TORINO

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TORINO Inviare notizie, foto e segnalazioni su Messenger Ti piace TORINO? Cliccalo Forte sulla nostra pagina!! Il Caval ëd Brons, altro monumento simbolo della città.

La città di Torino si estende su una superficie di 130 km2, che diventano 1.127 km2 considerato l’agglomerato urbano. Il Comune ha circa un milione di abitanti e circa 400.000 famiglie residenti. Gli abitanti sono 1,8 milioni se si tiene conto della cintura e l'agglomerato urbano conta circa 700mila famiglie. Torino ha un reddito per famiglia pari a € 30.540, nettamente superiore al reddito medio delle famiglie italiane (€ 22.470). Tra i monumenti di Torino più noti anche all'estero sono da citare l'ottocentesca Mole Antonelliana, simbolo incontrastato della città, che ospita il Museo Nazionale del Cinema (il principale d'Europa), il Palazzo Reale (antica dimora dei duchi ed in seguito dei re di Casa Savoia), la rinascimentale Cattedrale di San Giovanni Battista del XV secolo (celebre in quanto custode della Sacra Sindone), il Museo Egizio (il secondo più importante al mondo dopo quello del Cairo[6]), la Galleria Sabauda (significativa raccolta di dipinti), Palazzo Carignano (progettato da Guarini e sede del primo Parlamento italiano) e l'imponente Palazzo Madama. Quest'ultimo in particolare merita attenzione in quanto situato nel vero centro sociale e geografico della città; le sue porzioni più antiche risalgono addirittura all'epoca romana (si tratta di due delle quattro torri, ora inglobate nella facciata). Sullo sfondo, gli eleganti portici di piazza San Carlo
Originariamente si trattava della porta sud, trasformata in castello nel Medioevo con l'aggiunta di due torri; fu rimaneggiato più volte, in particolare all'inizio del Settecento, quando venne dotato di una facciata ad opera di Filippo Juvarra. La città di Torino e i suoi dintorni sono abbelliti dalle numerose residenze sabaude, Patrimonio dell'umanità dell'UNESCO, come la Palazzina di caccia di Stupinigi, i castelli del Valentino, di Aglié, di Racconigi, di Rivoli e di Moncalieri, la Villa della Regina e la Reggia di Venaria. Un importante testimonianza dello stile Liberty rimane nel quartiere di Cit Turin, dove gli edifici costruiti in questo stile sono numerosi. I portici monumentali
Una caratteristica di Torino è costituita dai portici che si sviluppano per oltre 18 km dei quali circa 12 sono interconnessi. I primi portici risalivano al Medioevo ma è a partire dal XVII secolo che si cominciò a costruire i portici monumentali tuttora presenti. La prima testimonianza è l'ordinanza di Carlo Emanuele I del 16 giugno 1606 in merito alla costruzione di piazza Castello secondo il progetto di Ascanio Vitozzi che comprendeva portici attorno a tutta la piazza. Anche nel progetto di piazza San Carlo di Amedeo di Castellamonte di qualche anno successivo erano previsti portici tutt'attorno. Negli stessi anni Filippo Juvarra costruì i portici di porta Palazzo. Nel 1765 Benedetto Alfieri ebbe l'incarico di rifare i portici di piazza Palazzo di Città mentre nel corso del XIX secolo si aggiunsero quelli dell'attuale piazza Vittorio Veneto, piazza Carlo Felice e piazza Statuto. Le due stazioni ferroviarie di Porta Nuova e Porta Susa vennero congiunte con un percorso porticato attraverso Corso Vittorio Emanuele II, corso Vinzaglio, via Sacchi, via Nizza, via Pietro Micca e via Cernaia. Il portico che unisce piazza Castello con piazza Vittorio Veneto attraverso via Po sul lato sinistro fu progettato in modo tale da proseguire anche nell'attraversamento delle vie per permettere al re di giungere fino al Po senza bagnarsi anche in caso di pioggia. Musei e architetture di rilievo
Palazzo Reale
Palazzo Madama
Palazzo Carignano
Castello del Valentino, sede della facoltà di Architettura del Politecnico di Torino
Villa della Regina
Il Duomo di Torino, d'epoca rinascimentale, sede delle varie Ostensioni della Sindone
Basilica di Superga
Chiesa della Gran Madre di Dio
Gran Madre di Dio e Monte dei Cappuccini
Chiesa di San Filippo Neri
Santuario della Consolata
Santuario di Maria Ausiliatrice
Mole Antonelliana e Museo Nazionale del Cinema
Museo Egizio presso Palazzo dell'Accademia delle Scienze
Museo Nazionale del Risorgimento Italiano
Museo di Antichità
Museo civico d'arte antica e Palazzo Madama
MAO - Museo d'Arte Orientale
