08/10/2021
È tutta colpa del capitalismo!
Oggi affrontiamo un'obiezione che si è molto diffusa negli ultimi tempi, espressa anche dal movimento dei Fridays for Future e da molte sigle della sinistra ambientalista: l'obiezione secondo cui alla base dei problemi ambientali (e un po’ di tutti i problemi in generale) ci sia l’impostazione capitalista e consumista della società.
Anche noi, come pagina, siamo stati accusati di essere supporter del capitalismo, in quanto, a dire dei nostri critici, non poniamo l'accento sul fatto che il riscaldamento globale è un problema causato dall'attuale sistema economico di produzione e consumo e che solo con l'abbattimento di quest'ultimo si potrà salvare il pianeta.
Si tratta, purtroppo, di un’idiozia colossale.
E questo non perché il capitalismo sia necessariamente il miglior sistema possibile, ma proprio perché è fattualmente una stupidaggine pensare che sia la causa primaria del riscaldamento globale.
È vero che il consumismo induce spesso allo spreco di risorse? Assolutamente sì.
È vero che ci sono persone che vivono molto al di sopra delle possibilità del pianeta? Assolutamente sì.
Ma non sono queste le cause principali del riscaldamento globale: anche se “eliminassimo” il superlusso e ci accontentassimo di molta meno ricchezza di quella a cui abbiamo accesso oggi, non risolveremmo minimamente il problema.
Il motivo lo si capisce facilmente guardando il consumo di energia medio pro-capite di un Paese come la Thailandia (80° al mondo per PIL pro-capite a parità di potere d’acquisto): due tonnellate equivalenti di petrolio (tep) annue.
Per darvi un’idea i Tedeschi si attestano sulle 3,6 tep/anno mentre gli Indiani sono a 0,7 tep/anno.
Se immaginassimo un mondo ideale dove non ci sono né ricchi né poveri e dove tutte le persone vivono con lo stile di vita medio thailandese, i consumi mondiali di energia supererebbero i 15 Gtep annui: questo valore è MAGGIORE rispetto all’attuale consumo di energia mondiale.
Lo ripetiamo, se non fosse chiaro: se i primi 79 paesi più ricchi al mondo decidessero volontariamente di decrescere fino al livello della Thailandia, ci ritroveremmo COMUNQUE a consumare più energia, nel momento in cui vogliamo garantire anche al resto del mondo gli stessi standard di vita.
Il fatto che in Thailandia ci sia una dittatura militare e non un regime comunista non fa la minima differenza in termini di consumo nazionale di energia; la Russia oggi ha dei consumi inferiori rispetto a quando faceva parte dell’URSS e la Cina è quasi al livello dell’Italia in termini di consumo pro-capite. Cuba ha una richiesta di energia bassa, ma perché è un Paese povero, non perché è caratterizzato da una società comunista.
La contrapposizione non è tra capitalismo e comunismo, ma tra ricchi e poveri, e quando parlo di ricchi non mi riferisco ai dirigenti di aziende multinazionali: mi riferisco a tutti noi, al cittadino medio thailandese. Se non vi sta bene, dovete convincere tutto il mondo a vivere con lo stile di vita Indiano, tenendo presente che ancora oggi ci sono parti dell'India che non hanno accesso all'elettricità.
Questo non vuol dire che non si debba lavorare molto in termini di efficienza energetica e di riduzione degli sprechi. L’esempio degli USA è quello da NON seguire: uno statunitense consuma quasi il triplo dell’energia di un italiano e di certo il suo benessere medio non è tre volte superiore. Il 40% del cibo negli Stati Uniti viene buttato senza essere mangiato, rispetto al 20% dell’Unione Europea.
Non vuol dire neanche che non si debba criticare il capitalismo: su questo tema anche tra i membri dello staff della pagina ci sono idee differenti. C'è chi ritiene che il capitalismo crei ricchezza e chi ritiene che crei disuguaglianze. Ma quello che possiamo certamente dire è che non crea il riscaldamento globale: quello è dovuto al fatto che siamo otto miliardi di persone che aspirano ad un certo livello di benessere.
Vogliamo tutti mangiare, vogliamo tutti vestirci, vogliamo tutti l'accesso a Internet e l'elettricità in casa, vogliamo il riscaldamento d'inverno e il condizionamento d'estate (anche perché in molti paesi si muore senza l'uno o l'altro) e vogliamo tutti avere scuole e ospedali funzionanti. Questo è già un livello di ricchezza che la maggior parte del mondo non può permettersi, e che comporterà un aumento della produzione di energia: il capitalismo non c'entra nulla.
Il segretario generale dell’ONU ha appena fatto presente, a margine del COP26, che nell’Africa sub sahariana ci sono ancora 11 Paesi senza elettricità; in generale nel mondo circa 850 milioni di persone non hanno accesso in maniera continuativa alla corrente elettrica: si tratta di una volta e mezza l'intera popolazione europea.
Il nostro obiettivo è di rendere “ricche” tutte queste persone e per farlo abbiamo bisogno di tanta energia.
Iniziamo a chiederci da dove la possiamo ricavare.
-Luca e Fulvio