Comunisti Brianza - sezione Antonio Gramsci di Varedo

Comunisti Brianza - sezione Antonio Gramsci di Varedo Siamo il PARTITO COMUNISTA ITALIANO

Il Partito Comunista Italiano si ispira ai valori della Costituzione Repubblicana, della Resistenza e
dell’antifascismo, e si richiama al miglior patrimonio politico e ideologico dell’esperienza storica del PCI, da
Gramsci a Berlinguer, e in particolar modo al pensiero gramsciano e togliattiano, della sinistra di classe
italiana e del movimento operaio e comunista italiano ed internazionale, al

la migliore tradizione
marxistaleninista, alle migliori esperienze del socialismo scientifico, alle conquiste dei movimenti per la
pace ed antimperialisti, alle lotte ambientaliste, antirazziste, di genere e per i diritti civili.

08/09/2026

𝗣𝗔𝗖𝗘, 𝗟𝗔𝗩𝗢𝗥𝗢 𝗘 𝗚𝗜𝗨𝗦𝗧𝗜𝗭𝗜𝗔 𝗦𝗢𝗖𝗜𝗔𝗟𝗘

Il riarmo, la guerra, la precarizzazione del lavoro, lo smantellamento della sanità e dell’istruzione pubblica, l’emergenza abitativa e l’attacco ai diritti sociali raccontano un modello di società che mette il profitto davanti alle persone.

A questo modello vogliamo contrapporre un’alternativa.

Un’alternativa politica e sociale che rimetta al centro la pace, il lavoro stabile e dignitoso, la sanità e la scuola pubblica, il diritto alla casa, la difesa dell’ambiente, la Costituzione e l’uguaglianza.

Per questo il Partito Comunista Italiano promuove un confronto aperto e unitario con partiti, associazioni, sindacati, movimenti e realtà democratiche e popolari, nella convinzione che sia necessario costruire un fronte capace di ridare rappresentanza e voce a chi oggi non si riconosce in centrosinistra e centrodestra.

Contro il riarmo e la guerra. Per la pace e la Costituzione. Per il lavoro e la giustizia sociale. Per un’alternativa vera.

📍 𝗥𝗼𝗺𝗮 – Centro Congressi Cavour, via Cavour 50/A

📅 𝗦𝗮𝗯𝗮𝘁𝗼 𝟭𝟵 𝗦𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝟮𝟬𝟮𝟲 - 𝗼𝗿𝗲 𝟭𝟰:𝟯𝟬

Un appuntamento di confronto e discussione per iniziare a costruire insieme una prospettiva diversa per il Paese.

Partecipiamo. Costruiamo l’alternativa.

Partito Comunista Italiano

29/08/2026

𝗦𝗢𝗟𝗜𝗗𝗔𝗥𝗜𝗘𝗧𝗔̀’ 𝗔𝗗 𝗔𝗟𝗘𝗦𝗦𝗔𝗡𝗗𝗥𝗢 𝗗𝗜 𝗕𝗔𝗧𝗧𝗜𝗦𝗧𝗔

Il Partito Comunista Italiano esprime la propria vicinanza e solidarietà ad Alessandro Di Battista, colpito da un grave malore mentre si trovava in visita a Cuba.

Alessandro Di Battista è un interlocutore con il quale non mancano, e non sono mai mancate, differenze di natura politica e di impostazione che rivendichiamo con chiarezza e rispetto ma su molte questioni ci ritroviamo dalla stessa parte.

Abbiamo condiviso e condividiamo la difesa della Rivoluzione cubana e del diritto del popolo cubano a decidere liberamente del proprio futuro, opponendoci al criminale bloqueo e alle politiche di ingerenza e di aggressione degli Stati Uniti.

Così come condividiamo la necessità di continuare a stare dalla parte del popolo palestinese, del suo diritto all’autodeterminazione e alla libertà, contro l’occupazione, la guerra e il genocidio.

Su molti temi di politica internazionale, inoltre, abbiamo trovato punti di convergenza nell’analisi di un mondo attraversato da guerre, riarmo, imperialismo e crescente contrapposizione tra potenze, nel quale l’Italia e l’Europa continuano a p***eguire politiche che riteniamo profondamente sbagliate e pericolose.

In questo momento difficile, il Partito Comunista Italiano è vicino ad Alessandro Di Battista, alla sua famiglia e alle persone che gli vogliono bene, con l’auspicio sincero che possa superare presto questo grave momento e tornare alla sua attività.

Forza Alessandro.

Partito Comunista Italiano

29/08/2026

𝗜𝗟 𝗣𝗖𝗜 𝗗𝗜𝗖𝗘 𝗡𝗢 𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗖𝗛𝗜𝗨𝗦𝗨𝗥𝗔 𝗗𝗜 𝗥𝗔𝗜 𝗦𝗖𝗨𝗢𝗟𝗔!

È annunciata dal 1° Ottobre prossimo la scomparsa di RAI SCUOLA, il canale 57 Educational del digitale terrestre della TV di Stato. Sullo stesso canale verrà trasmesso un programma, chiamato “ITALIANA” dedicato alle sagre e tradizioni locali.

La RAI chiude un programma di cultura e divulgazione scientifica, utile e utilizzato dai docenti e dalle scuole per approfondimenti e supporto alle lezioni in classe e come istruzione degli adulti. Tra l’altro durante la pandemia ha fatto da aula televisiva, accessibile gratuitamente dal televisore, e sono state trasmesse 110 lezioni per gli studenti costretti a casa.

Proprio questa esperienza avrebbe dovuto indurre a potenziare RAI SCUOLA. Invece le nuove produzioni sono state quasi azzerate e il canale ha trasmesso soprattutto repliche. Ora la chiusura, per dare spazio a quanto pare ai ripiegamenti governativi verso un “nazionalismo” municipalistico di ripiego, mentre si abdica a una politica estera fondata sull’interesse nazionale.

