03/04/2025
Non entro direttamente nella questione .
Rilevo invece qualcosa che in queste ore, da ieri sera dopo il discorso di Trump, ho letto e sentito dire assai poco, anzi per nulla finora.
La sintesi puó essere “piove sempre sul bagnato”.
In senso positivo per alcuni e in senso meno positivo per altri.
In senso positivo per chi si è trovato questo “regalo” come argomento talmente pregnante da essere la perfetta arma di distrazione dalle proprie azioni che ora potrà continuare a percorrere senza avere i riflettori costantemente puntati addosso: le scriteriate azioni che si stanno perseguendo con il continuo terrore mediatico diffuso con parole tipo “riarmo”, “guerre”, “bunker”, “kit di sopravvivenza”, vero Ursula e company? La manna, proprio.
Ovviamente la signora e i suoi adepti non lo ammetteranno mai neanche sotto tortura.
Anzi, my two cents che ora l’argomento principe di dibattito nei talk show e sui media per la distrazione delle masse sarà, per molto tempo, questo dei dazi; e intanto sotto traccia la signora e i suoi adepti potranno portare a compimento il loro piano con minore pressione mediatica.
In senso meno positivo per altri, per tutti coloro che si troveranno nel quotidiano a dover gestire prezzi in acquisto o vendita di prodotti, tra incertezze crescenti e consumi che -almeno nel breve periodo- rischiano di ridursi ulteriormente per l’aumento indiscriminato dei prezzi ormai generalizzato da circa tre anni, figuriamoci ora con questa nuova voce di costo che graverà come sempre sulle tasche dei consumatori finali.
E in tutto ciò nessuno, meno che mai in Europa tra chi governa, che ponga seriamente la questione del costo dei prodotti come conseguenza delle scriteriate politiche di burocratizzazione dell’industria, del commercio e del terziario: sono voci di costo sostanziale, che incidono molto di più del 20% dei nuovo dazi imposti da ieri sulle esportazioni UE verso gli USA.
E queste voci di costo legate alla f***e corsa alla burocratizzazione industriale nella UE da almeno 15 anni, incidono in misura evidentissima sul costo finale del prodotto o del servizio anche di base che paghiamo: prendete una qualunque bolletta delle utenze e leggete quanto incidono i costi diversi da quelli industriali, non è difficile.
Insomma, dietro parole roboanti quali “eco”, “green”, “sustenibility” e, ancor peggio “ethics” (neanche sanno cosa significhi l’etica ovviamente, ma ne abusano nel loro linguaggio la Ursula e i suoi sodali), si nascondono “dazi interni ed occulti” che paghiamo da anni se non decenni.
Oh, intendiamoci: i dazi non piacciono e così come visti ieri sera paiono un pó bussolotti lanciati a casaccio.
Ma come mai chi governa strilla solo ora che i dazi arrivano dall’esterno e non si è preoccupato di quelli che -non chiamandoli dazi ma essendo tali nella sostanza delle cose- ha imposto con la spinta dell’attuale UE e che fanno la parte del leone nelle voci di spesa di ciascuno di noi?
Forse perchè c’è qualche commistione di interessi tra chi ha legiferato e legifera in proposito e i produttori di quei determinati beni e determinati servizi?
Eh lo so… meglio non ragionare…non capire certe dinamiche o far finta di non capire, di non vederle…
Vive certamente meglio chi si spertica in applausi e risate dietro al pensiero unico dominante col cervello in pausa.
Paolo Briziobello,
presidente LItaliaintesta