24/09/2025
STAGIONE DI CACCIA, STAGIONE DI MORTE. NON È UN INCIDENTE, È IL SISTEMA.
La stagione di caccia è aperta da pochi giorni e già si conta il primo morto. A Ceva, in provincia di Cuneo, un uomo di 46 anni è stato ucciso da un amico durante una battuta al cinghiale. Un colpo al petto, fatale. Leggiamo la notizia, proviamo rabbia e dolore, ma non possiamo più chiamarla "tragedia isolata". È la normalità di una guerra legalizzata. Questo l'articolo -> https://www.nelcuore.org/cuneo-spara-al-cinghiale-e-uccide-lamico-46-anni/
Ogni anno, l'Associazione Vittime della Caccia tiene il conto di questo bollettino di guerra. Nella sola stagione 2023-2024, il bilancio è stato di 12 morti e 56 feriti. E attenzione, non si tratta solo di cacciatori: di queste vittime, 28 erano persone comuni, cittadini non cacciatori, tra cui 6 morti e 22 feriti. Persone che passeggiavano in un bosco, che lavoravano in un campo, che erano nel giardino di casa propria.
Ma allora, se la caccia è così pericolosa, perché continua a esistere nonostante la stragrande maggioranza degli italiani sia contraria? Un sondaggio ha rivelato che persino l'83% di chi vive in aree rurali è contrario alla caccia.
La risposta, come sempre, è un intreccio di politica e denaro.
1. GLI INTERESSI ECONOMICI: UNA MINIERA D'ORO PER POCHI
Pensiamo che lo Stato incassi tanto dalle licenze? Facciamo due conti. Nel 2022 c'erano circa 609.000 licenze di caccia attive. La tassa di concessione governativa è di circa 173€. Questo porta nelle casse dello Stato una cifra stimata intorno ai 105 milioni di euro.
Sembrano tanti? Sono briciole.
L'intero settore economico che ruota attorno alla caccia (armi, munizioni, equipaggiamento, filiera) genera in Italia un valore di quasi 8,5 MILIARDI di euro all'anno. Avete letto bene. 8.500 milioni di euro. È evidente che il vero guadagno non è dello Stato, ma di un'industria potentissima: quella delle armi. Un'industria che ha tutto l'interesse a mantenere e ampliare il mercato dei suoi prodotti letali.
2. LE CONNESSIONI POLITICHE: CHI DECIDE PER NOI?
Questa immensa ricchezza si traduce inevitabilmente in potere e influenza politica. Mentre la maggioranza dei cittadini chiede più sicurezza e rispetto per la vita, nelle aule del Parlamento si lavora in direzione opposta. Le leggi sulla caccia vengono discusse e modificate nelle Commissioni Agricoltura di Camera e Senato, dove un gruppo ristretto di politici decide per 60 milioni di italiani.
E chi sono questi politici? Nell'attuale Parlamento, secondo un censimento di "Caccia Magazine", siedono almeno 36 parlamentari dichiaratamente "vicini alla caccia", distribuiti in quasi tutti i principali partiti (Lega, Fratelli d'Italia, Partito Democratico, Forza Italia). Politici che, invece di rappresentare la volontà popolare, sembrano molto più sensibili agli interessi della lobby venatoria e armiera. Non è un caso se abbiamo assistito a tentativi di estendere i periodi di caccia, di permettere la caccia in aree protette e persino di introdurre l'uso di armi da fuoco in città per il "controllo della fauna".
3. IL DANNO AMBIENTALE: UNA STRAGE SILENZIOSA
Oltre alle vittime umane, c'è un disastro ambientale di cui si parla poco. Ogni anno, secondo il WWF, in Italia vengono disperse nell'ambiente circa 14.000 tonnellate di piombo a causa delle munizioni da caccia. Questo metallo pesante avvelena il suolo, le acque e gli animali. Si stima che milioni di uccelli muoiano ogni anno per avvelenamento da piombo, una morte lenta e atroce che entra silenziosamente nella catena alimentare.
LA VERITÀ È UNA SOLA
La caccia in Italia non viene abolita per una semplice, terribile ragione: è un business enorme che arricchisce i produttori di armi e fa comodo a una parte della politica che ne è complice. Lo Stato incassa una miseria dalle licenze, ma chiude entrambi gli occhi di fronte a un'industria miliardaria, lasciando che i cittadini e l'ambiente ne paghino il prezzo con il sangue.
La morte del cacciatore a Cuneo non è un incidente. È una conseguenza diretta di un sistema che arma migliaia di persone per profitto, ignorando la sicurezza pubblica, la volontà popolare e la tutela della vita.
È ora di dire BASTA. Facciamo sentire la nostra voce. Condividi questo post, informa chi non sa, denuncia questo sistema. La vita di un uomo, di un animale, di un bambino che gioca in un prato, vale più di ogni fucile e di ogni licenza.