Intanto si rischia anche la dispersione di materiali di archivio molti dei quali culturalmente ancora validi e attuali.

Il PCI dice NO alla chiusura di RAI SCUOLA!

Invitiamo a firmare la petizione: https://change.org/rai_scuola

Dipartimento Istruzione PCI

13/08/2026

A 50 ANNI DA SEVESO: TERRITORIO E AMBIENTE IN LOMBARDIA EMBLEMA DELLA DISTRUZIONE CAPITALISTICA. di Maria Carla Baroni Segreteria Nazionale PCI Il 10 luglio è stato il cinquantenario del disastro d…

𝗣𝗘𝗥 𝗨𝗡 𝗩𝗢𝗧𝗢 𝗨𝗚𝗨𝗔𝗟𝗘. 𝗣𝗘𝗥 𝗨𝗡𝗔 𝗟𝗘𝗚𝗚𝗘 𝗘𝗟𝗘𝗧𝗧𝗢𝗥𝗔𝗟𝗘 𝗖𝗢𝗡𝗙𝗢𝗥𝗠𝗘 𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗖𝗢𝗦𝗧𝗜𝗧𝗨𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘L’iniziativa del Governo di presentare una nuova ...
13/08/2026

𝗣𝗘𝗥 𝗨𝗡 𝗩𝗢𝗧𝗢 𝗨𝗚𝗨𝗔𝗟𝗘. 𝗣𝗘𝗥 𝗨𝗡𝗔 𝗟𝗘𝗚𝗚𝗘 𝗘𝗟𝗘𝗧𝗧𝗢𝗥𝗔𝗟𝗘 𝗖𝗢𝗡𝗙𝗢𝗥𝗠𝗘 𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗖𝗢𝗦𝗧𝗜𝗧𝗨𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘

L’iniziativa del Governo di presentare una nuova proposta di legge elettorale, con l’obiettivo dichiarato di garantire maggiore stabilità e, di fatto, di favorire la permanenza dell’attuale maggioranza al governo, non è necessaria ed è profondamente sbagliata.

Il problema, infatti, non è quello di costruire l’ennesimo sistema elettorale pensato per garantire la stabilità di chi governa, ma quello di restituire piena dignità al voto dei cittadini e cittadine e di ricondurre la legge elettorale ai principi della Costituzione.

La Costituzione del 1948 stabilisce con chiarezza che il voto è personale, libero, segreto e soprattutto uguale. Questo principio non può essere considerato una semplice enunciazione formale: significa che ogni voto deve avere lo stesso peso e che ogni cittadino deve poter concorrere, attraverso il proprio voto, alla formazione della rappresentanza parlamentare.

È proprio su questo terreno che le leggi elettorali approvate negli ultimi decenni, tanto dalla destra quanto dal centrosinistra, hanno prodotto una progressiva alterazione della rappresentanza democratica.

Premi di maggioranza e soglie di sbarramento, pur con modalità e percentuali differenti, hanno introdotto un meccanismo nel quale il voto di alcuni cittadini finisce per pesare più di quello di altri. Il premio di maggioranza altera il rapporto tra voti ricevuti e seggi assegnati; lo sbarramento, in modo ancora più radicale, può trasformare migliaia o centinaia di migliaia di voti in nessuna rappresentanza parlamentare.

Se il premio di maggioranza altera il peso del voto, lo sbarramento può addirittura cancellarne il valore politico.

È questo il punto fondamentale che il PCI intende porre al centro della discussione.

Non esistono voti utili e voti inutili. Esistono voti espressi liberamente da cittadini e cittadine che devono essere tutti considerati allo stesso modo.

La retorica del cosiddetto “voto utile”, alimentata per anni tanto dalla destra quanto dal centrosinistra, ha contribuito a restringere il pluralismo politico dentro un sistema sempre più rigidamente bipolare, nel quale forze diverse finiscono spesso per convergere sulle questioni fondamentali, a partire dalle politiche economiche, dagli interessi del grande capitale e dall’inserimento dell’Italia nel sistema politico e militare euroatlantico.

Questa concezione ha prodotto rendite di posizione, opportunismi e trasformismi, riducendo progressivamente gli spazi della rappresentanza e della partecipazione politica.

E quando a una parte crescente dei cittadini viene fatto credere che il proprio voto non possa realmente cambiare nulla, il risultato non può che essere quello che vediamo ormai da anni: l’allontanamento dalla politica e una astensione elettorale sempre più estesa.

La crisi della partecipazione democratica non si combatte restringendo ulteriormente la rappresentanza. Si combatte restituendo valore al voto.

Per questo il PCI sostiene una proposta semplice e coerente con i principi costituzionali: una legge elettorale proporzionale, senza premio di maggioranza e senza sbarramenti, nella quale ogni voto concorra alla formazione della rappresentanza parlamentare.

Non chiediamo una legge elettorale costruita per garantire la permanenza al potere di una maggioranza o per impedire ad altre forze politiche di entrare in Parlamento.

Chiediamo una legge che garantisca ai cittadini il diritto di essere rappresentati.

La questione non riguarda soltanto le regole con cui si elegge il Parlamento. Riguarda la qualità della nostra democrazia e il rapporto tra cittadini e istituzioni.

Il referendum sulla giustizia, fortemente voluto dalle destre e sostenuto con arroganza dal Governo, ha restituito un messaggio politico che non può essere ignorato: la Costituzione non deve essere piegata alle esigenze di chi governa, ma rispettata e pienamente attuata.

Una delle battaglie fondamentali per difendere e attuare la Costituzione è dunque quella per ripristinare il pieno valore del suffragio universale e paritario, garantendo che ogni cittadino disponga dello stesso peso nella scelta dei propri rappresentanti.

Il PCI chiama perciò le forze autenticamente democratiche, progressiste, antifasciste, pacifiste e popolari a mobilitarsi.

