Assistenti Sociali Online

Assistenti Sociali Online Siamo due “artiste sociali”, da più di un decennio lavoriamo con le persone, le famiglie, le comunità

[pensum, intrecciare pensieri] Ci sono fili che non si vedono, ma tengono insieme storie, pensieri, pratiche, identità 🫆...
20/02/2026

[pensum, intrecciare pensieri]

Ci sono fili che non si vedono, ma tengono insieme storie, pensieri, pratiche, identità 🫆.

Sardegna: PLUS Anglona Coros Figulinas, ospiti centro culturale e biblioteca di Cargeghe per realizzare un percorso di supervisione monoprofessionale per assistenti sociali costruiamo, insieme nel gruppo, spazi di parola, ascolto e riflessione dove le esperienze quotidiane diventano trame condivise.

Come nell’opera di ogni incontro è un gesto di connessione.

Come a Ulassai, quando un paese intero scelse di , anche qui i fili si intrecciano:

tra professioniste, tra sguardi, tra enti ed organizzazioni che ci vendono impegnate modi diversi abitare il lavoro sociale.

🧵 Un filo che unisce le pratiche.
🧵 Un filo che attraversa le emozioni.
🧵 Un filo che tiene unita e disegna una comunità professionale.

E dentro queste trame, prende forma anche il :
il pensiero come gesto artigianale, lento, paziente, costruito insieme.

Come ci ricorda Maura Gancitano pensare non è un atto automatico, ma una pratica viva.
Si modella, si intreccia, si cuce.
Si lavora come si lavora un filo: scegliendo, annodando, dando forma.

✨ Nella supervisione il pensiero si tesse.
✨ Le narrazioni diventano materia.
✨ Il confronto diventa trama.

Perché il lavoro sociale vive e lavora nelle con, per e di relazioni.
Perché ogni assistente sociale è un filo unico.
Perché solo insieme possiamo costruire una tessitura più forte, più consapevole, più umana.

🌿🧵

16/02/2026

[sabato vignetta .. ah, no: video del lunedì]

Conoscete i desire path? sono percorsi improvvisati rispetto a quello suggerito dalla pianificazione urbana, dall'infrastruttura fissa, questi percorsi compaiono quando la progettazione dello spazio pubblico non tiene conto dei desideri istintivi di alcune persone. Sentieri sterrati che compaiono per attraversare aiuole, che compaiono a causa del passaggio di molte persone in cerca di una via più praticabile. Si trovano ovunque, in tratti dove i passaggi pedonali sono inesistenti o lontanissimi, dentro piste ciclabili con deviazioni tortuose o a tratti ostacolate, altre volte sono meno visibili dei passaggi sterrati diagonali nelle aree verdi, ma se ne possono vedere le tracce, compaiono ad esempio con una nevicata straordinaria.

Spesso i desire path vengono ignorati, o ostacolati, tramite elementi come divieti o barriere, di solito senza grossi risultati. Tuttavia non mancano casi virtuosi in cui questi percorsi sono stati sistemati e incorporati nella viabilità, diventando esempi di user experience design, ossia progettazioni incentrate sull'esperienza degli utilizzatori.

Questo principio dovrebbe divenire centrale nella pianificazione urbana poichè si fonda sui desideri delle persone oltre che sull'aspetto estetico.

Ma siamo proprio sicuri si stia parlando solo di progettazione urbana?

E se esistessero anche i need path? Sentieri che nascono dove il sistema non arriva, dove la cultura dominante non riconosce, dove la politica non include, dove la società non vede. Ovvero percorsi improvvisati rispetto a quelli suggeriti dalle regole comuni, dalla cultura situata, dalla pianificazione delle politiche, dall’infrastruttura fissa che la società si è data.

Sono sentieri vissuti, tracciati da qualcuno, da molti, perché le persone, di fronte ad alcuni percorsi, deviano. Le abbiamo sempre chiamate “devianze”. Ma noi sappiamo che sono semplicemente tracce di vita reale. Sono modi per attraversare la vita in modo diverso e lontano dalle strade previste.

