30/08/2026
🛑 Siamo qui per parlare di caccia.
Ma forse, se vogliamo davvero capire perché siamo qui, dobbiamo parlare di qualcosa di molto più grande della caccia.
Dobbiamo parlare di potere.
Perché la domanda fondamentale non è soltanto: quanti animali potremo uccidere?
La domanda è: chi decide quali vite hanno valore, quali vite possono essere sacrificate, e quali invece meritano di essere protette?
Il disegno di legge sulla caccia che porta avanti questa maggioranza interviene sulla legge e sposta il baricentro verso una concezione della fauna come qualcosa da "gestire", da regolare, da controllare. Il provvedimento è stato approvato dal Senato ed è ora all'esame della Camera.
E allora chiediamoci cosa significa, davvero, gestire la natura.
Per secoli abbiamo raccontato a noi stessi che l'essere umano fosse al centro del mondo.
Abbiamo chiamato "risorsa" una foresta.
Abbiamo chiamato "territorio" una terra.
Abbiamo chiamato "selvaggina" un animale.
Abbiamo chiamato "specie invasiva" chi non apparteneva al posto che avevamo deciso per lui.
Abbiamo trasformato il vivente in proprietà, materia prima, merce, bersaglio.
Questo ha un nome: antropocentrismo.
L'idea che il mondo esista principalmente per noi.
Che il valore di una vita dipenda dalla sua utilità per la nostra vita.
Che la natura sia uno spazio vuoto che possiamo organizzare secondo i nostri interessi.
Ed è qui che la questione della caccia incontra una storia molto più lunga.
La storia del colonialismo.
Il colonialismo non è stato soltanto conquista militare di terre lontane.
È stato anche un modo di guardare il mondo.
Da una parte noi.
Dall'altra gli altri.
Da una parte chi ha il diritto di nominare, classificare, decidere.
Dall'altra chi viene nominato, classificato, governato.
E quando una società si abitua all'idea che esistano vite che possono essere dominate perché considerate inferiori, selvatiche, estranee, inutili o pericolose, quella mentalità non rimane confinata in un solo ambito.
Si riproduce.
Con gli esseri umani.
Con gli animali.
Con gli ecosistemi.
Con chi viene percepito come diverso. "Noi e gli altri" (...) siamo qui anche a contestare la presenza di Giorgia Meloni e Lollobrigida a Vercelli l'11 settembre. Non a nostro nome.