MAU - Museo d'Arte Urbana
MAUTO - Museo dell'Automobile
MIAAO - Museo Internazionale Arti Applicate Oggi
Museo Storico Nazionale dell'Artiglieria
Museo Pietro Micca e Cittadella
Museo della Sindone
Museo di Arti Decorative - Fondazione Pietro Accorsi
Museo Regionale di Scienze Naturali
Museo di storia naturale Don Bosco
Museo storico nazionale dell'artiglieria
Museo di Antropologia Criminale "Cesare Lombroso"
Museo di antropologia ed etnografia
Museo del carcere Le Nuove
Museo diffuso della Resistenza, della deportazione, della guerra, dei diritti e della libertà
Museo Virtuale del Politecnico di Torino
Museo Francesco Faà di Bruno
Armeria Reale
Galleria Sabauda, detta anche Pinacoteca Reale
Galleria Subalpina
Galleria d'Arte Moderna (GAM)
Grattacielo Lancia
Pinacoteca dell'Accademia Albertina
Borgo Medievale del Parco del Valentino
Orto botanico del Valentino
Archivio storico museo Italgas
Biblioteca Reale
Biblioteca Nazionale
Cisternone
Cavallerizza Reale
Carceri "Le Nuove"
Lingotto
Opera per Torino
Palazzo Adami di Bergolo
Palazzo Agliaudi Baroni di Tavigliano
Palazzo Albertengo di Monasterolo
Palazzo Amico di Castellalfero
Palazzo Amoretti di Osasio, poi Provana e Rignon
Palazzo Argentero di Bersezio
Palazzo Argentero di Bersezio
Palazzo Armano di Grosso
Palazzo Asinari di San Marzano
Palazzo Audifredi di Mortigliengo
Palazzo Barbaroux, già Turinetti di Priero
Palazzo Biandrate Aldobrandino di San Giorgio, poi Coardi di Carpenetto
Palazzo Birago di Borgaro
Palazzo Birago di Vische
Palazzo Bricherasio
Palazzo Benso di Cavour
Palazzo Chiablese
Palazzo Cisterna
Palazzo Falletti di Barolo
Palazzo Lascaris
Palazzo Mazzonis
Palazzo Romagnano
Palazzo Saluzzo di Paesana
Palazzo San Martino di Brosso e Parella, poi Caissotti di Chiusano, poi del Carretto di Bagnasco
Palazzo San Martino di San Germano
Palazzo Scaglia di Verrua
Palazzo del Senato Sabaudo
Palazzo Solaro del Borgo
Palazzo Valperga, poi Galleani di Canelli
Palazzo dell'Università
Palazzo di Città
Torre Littoria
Collegio delle Province
Casa Fenoglio-Lafleur
Casa Scaccabarozzi
Villa della Tesoriera
Villa Abegg, già Vigna di Madama Reale
Villa Paradiso, già Boas
Villa Scott, uno dei massimi esempi di architettura liberty, nota per essere stata l'ambientazione del film Profondo Rosso
Le statue allegoriche del Po e della Dora Riparia in Piazza C.L.N. Aree archeologiche [modifica]
Porta Palatina
Teatro romano
Residenze sabaude [modifica]
Per approfondire, vedi la voce Residenze sabaude in Piemonte. Palazzo Reale di Torino
Palazzo Madama e Casaforte degli Acaja
Palazzo Carignano
Castello del Valentino
Villa della Regina
Reggia di Venaria Reale
Palazzina di caccia di Stupinigi
Chiese e luoghi di culto [modifica]
Duomo di San Giovanni e la Cappella della Sacra Sindone
Chiesa di San Filippo Neri
Santuario della Consolata
Chiesa del Santo Volto
Basilica di Superga
Basilica del Corpus Domini
Basilica Mauriziana, chiesa magistrale dell'ordine equestre dei Santi Maurizio e Lazzaro, nella sagrestia custodisce la Risurrezione, macchina processionale di Carlo Giuseppe Plura su disegno di Francesco Ladatte
Santuario di Maria Ausiliatrice
Chiesa di San Carlo Borromeo
Chiesa di Santa Cristina, adiacente e "gemella" della Chiesa di San Carlo
Chiesa dello Spirito Santo, la facciata e l'altare di San Silvestro sono opere dello scultore Pietro Somazzi
Chiesa di San Lorenzo
Chiesa della Santissima Annunziata
Chiesa dei Santi Martiri
Chiesa della Gran Madre di Dio
Chiesa di San Salvario
Chiesa di Santa Maria di Piazza
Chiesa di San Francesco d'Assisi
Chiesa di San Francesco da Paola
Chiesa di San Domenico
Chiesa della Madonna del Carmine
Chiesa della Madonna del Pilone
Chiesa di Santa Croce
Chiesa della Santissima Trinità
Chiesa di Santa Rita
Chiesa della Madonna degli Angeli
Chiesa di Santa Teresa
Chiesa di San Dalmazzo
Chiesa di San Giuseppe
Chiesa di San Tommaso
Chiesa di Sant'Agostino
Chiesa di San Massimo
Chiesa di San Rocco con le decorazioni a stucco di Pietro Somazzi[8] e Michele Cantalino[9]
Chiesa di Santa Giulia
Chiesa di Santa Chiara
Chiesa della Visitazione di Via XX settembre
Chiesa di San Gioacchino
Chiesa di Gesù Nazareno
Chiesa di Nostra Signora del Suffragio
Chiesa di Santa Barbara
Chiesa di Nostra Signora della Salute
Convento dei Cappuccini, ospitante il Museo nazionale della montagna
Cimitero Monumentale
Tempio Valdese
Tempio Israelitico

Teatri
Teatro Regio
Teatro Carignano
Teatro di Torino
Teatro Alfieri
Auditorium Rai "Arturo Toscanini"
Auditorium "Gianni Agnelli" del Lingotto
Alfa Teatro
Teatro Colosseo
Teatro Erba
Teatro Gioiello
Teatro Adua (non più in attività)
Teatro Agnelli
Teatro Araldo
Teatro Cardinal Massaia
Teatro Juvarra
Teatro della Caduta
Teatro Nuovo
Teatro Gobetti progettato nel 1840 dall'architetto Giuseppe Leoni
Teatro Gianduja, rimaneggiato nel 1845 dal Leoni
Teatro Gerbino, progettato dal Leoni nel 1857; ora negozio di mobili e tappezzerie. Cavallerizza Reale
Teatro Stabile di Torino (che in realtà è una Fondazione che produce od ospita spettacoli in vari teatri cittadini)
Mercati [modifica]


Il Balon
A Torino sono presenti 49 mercati rionali. Sebbene non sia la città che ne ospita il maggior numero, il record è tuttavia costituito dal fatto che sono fissi, aperti tutti i giorni e dislocati in tutti i quartieri. I più importanti per ampiezza e giro d'affari si svolgono in piazza Bengasi, in piazza Benefica, in corso Svizzera, in Corso Racconigi e in piazza Barcellona. Il mercato più famoso è Porta Palazzo, (Pòrta Pila in piemontese), che è il mercato all'aperto più grande d'Europa. Ogni sabato nei pressi si tiene il Balon, un grande mercato all'aperto dell'usato, che la seconda domenica di ogni mese diventa Gran Balon, in cui si vendono anche oggetti di antiquariato. Nel 2011 il regista torinese Daniele Gaglianone ha realizzato il film documentario Uomini e mercati centrato sui mercati di Porta Palazzo, piazza Benefica e corso Spezia.

23/10/2026

A Torino, dopo una serata in discoteca con gli amici, il ragazzo va a dormire a casa di uno di loro. Al mattino deve tornare a Boves, nel Cuneese. Quando un amico entra nella stanza per svegliarlo, lo trova privo di sensi. Chiama subito il 118, ma i soccorritori non possono più salvarlo.

