AREA Liberal

AREA Liberal Area Liberal è una associazione liberale, liberista e libertaria. Area Liberal nasce a Verona nel 2014.

Area Liberal è una Associazione culturale e politica; liberale, liberista e libertaria di ispirazione Radicale. Area Liberal propone una visione della politica italiana ispirata ai valori della cultura liberal.

Confindustria, Europa e responsabilità italiane: gli applausi non bastanoL’Assemblea di Confindustria si è aperta con l’...
27/05/2026

Confindustria, Europa e responsabilità italiane: gli applausi non bastano

L’Assemblea di Confindustria si è aperta con l’intervento del presidente Emanuele Orsini, una relazione che ha richiamato diversi temi già posti al centro del dibattito europeo negli ultimi anni, molti dei quali sostenuti con forza anche da Mario Draghi. Dalla necessità di rafforzare l’integrazione europea alla questione energetica, fino alla competitività industriale e alla semplificazione burocratica, il discorso ha toccato nodi cruciali per il futuro dell’Italia e dell’Unione.
L’idea di una maggiore integrazione europea appare condivisibile. In un contesto internazionale sempre più complesso, segnato da competizione economica globale, tensioni geopolitiche e transizione tecnologica, una federazione europea più forte potrebbe rappresentare una risposta efficace. Tuttavia, la richiesta di maggiore debito comune europeo rischia di diventare uno slogan se non si accompagna a un’analisi sincera delle responsabilità interne dei singoli Paesi.
L’Italia, in particolare, dovrebbe affrontare con maggiore chiarezza i propri limiti strutturali. Continuare a indicare l’Europa come unica soluzione, senza riconoscere inefficienze e ritardi nazionali, significa indebolire la credibilità stessa delle proposte avanzate. Anche strumenti già esistenti, come il Meccanismo Europeo di Stabilità, vengono spesso ignorati nel dibattito pubblico italiano, quasi fossero temi scomodi.
Sul fronte energetico, Orsini ha evidenziato come l’attuale politica europea presenti diversi punti critici. Eppure quelle stesse linee strategiche sono state approvate dagli Stati membri, Italia compresa. La questione non può quindi essere ridotta a una contrapposizione tra Bruxelles e governi nazionali.
Particolarmente significativo il riferimento al nucleare e alle energie rinnovabili. Sul nucleare il tempo delle discussioni infinite sembra essere terminato: se si ritiene una tecnologia utile alla sicurezza energetica, servono decisioni e programmazione. Allo stesso modo, sullo sviluppo delle rinnovabili appare sempre più evidente come una frammentazione decisionale eccessiva rallenti investimenti e realizzazioni.
Resta però un tema che nel dibattito emerge con meno forza: l’inerzia della politica italiana e il rischio di una crescente frammentazione amministrativa. Un sistema che già oggi presenta profonde differenze territoriali potrebbe diventare ancora più complesso. Basti pensare alla sanità: l’Italia opera con venti sistemi regionali differenti e continua a mostrare difficoltà persino nella realizzazione di strumenti nazionali condivisi.
Il risultato finale è spesso lo stesso: diagnosi corrette, applausi convinti e grandi occasioni mancate. Le idee non sembrano mancare. Ciò che continua a mancare è la capacità di trasformarle in scelte concrete e coerenti.

CAPACI – “L’eredità di Falcone e Borsellino è patrimonio etico della democrazia.”Il 23 maggio non è soltanto una data da...
23/05/2026

CAPACI – “L’eredità di Falcone e Borsellino è patrimonio etico della democrazia.”

Il 23 maggio non è soltanto una data da ricordare. È una responsabilità da portare avanti ogni giorno. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino hanno dimostrato che lo Stato può essere più forte della paura quando è guidato dal coraggio, dal rigore e dal senso del dovere.
Le loro idee non appartengono al passato: vivono nelle scelte quotidiane di chi rifiuta l’indifferenza, nella cultura della legalità e nel valore della libertà.
Di Giovanni Falcone spesso ricordiamo il magistrato, l’uomo delle istituzioni, il simbolo della lotta alla mafia. Meno conosciuta è la sua passione per lo sport e per il mare: era un abile nuotatore e trovava nello sport disciplina, sfida e forza interiore. 
Perché gli uomini passano, ma le idee restano. E continuano a camminare sulle gambe di altri uomini.

COMUNICATO STAMPA                                         Difendiamo sport, socialità e spazi di aggregazione. Serve dia...
23/05/2026

COMUNICATO STAMPA

Difendiamo sport, socialità e spazi di aggregazione. Serve dialogo, non chiusura.

AREA LIBERAL esprime preoccupazione per gli effetti dell’ordinanza emessa dal Comune di Verona che limita le attività serali della Sala biliardo Verona di via Monte Baldo, imponendo la cessazione delle attività rumorose dopo le ore 22:00.
Comprendiamo pienamente l’importanza del rispetto della quiete pubblica e del diritto al riposo dei residenti. Tuttavia riteniamo che una città moderna e viva debba essere capace di trovare un equilibrio tra interessi diversi ma ugualmente importanti: tutela dei cittadini, diritto al lavoro, sicurezza urbana, sport, cultura e aggregazione sociale.
La Sala biliardo Verona rappresenta da anni un luogo di incontro e di socialità per molti cittadini, frequentato quotidianamente da giovani, lavoratori, sportivi e residenti del quartiere. Luoghi come questo non sono semplicemente attività commerciali: sono presìdi sociali che contribuiscono a costruire relazioni, comunità e partecipazione.
È importante inoltre ricordare che il biliardo non rappresenta soltanto un passatempo, ma uno sport riconosciuto che richiede concentrazione, disciplina, autocontrollo e costanza. Per molti giovani costituisce un ambiente positivo, sano e controllato, offrendo un’alternativa concreta all’isolamento sociale e a contesti meno costruttivi.
In un momento storico in cui emerge sempre più la necessità di creare spazi sicuri di aggregazione e partecipazione, crediamo che il valore sociale di realtà come questa debba essere considerato con attenzione.
AREA LIBERAL non sostiene una contrapposizione tra residenti e attività del territorio. Siamo favorevoli al rispetto delle norme, ai controlli necessari, agli interventi di insonorizzazione e a tutte le misure utili per limitare eventuali disagi.
Proprio per questo chiediamo all’amministrazione comunale di aprire un confronto serio e costruttivo tra tutte le parti coinvolte: Comune, gestori, tecnici, residenti, cittadini e realtà sportive del territorio.

Nel dettaglio chiediamo:
• l’apertura di un tavolo pubblico di confronto;
• tempi adeguati per eventuali interventi tecnici;
• soluzioni equilibrate che permettano la continuità dell’attività nel rispetto della quiete pubblica;
• il riconoscimento del valore sociale e sportivo del biliardo e degli spazi di aggregazione giovanile;
• di evitare misure che rischiano di penalizzare lavoro, sport, socialità e sicurezza urbana.

Una città senza luoghi di incontro, sport e aggregazione è una città più fragile, più isolata e meno viva.
AREA LIBERAL sostiene quindi la petizione online promossa per favorire dialogo, equilibrio e soluzioni concrete, invitando cittadini e realtà del territorio a partecipare attivamente al confronto. https://c.org/TWfxPkTJjq

Giorgio Pasetto
Presidente Area Liberal

Villa Francescatti: la memoria di un luogo non può diventare un’operazione immobiliareVilla Francescatti non è un immobi...
21/05/2026

Villa Francescatti: la memoria di un luogo non può diventare un’operazione immobiliare

Villa Francescatti non è un immobile qualsiasi.
Per decenni è stata conosciuta dai veronesi come l’ex ostello della gioventù: un luogo nato con una funzione sociale precisa, legata all’accoglienza, allo scambio culturale e alle opportunità per i giovani. Un pezzo di storia cittadina che molti ricordano come spazio aperto, vissuto, attraversato da studenti, viaggiatori e associazioni.
Oggi viene presentato il progetto “Villa Francescatti 2035”, accompagnato da parole importanti come “innovazione”, “accoglienza”, “partecipazione” e “comunità”. Un racconto affascinante, costruito attraverso incontri, rendering e visioni sul futuro.
Ma proprio perché Villa Francescatti ha una storia così significativa, è necessario fare chiarezza.
Il tema centrale non è soltanto urbanistico o economico.
È soprattutto etico e sociale.
La villa infatti non è semplicemente sottoposta a un vincolo formale qualsiasi: esiste un legame profondo con il lascito originario destinato ai giovani e alla funzione sociale dello spazio. È questo il punto che oggi preoccupa molti cittadini. Perché se si inizia a parlare di modifica dei vincoli, di “valorizzazione” e di sostenibilità economica, il timore è che si stia preparando il terreno a una futura alienazione dell’immobile o a un cambio di destinazione lontano dalla missione originaria.
Ed è qui che emergono le contraddizioni.
Se davvero si vuole onorare la storia di Villa Francescatti, allora bisogna garantire che quel patrimonio continui a essere destinato ai giovani, alla socialità, alla cultura accessibile e alla città. Non basta evocare parole come inclusione o partecipazione: servono impegni concreti e trasparenti.
Perché i cittadini hanno diritto di sapere:
• il vincolo sociale legato al lascito rimarrà intatto?
• la funzione dedicata ai giovani sarà realmente garantita nel tempo?
• esiste l’intenzione futura di vendere o affidare la gestione a soggetti privati?
• chi controllerà davvero il destino del complesso?
La sensazione, altrimenti, è che si utilizzi una narrazione positiva e moderna per accompagnare un processo che potrebbe allontanare Villa Francescatti dalla sua identità storica.
E sarebbe una perdita enorme per Verona.
Un luogo nato per i giovani non può trasformarsi nell’ennesima operazione immobiliare raccontata con un linguaggio rassicurante.
La memoria di Villa Francescatti merita rispetto. E soprattutto merita coerenza tra ciò che si promette oggi e ciò che si farà domani.

🌈 Oggi celebriamo la libertà di essere sé stessi.Nella Giornata Internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transf...
17/05/2026

🌈 Oggi celebriamo la libertà di essere sé stessi.

Nella Giornata Internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia ricordiamo che il rispetto, la dignità e i diritti non sono privilegi: sono la base di una società libera e civile.
Ogni persona deve poter vivere senza paura di discriminazioni, violenze o giudizi per ciò che è o per chi ama.
Costruire una comunità più aperta significa scegliere ogni giorno il dialogo, l’ascolto e il coraggio di difendere la libertà individuale.
Perché nessuno dovrebbe sentirsi escluso per la propria identità. 💛

Fine vita, il coraggio che al PD continua a mancareIl diritto di scegliere: perché le cure palliative non possono essere...
16/05/2026

Fine vita, il coraggio che al PD continua a mancare

Il diritto di scegliere: perché le cure palliative non possono essere l’unica risposta
Ogni volta che in Italia si riapre il dibattito sul fine vita, una parte della politica – soprattutto nel centrosinistra – tenta di rifugiarsi in una posizione apparentemente rassicurante: investire sulle cure palliative come “alternativa etica” al suicidio assistito.
Una posizione che, detta così, sembra ragionevole. Ma che diventa profondamente ipocrita quando viene usata per evitare il nodo centrale della questione: la libertà individuale.
Le cure palliative sono fondamentali. Devono essere accessibili, gratuite, diffuse ovunque e garantite a chiunque soffra. Nessuna persona dovrebbe affrontare dolore, abbandono o solitudine negli ultimi mesi della propria vita. Ma trasformarle nell’unica risposta possibile significa ignorare una verità semplice: non tutta la sofferenza è eliminabile.
Esistono persone lucide, consapevoli, informate, che non chiedono soltanto di “non soffrire”. Chiedono di poter scegliere.
Scegliere quando fermarsi.
Scegliere di non essere costrette a un’esistenza che percepiscono come priva di dignità.
Scegliere di non dipendere totalmente dagli altri.
Scegliere di non vivere intrappolate in un corpo che non riconoscono più come proprio.
E uno Stato liberale dovrebbe avere il coraggio di rispettare questa scelta.
Il problema della politica italiana è che continua a trattare il cittadino come un soggetto da guidare moralmente, non come un individuo autonomo. Si preferisce dire: “Ti accompagniamo fino alla fine”, invece di riconoscere che qualcuno potrebbe non volerci arrivare in quel modo.
È una forma di paternalismo travestita da compassione.
Il Partito Democratico, in particolare, continua a oscillare tra aperture simboliche e continui arretramenti. Da anni promette una legge sul fine vita, ma quando arriva il momento decisivo cerca compromessi annacquati, spesso per non scontrarsi con l’ala cattolica interna o con la Conferenza Episcopale. Il risultato è un limbo legislativo crudele, dove il diritto a morire dipende dai tribunali, dalla disponibilità delle ASL o dalla possibilità economica di andare all’estero.
Ma i diritti civili non possono dipendere dal censo o dalla fortuna geografica.
La vera domanda è molto semplice: chi deve decidere sulla propria vita?
Lo Stato?
La Chiesa?
Un partito politico?
Oppure la persona direttamente coinvolta?
Perché se esiste anche una sola persona che, in piena lucidità, desidera porre fine alle proprie sofferenze attraverso una procedura regolamentata, controllata e legale, allora uno Stato democratico ha il dovere di costruire una legge che lo consenta. Non per obbligare qualcuno a morire, ma per permettere a chi lo desidera di scegliere.
Difendere il suicidio assistito non significa svalutare la vita.
Significa riconoscere che la dignità umana comprende anche il diritto di decidere come concluderla.
E uno Stato davvero moderno non impone una morale unica: garantisce libertà.

