Cub Piemonte

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Cub Piemonte La Confederazione Unitaria di Base (CUB) è un sindacato di base che pratica la più completa autonomia dal padronato, dai governi e dai partiti.

I principali obiettivi della CUB:
integrazione al reddito per precari, lavoratori in cassa integrazione, disoccupati e pensionati
ridistribuzione del reddito a favore di lavoratori e pensionati attraverso un forte aumento del salario, l'introduzione della scala mobile, contro lo scippo del T.f.r. contro le guerre, le basi e le spese militari
l'occupazione stabile e tutelata per tutti/e, contro il lavoro precario, la riduzione dell'orario di lavoro a 32 ore a parità di salario e la creazione di lavori socialmente necessari
la difesa e lo sviluppo del sistema previdenziale pubblico, della scuola, della sanità , dei servizi sociali, del territorio e dell'ambiente,
l diritto dei lavoratori alla salute dalla sicurezza rispetto alla centralità del profitto delle imprese,
il diritto alla casa, ad un affitto equo, la detrazione fiscale dagli affitti, l'utilizzo dei fondi Gescal per il rilancio dell'edilizia pubblica e il recupero del degrado abitativo,
il diritto dei lavoratori a decidere sugli accordi, la delegazione alle trattative, l'elezione democratica dei rappresentanti sindacali e la difesa del diritto di sciopero.

PER UNA SCUOLA E UN’UNIVERSITÀ PUBBLICHE, CONTRO L’ECONOMIA DI GUERRA, DEL RIARMO E DEL SACCHEGGIO SOCIALE30 OTTOBRE: SC...
18/10/2026

PER UNA SCUOLA E UN’UNIVERSITÀ PUBBLICHE, CONTRO L’ECONOMIA DI GUERRA, DEL RIARMO E DEL SACCHEGGIO SOCIALE

30 OTTOBRE: SCIOPERO DEL COMPARTO SCUOLA, UNIVERSITÀ E RICERCA

Nelle ultime settimane assistiamo a una convergenza sempre più evidente e drammatica tra l'aggravarsi dei conflitti internazionali e l'accelerazione delle politiche di riarmo del nostro Paese. Mentre dal Governo e dalle istituzioni europee si destinano cifre astronomiche per la spesa militare e per sostenere la produzione industriale bellica, la scuola, l'università e la ricerca pubblica vengono affamate da tagli continui, precarietà strutturale e da un'inflazione crescente che erode pesantemente il potere d'acquisto.

L’economia di guerra è un meccanismo finanziario e politico ben preciso. È un vero e proprio intreccio tra armi e finanza: da un lato i colossi dell'industria bellica e i grandi gruppi bancari accumulano extraprofitti record grazie ai crediti e alle speculazioni sui mercati della difesa; dall'altro lato, la spesa militare italiana supera la soglia dei 30 miliardi di euro all'anno per adeguarsi alle direttive NATO ed europee. Si tratta di una gigantesca redistribuzione delle risorse pubbliche fatta al contrario: miliardi di tasse pagate da lavoratori e cittadini vengono sottratti al welfare, alla sanità, all'istruzione e ai salari per essere consegnati ai profitti della filiera armiera, tenendo bloccati gli stipendi di docenti, personale ATA, TAB e precari su livelli tra i più bassi d'Europa.

In risposta a questo attacco, la mobilitazione è già attiva. Le occupazioni, le assemblee e le piazze studentesche e cittadine che hanno attraversato e stanno attraversando città come Torino, Roma, Milano e Bologna dimostrano che l'opposizione sociale è viva e determinata.

È all'interno di questo solco che si colloca la giornata del 30 ottobre: come federazione CUB SUR aderiamo allo sciopero generale promosso dall'USI, accogliendo l'appello dello sciopero internazionale dei lavoratori dei porti. Il blocco delle banchine da parte dei portuali, che rifiutano di movimentare le navi e il traffico di armi destinate ai conflitti e al genocidio, rappresenta un punto di riferimento fondamentale di resistenza materiale. Dalle banchine dei porti fino alle aule e agli atenei, l'obiettivo è comune: fermare l'ingranaggio dell'economia di guerra.

In questa giornata di sciopero generale, poniamo al centro della protesta i punti cardine della mobilitazione del nostro comparto!