È morto così Joel Kaculi, 24 anni, nella notte tra venerdì 16 e sabato 17 ottobre. Secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stato colpito nel sonno da una crisi epilettica seguita da un arresto cardiaco. È stata eseguita l’autopsia.

Joel era cresciuto a Boves, in una famiglia di origine albanese. Dopo gli studi al liceo Edmondo De Amicis di Cuneo, aveva iniziato a lavorare al McDonald’s di via Petrini, dove era impiegato fin dall’apertura. Amava il basket, i cavalli, i tatuaggi e collezionava carte degli anime giapponesi.

Gli amici lo ricordano come un ragazzo generoso, educato e sempre disponibile. Lascia i genitori Melsida e Altin e la sorella Kristel.

I funerali si terranno lunedì 26 ottobre, alle 15, nella chiesa di San Bartolomeo a Boves.

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23/10/2026

Un boccone di pane bloccato in gola: cerca di mandarlo giù con dell’acqua, ma dopo non riesce più a respirare. Cammina tra le corsie del supermercato boccheggiando, si colpisce il petto con i pugni. Alcuni clienti la osservano mentre cerca di prendere aria. È paonazza.

La donna si chiama Giustina e vive a Venaria Reale (To). È appena uscita dal lavoro quando compra del pane nero in una panetteria. Ne mangia un pezzo mentre raggiunge il supermercato Ekom di piazza Costituente. La mollica le rimane incastrata in gola.

Entra nel negozio e raggiunge il reparto delle bevande. Pensa che un sorso d’acqua possa aiutarla, ma la situazione peggiora. Il boccone ora le impedisce di respirare.

Giustina cerca di liberarsi, si colpisce il petto, cammina tra le corsie. Non riesce a chiedere aiuto.

Un cliente capisce cosa sta succedendo. Si avvicina da dietro, la circonda con le braccia e comincia a praticarle la manovra di Heimlich.

Le compressioni funzionano. Il pezzo di pane viene espulso e Giustina torna a respirare.

La compagna dell’uomo le porta dei fazzoletti e la assiste. Anche i dipendenti del supermercato intervengono per aiutarla.

Giustina è scossa e non pensa a chiedere il nome dell’uomo che le ha salvato la vita. Soltanto dopo si rende conto di non sapere chi sia.

Pubblica allora un appello sui social: «Buon uomo, se leggi questo messaggio, rispondimi. Devo assolutamente ringraziarti di persona!», come riporta il Giornale La Voce.

Ora cerca quello sconosciuto. Vuole incontrarlo e ringraziarlo per averle salvato la vita.

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23/10/2026

Esce di casa con una profonda ferita all'addome. Riesce a trascinarsi fino a un passante e a chiedere aiuto. È stato accoltellato e le sue condizioni sono gravi. Qualcuno chiama i soccorsi, che lo portano all'ospedale di Biella, dove viene operato.

È successo a Salussola, in un appartamento ricavato nell'ex trattoria Borgonuovo. L'uomo è cittadino italiano, originario dell'America Latina. Vive con la moglie, di origini brasiliane, e i loro due figli.

Poco prima, nell'abitazione, tra marito e moglie è scoppiata una lite. La discussione è degenerata e a un certo punto è comparsa un'arma da taglio. Secondo una prima ricostruzione, la donna ha impugnato la lama e ha sferrato un fendente dall'inguine verso lo stomaco.

Nonostante la ferita, il marito è riuscito a uscire dall'appartamento e a trovare qualcuno che chiamasse i soccorsi.

I carabinieri, intervenuti insieme al magistrato, devono ora chiarire che cosa sia successo durante la discussione. La donna ha colpito per difendersi oppure è stata lei ad aggredire il marito per prima? Al momento la dinamica non è stata accertata.

Gli investigatori hanno chiesto le immagini delle telecamere di sorveglianza per cercare elementi utili alle indagini. Intanto i due figli della coppia sono stati affidati ai servizi sociali.

L'uomo è stato sottoposto a un intervento chirurgico. La prognosi resta riservata.

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(Foto di repertorio)

23/10/2026

A 28 anni Eugenio aveva un sogno: vivere di musica. Trascorreva ore nella sua camera a comporre, sperimentare suoni e realizzare brani. Aveva iniziato con il metal, poi si era avvicinato alla musica elettronica, soprattutto dubstep, drum and bass e UK garage. Negli ultimi tempi pensava anche di dedicarsi alle colonne sonore.