Non per costruire l’ennesimo artificio elettorale, ma per riaffermare un principio elementare: una testa, un voto; un voto, un uguale diritto alla rappresentanza.

La democrazia non ha bisogno di premi che trasformino minoranze elettorali in maggioranze parlamentari. Non ha bisogno di sbarramenti che cancellino il pluralismo. Non ha bisogno di coalizioni obbligate e di un eterno ricatto fondato sul voto “utile”.

Ha bisogno di partecipazione, rappresentanza e uguaglianza.

Per questo la battaglia per una legge elettorale proporzionale e senza sbarramenti deve diventare una battaglia generale per la difesa della Costituzione nata dalla Resistenza.

Una battaglia che deve unire tutte le forze che non intendono accettare una democrazia sempre più impoverita, nella quale il diritto di scegliere viene progressivamente sostituito dalla necessità di scegliere soltanto tra ciò che il sistema considera ammissibile.

Il PCI è pronto a fare la propria parte, promuovendo una mobilitazione ampia e unitaria.

Per il voto uguale.
Per il pluralismo.
Per la rappresentanza.
Per la Costituzione.
Per una legge elettorale proporzionale e senza sbarramenti.

Perché la democrazia non si difende scegliendo chi deve vincere prima ancora che i cittadini votino.

Si difende garantendo che ogni voto abbia lo stesso valore.

PARTITO COMUNISTA ITALIANO

𝗣𝗘𝗥 𝗨𝗡 𝗩𝗢𝗧𝗢 𝗨𝗚𝗨𝗔𝗟𝗘. 𝗣𝗘𝗥 𝗨𝗡𝗔 𝗟𝗘𝗚𝗚𝗘 𝗘𝗟𝗘𝗧𝗧𝗢𝗥𝗔𝗟𝗘 𝗖𝗢𝗡𝗙𝗢𝗥𝗠𝗘 𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗖𝗢𝗦𝗧𝗜𝗧𝗨𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘

L’iniziativa del Governo di presentare una nuova proposta di legge elettorale, con l’obiettivo dichiarato di garantire maggiore stabilità e, di fatto, di favorire la permanenza dell’attuale maggioranza al governo, non è necessaria ed è profondamente sbagliata.

Il problema, infatti, non è quello di costruire l’ennesimo sistema elettorale pensato per garantire la stabilità di chi governa, ma quello di restituire piena dignità al voto dei cittadini e cittadine e di ricondurre la legge elettorale ai principi della Costituzione.

La Costituzione del 1948 stabilisce con chiarezza che il voto è personale, libero, segreto e soprattutto uguale. Questo principio non può essere considerato una semplice enunciazione formale: significa che ogni voto deve avere lo stesso peso e che ogni cittadino deve poter concorrere, attraverso il proprio voto, alla formazione della rappresentanza parlamentare.

È proprio su questo terreno che le leggi elettorali approvate negli ultimi decenni, tanto dalla destra quanto dal centrosinistra, hanno prodotto una progressiva alterazione della rappresentanza democratica.

Premi di maggioranza e soglie di sbarramento, pur con modalità e percentuali differenti, hanno introdotto un meccanismo nel quale il voto di alcuni cittadini finisce per pesare più di quello di altri. Il premio di maggioranza altera il rapporto tra voti ricevuti e seggi assegnati; lo sbarramento, in modo ancora più radicale, può trasformare migliaia o centinaia di migliaia di voti in nessuna rappresentanza parlamentare.

Se il premio di maggioranza altera il peso del voto, lo sbarramento può addirittura cancellarne il valore politico.

È questo il punto fondamentale che il PCI intende porre al centro della discussione.

Non esistono voti utili e voti inutili. Esistono voti espressi liberamente da cittadini e cittadine che devono essere tutti considerati allo stesso modo.

La retorica del cosiddetto “voto utile”, alimentata per anni tanto dalla destra quanto dal centrosinistra, ha contribuito a restringere il pluralismo politico dentro un sistema sempre più rigidamente bipolare, nel quale forze diverse finiscono spesso per convergere sulle questioni fondamentali, a partire dalle politiche economiche, dagli interessi del grande capitale e dall’inserimento dell’Italia nel sistema politico e militare euroatlantico.

Questa concezione ha prodotto rendite di posizione, opportunismi e trasformismi, riducendo progressivamente gli spazi della rappresentanza e della partecipazione politica.

E quando a una parte crescente dei cittadini viene fatto credere che il proprio voto non possa realmente cambiare nulla, il risultato non può che essere quello che vediamo ormai da anni: l’allontanamento dalla politica e una astensione elettorale sempre più estesa.

La crisi della partecipazione democratica non si combatte restringendo ulteriormente la rappresentanza. Si combatte restituendo valore al voto.

Per questo il PCI sostiene una proposta semplice e coerente con i principi costituzionali: una legge elettorale proporzionale, senza premio di maggioranza e senza sbarramenti, nella quale ogni voto concorra alla formazione della rappresentanza parlamentare.

Non chiediamo una legge elettorale costruita per garantire la permanenza al potere di una maggioranza o per impedire ad altre forze politiche di entrare in Parlamento.

Chiediamo una legge che garantisca ai cittadini il diritto di essere rappresentati.

La questione non riguarda soltanto le regole con cui si elegge il Parlamento. Riguarda la qualità della nostra democrazia e il rapporto tra cittadini e istituzioni.

Il referendum sulla giustizia, fortemente voluto dalle destre e sostenuto con arroganza dal Governo, ha restituito un messaggio politico che non può essere ignorato: la Costituzione non deve essere piegata alle esigenze di chi governa, ma rispettata e pienamente attuata.

Una delle battaglie fondamentali per difendere e attuare la Costituzione è dunque quella per ripristinare il pieno valore del suffragio universale e paritario, garantendo che ogni cittadino disponga dello stesso peso nella scelta dei propri rappresentanti.