BASTA SALARI DA FAME E PRECARIETÀ: Non è possibile fare formazione o ricerca di qualità sulla pelle di chi lavora. Pretendiamo rinnovi contrattuali con aumenti salariali reali e dignitosi per docenti, personale ATA, TAB e ricercatori, capaci di recuperare integralmente l'inflazione che ha eroso i nostri stipendi. Pretendiamo la stabilizzazione di tutto il personale precario e l'interruzione della filiera del lavoro povero e frammentato.

STOP AI TAGLI E AL DIROTTAMENTO DELLE RISORSE: Mentre la spesa per la difesa cresce senza sosta e le banche finanziano la produzione d'armi, il Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) delle Università e le risorse per la scuola pubblica subiscono contrazioni pesantissime. Una tagliola ancora più visibile se consideriamo l’attuale inflazione. Questo blocco dei finanziamenti pubblici impedisce le assunzioni stabili, cancella i servizi essenziali ed espelle ogni anno centinaia di migliaia di studenti dai percorsi d'istruzione.

MILITARIZZAZIONE DELLA RICERCA E DELLA DIDATTICA: Assistiamo a una vera e propria riconversione bellica della formazione. Dalle scuole primarie agli atenei si intensifica l'ingresso delle aziende della difesa (a partire da colossi come Leonardo S.p.A.) e si moltiplicano le convenzioni per la ricerca dual-use (civile e militare). I luoghi della cultura vengono asserviti alle esigenze del profitto bellico e alla propaganda di guerra, nel tentativo di soffocare ogni pensiero critico e normalizzare lo stato di guerra.

EDIFICI SICURI E STRUTTURE DIGNITOSE: Mentre c’è chi pensa solo ai progetti militari, chi vive la scuola e l'università quotidianamente deve fare i conti con strutture fatiscenti, aule sovraffollate e condizioni di costante insicurezza. Pretendiamo un piano di investimenti pubblici straordinario per la manutenzione, la ristrutturazione e la messa in sicurezza di tutti i plessi e gli atenei.

SPAZI PUBBLICI E VIVIBILITÀ CONTRO IL CAROVITA: L'aumento smisurato del costo della vita, il caro-affitti e la speculazione immobiliare espellono studentesse, studenti e lavoratori precari dalle città. È urgente garantire il diritto alla casa, così come a spazi pubblici, gratuiti e accessibili a tutti e tutte: luoghi dedicati allo studio, alla socialità e all'aggregazione, per sottrarre la vita giovanile e cittadina alla logica della privatizzazione e del profitto.

OPPOSIZIONE ALLA REPRESSIONE: A questa crisi sociale il Governo risponde con una stretta autoritaria finalizzata a criminalizzare il dissenso, reprimere i picchetti, le occupazioni e le lotte sindacali di chi si oppone all'economia di guerra e alla privatizzazione dei beni comuni.

DISIMPEGNO DALLE GUERRE: Chiediamo il disimpegno totale dai conflitti, il blocco dell'invio di armi e la rescissione immediata di tutti gli accordi scientifici e tecnologici con la filiera bellica e con le istituzioni coinvolte nelle aggressioni militari.

Dall'esperienza dei portuali alle piazze di Torino, Roma, Milano e Bologna, la direzione è tracciata: chi lavora nella scuola, nell'università e nella ricerca ha la responsabilità di scendere in campo al fianco degli studenti per bloccare la deriva bellicista e privatizzatrice.

IL 30 OTTOBRE SCENDIAMO IN PIAZZA!

SCIOPERO GENERALE DEL COMPARTO SCUOLA, UNIVERSITÀ E RICERCA
Risorse per l'istruzione, i salari, la sicurezza degli edifici e gli spazi di vita, non per la guerra e il riarmo!

CUB SCUOLA UNIVERSITA’ RICERCA

«NOI PROFESSORI IN PIAZZA TRA STUDENTI E POLIZIOTTI. ABBIAMO DIFESO I RAGAZZI»Il Corriere della Sera Torino17 ottobre 20...
17/10/2026

«NOI PROFESSORI IN PIAZZA TRA STUDENTI E POLIZIOTTI. ABBIAMO DIFESO I RAGAZZI»

Il Corriere della Sera Torino
17 ottobre 2026

Anche gli insegnanti hanno partecipato al corteo studentesco, formando cordoni di protezione tra i ragazzi e la polizia. Dal Carlo Levi al Passoni, dal Berti al Regina Margherita, cresce la solidarietà alle proteste studentesche

Come in Francia anche a Torino gli studenti questa volta non sono soli. Al loro fianco sono scesi in piazza molti docenti, intervenuti in due occasioni nei momenti di tensione a formare cordoni di protezione. Sono gli stessi prof che hanno solidarizzato con loro durante le occupazioni dei giorni scorsi, preoccupati per l’aria che tira in città. Quando in corso Inghilterra è salita la tensione perché il corteo era bloccato vicino alla Città metropolitana, una trentina di professori si sono frapposti tra gli studenti e la polizia.

Il cordone come in Francia

«In quel momento abbiamo fatto un cordone che abbiamo poi sciolto subito facendoci da parte, perché è giusto che gli studenti rimanessero protagonisti e infatti se la sono cavata benissimo», riferisce Simone Zito, docente di Scienze umane al Monti di Chieri, ieri in corteo dietro lo striscione del comitato Assemblea Scuola Torino. «Dato l’ingente schieramento di polizia e la presenza di tanti ragazzini così giovani, è stato istintivo pensare di difenderli anche fisicamente».

La solidarietà dei docenti

Il rischio di diventare paternalisti c’è, ma la richiesta di presenza dei docenti è arrivata da loro. In più occasioni in questi giorni, gli studenti hanno invitato i prof a sostenerli. Sia durante le occupazioni sia in quelle scuole dove tutto è finito male. Dopo le denunce dei giorni scorsi, ieri in piazza c’erano anche gli studenti dell’istituto tecnico Carlo Levi, «scortati» da 9 insegnanti, dietro lo striscione con la scritta «Digos: Giù le mani dagli studenti del Carlo Levi». Secondo i loro docenti, che non li hanno lasciati un attimo, i ragazzi «sono scioccati dopo che i loro compagni, tutti di seconda generazione, sono stati portati in Questura».

«Difenderli è stato spontaneo»

Dal liceo artistico Passoni sono partiti insieme per raggiungere piazza XVIII Dicembre. Studenti e prof. Era la prima volta che succedeva con queste modalità. «Lo abbiamo concordato perché non solo condividiamo le rivendicazioni degli studenti, ma ci sembra anche che si sia superato un limite con la presenza delle forze dell’ordine nelle scuole», spiega la docente di sostegno Rebecca Sansoè, una dei 17 docenti del Passoni in corteo (su un corpo docente di 149). Anche lei ha formato il cordone spontaneo, alla francese, in corso Inghilterra.

Dal Passoni al Carlo Levi

«Ormai scendere in piazza è diventato pericoloso, una volta ci andavo con il cane e c’era chi portava i bambini: oggi con queste nuove leggi su quel che si può o non si può fare diventa anche rischioso», osserva Piera Fratini, docente di discipline pittoriche al Primo liceo artistico, dove è Rsu della Cub Scuola, anche lei ieri in corteo. Al Primo non sembra ci siano stati danni, ad una prima ricognizione sembra anche che i ragazzi abbiano lasciato i locali puliti. «Le occupazioni non comportano per forza atti vandalici, i nostri studenti hanno portato avanti rivendicazioni per noi docenti sacrosante, come il fatto che arrivano sempre meno soldi alle scuole».

La lettera di 50 professori

In piazza sono scesi i docenti del Giulio, uno dei primi istituti ad essere occupati insieme al liceo Regina Margherita, dove è stato chiesto fin dall’inizio il coinvolgimento dei docenti. Alla vigilia, 50 prof del liceo Berti, altra scuola occupata e presente con un suo spezzone, hanno firmato una lettera di solidarietà. «La scelta di occupare il liceo è arrivata in seguito a numerose altre proteste in città, in tutto il Paese e in Europa che condividono un punto fondamentale: dirottare le risorse destinate al riarmo verso la scuola, la cultura e la sanità – scrivono i docenti -. Riconosciamo un alto valore politico all’esigenza delle ragazze e dei ragazzi di protestare»

TORINO, CORI E SLOGAN FREESTYLE. POI PARTONO LE CARICHERita Rapisardi TorinoIl Manifesto, 16 ottobre 2026No Meloni day T...
16/10/2026

TORINO, CORI E SLOGAN FREESTYLE. POI PARTONO LE CARICHE

Rita Rapisardi Torino

Il Manifesto, 16 ottobre 2026

No Meloni day Tre minorenni arrestati, 50 identificati. Un gruppo di professori ha formato un cordone a difesa degli studenti

