Forte Gazzera

Forte Gazzera della linea 11, e da qui lungo un viale si arriva all’entrata del Forte Gazzera. Venezia, novembre 1977

LA NOSTRA STORIA
Il Consiglio di Quartiere Chirignago-Gazzera, che allora aveva come numero di riferimento 16, nella seduta del 06.05.1983 con deliberazione n°53 presenti 16 Consiglieri su 24 ha deliberato: di istituire il “Comitato promotore per l’acquisizione ad uso pubblico del Forte Gazzera” col compito di elaborare tutte quelle proposte tecniche e politiche atte a conseguire l’obiettivo istit

utivo, perseguendo il massimo coinvolgimento di realtà e cittadini interessati e dell’opinione pubblica in generale, riferendone, tramite il proprio coordinatore, al Consiglio di Quartiere. Con questo inizio di deliberazione si è costituito dunque, nel lontano 1983 quello che è stato, fino al 1999 il Comitato Forte Gazzera: una libera Associazione di cittadini che prediligendo la volontà di promuovere iniziative atte all’acquisizione ad uso pubblico e alla gestione di tutto il complesso Forte Gazzera, integrando in comune la propria personalità, promuovono anche tutte quelle attività culturali, sportive dilettantistiche, di promozione sociale, turistiche, ricreative e di formazione extrascolastiche della persona valorizzando il volontariato e la cultura della solidarietà. Dopo il 1999 il Comitato ha cambiato il suo stato sociale: da Comitato è passato ad Associazione Comitato Forte Gazzera, anche se per tutta la gente è rimasto Comitato, che ha avuto un ruolo fondamentale per aver:
- sensibilizzato la città e gli stessi Amministratori sul valore della struttura del Forte e sulla potenzialità di riutilizzo;
- promosso iniziative e manifestazioni di carattere aggregante e sociale;
- realizzato un’opera di bonifica ambientale che ha permesso di ridonare alla città uno scrigno storico e naturalistico:
- ideato un museo etnografico per ricordare gli antichi mestieri mettendo in bella mostra tutti gli attrezzi, compresi quelli dell’arte contadina, per suscitare nella gente il più delle volte dei ricordi di altre storie. Forte Gazzera si trova sulla strada comunale che collega la località di Gazzera a quella di Zelarino, Olmo di Maerne, Maerne di Martellago, Trivignano su una vasta area della prima periferia di Mestre a circa cinquecento metri, in linea d’aria, dalla tangenziale ovest. Se non si ha familiarità, il luogo si nota poco; ma se si è attenti, dopo alcuni insediamenti abitativi, partendo dal centro Gazzera, si nota sulla sinistra un piccolo bosco allo stato brado; un po’ prima c’è un piazzale adibito a parcheggio dove una volta era capolinea del servizio autobus A.C.T.V. E’ il primo forte, costruito nel 1883, di quel famoso Campo Trincerato di Mestre di cui fanno parte anche Forte Carpenedo (Vallon) e Forte Tron. Costruito con il preciso scopo di “dare una mano” a Forte Marghera per la salvaguardia di Venezia, del suo Arsenale e i suoi monumenti: non fu mai utilizzato per scopi bellici perché il suo armamento si è subito dimostrato obsoleto rispetto ai passi “da gigante” che aveva fatto l’artiglieria d’epoca ( cannoni a canna liscia anziché rigata e con gittate maggiori). Sembra che non abbia mai sparato nonostante la sua struttura ancora oggi ben conservata ed imponente. E’ inoltre circondato da un fossato che ne delimita il perimetro e che non lascia spazio per il suo attraversamento. Si entra solo attraverso un ponte a cinque campate che sorreggono dei tavolati in legno di larice per il passaggio di mezzi molto pesanti. Dopo varie vicissitudini il forte è stato oggetto, nel 1920, di un radicale cambiamento; da oggetto di difesa a deposito di munizioni stravolgendo il suo stato di fortificazione. Infatti per mimetizzare l’avamposto militare sono state piantate diverse specie arboree che hanno favorito lo sviluppo anche di specie faunistiche un tempo comuni da queste parti rendendo il sito pregevole dal punto di vista ambientale che va fortemente valorizzato e protetto. Il Forte fino al 1951 è stato deposito di munizioni con la costante presenza dei militari; fino al 1980, anno della sua smilitarizzazione, è rimasto chiuso: soltanto cinque o sei militari montavano la guardia “alle pietre” e dal 1980 al 1990 è stato abbandonato a se stesso e oggetto di vari vandalismi. Dal 1990 al 1995 è stato dato in