16/02/2026
[sabato vignetta .. ah, no: video del lunedì]
Conoscete i desire path? sono percorsi improvvisati rispetto a quello suggerito dalla pianificazione urbana, dall'infrastruttura fissa, questi percorsi compaiono quando la progettazione dello spazio pubblico non tiene conto dei desideri istintivi di alcune persone. Sentieri sterrati che compaiono per attraversare aiuole, che compaiono a causa del passaggio di molte persone in cerca di una via più praticabile. Si trovano ovunque, in tratti dove i passaggi pedonali sono inesistenti o lontanissimi, dentro piste ciclabili con deviazioni tortuose o a tratti ostacolate, altre volte sono meno visibili dei passaggi sterrati diagonali nelle aree verdi, ma se ne possono vedere le tracce, compaiono ad esempio con una nevicata straordinaria.
Spesso i desire path vengono ignorati, o ostacolati, tramite elementi come divieti o barriere, di solito senza grossi risultati. Tuttavia non mancano casi virtuosi in cui questi percorsi sono stati sistemati e incorporati nella viabilità, diventando esempi di user experience design, ossia progettazioni incentrate sull'esperienza degli utilizzatori.
Questo principio dovrebbe divenire centrale nella pianificazione urbana poichè si fonda sui desideri delle persone oltre che sull'aspetto estetico.
Ma siamo proprio sicuri si stia parlando solo di progettazione urbana?
E se esistessero anche i need path? Sentieri che nascono dove il sistema non arriva, dove la cultura dominante non riconosce, dove la politica non include, dove la società non vede. Ovvero percorsi improvvisati rispetto a quelli suggeriti dalle regole comuni, dalla cultura situata, dalla pianificazione delle politiche, dall’infrastruttura fissa che la società si è data.
Sono sentieri vissuti, tracciati da qualcuno, da molti, perché le persone, di fronte ad alcuni percorsi, deviano. Le abbiamo sempre chiamate “devianze”. Ma noi sappiamo che sono semplicemente tracce di vita reale. Sono modi per attraversare la vita in modo diverso e lontano dalle strade previste.
Anche questi sentieri si trovano ovunque. Anche in questo caso spesso vengono ignorati o ostacolati: qualcuno cerca di chiuderli, di vietarli, di renderli impraticabili. Altri, semplicemente, non li vedono. Ma di solito anche qui senza grossi risultati. Perché i bisogni reali non spariscono: spostano il sentiero, lo rendono più rischioso.
Noi assistenti sociali siamo testimoni privilegiati di questi percorsi che dicono: qui, così com’è, non funziona per tutti.
E allora il nostro compito è: vedere quella via, leggerla, renderla nota, e quando possibile incorporarla in pratiche e politiche che sanno di libertà e dignità, più aderenti alle condizioni di tutti.
E allora il nostro compito non è giudicare la deviazione, ma leggere il bisogno che la traccia racconta. Vederlo. Nominarlo. Renderlo legittimo. E quando possibile, incorporarlo: perché ciò che oggi appare come un passaggio “alternativo” domani può diventare un percorso virtuoso.
Ecco se 15 anni fa il nostro video preferito per raccontare la professione era il Circo della Farfalla, oggi è questo, un video di progettazione urbana che profuma di sociale.
E voi? Cosa ne pensate?