando il decesso come un evento imprevisto. Vitale ha spiegato come la Corte Europea abbia invece ristabilito la verità, chiarificando che non solo non vi sia stata alcuna prova del rifiuto delle terapie da parte di Raddi, ma che, anche se questa fosse stata presente, lo Stato avrebbe comunque avuto l'obbligo inderogabile di tutelarne la vita e la salute, visto che una persona privata della libertà non ha possibilità di ricorrere a cure alternative autonomamente. Le perizie medico-legali hanno confermato un nesso diretto tra l'imponente calo di peso corporeo, la mancata diagnosi precoce del quadro patologico e il crollo delle difese immunitarie che ha reso l'infezione letale. In merito alle azioni concrete praticabili dall'Amministrazione locale, l'avvocato Roberto Capra ha evidenziato come la Città, oltre alle iniziative già in atto, dovrebbe incrementare e promuovere protocolli d'intesa volti a sostenere progetti di reinserimento socio-lavorativo e di supporto abitativo per le persone detenute o uscite dal percorso penitenziario. Diletta Berardinelli, attuale Garante dei Diritti delle persone detenute, ha sottolineato come sia necessario intervenire urgentemente sul fronte sanitario in un contesto nel quale vivono persone con disturbi psichiatrici e con una popolazione anziana in aumento mentre la dottoressa Carolina Di Luciano, in rappresentanza dell’associazione Antigone, ha posto l’attenzione sul valore della sentenza europea di condanna dello Stato italiano sottolineando come, tuttavia, le responsabilità individuali, legate alla morte di Antonio Raddi, non siano state ancora individuate.

25/07/2026

I minori non sono adulti.
Il disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri introduce una presunzione di imputabilità per i minori tra i 14 e i 18 anni, riducendo le garanzie proprie della giustizia minorile. Si tratta di una riforma prevalentemente simbolica, non giustificata dai dati statistici, che rischia di compromettere i principi costituzionali del sistema penale minorile e di aprire la strada a un progressivo abbassamento dell’età dell’imputabilità. La nota della Giunta

25/07/2026

Un ulteriore e gravissimo passo nella trasformazione della giustizia minorile italiana da sistema fondato sulla funzione educativa e sulla responsabilizzazione a sistema sempre più orientato alla punizione e alla repressione.
Il governo, con uno schema di disegno di legge, ha proposto di introdurre l'imputabilità obbligatoria già dai 14 anni di età.

Una scelta, ancora una volta giustificata dal clamore mediatico collegato ai "maranza", mentre i dati ci dicono che l’Italia non sta affrontando un’emergenza di criminalità minorile tale da giustificare una simile svolta. I dati disponibili non mostrano un’esplosione della criminalità minorile, ma piuttosto una progressiva espansione dell’allarme e della risposta penale. È proprio questa trasformazione ad avere già prodotto un sistema minorile sempre più affollato, più securitario e più distante dalla sua originaria funzione educativa.

Invece di chiederci perché sempre più adolescenti entrino in contatto con il sistema penale, si continua a rispondere allargando il perimetro della punizione. Ma cosa pensiamo davvero di ottenere? Mandare un ragazzino in carcere non cambia magicamente la sua storia: rischia di comprometterne il futuro. Un adolescente non è un adulto in miniatura e non può essere trattato come tale.

Il sistema italiano di giustizia minorile è stato per decenni considerato un modello avanzato proprio perché fondato sulla centralità della persona minorenne, sulla funzione educativa, sulla responsabilizzazione e sulla ricerca di percorsi alternativi alla detenzione. Oggi quel modello è sottoposto a una progressiva erosione. La crescita della popolazione detenuta negli Istituti penali per minorenni, il sovraffollamento, l’aumento degli eventi critici e l’espansione dell’area penale sono il risultato di una risposta sempre più punitiva alla complessità delle vite dei più giovani.

La domanda non dovrebbe essere come punire prima, ma come intervenire prima. Prima che un ragazzo venga abbandonato, prima che la scuola lo perda, prima che i servizi sociali non riescano a intercettare il disagio, prima che una situazione di marginalità diventi una storia criminale. Il superiore interesse del minore non è un principio astratto. Significa riconoscere che l’adolescenza è una fase di crescita e trasformazione, nella quale gli interventi educativi e sociali possono ancora produrre cambiamenti profondi. La risposta alla devianza minorile deve quindi essere costruita intorno alla responsabilizzazione e all’educazione, non alla mera anticipazione della sanzione. L’educazione non è il contrario della sicurezza. È la sua condizione più solida.

Di questo stanno discutendo oltre 500 esperti negli Stati Generali della Giustizia Minorile, promossi da Antigone, Defence For Children - Italia e Libera. Il 26 novembre chiuderemo questo grande percorso partecipato a Roma. E abbiamo invitato la Presidente Meloni e il Ministro della Giustizia Nordio ad esserci e ascoltare.

22/07/2026

*Carceri e CPR: ANCI e Conferenza dei Garanti insieme per una rete dei Sindaci e l’inclusione sociale*

Il Presidente dell’ANCI Gaetano Manfredi ha incontrato oggi una delegazione della Conferenza Nazionale dei Garanti Territoriali delle persone private della libertà personale. All'incontro hanno preso parte il portavoce della Conferenza e Garante della Regione Campania, *Samuele Ciambriello*, la Garante comunale di Roma, *Valentina Calderone*, la Garante di Parma, *Veronica Valenti*, e la Garante della provincia di Potenza *Carmen D'Anzi*.
Al centro del colloquio, la decisione comune di avviare dall'autunno un tavolo di lavoro finalizzato a istituzionalizzare una rete tra i Sindaci dei Comuni che ospitano istituti penitenziari o CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio).
L'iniziativa punta a superare le attuali disparità operative tra i garanti territoriali e ad accompagnare in modo efficace il reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti a fine pena, rafforzando il legame positivo tra percorsi di riabilitazione e comunità locali.

Indirizzo

Piazza Palazzo Di Città, 1
Turin
10122

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