Il PCI chiama perciò le forze autenticamente democratiche, progressiste, antifasciste, pacifiste e popolari a mobilitarsi.

Non per costruire l’ennesimo artificio elettorale, ma per riaffermare un principio elementare: una testa, un voto; un voto, un uguale diritto alla rappresentanza.

La democrazia non ha bisogno di premi che trasformino minoranze elettorali in maggioranze parlamentari. Non ha bisogno di sbarramenti che cancellino il pluralismo. Non ha bisogno di coalizioni obbligate e di un eterno ricatto fondato sul voto “utile”.

Ha bisogno di partecipazione, rappresentanza e uguaglianza.

Per questo la battaglia per una legge elettorale proporzionale e senza sbarramenti deve diventare una battaglia generale per la difesa della Costituzione nata dalla Resistenza.

Una battaglia che deve unire tutte le forze che non intendono accettare una democrazia sempre più impoverita, nella quale il diritto di scegliere viene progressivamente sostituito dalla necessità di scegliere soltanto tra ciò che il sistema considera ammissibile.

Il PCI è pronto a fare la propria parte, promuovendo una mobilitazione ampia e unitaria.

Per il voto uguale.
Per il pluralismo.
Per la rappresentanza.
Per la Costituzione.
Per una legge elettorale proporzionale e senza sbarramenti.

Perché la democrazia non si difende scegliendo chi deve vincere prima ancora che i cittadini votino.

Si difende garantendo che ogni voto abbia lo stesso valore.

PARTITO COMUNISTA ITALIANO

02/08/2026

𝟮 𝗔𝗚𝗢𝗦𝗧𝗢 - 𝗦𝗧𝗥𝗔𝗚𝗘 𝗗𝗜 𝗕𝗢𝗟𝗢𝗚𝗡𝗔

𝗟𝗮 𝗺𝗲𝗺𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗲' 𝗹𝗼𝘁𝘁𝗮. 𝗖𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗶𝗹 𝗳𝗮𝘀𝗰𝗶𝘀𝗺𝗼, 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝗲𝗴𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘁𝗲𝗻𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲.

Il 2 agosto 1980, con la strage alla stazione di Bologna, il nostro Paese fu colpito da uno dei più atroci atti terroristici della sua storia repubblicana. Ottantacinque persone furono assassinate e oltre duecento rimasero ferite. Una strage fascista che rappresentò l’apice della strategia della tensione, una lunga stagione di sangue che, dalla fine degli anni Sessanta fino agli anni Ottanta, tentò di fermare con il terrore l’avanzata delle lotte operaie, popolari e democratiche.

La strategia della tensione non fu il frutto di iniziative isolate. Essa si sviluppò attraverso l’azione dei gruppi neofascisti eversivi, sostenuti da settori dello Stato, degli apparati di sicurezza e da quegli interessi economici e politici che vedevano nella crescita del movimento operaio, del Partito Comunista e delle rivendicazioni popolari una minaccia agli equilibri del potere capitalistico.

Le sue radici affondano ben prima del 1980. Da Portella della Ginestra, il 1° maggio 1947, passando per la repressione delle lotte contadine e operaie degli anni Cinquanta, per i morti del luglio 1960 contro il governo Tambroni sostenuto dal Movimento Sociale Italiano, fino alle bombe di Piazza Fontana, di Piazza della Loggia, dell’Italicus e di Bologna, il filo rosso della violenza reazionaria ha accompagnato ogni fase di avanzamento delle rivendicazioni delle lavoratrici e dei lavoratori.

La risposta delle classi dominanti alle grandi mobilitazioni del biennio 1968-1969 fu quella della destabilizzazione, della paura e del terrorismo. Le bombe nelle piazze, nelle banche, sui treni e nelle stazioni avevano un obiettivo preciso: spezzare la partecipazione popolare, dividere il movimento dei lavoratori e impedire un profondo cambiamento politico e sociale del Paese.

Ricordare Bologna significa difendere la verità storica contro ogni tentativo di revisionismo. Significa affermare che il fascismo non è un’opinione, ma un progetto politico fondato sulla violenza e sulla soppressione della democrazia. Significa denunciare le responsabilità di quei settori dello Stato che, per anni, hanno coperto, depistato e ostacolato il pieno accertamento della verità.

Le sentenze hanno individuato gli esecutori materiali della strage e hanno fatto emergere il ruolo dei depistaggi e delle complicità istituzionali. Ma la piena verità storica e politica su quella stagione di sangue resta ancora una ferita aperta nella coscienza del Paese.

Il Partito Comunista Italiano rende omaggio alle vittime della strage di Bologna e a tutte le vittime della strategia della tensione. Lo fa non con una memoria rituale, ma con l’impegno a custodire quella storia come patrimonio delle nuove generazioni e come monito contro ogni rigurgito neofascista, autoritario e antidemocratico.

Per noi ricordare significa continuare la lotta. La lotta per la pace, per la giustizia sociale, per la democrazia sostanziale, per i diritti del lavoro e per l’emancipazione delle classi popolari. Perché il sacrificio di chi p***e la vita in quella stagione non appartiene soltanto al passato: parla al presente e richiama tutte e tutti alla responsabilità di costruire un Paese libero dal fascismo, dallo sfruttamento e dalla violenza politica.

𝗢𝗻𝗼𝗿𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝘃𝗶𝘁𝘁𝗶𝗺𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗿𝗮𝗴𝗲 𝗱𝗶 𝗕𝗼𝗹𝗼𝗴𝗻𝗮.
𝗠𝗮𝗶 𝗽𝗶𝘂' 𝗳𝗮𝘀𝗰𝗶𝘀𝗺𝗼!

