06/05/2026
Oggi, a cinquant’anni da quel 6 maggio 1976 che ha cambiato per sempre il volto della nostra terra, il Consiglio Regionale dell'Ordine Assistenti Sociali del Friuli Venezia Giulia si unisce al ricordo corale della nostra gente.
"Il Friuli non dimentica e ringrazia". Non è solo un motto, è un’eredità che portiamo iscritta nel DNA.
C’è chi di noi, tra i consiglieri e i colleghi più giovani, quel giorno non era ancora nato. C’è chi invece, come me, era una bambina: porto ancora vivo il ricordo di quel fremito della terra, un ricordo che, seppur vissuto lontano dall’epicentro, ha segnato la percezione del limite e, insieme, della forza.
Dalle macerie del Friuli non sono nate solo case. È nata la Protezione Civile moderna, frutto di una capacità tutta friulana di "rimboccarsi le maniche", di piangere i morti e subito dopo ricostruire, senza mai smettere di credere nel futuro.
Un valore che è il cuore pulsante della nostra professione: ricominciare, sempre.
Come assistenti sociali, sappiamo che la ricostruzione materiale è nulla senza quella sociale e psicologica. Ricostruire significa ricucire legami, restituire dignità e cittadinanza a chi ha perso tutto.
In questa giornata di memoria, il mio ringraziamento più sentito va a quelle colleghe e a quei colleghi che incarnano questa missione nel silenzio e nell'operatività costante: i membri dell’Associazione Assistenti Sociali della Protezione Civile. Sebbene piccoli nei numeri — tanto da essere associati per ragioni operative al gruppo del Veneto — i colleghi del Friuli Venezia Giulia rappresentano un presidio fondamentale. Operano con discrezione e costanza ogni volta che la nostra popolazione ne ha bisogno, portando la competenza professionale laddove il trauma rischia di spezzare il tessuto sociale.
Aiutare a ricostruire non è solo un lavoro, è una promessa che facciamo al futuro.
A chi c’era, a chi ha aiutato, e a chi oggi continua a lavorare per una comunità resiliente: grazie.
Susanna Cilitti
Presidente CROAS Friuli Venezia Giulia