Giorgio Pasetto
Presidente Area Liberal

15/05/2026
Centri in Albania: un progetto nato fragile e finito prima di partireI centri per migranti costruiti dall’Italia in Alba...
13/05/2026

Centri in Albania: un progetto nato fragile e finito prima di partire

I centri per migranti costruiti dall’Italia in Albania rischiano di chiudere ancora prima di entrare davvero a regime. Una vicenda che solleva interrogativi politici, economici e diplomatici, perché dietro l’idea di “esternalizzare” la gestione dei flussi migratori si sono scontrati problemi concreti fin dall’inizio.

Perché il progetto è in difficoltà

Le criticità principali sono state diverse:
• Costi elevati: la costruzione e la gestione delle strutture hanno richiesto investimenti molto alti, difficili da giustificare senza un reale funzionamento operativo.
• Dubbi giuridici: numerosi esperti e tribunali hanno sollevato questioni sulla compatibilità del progetto con il diritto europeo e internazionale in materia di asilo e diritti umani.
• Problemi organizzativi: il trasferimento dei migranti, la gestione delle procedure e la cooperazione tra Italia e Albania si sono rivelati più complessi del previsto.
• Scarsa sostenibilità politica: il progetto era fortemente simbolico, ma meno solido sul piano pratico. Con il passare dei mesi sono aumentate le critiche sia interne sia internazionali.
• Cambio di atteggiamento albanese: secondo diverse ricostruzioni, anche Tirana avrebbe rivalutato costi e benefici dell’accordo, prendendo le distanze da un’operazione diventata politicamente delicata.

Un’idea forte, ma costruita male

L’obiettivo del governo italiano era dare un segnale di fermezza sull’immigrazione e creare un modello europeo innovativo. Tuttavia, il progetto sembra aver sofferto di un errore di fondo: puntare più sull’impatto comunicativo che sulla reale fattibilità.

Alla fine, il rischio è quello di un’opera costosa, incompleta e destinata a diventare il simbolo di una strategia annunciata con forza ma mai davvero consolidata.

🏃‍♂️ UN PAESE CHE SMETTE DI MUOVERSI È UN PAESE PIÙ FRAGILEIn Italia, milioni di ragazzi abbandonano lo sport proprio ne...
10/05/2026

🏃‍♂️ UN PAESE CHE SMETTE DI MUOVERSI È UN PAESE PIÙ FRAGILE

In Italia, milioni di ragazzi abbandonano lo sport proprio negli anni più delicati della crescita.
E questo non accade per caso.

Dietro questi numeri ci sono anche precise responsabilità politiche.

Per anni si è parlato di sport solo durante le Olimpiadi o davanti ai grandi eventi, mentre si sono trascurati gli investimenti davvero importanti: quelli nello sport di base.

Mancano:
❌ palestre scolastiche adeguate
❌ impianti accessibili nei quartieri
❌ spazi pubblici curati dove allenarsi
❌ sostegni concreti alle associazioni sportive
❌ aiuti economici per le famiglie

In molte città gli impianti sono vecchi, insufficienti o troppo costosi.
E così fare sport diventa sempre più difficile, soprattutto per i giovani e per chi ha meno possibilità economiche.

Ma quando un ragazzo lascia lo sport, non perde solo un’attività fisica.
Perde spesso:
👉 disciplina
👉 relazioni sane
👉 autostima
👉 educazione al rispetto
👉 un ambiente positivo dove crescere

E la società paga il prezzo di questa disattenzione con più sedentarietà, più disagio giovanile e meno prevenzione sanitaria.

Lo sport di base dovrebbe essere considerato un investimento strategico, non una spesa da tagliare.

Servono:
✅ nuovi impianti sportivi di quartiere
✅ manutenzione delle strutture esistenti
✅ convenzioni accessibili per i giovani
✅ più sport nelle scuole
✅ sostegno stabile alle realtà sportive territoriali

Perché investire nello sport significa investire nella salute, nell’educazione e nella coesione sociale del Paese.

Indirizzo

Lungadige Attiraglio 34/Verona
Verona
37124

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