Partito Comunista Italiano

02/08/2026

𝗧𝗛𝗬𝗦𝗦𝗘𝗡𝗞𝗥𝗨𝗣𝗣, 𝗘𝗡𝗡𝗘𝗦𝗜𝗠𝗢 𝗦𝗖𝗛𝗜𝗔𝗙𝗙𝗢

Carlo Soricelli, ex metalmeccanico e artista, fonda l'Osservatorio Nazionale morti sul lavoro a seguito della tragedia sul lavoro avvenuta nello stabilimento della ThyssenKrupp di Torino il 6 dicembre 2007. La morte tra le fiamme di 7 operai non poteva scivolare nell'oblio e, proprio per questo, Carlo iniziò a “contare i morti” sul lavoro e informare l'opinione pubblica. Tra mille difficoltà e ostacoli di ogni tipo, con i pochi mezzi che aveva a disposizione, forte di una ostinata e instancabile volontà, a poco a poco è riuscito a strappare il velo di indifferenza e sottovalutazione che avvolgeva la drammatica questione della mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro.

Un'attività, quella di Carlo Soricelli, accompagnata dalle sue opere, dai suoi quadri e le sculture che descrivono l'umanità e la determinazione di una persona che decide di non voltarsi dall'altra parte di fronte alle tragedie di chi va a lavorare e non ritorna a casa.

Questa premessa permette di ricordare anche quello che successe alla ThyssenKrupp quasi 19 anni fa, perché quel massacro è indissolubilmente legato all'attività di Carlo Soricelli.

Ebbene, dopo che si era arrivati a una sentenza di condanna per Harald Espenhahn, ritenuto responsabile dell'incendio avvenuto nello stabilimento di Torino, questo “signore” (che per la giustizia italiana avrebbe dovuto scontare 9 anni e 8 mesi, ma che, “scappato” in Germania ha avuto la pena quasi dimezzata dalla giustizia tedesca e ha usufruito della semilibertà continuando a lavorare) è stato promosso e assumerà dal 1° agosto la presidenza del consiglio di amministrazione presso una controllata di ThyssenKrupp, la Rasselstein, nella Renania-Palatinato, con 2.300 dipendenti. Per i padroni valgono soltanto le “competenze da dirigente”.

Uno schiaffo a chi è stato ucciso nel rogo di Torino e alle famiglie che ancora non si danno pace per una “giustizia” che, evidentemente, non è uguale per tutti.

Le parole di Rosina Platì, mamma di Giuseppe Demasi, morto dopo un mese di agonia sono pietre e condannano tutti gli indifferenti: «Io da allora sopravvivo. Ogni cosa bella che mi succede, è meno felice di quello che dovrebbe. Anche la nascita dei miei nipoti non è felicità piena. Ci hanno sedati, illusi e presi in giro. Hanno scelto la Germania per passarla liscia».

Non si può restare indifferenti, non si può accettare che sia normale morire durante il lavoro, non si può far finta di nulla. La fatalità non esiste e la sicurezza sul lavoro non è un privilegio ma un diritto inalienabile.

Oggi, ricordare Antonio Schiavone di 36 anni (deceduto il 6 dicembre 2007 sul luogo dell'incidente), Roberto Scola di 32 anni (deceduto il 7 dicembre 2007), Angelo Laurino di 43 anni (deceduto il 7 dicembre 2007), Bruno Santino di 26 anni (deceduto il 7 dicembre 2007), Rocco Marzo di 54 anni (deceduto il 16 dicembre 2007), Rosario Rodinò di 26 anni (deceduto il 19 dicembre 2007), Giuseppe Demasi di 26 anni (deceduto il 30 dicembre 2007) non è solo un dovere, è un atto di accusa contro un sistema che non ha garantito la loro sicurezza sul lavoro e ha, in definitiva, premiato uno dei colpevoli della loro morte.

Dipartimento Lavoro PCI

PS: I morti sui luoghi di lavoro (al 31 luglio 2026) sono 665 (esclusi i decessi in itinere), con un incremento del +6,02% rispetto ai 625 decessi registrati al 31 luglio 2025. (fonte Osservatorio Nazionale morti sul lavoro curato da Carlo Soricelli)

29/07/2026
𝗣𝗖𝗜: 𝟭𝟬𝟱° 𝗔𝗡𝗡𝗜𝗩𝗘𝗥𝗦𝗔𝗥𝗜𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗙𝗢𝗡𝗗𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗗𝗘𝗟 𝗣𝗔𝗥𝗧𝗜𝗧𝗢 𝗖𝗢𝗠𝗨𝗡𝗜𝗦𝗧𝗔 𝗖𝗜𝗡𝗘𝗦𝗘Oggi, 17 luglio, si è tenuto, presso l’Ambasciata de...
18/07/2026

𝗣𝗖𝗜: 𝟭𝟬𝟱° 𝗔𝗡𝗡𝗜𝗩𝗘𝗥𝗦𝗔𝗥𝗜𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗙𝗢𝗡𝗗𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗗𝗘𝗟 𝗣𝗔𝗥𝗧𝗜𝗧𝗢 𝗖𝗢𝗠𝗨𝗡𝗜𝗦𝗧𝗔 𝗖𝗜𝗡𝗘𝗦𝗘

Oggi, 17 luglio, si è tenuto, presso l’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese, un seminario organizzato in occasione del 105º anniversario della fondazione del Partito Comunista Cinese. L’iniziativa ha rappresentato un’importante occasione di confronto franco e costruttivo tra i compagni cinesi e quelli italiani. Erano infatti presenti delegazioni del Partito Comunista Italiano, del Partito della Rifondazione Comunista, del Partito Comunista e dell’Associazione Marx21.

