PD Besozzo Sangiano

PD Besozzo Sangiano Pagina ufficiale del Circolo PD Besozzo-Sangiano sostituito nel 2012 da Luigi Cadario, Besozzo).

[Congresso del 27.10.2013]

Segretario: Sabrina Tambani (Besozzo)

Direttivo: Bruna Agostinelli (Besozzo), Maria Angela Bara (Sangiano, Vicesindaco e Assessore), Enrica Bellorini (Besozzo, Consigliere comunale), Andreina Ferrari (Besozzo), Elisa Poggioni (Besozzo, Consigliere comunale); Antonio Balducci (Sangiano, Consigliere comunale), Nello Carlini (Sangiano), Tiziano Genovesi (Besozzo, Tesorie

re), Pietro Malgarini (Besozzo). Garanti: Valter Binda (Besozzo), Luigi Cadario (Besozzo), Alessandro Lacchini (Besozzo).


[Congresso ottobre 2010]

Segretario: Riccardo Genovesi

Direttivo: Maria Angela Bara (Sangiano), Enrica Bellorini (Besozzo), Lina Campari (Sangiano), Andreina Ferrari (Besozzo), Elisa Poggioni (Besozzo), Sabrina Tambani (Besozzo), Elda Vanzan (Sangiano); Antonio Balducci (Sangiano), Stefano Balsamo (Besozzo), Nello Carlini (Sangiano), Liberato Sallese (Besozzo), Tiziano Genovesi (Besozzo, tesoriere), Angelo Taiocchi (Besozzo. Garanti: Bruna Agostinelli (Besozzo), Guido Monfrini (Besozzo), Loredana Vecchi (Sangiano).

27/04/2026

Quarto decreto sicurezza in questa legislatura. Il quarto.
Nel frattempo, i reati aumentano. Le carceri scoppiano. Le città non sono più sicure di quando questo governo ha iniziato a governare.
Ma per Meloni la risposta è sempre la stessa: più restrizioni, meno diritti, meno spazio civico.
Il decreto sicurezza approvato comprime le libertà fondamentali, colpisce chi manifesta, stringe le maglie su chi è già ai margini.

Un provvedimento così squilibrato da costringere il Quirinale a sollevare rilievi costituzionali, e il governo a correre ai ripari con un decreto correttivo d'urgenza varato lo stesso giorno. La toppa rattoppata in fretta, mentre in Aula le opposizioni cantavano Bella Ciao.

La sicurezza non si costruisce con la repressione. Si costruisce con il lavoro, la casa, la sanità pubblica, il welfare. Con i diritti garantiti a tutte e tutti, non con le libertà civili smontate decreto dopo decreto.

La nostra sicurezza è la Costituzione.

Da che parte stai?Riprendiamo e condividiamo una riflessione di Marco Tuozzo.Due percorsi diversi.Due storie diverse.Due...
20/04/2026

Da che parte stai?

Riprendiamo e condividiamo una riflessione di Marco Tuozzo.

Due percorsi diversi.
Due storie diverse.
Due donne che conoscono la politica.

Entrambe, però, intercettano qualcosa che va oltre i singoli nomi: una domanda crescente di rappresentanza che attraversa l’Italia.

Una domanda che non nasce nei talk show, ma nella distanza sempre più evidente tra cittadini e politica: nel linguaggio, nei tempi delle decisioni, nella capacità di rispondere in modo credibile ai problemi reali.

È la stessa dinamica che oggi vediamo anche in altri contesti europei: meno appartenenza rigida, più richiesta di credibilità, equilibrio e competenza. Più attenzione alla qualità delle risposte che alle etichette politiche.

Il punto non è chi “vince” oggi.
Il punto è chi sarà in grado di rappresentare questa domanda domani.

Noi una riflessione la stiamo facendo.
E credo sia una riflessione che riguarda tutti.

E tu?

FINE DI UNA STORIALe parole di Donald Trump nei confronti dell’Italia e della sua Presidente del Consiglio sono inaccett...
15/04/2026

FINE DI UNA STORIA

Le parole di Donald Trump nei confronti dell’Italia e della sua Presidente del Consiglio sono inaccettabili.
Come inaccettabili sono state quelle contro il Papa.
E come inaccettabili sono le posizioni del Governo italiano sulla tragedia di Gaza e sulla guerra all’Iran.