Quel progetto si è interrotto domenica 18 ottobre, lungo la strada provinciale 590, a Lauriano. Eugenio Bashirov, di origine russa e residente in paese, è stato investito da una Dacia Sandero guidata da una donna italiana di 34 anni, che si è fermata dopo l'impatto. I soccorritori del 118 non hanno potuto salvarlo. La dinamica dell'incidente è ancora al vaglio dei carabinieri di Chivasso.

A raccontare chi fosse Eugenio sono il fratello minore Valentino e la cugina Maria, che hanno affidato i loro ricordi al giornale La Voce, in un articolo firmato da Irina Alexandra Dinica.

Maria era cresciuta insieme a lui. Condividevano la passione per la musica e un giorno avevano deciso di scrivere e registrare una canzone. Durante quella giornata Eugenio le aveva detto una frase che lei non ha più dimenticato: «Non aver paura di sognare».

«Eugenio mi ha cresciuta, in un certo senso. È stato il mio fratellone», racconta Maria a La Voce. Ricorda il suo carattere testardo, gli scherzi, la risata contagiosa e il modo di dimostrare affetto senza bisogno di parole.

Valentino, più giovane di dodici anni, ricorda invece i consigli del fratello e le conversazioni nella sua camera. «Vorrei poter trascorrere ancora una giornata con lui in camera, tranquillamente», ha raccontato al giornale.

Eugenio amava anche disegnare, andare sullo skateboard e allenarsi in palestra. Da anni pubblicava online le sue produzioni musicali, cercando consigli per migliorare.

La famiglia attende ancora la restituzione della salma per poter fissare la data dei funerali.

I suoi familiari hanno voluto raccontare la sua vita perché Eugenio non venga ricordato soltanto per l'incidente che lo ha portato via.

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23/10/2026

La startup dal cuore torinese che collega gli acquisti online alla rinascita degli uliveti del Salento, devastati dalla Xylella. Il progetto calcola la CO₂ prodotta per consegnare un pacco e ne compensa le emissioni attraverso crediti di carbonio destinati al recupero degli uliveti.

Si chiama Logistic Green Label ed è sviluppato da Logivery, società fondata dall’ingegnere torinese Paolo Tateo, formatosi al Politecnico. La startup ha sede in Campania, ma nel 2023 è stata pre-incubata presso I3P, l’incubatore del Politecnico di Torino, e ha ricevuto finanziamenti anche da investitori torinesi.

Attraverso un QR code, chi riceve un pacco può conoscere le emissioni stimate della spedizione, il metodo di calcolo e il progetto finanziato per compensarle.

La prima sperimentazione ha coinvolto Goldixa, negozio online di gioielli dell’Aquila. Su 517 spedizioni nazionali, generalmente piccole e leggere, sono stati stimati 818 chilogrammi di CO₂. Per compensarli sono stati acquistati crediti di carbonio per 24,55 euro: appena 4,75 centesimi a consegna, esclusi i costi del servizio.

I crediti sostengono Olivami, organizzazione che aiuta gli agricoltori del Salento a ricostruire gli uliveti con varietà resistenti alla Xylella. La compensazione riguarda assorbimenti di CO₂ già realizzati e documentati.

Il sistema non elimina le emissioni dei trasporti, ma permette di stimarle e documentarne la compensazione, utilizzando calcoli prudenziali quando mancano dati precisi dei corrieri.

«La sostenibilità della logistica non può basarsi soltanto sulle dichiarazioni delle aziende. Deve poter essere misurata, documentata e verificata, spedizione per spedizione», spiega Tateo.

Nel progetto figura anche Alessio Toneguzzo, già presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Torino e oggi presidente dell’Associazione Nazionale Ingegneri.

Logistic Green Label è finalista all’Innovation Village Award 2026, in programma il 13 novembre a Napoli. L’obiettivo è estendere il sistema ad altri operatori, magazzini e imballaggi.

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23/10/2026

Alle 14.15 una madre esce di casa per fare una telefonata. Lascia tre bambini addormentati, il più piccolo ha appena cinque mesi. Cinque minuti dopo, dalla porta dell'appartamento comincia a uscire fumo nero. I vicini sentono piangere, cercano di entrare, ma la porta è chiusa a chiave.

È il 30 gennaio 1970, in via Sant'Agostino 13, nel centro di Torino. Al secondo piano di un vecchio edificio vive la famiglia Tornisiello, arrivata dalla Calabria otto anni prima. Sei persone in un'unica stanza divisa da una tramezza di legno, per la quale pagano 15 mila lire al mese.

Il padre Pasquale, 32 anni, lavora come manovale. Dopo un lungo periodo di disoccupazione, ha trovato un impiego da appena due giorni. La madre Rosa, 26 anni, fa le pulizie negli uffici della Sip.

Quel giorno Rosa torna a casa alle 13 e prepara il pranzo. Il figlio maggiore, Vincenzo, 11 anni, mangia e poi esce a giocare. Gli altri tre bambini si addormentano sul divano: Sabino, 5 anni, Salvatore, 4, e Concetta, appena cinque mesi.

Fa freddo, ma la stufa è spenta perché mancano i soldi per comprare il carbone. Rosa copre i figli con alcune coperte, poi prova a preparare la cena. La bombola del gas è esaurita. Scende dalla portinaia, al numero 22 della stessa via, per telefonare al fornitore.

Alle 14.20 una vicina vede il fumo. Chiama aiuto. Alfonso Carpentieri, 45 anni, e il figlio Luigi, 27, arrivano davanti alla porta e riescono a sfondarla.

La stanza è invasa dal fumo. Sul pavimento trovano Sabino, lo afferrano per le braccia e lo trascinano fuori. Poi cercano gli altri due bambini. Uno è ancora sul divano, l'altra è a terra. Riescono a portarli all'esterno mentre arrivano i vigili del fuoco e un'ambulanza.

I tre fratellini vengono caricati sul mezzo diretto alle Molinette. Sale anche Michele De Feo, 50 anni, invalido di guerra. Per tutto il tragitto pratica la respirazione bocca a bocca a Sabino. A un certo punto il bambino riprende a respirare. Quando arrivano in ospedale ha riaperto gli occhi.

I medici cercano di salvare anche Salvatore e Concetta. Ma per loro non c'è più nulla da fare. Sono morti asfissiati.

Mentre l'ambulanza si allontana, Rosa torna a casa. Vede il fumo, corre al secondo piano e si precipita nella stanza in fiamme. Non sa che i suoi tre bambini sono già stati soccorsi. Cerca di raggiungere il divano dove li aveva lasciati addormentati, ma le fiamme la circondano. Si ustiona le mani e il volto. I pompieri riescono a portarla fuori. Viene ricoverata al Maria Vittoria in stato di choc.

Pasquale rientra dal lavoro alle 18.30. Nessuno è riuscito ad avvertirlo. Trova la strada piena di gente e i parenti che gli si avvicinano piangendo. Chiede dove siano la moglie e i bambini, poi sale nell'alloggio distrutto.

Vincenzo, il figlio maggiore, cerca tra gli oggetti bruciati ammucchiati nel cortile qualcosa da recuperare. Non è rimasto quasi nulla. Specchio dei tempi de La Stampa consegna alla famiglia un primo aiuto di 100 mila lire.

Secondo i primi accertamenti, l'incendio sarebbe stato provocato da un cortocircuito.

Via Sant'Agostino si trova in pieno Quadrilatero Romano, una zona recuperata e trasformata, tra locali, ristoranti e abitazioni ristrutturate, anche di lusso. Nel 1970, a pochi passi dalle vetrine di via Garibaldi, molti vecchi edifici ospitavano famiglie immigrate, spesso in condizioni di sovraffollamento. I Tornisiello vivevano in una sola stanza umida, con due pagliericci, un divano letto e una stufa che non potevano permettersi di accendere.



(Foto dell'epoca restaurata e colorata)

22/10/2026

Da 18 mesi la sua casa è occupata: non riceve l'affitto, continua a pagare tasse e spese dell'appartamento e, nonostante un provvedimento del tribunale, non riesce a riavere il proprio immobile. Ora Gaetano Balzano, proprietario di un alloggio in strada San Mauro, a Torino, si rivolge direttamente al sindaco Stefano Lo Russo.

«Sindaco, quand'è che taglia il nastro in strada San Mauro 68, il mio alloggio ancora occupato da inquilini morosi che non pagano l'affitto da 18 mesi? L'hanno eletta primo cittadino di questa città, è a lei che ci si rivolge quando c'è un grosso problema».

Il nuovo appello è del 21 ottobre. Balzano denuncia che, a oltre tre mesi dalla data prevista per il rilascio dell'immobile, non sa ancora quando potrà rientrarne in possesso.

«Il Comune ha preso l'IMU dalla mia tasca per una casa di cui non ho più il possesso, pur avendo in mano una sentenza di rilascio pronunciata da un giudice il 14 maggio scorso».

L'IMU resta per legge a carico del proprietario. Balzano deve inoltre sostenere le spese condominiali e quelle del riscaldamento, mentre gli affitti non vengono versati.

«Anche quest'anno si riaccenderanno i riscaldamenti in quell'alloggio, tanto paga il proprietario. Sono un contribuente di serie B».

La vicenda era già stata raccontata dalla nostra pagina. Balzano aveva affittato l'appartamento a una coppia che, secondo quanto riferito dal proprietario, aveva successivamente interrotto i pagamenti.

Dopo aver avviato la procedura di sfratto, il 14 maggio 2026 aveva ottenuto dal tribunale di Torino un provvedimento di rilascio dell'immobile entro il 10 luglio. Il primo accesso dell'ufficiale giudiziario era stato fissato per il 9 settembre, ma la situazione non si è risolta.

A distanza di oltre cinque mesi dal provvedimento del giudice, Balzano è ancora in attesa. Non sono noti i motivi del ritardo nell'esecuzione dello sfratto né la versione degli inquilini.

👉 Condividi per far conoscere la vicenda e la richiesta di un proprietario che attende da mesi di riavere il proprio appartamento. Per seguire gli aggiornamenti, segui la pagina TORINO.

22/10/2026

In un B&B di corso Giulio Cesare, a Torino, un uomo passa da una camera all'altra e prova ad aprire le porte. Un ospite lo nota e chiama la polizia. Quando gli agenti arrivano, lo trovano sulle scale del condominio.

Ha 32 anni, è cittadino italiano e senza fissa dimora. Dice di essere venuto a trovare un amico, ma non sa dare spiegazioni precise. I poliziotti del Commissariato Barriera Milano lo perquisiscono e gli trovano addosso una tronchese e un mazzo di chiavi. Sono proprio quelle che aprono il B&B.

Gli agenti chiamano il proprietario, che riconosce l'uomo. Era stato ospite della struttura in passato, ma il suo soggiorno era terminato e non aveva alcun motivo per essere lì.

Come ha fatto a procurarsi quelle chiavi? Non è escluso che le abbia duplicate durante il precedente soggiorno, anche se non ci sono conferme. È un rischio che riguarda potenzialmente tutti gli alloggi turistici: chi entra come cliente potrebbe conservare una copia delle chiavi e tornare quando vuole.

I controlli intanto proseguono. Poco distante i poliziotti trovano un'automobile utilizzata dal 32enne. È rubata e al suo interno ci sono numerosi attrezzi da scasso, materiale elettronico, vestiti, portafogli, documenti e carte di credito intestate ad altre persone.

Con una di quelle carte, secondo gli investigatori, l'uomo avrebbe fatto acquisti in un fast-food e in una tabaccheria della zona poco prima dell'arrivo della polizia.

Il 32enne viene arrestato per tentato furto in abitazione e denunciato per altri reati, tra cui furto, ricettazione, utilizzo indebito di carte di credito e porto di oggetti atti ad offendere.

👉 Condividi per informare chi gestisce o frequenta B&B e alloggi turistici del possibile rischio legato alla duplicazione delle chiavi. Per seguire le notizie della città, segui la pagina TORINO.



(immagine di repertorio)

22/10/2026

«Henry Scapoletti, visconte», com’è scritto sui suoi biglietti da visita, è un tipo molto distinto. Alto, magro, sempre elegante, talvolta con il monocolo. È arrivato a Torino dalla Calabria, alcuni mesi fa. L’affittacamere, cui si è rivolto per avere alloggio, è rimasta senza fiato: clienti così distinti non ne aveva mai avuti.

Henry Scapoletti poche settimane dopo era già introdotto nei migliori ambienti della città. Conosciuto come un uomo galante e raffinato, era conteso in tutti i salotti. Tutte le sue serate erano impegnate, fra le signore era nata una vera e propria gara, finché una giovane e ricca vedova non riuscì ad accaparrarselo due sere la settimana.

Pare che fra Henry Scapoletti, visconte, e la ricca vedova fosse addirittura sbocciato un tenero idillio, che però non aveva turbato l’attività del gentiluomo, che continuava a frequentare, nelle sere libere, le rivali dell’innamorata.

I guai di Henry Scapoletti sono cominciati quando la vedova si è accorta che un monile di platino, ornato di brillanti e rubini, era sparito e la donna ha dovuto denunciare il fatto in Questura. Il sottufficiale incaricato delle indagini chiedeva alla donna un elenco delle persone che frequentavano la sua casa e, in fondo alla lista, trovava il nome del visconte.

«Persona assolutamente insospettabile — diceva la ricca signora. — Non offendiamolo con ricerche sul suo conto, mi raccomando».

Il sottufficiale, però, «agendo con poco tatto» giorni fa si è invece presentato dall’affittacamere presso cui Henry Scapoletti era alloggiato. Anche qui, referenze ottime. Per maggior controllo, l’investigatore prendeva nota del numero della carta d’identità dell’uomo, che era stata rilasciata a Gioiosa Jonica, e verificava con un fonogramma.

Ieri è giunta la risposta da Gioiosa Jonica, città di Enrico Scapoletti, che è stato arrestato a Trofarello (dove si era recato in fretta e furia lasciando l’affittacamere) e trasferito alle Nuove.

Enrico Scapoletti, infatti, non è visconte (la carta d’identità era falsificata) ed è ricercato perché deve scontare due anni e tre mesi di reclusione. Pare che anche a Gioiosa Jonica egli abbia fatto breccia nei fragili cuori femminili riuscendo a farsi consegnare la dote da ben cinque ragazze, che aveva contemporaneamente circuito promettendo loro di sposarle.

Domani Enrico Scapoletti parte da Torino con una nuova imputazione di furto. Al momento dell’arresto aveva in tasca una polizza del Monte di Pietà presso cui aveva pegnato il monile dell’innamorata torinese.

(Da "La Gazzetta del Popolo" del 24/10/1958)

21/10/2026

Danni al liceo Volta: la preside chiede il conto ai genitori. Dopo l’occupazione della scuola di via Juvarra, iniziata lunedì 19 ottobre, la dirigente Maurizia Basili ha inviato una comunicazione alle famiglie degli studenti, avvertendo che saranno chiamate a rispondere degli eventuali danni provocati dai figli.

«È doveroso tutelare l’incolumità della comunità scolastica, l’integrità del patrimonio pubblico e il regolare svolgimento delle attività didattiche», precisa Basili.

La dirigente richiama anche le possibili conseguenze penali dell’occupazione, citando le ipotesi di invasione di edifici pubblici e danneggiamento.

Per quanto riguarda i risarcimenti, le famiglie degli studenti minorenni responsabili di eventuali danni potrebbero essere chiamate a pagare le spese per la riparazione delle strutture, degli arredi e delle attrezzature, oltre ai costi per il ripristino e la sanificazione dei locali.

La responsabilità civile dei genitori è prevista dall’articolo 2048 del Codice civile, ma non scatta automaticamente per la semplice partecipazione dei figli all’occupazione. Occorre accertare i danni e le relative responsabilità.

La preside ha inoltre chiesto alle famiglie degli studenti che non hanno potuto frequentare le lezioni a causa dell’occupazione di segnalarne l’assenza tramite una mail alla scuola.

La richiesta ha suscitato perplessità tra alcuni genitori. Intanto, le occupazioni hanno coinvolto anche altri istituti torinesi.

Siete d’accordo con la preside? È giusto che i genitori paghino per i danni provocati dai figli durante le occupazioni scolastiche?

👉 Condividi per far conoscere questa decisione e raccogliere le opinioni delle famiglie. Per seguire gli aggiornamenti sulle scuole torinesi, segui la pagina TORINO.

Indirizzo

Turin
10100

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