Rete Solidale per la casa

Rete Solidale per la casa Punto di ascolto per problematiche abitative e la difesa del diritto alla casa

Il 16 aprile alle 18:00 ci riuniamo all'Hotel Belvedere del Lido per parlare di diritto alla casa con la “Rete Solidale ...
08/04/2026

Il 16 aprile alle 18:00 ci riuniamo all'Hotel Belvedere del Lido per parlare di diritto alla casa con la “Rete Solidale per la Casa”. Saranno presenti i nostri giuristi, gli operatori degli sportelli e cittadini. Interventi, proposte e un aperitivo finale per stare insieme. Non mancare!

PER CHI AVESSE NECESSITA' DI UN APPUNTAMENTO ALLO SPORTELLO DI CASTELLO, SABATO MATTINA 11 APRILE ABBIAMO ANCORA POSTO.
08/04/2026

PER CHI AVESSE NECESSITA' DI UN APPUNTAMENTO ALLO SPORTELLO DI CASTELLO, SABATO MATTINA 11 APRILE ABBIAMO ANCORA POSTO.

Lido: 14 anni di assegnazione provvisoria e una casa che cade a pezzi.La Rete Solidale per la Casa denuncia la gravissim...
04/04/2026

Lido: 14 anni di assegnazione provvisoria e una casa che cade a pezzi.

La Rete Solidale per la Casa denuncia la gravissima situazione di Cinzia, una propria utente residente in un alloggio Insula agli Alberoni al Lido, vittima di una doppia inefficienza: burocratica e strutturale.
Il primo punto critico è il limbo dell’assegnazione provvisoria, uno strumento temporaneo che deve trovare una soluzione definitiva e che viene dato in stato di emergenza abitativa, dal 2012: Cinzia vive in una situazione di "provvisorietà" che si trascina da ben quattordici anni, nonostante abbia partecipato regolarmente ai bandi, collocandosi sempre entro i primi 100 posti, fatto che avrebbe dovuto consentire l’operazione. È inaccettabile che una cittadina sia privata della certezza di un titolo definitivo, pur avendone il diritto. Chiediamo che Insula proceda immediatamente alla regolarizzazione della posizione, ponendo fine a un’attesa che dura dal 2012 e che riguarda, purtroppo, molti altri nuclei familiari, che possono e devono essere tutelati in egual modo.
L’alloggio ha inoltre pesanti infiltrazioni d’acqua e, a causa di queste, continui blackout elettrici, oltre a gravi problemi idraulici e fognari che non vengono risolti.
Parallelamente alla questione amministrativa – ma altrettanto urgente – vi è, quindi, il totale abbandono della manutenzione degli alloggi dello stesso edificio.
Siamo di fronte a due mancanze distinte ma ugualmente gravi: da una parte c'è l’incapacità di gestire le assegnazioni definitive, lasciando le persone che ne avrebbero diritto in un limbo giuridico per oltre un decennio. Dall'altra c'è il venir meno al dovere elementare di manutenzione. Un ente pubblico ha l'obbligo di garantire l'abitabilità e la sicurezza dei propri alloggi, indipendentemente dal fatto che l'assegnazione sia provvisoria o definitiva. Non si può rischiare un cortocircuito o vivere con l’umidità in casa nel silenzio delle istituzioni.
La Rete Solidale per la Casa chiede un intervento tecnico immediato per la messa in sicurezza dell'impianto elettrico di Cinzia e l'avvio delle pratiche per le assegnazioni definitive dei casi in sospeso che ne hanno diritto e necessità.

Per la Rete Solidale per la Casa
La portavoce
Susanna Polloni

Commercio di vicinato e artigianato: non c'è più tempo e servono soluzioni vere.La situazione del commercio e dell'artig...
23/03/2026

Commercio di vicinato e artigianato: non c'è più tempo e servono soluzioni vere.

La situazione del commercio e dell'artigianato nel nostro Comune ha raggiunto il punto di non ritorno. Ma dobbiamo distinguere, perché il dramma ha due volti diversi, entrambi tragici.
Nella Venezia insulare, la città storica è già stata uccisa. Non è più una città, è un guscio vuoto, un’infinita distesa di serrande abbassate intervallate solo da negozi di souvenir tutti uguali. Chi ci vive non trova più un artigiano, un pezzo di ricambio, un servizio di prossimità. La funzione urbana è morta: senza botteghe che servano i residenti, la città smette di essere tale e diventa un parco a tema senza anima.
In Terraferma, stiamo assistendo a un’agonia accelerata. Mestre e le sue periferie si stanno desertificando sotto i colpi dei grandi centri commerciali e di affitti insostenibili. Ogni vetrina che si oscura in via Piave o nelle zone centrali è un colpo mortale alla sicurezza e alla vita sociale dei quartieri. Se non interveniamo subito, la terraferma farà la fine della città storica: un deserto di vetrine vuote e degrado.
Non si può più gestire il patrimonio pubblico con logiche di mercato che solo le multinazionali o la paccottiglia turistica possono permettersi.