Anche questi sentieri si trovano ovunque. Anche in questo caso spesso vengono ignorati o ostacolati: qualcuno cerca di chiuderli, di vietarli, di renderli impraticabili. Altri, semplicemente, non li vedono. Ma di solito anche qui senza grossi risultati. Perché i bisogni reali non spariscono: spostano il sentiero, lo rendono più rischioso.

Noi assistenti sociali siamo testimoni privilegiati di questi percorsi che dicono: qui, così com’è, non funziona per tutti.

E allora il nostro compito è: vedere quella via, leggerla, renderla nota, e quando possibile incorporarla in pratiche e politiche che sanno di libertà e dignità, più aderenti alle condizioni di tutti.

E allora il nostro compito non è giudicare la deviazione, ma leggere il bisogno che la traccia racconta. Vederlo. Nominarlo. Renderlo legittimo. E quando possibile, incorporarlo: perché ciò che oggi appare come un passaggio “alternativo” domani può diventare un percorso virtuoso.

Ecco se 15 anni fa il nostro video preferito per raccontare la professione era il Circo della Farfalla, oggi è questo, un video di progettazione urbana che profuma di sociale.

E voi? Cosa ne pensate?

📚    Ci sono libri che non sono solo libri. Sono strumenti. Spazi di riflessione. E occasioni per raccontare — e raccont...
13/02/2026

📚

Ci sono libri che non sono solo libri. Sono strumenti. Spazi di riflessione. E occasioni per raccontare — e raccontarci.

“Che cos’è la vita”, di Raúl Guridi Nieto, è uno di questi.

Definire la nostra vita è difficilissimo: è fatta di momenti, di contraddizioni, di certezze che diventano dubbi, di conquiste, malinconie, cambi di rotta. Di incontri che ci cambiano per sempre.

Guridi prova a dirlo con illustrazioni chiarissime: tratti netti, colori pieni, pagine essenziali. E con frasi brevi che, in realtà, racchiudono mondi. Mondi di domande, di possibilità, di discussioni che si aprono da sole.

Poche parole, sì, ma così dense da restare. Questo albo ci ha incantate subito. E ad ogni pagina voltata ci ha riportate a riflessioni nuove, inattese, necessarie.

📖 Che cos’è la vita
Raúl Guridi Nieto
Kite Edizioni, 2018

Da usare al bisogno, per grandi e piccini.

[proud to be assistente sociale]Martedì 3 febbraio, nei locali del Comune di Venaria, una collega assistente sociale è s...
06/02/2026

[proud to be assistente sociale]

Martedì 3 febbraio, nei locali del Comune di Venaria, una collega assistente sociale è stata aggredita con una mazzetta da muratore dopo aver comunicato i tempi necessari per l’erogazione di un contributo economico. Solo l’intervento dell’educatrice presente ha evitato conseguenze ben più gravi.

Gli Ordini professionali – dal Consiglio Nazionale Ordine Assistenti Sociali all’Ordine Assistenti Sociali Piemonte e Valle d’Aosta, dall’Ordine TSRM-PSTRP Torino Aosta Alessandria Asti al Consorzio Intercomunale dei Servizi Socio-Assistenziali Pianezza (CISSA) – condannano con forza l’accaduto e chiedono l’estensione agli operatori sociali delle tutele previste dalla legge 171/2024.

Al netto dello sgomento e del bisogno che sentiamo di stringerci attorno alla collega, che sono stati i primi movimenti emotivi che anche in noi due si sono mossi, e al netto della assoluta convinzione di unirci alla condanna dell’episodio, sentiamo l'importanza di sollecitare nella comunità professionale delle domande:

❓ cosa ci sta dicendo questo episodio sulle relazioni tra persona e servizio?
• quali vissuti, aspettative o fatiche possono trasformare un momento di richiesta d’aiuto in un atto di aggressività?
• che cosa accade, sul piano sociale e individuale, quando la frustrazione supera la capacità di tolleranza?
• quali narrazioni sul welfare e sugli operatori concorrono a rendere il servizio il bersaglio immediato della rabbia?
• cosa spinge una persona a riversare proprio lì, sul servizio sociale, la propria rabbia?