Ma, come Partito Democratico, non possiamo essere ambigui: quando viene colpito il ruolo dell’Italia, si difendono le istituzioni, sempre.

Allo stesso tempo, quanto accaduto non può essere liquidato come un episodio isolato.

La rottura tra Giorgia Meloni e Trump è il punto di arrivo di una linea politica costruita su relazioni personali e affinità ideologiche, più che su un posizionamento autonomo e solido del Paese.

Quando la politica estera si muove in questo modo, il rischio è evidente: i nodi sono venuti al pettine, le alleanze sono diventate instabili e, crollato il velo delle ipocrisie, l’Italia si trova esposta sul piano internazionale, senza una strategia chiara per il futuro.

È per questo che oggi non basta difendere le istituzioni — cosa doverosa.
Serve anche riconoscere che questa situazione è il risultato di scelte politiche sbagliate del nostro Governo.

E su quelle scelte, il giudizio deve essere altrettanto chiaro.

FINE DELLA STORIA. TORNIAMO PADRONI DEL NOSTRO FUTURO

Una riflessione di Marco Tuozzo

È chiaro che Péter Magyar non nasce a sinistra.Ma quello che sta accadendo in Ungheria ci dice qualcosa di più important...
13/04/2026

È chiaro che Péter Magyar non nasce a sinistra.

Ma quello che sta accadendo in Ungheria ci dice qualcosa di più importante: quando emergono alternative in modo così eclatante, significa che esiste una domanda profonda di trasparenza, equilibrio dei poteri, cambiamento — una domanda che non nasce dentro i tradizionali steccati politici, ma spesso li supera.

È una dinamica che, in forme diverse, sta attraversando tutte le democrazie europee.
Dalla crisi dei partiti tradizionali alla crescita di leadership “ibride”, fino alla richiesta sempre più esplicita di istituzioni che funzionino davvero: è un segnale diffuso, che riguarda fiducia, credibilità, capacità di governo.

L’Ungheria, da questo punto di vista, è un laboratorio politico: un Paese relativamente piccolo, meno di 10 milioni di abitanti, ma capace di anticipare tendenze che poi si manifestano altrove, spesso con maggiore intensità.

Anche in Italia questa domanda esiste già.
Il referendum sulla giustizia lo ha reso evidente: cresce un Paese che rifiuta la “strategia del conflitto” come unico linguaggio della politica e chiede più equilibrio, più serietà istituzionale, meno propaganda.

E dentro questo scenario pesa una scelta politica precisa.
Il Governo guidato da Giorgia Meloni si è collocato apertamente in sintonia con il modello di Viktor Orbán: un’impostazione che concentra il potere, riduce gli spazi di bilanciamento istituzionale e interpreta il consenso come legittimazione senza contrappesi.

Ma è proprio su questo punto che si apre una frattura, in Ungheria come altrove: quando cresce la domanda di trasparenza ed equilibrio, quel modello inizia a essere messo in discussione.

Ed è su questo terreno che si giocherà la sfida del 2027.

Testo di Marco Tuozzo

02/04/2026

Non possiamo restare in silenzio.

Definire l’antifascismo un “rigurgito” è un’offesa alla nostra storia, alla nostra Costituzione e a tutte le donne e gli uomini che hanno lottato per la libertà di cui tutti oggi godiamo.

L’antifascismo non è un’opinione tra le altre. È il fondamento della nostra democrazia. È ciò che permette, ancora oggi, a chiunque, anche a chi pronuncia certe parole, di esprimersi liberamente.

Dire che “il fascismo è un’idea da tutelare” significa falsificare la realtà. Il fascismo non è un’opinione: è stato violenza, repressione, leggi razziali, guerra. È un crimine che la nostra Costituzione ripudia senza ambiguità.

Chi rappresenta le istituzioni ha un dovere preciso: difendere e promuovere i valori costituzionali non sdoganare ideologie che quei valori li negano.

Per questo, come Partito Democratico della provincia di Varese, respingiamo con forza parole gravi e inaccettabili dell’assessore Volontè.

Siamo e saremo sempre dalla parte della democrazia, della libertà e dell’antifascismo. Sempre.

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