09/06/2026
🔍 Trasparenza retributiva: cosa cambia per le aziende dopo l'entrata in vigore della nuova normativa?
Dal 7 giugno 2026 è entrata in vigore anche in Italia la disciplina che recepisce la Direttiva UE 2023/970, con l'obiettivo di rafforzare il principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore, introducendo nuovi obblighi di trasparenza e nuovi diritti per lavoratori e candidati.
Tra le principali novità:
➡️ Trasparenza già in fase di selezione: i candidati devono essere informati sulla retribuzione iniziale o sulla fascia retributiva prevista per la posizione, prima dell'assunzione.
➡️ Stop alle domande sullo stipendio precedente: il datore di lavoro non può chiedere informazioni sulle retribuzioni percepite in precedenti rapporti di lavoro, per evitare che eventuali disparità si trascinino nel tempo.
➡️ Diritto all'informazione: i lavoratori possono richiedere informazioni sul proprio livello retributivo e sui livelli medi, suddivisi per genere, relativi a chi svolge lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore.
➡️ Obblighi di rendicontazione: le aziende con almeno 100 dipendenti saranno soggette a specifici obblighi di monitoraggio e comunicazione del gender pay gap, con tempistiche differenziate in base alla dimensione aziendale.
➡️ Valutazione congiunta delle retribuzioni: qualora emerga un divario retributivo di almeno il 5% non giustificato da criteri oggettivi e neutrali, l'azienda dovrà avviare una valutazione congiunta con i rappresentanti dei lavoratori per individuare e correggere le eventuali disparità.
La nuova normativa rappresenta un importante cambiamento per la gestione delle risorse umane: richiede alle aziende di rivedere politiche retributive, sistemi di valutazione delle mansioni e processi di selezione, promuovendo una maggiore trasparenza e una cultura organizzativa orientata all'equità.
Una sfida di compliance, ma anche un'opportunità per rafforzare fiducia, inclusione e sostenibilità all'interno delle organizzazioni.