❓ cosa emerge dal punto di vista dei servizi e del sistema?
• in che modo l’indebolimento delle reti sociali e la scarsità di risorse incide sulla qualità delle relazioni e sulla gestione del conflitto?
• quanto questa aggressione parla di solitudine sociale, frustrazione, aspettative irrealistiche, narrazioni distorte?
• quanto il sovraccarico dei servizi espone operatori e cittadini a condizioni di rischio relazionale?
• quali spazi di ascolto, decompressione e prevenzione sono realmente disponibili?

❓ cosa interroga noi, come professionisti?
• siamo attrezzati (professionalmente, emotivamente, organizzativamente) a gestire un’escalation che da tempo stiamo denunciando?
• abbiamo adeguati strumenti di prevenzione, spazi sicuri, protocolli condivisi?
Siamo adeguatamente formati e supportati nella gestione dell’aggressività?
• come possiamo conciliare sicurezza, accoglienza e rispetto della persona anche in contesti critici?
• quali competenze, individuali e organizzative, devono essere rafforzate?
• stiamo normalizzando rischi che non devono essere parte del nostro lavoro?

❓ come viene interpretato questo episodio a livello pubblico?
• perché episodi di violenza verso alcuni professionisti ottengono maggiore attenzione e riconoscimento sociale?
• perché quando un poliziotto o un medico viene aggredito se ne parla come di un attacco allo Stato o alla salute pubblica, mentre quando succede a un’assistente sociale sembra “solo una notizia di cronaca”?
• in che modo l’aggressione a un’assistente sociale viene letta: come fatto individuale o come segnale collettivo?
• quali aspetti culturali influenzano questa differenza di percezione?

❓ cosa racconta questo fatto della nostra professione oggi?
• come viene riconosciuto – o frainteso – il nostro ruolo?
• che cosa dice l’episodio rispetto alla vulnerabilità dei nostri mandati?
• stiamo riuscendo a far emergere il valore pubblico del nostro lavoro?
• stiamo comunicando abbastanza il nostro ruolo, le nostre responsabilità, i nostri limiti operativi?
• in che modo questi episodi rischiano di spingere verso un servizio sociale difensivo, che è l’esatto opposto del nostro mandato?
• come possiamo trasformare episodi come questo in occasioni di consapevolezza professionale e sociale?

Perché la sicurezza degli operatori non è un dettaglio.
E la dignità delle relazioni di aiuto è un bene comune.

[Ci sono luoghi che sono domande. Ti ci siedi dentro e non sei più lo stesso]Quando abbiamo visto questa vignetta, la pr...
29/01/2026

[Ci sono luoghi che sono domande. Ti ci siedi dentro e non sei più lo stesso]

Quando abbiamo visto questa vignetta, la prima immagine che ci è venuta in mente è stata quella del cerchio della supervisione: individuale, mono professionale di gruppo, multi professionale di gruppo. Un luogo capace di trasformare, di aprire varchi, di spostare gli sguardi. Un posto dove le domande non fanno paura: tengono insieme il senso del lavoro.

Poi, però, un altro pensiero ha fatto capolino. E se questo luogo fosse — o potesse essere — la mia, la nostra, la vostra sede del servizio sociale? Accade? Accade davvero? Quante volte gli spazi in cui lavoriamo diventano luoghi che ci cambiano, che ci fanno crescere, che accolgono dubbi e possibilità? E noi, come professionistɜ dell’aiuto, quanto riusciamo ad andare in questa direzione? Quanto riusciamo a restare nelle domande, senza correre subito a chiuderle?

La persona che accede al servizio. Quanto spesso trova, entrando lì, un luogo che permette a lei di pensare, fermarsi, respirare? Un luogo che accoglie le domande, le sue contraddizioni, i suoi tempi? Uno spazio che non definisce, ma apre. Che non schiaccia, ma accompagna.

Forse il punto non è avere sempre risposte. Ma costruire — e pretendere — luoghi di domande, che trasformano chi li abita e chi li attraversa. Luoghi che cambiano noi, le persone che accedono al servizio e il modo in cui stiamo nelle relazioni di aiuto.

     Immaginiamo i servizi alla persona come una porta, quella porta che ogni giorno è lì ad aprirsi e chiudersi mille v...
27/01/2026



Immaginiamo i servizi alla persona come una porta, quella porta che ogni giorno è lì ad aprirsi e chiudersi mille volte al giorno senza cigolare, per accogliere le persone, le loro storie per poi accompagnarle fuori verso le risorse che servono per affrontare la vita, i cambiamenti, le difficoltà.

Ecco, il coordinatore è la cerniera della porta: se funziona, nessuno la nota; se si rompe… panico, riunioni, gruppi WhatsApp infuocati 😅

La figura del coordinatore nei servizi alla persona è nel mezzo tra vertici organizzativi, operatori e persone, traduce il “ce lo chiede l’ente” in “ok, ma come lo facciamo davvero?”, tiene insieme sociale, sociosanitario e socioeducativo senza perdere viti per strada.

Una figura fondamentale, ma spesso invisibile, investita di poteri magici, cresciuta “a occhio”, formata sul campo, a forza di prove, tentativi, errori buonsenso, studio attento e caffè lunghi ☕

Una cerniera che lavora tantissimo ma che raramente ha avuto un libretto di istruzioni, un nome chiaro, una legittimazione ufficiale.

Questo volume mette la lente di ingrandimento sulla cerniera, la smonta (con rispetto), ne mostra ingranaggi, competenze, metodi e potenzialità.

Dice: “Ehi, guarda che quello che fai ha un senso, un ruolo, una dignità professionale”!

Pensato per chi coordina davvero, per chi vuole farlo davvero, per chi quella cerniera vorrebbe diventarlo, ma senza improvvisare.

Perché i servizi possono anche essere bellissimi… ma senza una buona cerniera, la porta non si apre. E gli spifferi li sentiamo, poi tutt* 😉!

Ringraziamo IRS per il sociale per la presa visione.

[Dietro le quinte del nostro piano editoriale]Lo screenshot parla chiaro: Giulia che propone a Cristina di fare dei TikT...
24/01/2026

[Dietro le quinte del nostro piano editoriale]

Lo screenshot parla chiaro: Giulia che propone a Cristina di fare dei TikTok in cui commentiamo le tombe degli assistenti sociali per colpa di uno stand up comedy che analizza quelle di artisti famosi rendendo evidente come lo stile della tomba non sia in linea con chi era davvero l’artista e il contributo che ha dato al mondo.

Risultato: ci prendiamo sempre sul serio! Perché dietro ogni post, ogni idea assurda, ogni “no dai, questa no”, “ma forse sì, potrebbe piacermi”.

Dietro ogni post (o quasi) c’è sempre un perché.
👉 Il desiderio di capire come raccontare il servizio sociale.
👉 A chi lo vogliamo raccontarlo.
👉 E perché dovremmo farlo noi.

C’è chi lo fa scrivendo libri. Chi con la ricerca. Chi con percorsi formativi. Chi con post sui social, chi con video, probabili ed improbabili. Ognuno trova il suo modo, il suo linguaggio, il suo pubblico.

E nel nostro confronto ci ricordiamo che il servizio sociale ha una storia viva, da scoprire e da raccontare anche fuori dai luoghi “ufficiali”. Una storia fatta di persone, intuizioni, errori, riflessioni che portano cambi di rotta, nuove culture.

E chissà… magari quei TikTok non li faremo (o forse sì?). Ma il punto non era quello. Il punto è che dietro ogni post c’è una domanda: cosa vogliamo davvero dire e a chi? E questo, per noi, vale tutto il piano editoriale.

📣  Per noi la Conferenza Italiana sulla Ricerca di Servizio Sociale  non è “solo” una conferenza, non è solo un appuntam...
21/01/2026

📣

Per noi la Conferenza Italiana sulla Ricerca di Servizio Sociale non è “solo” una conferenza, non è solo un appuntamento. È diventata, negli anni, un percorso nel nostro progetto professionale. Un evento che orienta pensieri, pratiche, domande, esperienze. Dove portiamo quello che ci attraversa come professioniste.

