20/10/2026
🌾 Il rispetto per Vercelli non si tocca, ma la politica deve fare la sua parte.
Molti risicoltori lo hanno ribadito in queste ore: non manifestare durante "Risò" è stato un atto di responsabilità per non rovinare una vetrina importante per la città, oltre che una scelta dettata dall'incertezza del momento e delle autorizzazioni. Una sensibilità che comprendiamo e che lo stesso Filippo Campisi ha evidenziato.
Il punto centrale della riflessione del nostro Segretario cittadino, infatti, non era criticare chi lavora la terra, ma accendere i riflettori su chi è salito su quel palco. Mentre il Governo faceva passerella e si scattava selfie propagandistici, i problemi reali del comparto venivano lasciati fuori dalla porta (lo sporco sotto il tappeto). Finita la sfilata romana, le risposte per i nostri risicoltori continuano a essere zero.
👇 Leggi l'intervento completo di Filippo Campisi:
ITACA n. 2 - TANTO RISÒ CHE PIOVVE
-Rubrica a cura di Filippo Campisi, Segretario cittadino del PD-
A mettere lo sporco sotto il tappeto può succedere che arriva il vento che lo solleva e tutto se ne va in giro con un gran polverone.
Il vento è quello dei risicoltori e dei trattori che hanno occupato Vercelli in questi giorni e il polverone è questo:
“Con questo flash mob daremo il via a una mobilitazione permanente che coinvolgerà tutti i comparti agricoli piemontesi”.
E ancora: “Il costo del gasolio è alle stelle, le materie prime sono insostenibili e i prodotti vengono sottopagati. E se crolla l’agricoltura crolla l’intero Paese. Non difendiamo solo il nostro lavoro, difendiamo il cibo e la salute di tutti”.
E ancora: “Stop al caro gasolio agricolo e tassazione agevolata, stop alle speculazioni sulla filiera agroalimentare, si’ alla dignità e ai prezzi giusti per chi lavora la terra”.
Mica invento: sono parole di risicoltori, copiate da un giornale vercellese di venerdì. Ieri.
Benedetti agricoltori, ma perché non lo avete detto quando venerdì 11 settembre avevate a disposizione Giorgia davanti a Sant’Andrea, col ministro dell’agricoltura ex cognato Lollobrigida? Perché non avete portato i trattori quando domenica 13 settembre il ministro Giuli ci spiegava le otto ore di lavoro giornaliere in risaia come un successo femminile, solo di donne (come Giorgia, questo non lo ha detto ma lo ha lasciato intendere), dimenticando che fu una conquista di lavoratrici e lavoratori che con la Giorgia che sarebbe venuta e la sua parte politica nulla avevano a che spartire?
Perché non avete approfittato di quella straordinaria occasione per far sentire le vostre voci e avete invece taciuto per non rovinare la festa?
Perché invece avete fatto selfie, e se non li avete fatti avete sorriso vedendo chi li faceva, con Giorgia, la presidente del consiglio che ha l’aplomb del vincitore delle nuove proposte a Sanremo?
Forse perché non si doveva disturbare i manovratori, sindaco, presidente della provincia, presidente della regione, sindaci del territorio, assessori e consiglieri comunali provinciali regionali, tutti lì sul palco a sentirsi parlare, o seduti in prima e seconda fila a sentirli parlare, pensando prima o poi toccherà anche a me.
Vi capisco, davvero vi capisco. Voi non c’entrate: il giorno più bello dell’anno, quello del ritorno a Vercelli di un presidente del consiglio dopo mille (per dire) anni, il giorno della celebrazione del riso e di Vercelli era una cosa molto più grossa di voi, per quanto grandi e importanti voi possiate essere. Mica potevate guastare la loro festa, la passerella mediatica di lor signori.
Ma adesso chi glielo spiega a Giorgia che è stata tutta una finta, che la polvere nascosta sotto il lussuoso tappeto di quei giorni è uscita, che tutto è un chiasso grande e preoccupante e imbarazzante, che la realtà è quella che gridate oggi, che non è più tempo di selfie perché la festa, quella festa, è finita ora che gli amici, quelli di Roma (e anche di Torino, che però contavano meno), se ne sono andati?
Lasciate che glielo spieghino loro, sapranno certamente trovare le parole. E se stavolta un po’ faticassero quello è comunque il loro mestiere, non il vostro.
E il prossimo anno tornate a Riso’ perché io credo, qui al Pd crediamo, che ogni iniziativa che possa valorizzare Vercelli sia giusta. Ma, visto che vi riguarda (riguarda anche noi tutti di Vercelli, ma voi per primi), chiedete più sobrietà, per piacere, niente passerelle. O, siccome “niente” mi pare davvero impossibile, non più del minimo sindacale.
E chiedete che se polvere ci sarà sia lì da vedersi. Senza che i manovratori la nascondano sotto il tappeto. Sarà meglio per il vostro lavoro, per Vercelli e perfino per loro. Perché si sa: i tappeti sono pericolosi, ci si può inciampare e farsi male.
Vercelli, 17 ottobre 2026