Servono bandi urgenti e coraggiosi per assegnare gli spazi comunali a canoni agevolati e simbolici, con obiettivi chiari:
- Restituire spazi agli artigiani che vogliono riportare il lavoro vero e il "saper fare" in laguna e in terraferma.
- Sostenere i negozi di vicinato che servono le famiglie, garantendo che i quartieri restino vivi e sicuri.
- Dare una possibilità reale alle famiglie di investire sul territorio senza essere strozzate dagli affitti.

Assegnare i locali del Comune a prezzi accessibili a tutte e tutti e’ un investimento per la sopravvivenza della città. Solo riportando il lavoro e i servizi sotto casa possiamo far rifiorire Venezia e Mestre. Senza botteghe non c'è comunità. Senza artigiani non c'è futuro.

21/03/2026

Piano Casa, parte 5.
L’ultimo capitolo del Piano Casa della “Rete Solidale per la Casa”, che è anche parte del programma di “Tutta la città insieme”, denuncia l’abbandono delle persone senza dimora a Venezia, ridotte a “emergenza” gestita con la sola repressione. Il progetto propone un cambio di rotta radicale: la sicurezza non si ottiene spostando il problema, ma con la cura della città e l’assunzione di responsabilità da parte dell’ente pubblico.
La proposta chiede servizi strutturali e finanziati. L’obiettivo è creare presidi socio-sanitari e centri di accoglienza diffusi, accessibili senza ostacoli burocratici. Per noi, abbattere la marginalità e sostenere i più fragili è un investimento sulla città e l’unico modo per garantire il bene collettivo di tutta la comunita’.


21/03/2026

La città violata: l’aziendalizzazione dei servizi pubblici essenziali li trasforma in vere e proprie imprese, dove il bilancio conta più delle persone. In questo modo, la salute o la scuola, o l’assistenza, non sono più diritti garantiti a tutti, ma diventano “prodotti” che devono produrre un utile o, almeno, non andare in perdita.
Il problema principale è che un ospedale o una scuola non possono essere gestiti come un supermercato: se l’unico obiettivo è il risparmio, a farne le spese sono la qualità del servizio e l’uguaglianza. Chi vive in zone logisticamente difficili o ha meno disponibilità economica finisce per ricevere meno tutele, trasformando il cittadino in un semplice cliente che riceve solo ciò che l’azienda può permettersi di offrire.
I servizi pubblici non devono generare profitto!

Case popolari a Venezia: se il Centro nazionale di Ricerca sugli enti pubblici guarda solo i bilanci e il Comune non ren...
16/03/2026

Case popolari a Venezia: se il Centro nazionale di Ricerca sugli enti pubblici guarda solo i bilanci e il Comune non rende pubblici i dati, a rimetterci sono i cittadini

C’è un errore di fondo nel modo in cui il Centro di Ricerca Nazionale valuta la gestione delle nostre case popolari: le analizza guardando solo se i conti tornano tra entrate e uscite. Ma valutare il patrimonio pubblico basandosi solo sulla "differenza tra attivi e passivi" significa muoversi con gli occhi bendati di fronte alla realtà. Una casa popolare nel Comune di Venezia, per esempio, non è un investimento finanziario, è un elemento di welfare che serve a tenere viva la città e i cittadini.
Se un ente risparmia non facendo le manutenzioni, il suo bilancio magari sorride, ma la realtà è che sta abbandonando al degrado progressivo un bene comune. La cosa più grave è che in Veneto, e in particolare a Venezia, si sta seguendo una logica commerciale: ATER sta vendendo le case pubbliche solo per fare cassa. Si guarda al ritorno economico immediato, dimenticando che ogni casa venduta è un pezzo di città tolto per sempre a chi ne avrebbe diritto e necessità.
E non accettiamo la scusa che "non ci sono i soldi per ristrutturare”. Per Venezia i fondi pubblici ci sono sempre stati, il problema è che sono stati spesi male, per esempio nel Bosco dello Sport, preferendo altre priorità al diritto all'abitare. Un "attivo" di bilancio ottenuto svendendo il patrimonio o ignorando il degrado non è un successo, è un fallimento sociale che i tecnici non raccontano.
A Venezia la situazione è resa ancora più opaca dal silenzio dell'amministrazione. È dal 2016 che il Comune ha scelto di non pubblicare più il bollettino che rendeva conto della di delle case pubbliche in città , lo strumento che ci permetteva di sapere davvero quanti alloggi fossero sfitti o in restauro. È una scelta politica precisa: senza dati trasparenti, la realtà dei quartieri sparisce e restano solo le carte contabili che i centri di ricerca utilizzano.
Un ente è efficiente se riassegna le case e se le cura, e non se le vende al miglior offerente per far quadrare i conti sulla carta. Finché l'amministrazione continuerà a nascondere i dati e a trattare le case popolari come merce, ogni valutazione tecnica sarà solo un modo per non guardare in faccia la realtà della popolazione, allo stremo per carenza di welfare e servizi, entrambi considerati attuabili e sostenibili solo in termini di bilancio, trasformando i diritti sociali in voci di spesa da tagliare se "non tornano i conti”.

Indirizzo

Venice

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Rete Solidale per la casa pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi