16/03/2026
Case popolari a Venezia: se il Centro nazionale di Ricerca sugli enti pubblici guarda solo i bilanci e il Comune non rende pubblici i dati, a rimetterci sono i cittadini
C’è un errore di fondo nel modo in cui il Centro di Ricerca Nazionale valuta la gestione delle nostre case popolari: le analizza guardando solo se i conti tornano tra entrate e uscite. Ma valutare il patrimonio pubblico basandosi solo sulla "differenza tra attivi e passivi" significa muoversi con gli occhi bendati di fronte alla realtà. Una casa popolare nel Comune di Venezia, per esempio, non è un investimento finanziario, è un elemento di welfare che serve a tenere viva la città e i cittadini.
Se un ente risparmia non facendo le manutenzioni, il suo bilancio magari sorride, ma la realtà è che sta abbandonando al degrado progressivo un bene comune. La cosa più grave è che in Veneto, e in particolare a Venezia, si sta seguendo una logica commerciale: ATER sta vendendo le case pubbliche solo per fare cassa. Si guarda al ritorno economico immediato, dimenticando che ogni casa venduta è un pezzo di città tolto per sempre a chi ne avrebbe diritto e necessità.
E non accettiamo la scusa che "non ci sono i soldi per ristrutturare”. Per Venezia i fondi pubblici ci sono sempre stati, il problema è che sono stati spesi male, per esempio nel Bosco dello Sport, preferendo altre priorità al diritto all'abitare. Un "attivo" di bilancio ottenuto svendendo il patrimonio o ignorando il degrado non è un successo, è un fallimento sociale che i tecnici non raccontano.
A Venezia la situazione è resa ancora più opaca dal silenzio dell'amministrazione. È dal 2016 che il Comune ha scelto di non pubblicare più il bollettino che rendeva conto della di delle case pubbliche in città , lo strumento che ci permetteva di sapere davvero quanti alloggi fossero sfitti o in restauro. È una scelta politica precisa: senza dati trasparenti, la realtà dei quartieri sparisce e restano solo le carte contabili che i centri di ricerca utilizzano.
Un ente è efficiente se riassegna le case e se le cura, e non se le vende al miglior offerente per far quadrare i conti sulla carta. Finché l'amministrazione continuerà a nascondere i dati e a trattare le case popolari come merce, ogni valutazione tecnica sarà solo un modo per non guardare in faccia la realtà della popolazione, allo stremo per carenza di welfare e servizi, entrambi considerati attuabili e sostenibili solo in termini di bilancio, trasformando i diritti sociali in voci di spesa da tagliare se "non tornano i conti”.