«La capitale italiana delle proteste degli studenti»: così l’hanno ribattezzata dai microfoni le ragazze e i ragazzi scesi in strada a Torino per il “No Melony day”, coinciso con lo sciopero dei docenti. E in effetti Torino torna in questo autunno a fare da traino alle occupazioni dopo la stagione del Blocchiamo tutto: sono venti i licei e istituti interessanti, ma la cifra aumenta se si considerano le scuole in cui sono avvenute assemblee. Oltre 5mila in corteo ieri, appuntamento in piazza XVIII dicembre, in ricordo dell’eccidio fascista del 1922.
Due i temi principali che riecheggiano negli slogan che lo striscione in testa sintetizza: «Soldi alla scuola non alla guerra, scuole in rivolta per un futuro nuovo». Poi ci sono le condizioni fatiscenti delle scuole: muffa e crepe larghe anche un centimetro sui muri, strutture vecchie e con infiltrazioni. Al Cattaneo a maggio è crollato un soffitto, non ha fatto notizia perché era domenica. E ancora: la scuola targata Valditara, che fa distinzioni tra alunni in base alla loro origine, una “scuola caserma” che fa entrare l’esercito.
Riecheggiano a Torino le proteste dei cugini d’oltralpe: meritare una vita dignitosa, un futuro certo, lontano dalla guerra. «Se non ci date il futuro, ce lo prendiamo», «soldi alla scuola non alla guerra», «a scuola nessuno è straniero», «noi la guerra non la vogliamo» urlano mentre bruciano un carro armato di carta pesta davanti all’Ufficio scolastico del Piemonte. I giovani in piazza sono divisi per gruppi e collettivi, più o meno organizzati, più o meno esperti di manifestazioni. Alcuni al loro primo corteo: hanno 13 anni e sono avvolti dalla bandiera palestinese. Altri, vicini alla maturità, hanno già vissuto la stagione delle proteste per l’alternanza scuola lavoro di tre anni fa. Si stringono tra loro, fanno foto, cantano cori, fanno il verso agli estremisti di oggi come Roberto Vannacci, ma anche ai membri del governo, in testa la premier Meloni. Dal camioncino in testa parte una richiesta: «Qualcuno sa fare freestyle?» Un ragazzo si avvicina, base e improvvisazione, a ogni linea esplode un boato. Un corteo variegato, ma unito negli intenti, anche quando scoppiano le frizioni tra parti sul da farsi: sette camionette e decine di agenti in antisommossa chiudono la strada nelle tre direzioni all’imbocco di corso Inghilterra verso porta Susa, il corteo resta bloccato per una buona mezz’ora. Qualche uovo colpisce gli agenti in fila. Varie anime provano a mediare con la polizia per sbloccare la situazione.
Un gruppo di professori forma un cordone umano a difesa degli studenti: sono di Usb, Cub, altri non legati ad alcuna sigla. Quando il corteo raggiunge piazza Castello, ancora nutrito, un gruppo di un centinaio si stacca, va davanti alla polizia che presidia la prefettura. Parte una pietra, la risposta è immediata: vengono azionati gli idranti a cui seguono una decina di lacrimogeni. Si conteranno tre cariche con i docenti ancora a frapporsi per difendere i ragazzi. Il corteo prosegue verso Palazzo nuovo, dove si conclude intorno alle 14 con l’appuntamento per lo sciopero generale del 30 ottobre. Alla fine tre minorenni sono stati arrestati per resistenza aggravata a pubblico ufficiale e porto di oggetti atti a offendere, oltre 50 sono stati identificati.
La manifestazione di Torino arriva dopo quindici giorni di mobilitazioni, questa settimana ha visto l’intervento delle forze di polizia in alcuni istituti, chiamate dai presidi. Martedì i carabinieri hanno arrestato uno studente dell’istituto Boselli, ora accusato di accesso abusivo, resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento, ma lui si difende: «Non abbiamo occupato il piano danneggiato». Sono due i licei dove si sono verificati tentativi di irruzione da parte di giovani incappucciati, alcuni identificati: sono risultati non collegati alle scuole prese di mira. All’istituto Sella hanno fatto irruzione in quaranta e si registra qualche danno. Giovedì mattina, invece, il tentativo di occupazione da parte di una cinquantina di studenti dell’istituto alberghiero Colombatto è fallito dopo che i militanti di Azione Studentesca hanno fatto un cordone ai cancelli impedendo l’entrata di chi voleva occupare.

