02/08/2024
Il 28 Luglio si sono tenute le elezioni presidenziali nella Repubblica Bolivariana del Venezuela. Le urne hanno parlato chiaro: col 51,20%, il popolo venezuelano ha riconfermato la fiducia a Nicolás Maduro, del Partido Socialista Unido de Venezuela (PSUV), eletto per un secondo mandato. Da anni, le posizioni del presidente bolivariano e la sua lotta contro le liberalizzazioni massicce nel Paese, specialmente nel settore petrolifero, si scontrano con gli interessi degli States, che da sempre vedono l’America del Sud come il proprio “giardino di casa”.
Come successo in passato, dal Cile all’Argentina, fino di recente in Bolivia, gli Stati Uniti e i loro oligarchi (uno su tutti, in questo caso, Elon Musk) hanno sostenuto e sostengono personaggi di qualunque schieramento, purché all’opposizione (dalla destra fascista a quella liberista): in questo caso Edmundo Gonzalez, favorevole alle privatizzazioni di massa, così da aprire le porte del Paese ai capitali americani. Il piano in Venezuela è fallito, ma, come da tradizione, l’imperialismo statunitense non si è rassegnato: negli ultimi giorni, infatti, molte persone e figure politiche hanno gridato allo scandalo, denunciando brogli e atti di corruzione, fino ad accusare il PSUV di aver falsificato la percentuale finale dei voti di Maduro.
Inoltre, altri Paesi, come l’Argentina, in mano all’ impresentabile l’ultraliberista Javier Milei, e il Perù, il cui presidente legittimo, Pedro Castillo, è stato rovesciato nel 2022 da un altro golpe sostenuto dagli USA, si sono rifiutati di riconoscere il risultato elettorale.
Infine, bande di narcotrafficanti e militanti di estrema destra destabilizzano la situazione in varie zone del Paese: come ci si poteva aspettare, queste rivolte sono state subito appoggiate dagli Stati Uniti, i cui media si sono subito adoperati per mistificare la situazione portando avanti la narrazione a loro utile, anche attraverso notizie false.
Sosteniamo e difendiamo il risultato elettorale, auspicando una pacificazione tra tutte le forze antimperialiste del paese, il voto popolare non può e non deve essere deciso a tavolino da potenze straniere.