Anche quest’anno i nostri tre abstract sono stati accolti. Tre direzioni che fanno parte della nostra ricerca quotidiana:

🟡 La gentilezza come leva per una qualità concreta nei servizi socio-sanitari.
🟡 Le posture formative e la supervisione, per continuare a crescere senza smettere di metterci in discussione.
🟡 La relazione d’aiuto come spazio capace di contenere e contrastare forme di violenza istituzionale.

E qui entra l’Etna, cornice di questa edizione. Non solo come immagine, ma come modo di guardare al nostro lavoro: un territorio vivo, che cambia, che chiede attenzione costante. Un ambiente dove avvengono movimenti che trasformano tutto. Così sono i servizi, così sono le relazioni, così è il lavoro sociale. Fatto di fasi quiete, pressioni che salgono, segnali da leggere, energie da incanalare prima che diventino rischio.

I nostri tre temi, in fondo, parlano proprio di questo: di come ci si muove in un contesto complesso senza banalizzarlo, di come si costruiscono spazi che portano vita e non distruzione, di come si riconosce la forza del cambiamento
e la si accompagna con consapevolezza.

Catania ci aspetta. E noi ci arriviamo con lo sguardo rivolto sia alla superficie che a ciò che si muove sotto.

Con gratitudine soprattutto verso chi insieme a noi sta costruendo il lavoro che presenteremo Giada Marcolungo, Raffaela Maccioni e Sente-Mente, Alice Eugenia Graziano e Arci Torino.

Colleghi chi ci sarà?

[meno e meglio]La "nuova agenda" con sole 5 righe a giornata è la risorsa fondamentale per portare avanti l''obiettivo 2...
19/01/2026

[meno e meglio]

La "nuova agenda" con sole 5 righe a giornata è la risorsa fondamentale per portare avanti l''obiettivo 2026.

In totale contro- tendenza con la iper- produttività imperante e la FOMO sono alla ricerca di ritmi lenti, spazio in agenda - ovvero spazio di pensiero, di relazione, per la riflessione in solitaria, per il riposo... .

Voi da quali strumenti e risorse vi fate aiutare per raggiungere i vostri obiettivi?

[ dialoghi interni, molto esterni]Chi come noi? E come avete chiamato l'alter ego a cui scrivete continuamente?
17/01/2026

[ dialoghi interni, molto esterni]

Chi come noi?
E come avete chiamato l'alter ego a cui scrivete continuamente?

[parole chiave]Quanto contano, nella nostra vita, le parole?"Quelle che ci siamo detti.Quelle che non abbiamo trovato il...
15/01/2026

[parole chiave]

Quanto contano, nella nostra vita, le parole?

"Quelle che ci siamo detti.
Quelle che non abbiamo trovato il modo di dire.
Quelle rimandate.
Quelle dette troppo tardi."

Questo albo ci ricorda che le parole sono (quasi) tutto quello che abbiamo
per aprire porte, farci capire dagli altri.
E per provare a capirci un po’ di più.

Parole è un libro di Raúl Guridi Nieto pubblicato da Kite nella collana Le voci

Da utilizzare al bisogno, per adulti e bambini.
E tu, hai libri in ufficio come strumenti della relazione d'aiuto? Ti è mai capitato di leggerne alcuni passaggi? Di dare al libro il potere di accompagnare le persone ad attraversare alcuni passaggi di vita?

[vanno, vengono ...e alle volte ritornano!]Ogni tanto dai social si esce.E poi si rientra.Nel mezzo succedono cose:si la...
13/01/2026

[vanno, vengono ...e alle volte ritornano!]

Ogni tanto dai social si esce.
E poi si rientra.

Nel mezzo succedono cose:
si lavora, si pensa, si cambia ritmo,
si perde e ci si prende tempo.

Ora siamo di nuovo qui.
Un rientro " tranquillo" come solo noi sappiamo fare, senza effetti speciali.

Solo un “ciao” detto con intenzione.

Vi siamo mancate?
A noi sì... CI SIAMO MANCATE!

Indirizzo

Turin

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Assistenti Sociali Online pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'organizzazione

Invia un messaggio a Assistenti Sociali Online:

Condividi