concessione ad una cooperativa che vi ha coltivato dei funghi rovinando parte della struttura e immettendo umidità sull’umidità. Dal 1995, anno del fallimento della cooperativa, al 1998 è stato posto sotto sequestro dal Tribunale Fallimentare e finalmente nel mese di luglio 1998 il Comune di Venezia Settore Patrimonio consegnava le chiavi per entrare nel Forte all’allora Presidente del Comitato Forte Gazzera Fusati Graziano. Con la certosina pazienza di lavoratori, questo manipolo di cittadini ha cominciato la loro opera di restauro, di pulizia: di creare con gusto e sobrietà un luogo ameno che non esisteva in tutto il circondario di Mestre dando la possibilità a tutti di partecipare alla vita viva del luogo. Non avendo mai sparato, è stato sopranominato Forte della Pace: e quale miglior pace se non nel lavoro? Con l’aiuto di un grande scopritore di oggetti degni di essere visionati dalla maggior parte della gente siamo riusciti a sistemare tutti quegli attrezzi da lavoro che servivano agli Artigiani e Imprenditori a costruire, a mano, infissi in legno, mobili, cancellate ecc. Tutto grazie a Pino de Riva che ha voluto darci veramente il culto e devozione nell’oggetto come poeta e sensibile “raccoglitore” di cose dell’uomo. La pregnanza del senso religioso di ogni modo dell’agire umano è sempre stata presente presso i nostri antichi progenitori. Essa significava, per un verso, un sentito bisogno del legame con il Divino e, per altro verso, la manifestazione morale del vivere quotidiano. Infatti ci sono state tramandate molte parole scritte, molte allegorie ed altri insegnamenti religiosi espressi con l’arte: ce lo testimoniano affreschi e sculture dei più grandi artisti di ogni opera. Con questo non si vuole paragonare Pino de Riva ad uno di questi artisti ma di un uomo che voleva portare nel “ mondo” in cui viveva una dimostrazione che anche il più piccolo oggetto poteva significare la realtà di una vita votata al lavoro. Pino de Riva raccolse con impegno una grande quantità di attrezzi da lavoro e oggettistica, che va a valorizzare proprio quelli aspetti dell’uomo nella sua quotidianità, e che il tempo e le nuove tecnologie tendono a cancellare, facendo si che di tutto il vissuto, anche di un passato recente, non rimanga nelle nuove generazioni neppure il ricordo. Sotto la sua guida abbiamo così allestito il Museo delle Arti e Tradizioni Popolari, piattaforma del passato, per vivere il presente così con slancio verso il futuro che non deve dimenticare che anche la più piccola vite di quella sofisticata macchina è opera della mano e dell’ingegno dell’uomo. Scriveva Maria Rosanna Poletto in prefazione di un opuscolo edito dal Comitato Forte Gazzera dal titolo “Il mio serraglio”. In genere gli animali vengono visti come molto simili agli uomini, spesso con le stesse passioni: negli scrittori latini non c’è quel netto distacco che mettiamo oggi tra noi e gli animali. In questa raccolta, forse per la prima volta, sono proprio loro, gli animali, a rivendicare energicamente il loro privilegio di essere diversi dagli uomini, esenti dai loro vizi, avulsi dalle loro lotte. L’originalità di questo poeta sta proprio nel nuovo ruolo conferito agli animali, caratteristiche del resto, che lo discosta parzialmente da illustri predecessori quali il greco Esopo ed il latino Fedro, pur permettendo di inserirlo nel medesimo contesto artistico. Ricordiamo infatti come, in Esopo, gli animali conservino la loro “personalità”, suggerendo, con le loro considerazioni, una morale esplicitata dall’autore stesso, mentre Fedro ci propone degli animali vestiti da uomini. E’ peraltro rilevabile una soluzione di continuità che, non a caso, ci mostra come gli animali siano serviti, in momenti così diversi della storia, a mettere in rilievo turbamenti politici e sociali: vedi la crisi della comunità greca in Esopo, la corruzione del mondo romano in Fedro ed infine, la crisi della società industrializzata, con la svalutazione dell’uomo come essere pensante, in de Riva. Per concludere, un fondo di pessimismo, una satira sociale, il giudizio negativo verso il ruolo che l’uomo ha accettato, il tutto mascherato da un rassegnato umorismo, scoprono l’animo fondamentalmente amaro di questo poeta.

dal 1883 ad oggi
07/06/2017

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