Il Partito Comunista Italiano esprime piena soddisfazione per la riuscita dell’iniziativa e desidera rivolgere un sentito ringraziamento all’Incaricato d’Affari Li Xiaoyong e al Consigliere Yang Ruiguang per gli interventi e gli spunti di riflessione offerti nel corso del seminario. Per il PCI, il dialogo tra comunisti che operano in contesti politici, storici e sociali differenti non costituisce un mero esercizio formale ma rappresenta una preziosa occasione di reciproco apprendimento e di approfondimento politico. Un confronto che contribuisce a rafforzare la definizione di obiettivi comuni, a partire dall’impegno condiviso per la pace, la giustizia sociale e la cooperazione tra i popoli.

Di seguito, gli interventi tenuti per l’occasione dal Segretario nazionale Mauro Alboresi e dal compagno Francesco Maringiò del dipartimento esteri del partito:

𝐏𝐄𝐑 𝐈𝐋 𝟏𝟎𝟓° 𝐀𝐍𝐍𝐈𝐕𝐄𝐑𝐒𝐀𝐑𝐈𝐎 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐅𝐎𝐍𝐃𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐃𝐄𝐋 𝐏𝐀𝐑𝐓𝐈𝐓𝐎 𝐂𝐎𝐌𝐔𝐍𝐈𝐒𝐓𝐀 𝐂𝐈𝐍𝐄𝐒𝐄

di Mauro Alboresi

Il Partito Comunista Italiano desidera innanzitutto ringraziare per l'invito a partecipare a questa importante iniziativa inerente al 105° anniversario della fondazione del Partito Comunista Cinese. Siamo tra coloro che hanno guardato e guardano con grande attenzione ed interesse alla sua esperienza, al suo dispiegarsi, da quel lontano Luglio del 1921 nel quale esso si costituì, al pari di altri, in altre parti del mondo, sull'onda dei sommovimenti conseguenti all'affermazione della Rivoluzione d'Ottobre, dei nuovi equilibri determinatisi a seguito degli esiti della prima guerra mondiale. Analizzando i molteplici salienti passaggi che hanno caratterizzato la storia del Partito Comunista Cinese, non si può non cogliere innanzitutto la sua crescente capacità di misurarsi con la realtà data, di affermarne una lettura originale, peculiare, di sapere tenere assieme teoria e pratica politica, ribadendo il primato di quest'ultima. Da ciò, ne siamo convinti, è largamente derivato il suo successo, durante la lunga fase dell'occupazione straniera, della guerra civile, sino all'affermazione della Repubblica Popolare Cinese nell'Ottobre del 1949, e successivamente ad essa sino ad oggi. Una capacità di analisi, di critica, che gli ha consentito e gli consente di guardare avanti, misurando ed adeguando la linea del partito ai mutamenti di volta in volta impressi alla realtà. Siamo di fronte ad un'esperienza profondamente dialettica, che trova nell'opera di Mao Zedong una delle sue più alte espressioni, ad un'esperienza che sviluppandosi negli anni successivi ad opera dei diversi dirigenti succedutigli, centrale la figura di Deng Xiaoping, dal 2012, sotto la guida di Xi Jinping, si è ulteriormente qualificata, ponendo con sempre maggiore forza all'attenzione generale la Cina, e con essa la questione della costruzione del socialismo con caratteristiche cinesi, volta al massimo sviluppo delle forze produttive, anche attraverso l'utilizzo di forme e meccanismi di mercato, funzionali anche e soprattutto sul piano della allocazione di risorse. Una scelta, questa, pienamente dentro il pensiero marxista, che ha fatto tesoro della stessa storia dell'URSS, delle diverse esperienze concretizzatesi nel tempo, di quanto ha caratterizzato il movimento comunista internazionale. Una scelta, quella del Partito Comunista Cinese, che nel contempo esprime la piena consapevolezza circa la centralità della proprietà pubblica nei settori strategici dell'economia, della pianificazione, della programmazione dello sviluppo, della sua finalizzazione. Ciò esprime la convinzione che socialismo e mercato, purché questi sia effettivamente regolato e controllato, non sono termini conflittuali, come, al contrario, lo sono in maniera irriducibile socialismo e capitalismo. Il benessere del popolo, obbiettivo primario di una società socialista, è l'orizzonte entro il quale dichiaratamente, concretamente, muove l'azione del Partito Comunista Cinese, ed i dati disponibili, che testimoniano il grande sviluppo economico e sociale raggiunto dalla Cina, la sua dimensione quantitativa e qualitativa, riconosciuti anche dai diversi organismi internazionali, ne evidenziano l'efficacia.

La concretizzazione del 14°Piano Quinquennale, definita a ragione come una fase di straordinaria crescita, di grande significato nello sviluppo del Paese, consente di guardare con ottimismo al 15° Piano Quinquennale, quello avente valenza 2026/2030.

I principi guida sottolineati per lo sviluppo economico e sociale nel periodo considerato sono oltremodo emblematici, gli obbiettivi principali che ne discendono evidenziano ciò che la Cina si propone, ossia un passo in avanti significativo verso la modernizzazione socialista alla quale tende entro il 2035. Siamo quindi di fronte ad un'esperienza originale ed allo stesso tempo incisiva volta alla costruzione di una moderna società socialista, resa possibile grazie al ruolo di direzione, di governo del Partito Comunista Cinese, anch'esso chiamato a più riprese a riformarsi, ad essere sempre più adeguato, funzionale alla sfida del socialismo che entra in una nuova era. Condividiamo il tanto che Xi Jinping ha detto, dice a riguardo della necessità della solidità interna del partito, che ha visto crescere progressivamente il numero dei propri aderenti sino a superare oggi la cifra di 101 milioni, una solidità funzionale a garantire la stabilità della Cina. Governare il partito in modo rigoroso è un'esigenza a fronte delle sfide che la Cina ha davanti a sé, e giustamente si attribuisce grande importanza nel processo di costruzione dello stesso alla disciplina interna, un forte e coeso partito è infatti condizione fondamentale per affermare gli obbiettivi p***eguiti. Come più d'uno ha sottolineato, tale esperienza, il suo futuro, si misura con una situazione internazionale sempre più complessa, problematica, aperta a molteplici sbocchi. Siamo di fronte al declino del sistema unipolare atlantico governato dall'imperialismo affermatosi dopo il crollo dell'URSS, all'irrompere sullo scenario internazionale di un insieme di Paesi che pur assai diversi tra loro rivendicano un mondo multipolare. L'imperialismo ha dimostrato e dimostra di non essere disponibile a rinunciare pacificamente alla propria egemonia, si propone con sempre maggiore aggressività, come testimonia quanto accade, l'azione dell'alleanza euro atlantica a guida statunitense, della quale la NATO rappresenta il braccio armato, dichiaratamente volta a contrastare la Cina. Come da più parti sottolineato i prossimi anni saranno segnati da un confronto sempre più marcato tra questi due scenari, tra queste due prospettive, da una sempre più stringente alternativa tra pace e guerra.

Siamo di fronte ad un insieme di questioni che connotano la sfida globale (pace, sviluppo, ambiente, diritti, etc.) e che impongono innanzitutto un cambio di prospettiva, un diverso approccio culturale e politico assieme. Gli sforzi del Partito Comunista Cinese, della Cina, sono orientati alla pace, alla risoluzione pacifica delle controversie internazionali, all'affermazione di uno stabile ordine internazionale. L'obbiettivo della costruzione di un'umanità dal futuro condiviso, sulla quale insiste la leadership cinese, è la giusta risposta, essa indica la strada della collaborazione, della solidarietà tra gli Stati, i governi, i popoli per rispondervi. Le quattro grandi iniziative globali proposte dalla Cina su sviluppo, sicurezza, civiltà, governance muovono nella giusta direzione. L'approccio della Cina, sotto la guida del Partito Comunista Cinese, di Xi Jinping, guarda all'interesse dell'umanità intera.

Quanto messo in campo dal Partito Comunista Cinese, dalla Cina nello scorso e nell'attuale secolo, costituisce un'esperienza di assoluto rilievo, che ha contribuito e contribuisce al rilancio degli ideali e della prospettiva del socialismo su scala planetaria, che ha riproposto tale questione all'attenzione generale. Il Partito Comunista Cinese da tempo promuove importanti innovazioni teoriche, vivificando per quella via la cultura marxista, offrendo al movimento comunista internazionale nuova linfa.

La capacità della leadership cinese di integrare i principi fondamentali del marxismo con la realtà concreta del Paese è sotto gli occhi di tutti, quanto in tale ambito il pensiero di Xi Jinping si sia dimostrato decisivo è del tutto evidente.

Un grande apporto, un grande contributo alla causa del socialismo, ieri come oggi, un bel modo di celebrare il proprio 105° anniversario.

𝐂𝐄𝐍𝐓𝐎𝐂𝐈𝐍𝐐𝐔𝐄 𝐀𝐍𝐍𝐈 𝐒𝐔𝐋 𝐁𝐀𝐓𝐓𝐄𝐋𝐋𝐎 𝐑𝐎𝐒𝐒𝐎

di Francesco Maringiò

Eccellenza, Ministro Consigliere Li Xiaoyong,
Egregi consiglieri Yang Ruiguang, Liu Qi e Zhao Chenlin,
cari compagni,

ringrazio l'Ambasciata per l'invito a questo convegno e per offrirmi così l'occasione di condividere il ricordo di un recente viaggio che ho compiuto in Cina sulle tracce della Lunga Marcia.

Per la delegazione che ha preso parte al viaggio - e qui vi ringrazio per avermi dato questa opportunità e per avermi indicato come capo delegazione, una responsabilità ed un onore unico - è stata un'esperienza straordinaria, un viaggio che ha cambiato il modo in cui comprendiamo questo paese, e in qualche misura anche il modo in cui comprendiamo noi stessi. Desidero portare qui il ricordo di quei giorni, e condividere alcune riflessioni che ne sono scaturite. Prima di entrare nel merito, vorrei condividere un dato che credo meriti attenzione. Un recente sondaggio Pew Research indica che il 51% degli italiani ha oggi un'opinione favorevole della Cina, con un incremento di venti punti rispetto al 2022; tra i più giovani la percentuale sale al 63%. Non è un numero che nasce dal caso. È, credo, la prova che il lavoro culturale, gli scambi, le occasioni di incontro diretto — come quelle che l'Ambasciata promuove continuamente — producono un effetto reale, silenzioso ma misurabile, sulla percezione reciproca tra i nostri popoli. Permettetemi allora di tornare all'origine di tutto questo.

Nel luglio del 1921, tredici delegati si riunirono clandestinamente a Shanghai. Quando la polizia fece irruzione, si trasferirono su una barca sul lago Nanhu e lì approvarono il primo statuto del Partito Comunista Cinese. Rappresentavano poco più di cinquanta membri provenienti da tutto il Paese. L’obiettivo era preciso: spezzare il ciclo iniziato con «il secolo delle umiliazioni» che aveva ridotto una delle grandi civiltà del pianeta a una delle nazioni più povere. Ci vollero ventotto anni di guerra civile, resistenza contro l’aggressione giapponese e lotta contro i nazionalisti prima che quel ciclo si chiudesse definitivamente, nel 1949. Oggi siamo qui per ricordare dove tutto questo ebbe inizio. Durante il nostro recente viaggio abbiamo visitato lo Jiangxi, da dove ebbe inizio la Lunga Marcia, di cui ricorre quest’anno il 90 anniversario. Nata come risposta militare all’accerchiamento nazionalista, essa si trasformò, nel corso di diecimila chilometri, in qualcosa di diverso. Il Partito Comunista Cinese imparò a fare cose che nessuna battaglia insegna: dirigere soviet, amministrare territori, gestire scuole, organizzare la vita civile mentre infuriava la battaglia. L’Esercito Rosso non si limitava a combattere. Trasmetteva nuove norme — igiene, relazioni familiari, etica collettiva — alle comunità rurali che non erano mai state raggiunte da alcuna forza modernizzatrice. Si stava costruendo un nuovo tessuto sociale nel vivo degli eventi. Ecco perché la Lunga Marcia occupa ancora oggi il posto che le spetta nella storia del PCC: non come episodio epico, ma circoscritto, bensì come momento fondante di una nuova cultura politica. Il Segretario Generale Xi Jinping ha affermato che è essenziale che tutti, all'interno del Partito, non dimentichino mai la propria aspirazione originaria e la propria missione fondativa, e che mantengano sempre modestia, prudenza e spirito di lavoro, con il coraggio e la capacità di proseguire la propria battaglia. Osservando il Partito comunista cinese dall'esterno, c'è un elemento che emerge su tutti gli altri. Per evitare di irrigimentarsi e per restare fedele alle proprie aspirazioni originarie, il PCC ha messo in campo una pratica: 自我革命 — zi wo gé mìng: l'auto-rivoluzione. Non come formula retorica, ma come pratica concreta: disciplina interna, campagne sistematiche anti-corruzione, la volontà di confrontarsi con le proprie contraddizioni anziché evitarle. È questa, credo, la ragione principale per cui questo Partito è ancora in piedi dopo centocinque anni. La stessa logica vale per il marxismo. Il Partito Comunista Cinese non lo ha considerato un dogma da custodire, ma uno strumento da applicare: alla realtà concreta della Cina, alla sua storia, alla sua cultura. Le due integrazioni formalizzate nell’ultimo Congresso — il marxismo e la realtà concreta della Cina, il marxismo e la cultura tradizionale cinese — non sono eclettismo teorico. Sono il risultato di decenni di pratica politica che hanno prodotto analisi e profonde innovazioni. Nel discorso tenuto in occasione del 105° anniversario della fondazione del Partito, Xi Jinping ha descritto lo spirito del PCC attraverso sei capacità funzionali. Questi sono gli elementi che aiutano chi non è cinese a comprendere come il PCC vede sé stesso e come opera.

1. Capacità di apprendimento — Il marxismo viene continuamente adattato alla realtà: viene prima «sinizzato» e poi adattato ai tempi moderni. È uno spirito di innovazione che non abbandona i principi fondamentali, ma li rende vivi e li radica nella realtà concreta, consentendo loro di evolversi di pari passo con i cambiamenti storici e sociali.

2. Capacità di radicarsi profondamente nella società — come ha affermato Xi: «Il Paese è il popolo; il popolo è il Paese». È attraverso questo legame che il PCC esercita la propria governance. Il risultato è una forma di modernizzazione che non è né un’imitazione del modello occidentale né una rottura con la propria storia: è — come ha detto Xi — una nuova forma di civiltà umana.

3. Capacità di governo — il PCC coniuga tattica e strategia, obiettivi a lungo termine e compiti a breve termine. Sa in quale fase storica si trova, quali sono i compiti centrali del presente e come adattarli a una prospettiva storica di liberazione umana.

4. Capacità di essere all’avanguardia — il PCC non si limita a reagire ai cambiamenti. È un partito proattivo che interpreta le trasformazioni in atto, anticipa i problemi emergenti e formula risposte in anticipo. Non segue le correnti della storia: le guida.

5. Capacità di lotta — lo spirito di lotta come pratica costante. Un partito che non considera conclusa la propria missione una volta conquistato il potere, ma rimane sempre pronto ad affrontare le sfide e ad avanzare verso l’obiettivo finale.

6. Capacità di autoriforma — esercitata attraverso l’autodisciplina interna, campagne anticorruzione e la determinazione ad affrontare e risolvere le proprie contraddizioni anziché eluderle.

Ed a proposito di legami col popolo, attingo ancora dal diario di viaggio. A Ruijin abbiamo visto il pozzo che Mao scavò perché la popolazione locale soffriva la mancanza di acqua potabile. Non fu un gesto simbolico: fu una risposta concreta a un bisogno quotidiano. Oggi, in quella provincia, il principio del popolo al centro si esprime attraverso la telemedicina e i big data, strumenti che portano l'assistenza sanitaria e i servizi pubblici fin dentro le comunità più remote. Dal pozzo ai data center, gli strumenti cambiano; l'obiettivo resta identico. Abbiamo visto come l'Armata Rossa, negli anni Trenta, insegnasse alle famiglie contadine a preparare le tagliatelle dalle patate. Quello stesso spirito, quell'esercito di maestri e di missionari laici, non è scomparso: ha semplicemente cambiato forma. Negli ultimi decenni, oltre 800 milioni di persone sono state sollevate dalla povertà assoluta perché il Partito, attraverso i suoi comitati locali, ha continuato a fare esattamente ciò che faceva negli anni Trenta: guidare cooperative, selezionare e formare quadri, organizzare le famiglie, intervenire dove il bisogno è più acuto. I metodi cambiano. La funzione no. Prima di chiudere, vorrei dire qualcosa di personale. Sono stato in Cina molte volte negli anni. Ma esistono viaggi che sono diversi. Perché sono viaggi dai quali si torna, ma che non ti riportano davvero a casa. Viaggi di sola andata, perché ti consegnano a una dimensione permanente, a un'esperienza dalla quale non è possibile uscire del tutto. Questo è stato uno di quei viaggi, perché una parte di ciò che ho visto e compreso resta lì, e resta con me, ovunque io sia. Cento e cinque anni fa, a bordo di una barca, tredici uomini decisero che il ciclo delle umiliazioni doveva finire. Avevano ragione.

Buon anniversario al Partito Comunista Cinese.

万岁!Wàn suì

Partito Comunista Italiano

Indirizzo

Via Silvio Pellico 6
Varedo
20814

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