30/04/2026
Celebrazione del 25 aprile ai CAPPUCCINI. Sintesi della Orazione del Prof. Michele Gaietta.
"Questo 25 aprile celebriamo gli 81 anni dalla Liberazione, atto ri-costitutivo della nostra Nazione e ri-generativo dell’identità profonda del popolo italiano.
Il prossimo 2 giugno ricorrerà anche l’ottantesimo anniversario della Repubblica.
Il voto del 2 giugno rappresenta infatti il punto di arrivo di una lunga e dolorosa transizione iniziata nel 1943, che portò alla divisione del Paese:
da un lato la Repubblica Sociale Italiana, nata sotto occupazione nazista;
dall’altro ciò che restava del governo legittimo, rifugiato nel Sud sotto tutela alleata.
La divisione del Paese e il fallimento istituzionale trasformarono inevitabilmente la guerra in Italia anche in una guerra tra italiani, aprendo l’annoso dibattito — tornato in parte al centro del discorso pubblico — sulla caratterizzazione del periodo 1943-1945 come “guerra civile”.
Un periodo così complesso, tuttavia, poco si presta a letture bidimensionali.
La differente traiettoria istituzionale, insieme alla distanza nella gestione dei territori occupati rispettivamente da truppe alleate e nazifasciste, porta a leggere quanto avvenuto in Italia tra il 1943 e il 1945 non tanto e non solo come una guerra civile, quanto come una “guerra di civiltà”, articolata anche su una dimensione interna al Paese.
Non quindi solo una guerra di patrie contro patrie, ma uno scontro tra concezioni differenti della convivenza umana:
tra l’esperienza nazifascista, fondata sulla violenza, lo sterminio e il dominio,
e i valori espressi nella Carta Atlantica del 1941, con il riferimento all’autodeterminazione dei popoli e alla “libertà dalla paura”, intesa come diritto individuale di emanciparsi dall’oppressione straniera e dal controllo autoritario.
Principi a cui aderirono tutti gli Alleati — dagli Stati Uniti all’Unione Sovietica — pur con differenze che sarebbero poi emerse negli anni successivi.
Il 25 aprile non deve essere una manifestazione divisiva e di parte, perché i partigiani non avrebbero potuto condurre la loro guerriglia senza il sostegno, anche talvolta silenzioso o interessato, di una parte progressivamente maggioritaria del popolo italiano.
Il 25 aprile non deve però diventare una festa di “ricongiungimento civile” forzato, se questo implica annacquare — nella volontà di superarle — le differenze tra chi scelse di stare con la libertà e le forze alleate e chi continuò a stare dalla parte della violenza nazifascista, in quella che fu soprattutto una guerra di “civiltà”.
Il 25 aprile è una festa fondativa del nostro Paese, con cui si porta a compimento il percorso di formazione della Repubblica.
Il 25 aprile è una manifestazione partigiana, perché il popolo italiano, come lo conosciamo oggi, non sarebbe lo stesso senza la Costituzione nata dalla Resistenza."