27/05/2026
LA CARTOLINA PATINATA E' ARRIVATA A DESTINAZIONE
Quella che doveva essere la Venaria che riparte si è palesata per quello che è:
l'ennesima dimostrazione di un'inefficienza amministrativa che non riesce ad andare oltre la superficie delle cose.
Perché "Venaria Riparte" era il nome della lista, era la promessa elettorale, era il mandato ricevuto dai cittadini.
E questa è la ripartenza:
un cavo della media tensione che cede nella notte, un cantiere d'emergenza e un comunicato che scarica la responsabilità su Enel, dimenticando che una città che riparte davvero pianifica, coordina, anticipa.
Non scopre i problemi quando è troppo tardi.
5 milioni di euro di fondi PNRR — soldi pubblici, soldi europei, soldi di tutti — spesi per dare immagine e poca consistenza.
A cui si aggiungono oltre 2,3 milioni investiti da SMAT per acquedotto e fognature.
Oltre 7 milioni di euro in totale.
Eppure la rete elettrica di media tensione è rimasta quella di prima. Nessuno ha pensato di coinvolgere Enel Distribuzione nel coordinamento dei lavori, nessuno ha valutato se gli impianti esistenti fossero adeguati a reggere una città che cambia.
Il problema dei sovraccarichi di tensione, come quello delle reti fognarie e idrauliche, non è una scoperta di ieri sera.
I venariesi lo conoscono da anni, ci convivono, ci fanno i conti ogni volta che la città mostra il suo lato nascosto.
Eppure, quando è arrivato il momento di intervenire su un'opera così grande, si è scelto di progettare ciò che colpisce l'occhio: alberi, fiori, panchine, asfalto colorato, toret, lampioni, pietre di Luserna.
Cose belle, certo. Cose utili, senza dubbio. Ma cose ben visibili che stanno in superficie.
Rimane uguale tutto ciò che non si vede.
Tutto quello che quell'asfalto e quelle pietre ricoprono e nascondono:
gli impianti vecchi, le reti inadeguate, il disagio quotidiano degli abitanti.
Una città a due velocità — anzi, a due visibilità.
Ma c'è un'altra frattura che questo cantiere notturno illumina, e riguarda la geografia stessa delle priorità di questa amministrazione.
La cura, le risorse, l'attenzione progettuale: tutto si è concentrato sul centro.
Viale Buridani, via Mensa, il cuore commerciale, il salotto buono da mostrare agli ospiti e da fotografare per i comunicati stampa.
E gli altri quartieri?
Quelli che non sono nel centro, che non fanno vetrina, che non compaiono nelle inaugurazioni con la banda musicale?
Le periferie di una città che ha confini molto più larghi di un viale riqualificato sono rimaste esattamente dov'erano.
Strade ammalorate, spazi degradati, infrastrutture che invecchiano senza che nessuno ne parli, servizi che si rarefanno man mano che ci si allontana dal centro.
Una visione di città che finisce dove finiscono le pietre di Luserna.
Questo non è sviluppo urbano. È scenografia.
Si costruisce il palcoscenico e si dimentica che dietro le quinte vive la maggior parte delle persone.
E poi ci sono loro.
Gli invisibili, quelli che nessuna inaugurazione festosa raggiunge.
Quelli che non erano in piazza il 16 maggio a celebrare il nuovo viale tra le note della banda musicale, perché avevano altro a cui pensare — e che spesso abitano proprio nei quartieri che questa amministrazione non ha mai davvero messo a fuoco.
Il pensionato che fa i conti con una bolletta elettrica che non riesce a pagare, e per cui un blackout improvviso diventa un problema in più in una vita già ai limiti.
La persona con disabilità che avrebbe voluto credere che un viale rifatto significasse anche percorsi accessibili davvero pensati, non solo dichiarati.
Chi ha problemi di salute seri, dipende da apparecchiature elettriche anche in casa e non può semplicemente aspettare che un guasto alla rete venga riparato.
Chi è in difficoltà economica, chi ha perso il lavoro, chi non arriva a fine mese e che, guardando quei 7 milioni spesi per rendere bello un viale, si chiede perché nessuno abbia pensato a rendere più giusto un sistema.
Questa è la politica dell'immagine: curatissima in superficie, indifferente in profondità.
Concentrata al centro, cieca verso le periferie.
Funziona per chi può godere del bello.
Non funziona per chi ha bisogno del necessario.
E il necessario — la luce che funziona, il riscaldamento che tiene, la certezza che le infrastrutture reggano ovunque, non solo in vetrina — non si inaugura con una festa, non si fotografa, non finisce sui comunicati stampa.
Un'amministrazione lungimirante avrebbe avuto una visione di città intera, non di un viale.
Avrebbe distribuito le risorse sapendo che una comunità è forte nei suoi quartieri più fragili, non nei suoi angoli più belli.
Avrebbe previsto, invece di scoprire, i problemi che inevitabilmente si sarebbero presentati, lasciando invariata una struttura impiantistica che non reggeva ieri e non regge oggi.
Invece no. Si è costruita la vetrina. Il retrobottega è rimasto lo stesso di sempre.
E chi viveva già ai margini — al margine del centro, al margine della città, al margine della vita — è rimasto dov'era: invisibile, in attesa che qualcuno si ricordi che esiste.
Massimiliano Mantovani
𝗚𝗨𝗔𝗦𝗧𝗢 𝗘𝗡𝗘𝗥𝗚𝗘𝗧𝗜𝗖𝗢: 𝗖𝗔𝗡𝗧𝗜𝗘𝗥𝗘 𝗨𝗥𝗚𝗘𝗡𝗧𝗘 𝗗𝗜 𝗘𝗡𝗘𝗟 𝗗𝗜𝗦𝗧𝗥𝗜𝗕𝗨𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗜𝗡 𝗩𝗜𝗔𝗟𝗘 𝗕𝗨𝗥𝗜𝗗𝗔𝗡𝗜
Con carattere d'urgenza, dalla tarda serata di ieri, martedì 26 maggio 2026, sono in corso lavori da parte di Enel Distribuzione in viale Buridani, nel tratto a ridosso di via Silva e via Goito.
Questo a seguito di un guasto di un cavo della media tensione della cabina secondaria dovuto a un sovraccarico causato da una elevata accensione di dispositivi elettrici.
L'intervento ha evitato una problematica più ampia in tutta la zona.
Il cantiere dovrebbe concludersi nella giornata odierna: il ripristino verrà eseguito a cura e spese di Enel Distribuzione, unica responsabile e proprietaria degli impianti, per tutto il tratto interessato, con gli stessi materiali e medesime modalità da parte della ditta che ha eseguito l'asfaltatura del viale nelle scorse settimane.