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Energie PER l'Italia - Torino Gli italiani hanno dato una risposta chiara a Matteo Renzi. La sua campagna ossessiva e retorica, de Idee per riaccendere il paese

13/02/2026

L'INTERCETTAZIONE TRA I NO TAV: MAGISTRATURA DEMOCRATICA DIETRO L'INDAGINE CONTRO IL PM PADALINO
"Sto c***o di Padalino… adesso mi sa che cercano tramite Magistratura democratica di dargli una tamponata”. Il Foglio è venuto in possesso di un'inquietante telefonata del 2016 tra due esponenti del movimento No Tav. Il pm Padalino, che perseguiva le violenze dei manifestanti, venne poi indagato da magistrati delle correnti di sinistra e assolto dopo 4 anni. Ora chiede chiarezza

Ermes Antonucci su Il Foglio del 4 febbraio 2026

“C’è sto c***o di Padalino… adesso mi sa che cercano tramite Magistratura democratica di dargli una tamponata”. E’ il contenuto di una conversazione telefonica, intercettata, avvenuta il 16 dicembre 2016 tra due esponenti importanti del movimento No Tav, da sempre strettamente legato al gruppo Askatasuna, protagonista degli scontri di Torino di sabato scorso: Daniele Pepino (figlio dell’ex magistrato Livio, cofondatore di Magistratura democratica, storica corrente della sinistra giudiziaria, e dopo il pensionamento molto attivo sul fronte No Tav) e Gabriela Avossa, militante anarchica di Torino in prima linea nelle proteste contro l’alta velocità Torino-Lione. Nel 2012 il figlio di Pepino si recò persino in Kurdistan per addestrarsi alla lotta armata con il Pkk. Il Padalino in questione era invece Andrea Padalino, pubblico ministero di Torino che più di tutti all’epoca era impegnato a perseguire le violenze del movimento No Tav. Insomma, nel dicembre 2016 due esponenti di spicco del movimento No Tav parlano di una “tamponata” che Magistratura democratica stava per dare proprio ai danni di Padalino. Sarà una curiosa coincidenza ma proprio poche settimane prima Padalino era stato menzionato nella prima annotazione dei Carabinieri che poi avrebbe portato all’apertura della pesantissima indagine nei suoi confronti, incentrata sulle accuse di corruzione in atti giudiziari e abuso d’ufficio per presunti favoritismi alla procura di Torino. A portare avanti l’indagine (prima che fosse trasmessa per competenza a Milano) furono due pm della procura di Torino e della sinistra giudiziaria: Francesco Pelosi e Gianfranco Colace. Il tutto sotto la direzione dell’allora procuratore torinese Armando Spataro, anche lui esponente di spicco dell’area di sinistra delle toghe. Come abbiamo raccontato nei giorni scorsi, dopo quattro anni di calvario mediatico-giudiziario, nel 2022 Padalino è stato assolto in via definitiva da ogni accusa, anche se la vicenda ha nel frattempo stravolto la sua esistenza. Visto quanto avvenuto, la conversazione tra Pepino Jr. e l’anarchica Avossa appare a dir poco inquietante.

E’ stato un anonimo a rivelare l’esistenza di questa conversazione intercettata, inviandone la trascrizione l’11 giugno 2018 a Giuseppe Marra, all’epoca componente del Consiglio superiore della magistratura, sottolineando la singolare tempistica delle indagini poi subite da Padalino da parte dei magistrati sopra menzionati. Marra inoltrò l’e-mail a Padalino, che trasmise quanto ricevuto all’allora procuratore generale Francesco Saluzzo e al procuratore aggiunto di Alessandria, Tiziano Masini. Per qualche mese Padalino non ha avuto più alcuna notizia, fino a quando a fine estate del 2018 è stato convocato in procura da Cesare Parodi, all’epoca procuratore aggiunto a Torino (e oggi presidente dell’Associazione nazionale magistrati), per essere sentito come persona informata dei fatti.

In quell’occasione Parodi informò Padalino che l’indagine riguardava una presunta violazione del segreto e formulò alcune domande in merito allo scritto ricevuto da Padalino, che rispose su quanto a sua conoscenza. Da allora Padalino non ha avuto più alcuna notizia del procedimento o del suo esito. Per questa ragione, proprio nei giorni scorsi Padalino ha inviato una missiva al nuovo procuratore di Torino, Giovanni Bombardieri, per essere autorizzato – se possibile – a consultare il fascicolo.

Nell’e-mail inviata dall’anonimo a Marra, e poi inoltrata a Padalino, viene riportata soltanto la trascrizione della conversazione tra Daniele Pepino e Avossa, ma il Foglio è riuscito a ottenere l’audio dell’intercettazione in questione. La conversazione corrisponde alla trascrizione riportata nell’e-mail: Avossa: “Ciao, come stai?”. Pepino: “Bene, bene”. Avossa: “Hai sentito la bella notizia?”. Pepino: “Sì, li hanno liberati tutti” (il riferimento è alla decisione del Riesame di rimettere in libertà un gruppo di anarchici arrestati precedentemente proprio su richiesta di Padalino, nda). Avossa: “Sì, ma davvero, sono fuori di testa. C’è sto c***o di Padalino… adesso mi sa che cercano tramite Magistratura democratica di dargli una tamponata”. Il contenuto del dialogo è piuttosto allarmante. Peraltro, nonostante l’apertura dell’indagine, la procura di Torino non ha segnalato la vicenda al Csm, che in teoria dovrebbe occuparsi di tutelare i magistrati.

Per questo ora Padalino chiede chiarezza: “Sono stati svolti accertamenti? L’anarchica millantava o c’è stata una regia di Md dietro l’indagine contro di me?”, si chiede Padalino interpellato dal Foglio, ricordando che dal 2018 non è mai più stato informato sugli esiti dell’indagine da Parodi.

Di sicuro c’è che Padalino la “tamponata” l’ha ricevuta eccome. Resta da capire se sia stata veramente il frutto di una manovra della sinistra giudiziaria, da sempre “benevolente” nei confronti del movimento No Tav-Askatasuna. Un caso di studio anche per il ministro Carlo Nordio.

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Oggi è il 59° anniversario della fondazione di Singapore!

Singapore è un esempio da manuale di ciò che può fare il libero mercato in un territorio totalmente povero.

Fino agli anni ’60, Singapore era una città apparentemente senza speranze. Costruita su un’isola delle dimensioni di Ibiza, priva di risorse naturali, con una popolazione poco istruita e una corruzione dilagante, sembrava destinata alla povertà.

La svolta si ebbe il 9 agosto 1965, quando Singapore ottenne l’indipendenza dalla Malesia.

Il suo primo Primo Ministro, Lee Kwan Yew, capì che il segreto della crescita economica era il libero mercato. Attuò una serie di riforme per favorire il libero mercato, favorire l’integrazione delle diverse etnie, attrarre capitali stranieri ed eliminare la corruzione dalla pubblica amministrazione.

In pochi decenni, Singapore conobbe una tale crescita economica da divenire irriconoscibile.

Oggi la città occupa il primo posto nell’Indice della Libertà Economica, ha una crescita media del PIL del 7,7%, e la sua popolazione è triplicata negli ultimi 50 anni.

Tutto grazie al libero mercato e all’integrazione.

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