Torino, 15 ottobre 2026Dopo diversi giorni di occupazione del Liceo D. Berti, come insegnanti sentiamo l’esigenza di asc...
16/10/2026

Torino, 15 ottobre 2026

Dopo diversi giorni di occupazione del Liceo D. Berti, come insegnanti sentiamo l’esigenza di ascoltare le istanze delle nostre studentesse e dei nostri studenti e di esprimere un parere a riguardo.
Crediamo valga la pena riconoscere il valore di questa esperienza e di imparare da essa, tenendo fermo un comportamento responsabile e rispettoso degli spazi scolastici, così come sta già avvenendo. Abbiamo visto ragazze e ragazzi di 15, 16, 17 anni nei giorni scorsi e oggi organizzare assemblee,scrivere discorsi, avanzare proposte e comunicati, discutere con la dirigente, preoccuparsi di capire perché i loro docenti fossero da ore sul marciapiede, uscendo per chiedere se avessimo bisogno di sedie o di acqua.
Abbiamo la sensazione che nella scuola italiana ci sia una profonda incoerenza: quotidianamente chiediamo ai componenti delle nostre classi di essere partecipativi, idealisti, buoni cittadini e cittadine; allo stesso tempo, quando succede, studenti e studentesse vengono criticati per aver ricercato uno spazio politico in cui esprimere le proprie idee e discutere. La scelta di occupare il Liceo Berti è arrivata a seguito di numerose altre proteste in città, in tutto il Paese e in Europa che condividono un punto fondamentale: dirottare le risorse destinate al riarmo verso la scuola, la cultura e la sanità. Riconosciamo un alto valore politico all’esigenza delle ragazze e dei ragazzi di protestare non solo per la loro scuola, ma anche per le condizioni infrastrutturali e di accessibilità di altri istituti, soprattutto quelli nelle periferie.
Condividiamo, inoltre, il desiderio di studenti e studentesse di frequentare una scuola in cui si riconoscano, con una didattica inclusiva e nuova, in cui non ci sia spazio per l’individualismo e la competizione.

Riportiamo un passaggio particolarmente significativo del comunicato delle studentesse e degli studenti:
“vogliamo dimostrare ai nostri coetanei che la politica non è un tema astratto o distante, confinato fuori dai cancelli, ma una pratica quotidiana che riguarda da vicino il nostro presente e il nostro futuro”.
Alla luce di questa convinzione, all’interno della scuola si stanno svolgendo laboratori artistici, momenti di lettura di diversi giornali nonché di formazione sulle politiche di riarmo e sulle mobilitazioni in Francia, dibattiti sulla situazione geopolitica in Palestina.
Se a uno sguardo adulto tutto ciò può apparire inutile, per noi risulta invece confortante sapere che studentesse e studenti stanno scegliendo di attivarsi su questioni estremamente urgenti e ci auguriamo che possano smentire chiunque giudichi questa generazione come disillusa e disinteressata.

Alcune docenti e alcuni docenti del Liceo Berti

OGGI GRANDE MANIFESTAZIONE DELLE STUDENTESSE E DEGLI STUDENTI CON IL PIENO SOSTEGNO DELLA CUBSi è svolto questa mattina ...
16/10/2026

OGGI GRANDE MANIFESTAZIONE DELLE STUDENTESSE E DEGLI STUDENTI CON IL PIENO SOSTEGNO DELLA CUB

Si è svolto questa mattina per le strade di Torino un partecipato e determinato corteo che ha visto scendere in piazza migliaia di studenti, docenti, personale ATA e precarie/i del mondo della scuola e dell'università.
La CUB SUR Torino (Confederazione Unitaria di Base - Scuola, Università e Ricerca) ha partecipato attivamente alla mobilitazione per ribadire che la scuola pubblica non si svende e non si piega alle logiche di mercato, di precarietà e di guerra.
La manifestazione, partita dalle piazze del centro cittadino, ha attraversato le vie della città denunciando lo stato di permanente crisi e abbandono in cui versa il sistema d'istruzione pubblico italiano.
Le rivendicazioni della CUB SUR:
Basta Precariato e Classi Pollaio: Chiediamo un piano straordinario di assunzioni a tempo indeterminato per docenti e personale ATA su tutti i posti vacanti, superando una volta per tutte il ricorso sistematico ai contratti a termine che destrutturano la continuità didattica e calpestano i diritti dei lavoratori.

Adeguamento Salariale e Rinnovo Contrattuale: In un contesto di inflazione crescente e carovita opprimente, i salari della scuola italiana restano tra i più bassi d'Europa. Pretendiamo aumenti salariali reali e dignitosi, non le solite elemosine contrattuali.

Diritto allo Studio e Carovita: Esprimiamo totale solidarietà agli studenti che protestano contro l'aumento dei costi degli affitti, dei libri di testo e dei trasporti a Torino. L'istruzione deve tornare a essere un diritto universale e accessibile a tutte e tutti, non un privilegio per chi può permetterselo.
No alla Scuola-Azienda e alla Militarizzazione: Rigettiamo la deriva aziendalistica delle istituzioni scolastiche e universitarie, la subordinazione della didattica agli interessi dei privati e i recenti accordi tra atenei/scuole e l'industria bellica. La scuola deve formare coscienze critiche, non forza lavoro ricattabile o servente alla logica del profitto e del riarmo.
"Oggi da Torino si leva un segnale chiaro: la comunità educante non si rassegna al degrado della scuola pubblica. Studenti e lavoratori uniti dimostrano che l'unica strada per difendere la dignità del lavoro e il futuro delle giovani generazioni è la lotta di classe e la mobilitazione di base."

La CUB SUR confermando il proprio impegno al fianco delle piazze studentesche e dei lavoratori del settore, rilancia la mobilitazione per le prossime settimane e invita tutto il personale della scuola a unirsi alle prossime tappe di protesta contrattuale e sociale.

CUB SUR Torino – Confederazione Unitaria di Base
Sede provinciale di Torino

La giornata di mobilitazioni, azioni e manifestazioni del 13 ottobre ha confermato l’ampiezza del movimento in corso. Pi...
14/10/2026

La giornata di mobilitazioni, azioni e manifestazioni del 13 ottobre ha confermato l’ampiezza del movimento in corso. Più di 480.000 persone hanno sfilato ovunque in Francia. L’Union Syndicale Solidaires aveva chiamato a mobilitarsi al fianco degli studenti e delle studentesse della scuola e dell’università ma anche a costruire lo sciopero nei vari settori per fare convergere le nostre lotte e le nostre rivendicazioni.
Smantellamento dei servizi pubblici, diseguaglianze crescenti, difficoltà ad arrivare alla fine del mese, precariato, disoccupazione di nuovo in crescita che rende insicuro l’avvenire, degrado delle condizioni di vita e di studi: la collera degli studenti della scuola e dell’università è condivisa anche nel mondo del lavoro.
È per questo motivo che nei cortei hanno sfilato dei ferrovieri, del personale della formazione, dei dipendenti della funzione pubblica e dei salariati del privato che si sono messi in sciopero per essere al fianco dei giovani in lotta ma anche per le proprie rivendicazioni e in particolare:

- L’aumento generale dei salari e la loro indicizzazione, per vivere degnamente di fronte all’aumento permanente del costo della vita;
- Il blocco del prezzo dell’energie;
- La tassazione dei sovrapprofitti;
- La redistribuzione della ricchezza e non aumenti dei dividendi e dei regali alle imprese;
- Un bilancio equilibrato che risponda ai bisogni della popolazione.

Studenti e studentesse della scuola e dell’università, lavoratrici e lavoratori di differenti settori hanno inoltre manifestato per richiedere un radicale cambiamento di rotta. Bisogna continuare in questa dinamica sino alla soddisfazione delle rivendicazioni.

Sono da deplorare avvenimenti gravi svoltisi a Lione. Le forze dell’ordine hanno attaccato direttamente i cortei sindacali manganellando dei sindacalisti, ferendo un compagno della FSU e tentando di rubare uno striscione.
Nulla giustifica un’azione del genere. Da altre città ci arrivano informazioni di azioni violente da parte delle forze dell’ordine contro i cortei. Queste non possono essere la risposta alle rivendicazioni. L’Union Syndicale Solidaires le condanna e domanda che i responsabili rendano conto del loro comportamento.

L’Union Syndicale Solidaires invita a proseguire la mobilitazione nelle date scelte dalle Assemblee Generali degli studenti della scuola e dell’università e a far convergere le rivendicazioni il 17 ottobre.
Invita inoltre ad amplificare questa dinamica facendo del 5 novembre una grande giornata di sciopero intercategoriale che riunisca tutti i lavoratori e le lavoratrici in formazione, in attività, alla ricerca di impiego o in pensione.

Indirizzo

Corso G. Marconi 34
Turin
10125

Orario di apertura

Lunedì 09:30 - 18:30
Martedì 09:30 - 18:30
Mercoledì 09:30 - 18:30
Giovedì 09:30 - 18:30
Venerdì 09:30 - 18:30

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