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Pagina ufficiale di Fortezza Europa. Via Napoleone I, 26 - Verona

È il 3 dicembre 2025 a Southampton quando un ragazzino, da poco diciottenne ed iscritto al primo anno di università, vie...
03/06/2026

È il 3 dicembre 2025 a Southampton quando un ragazzino, da poco diciottenne ed iscritto al primo anno di università, viene aggredito alle spalle da un ventitreenne indiano di religione Sikh di nome Vickrum Digwa di passaporto inglese. Dopo aver compiuto l’agguato è lo stesso aggressore a chiamare la polizia dicendo di essere stato vittima di un agguato razzista. Alla parolina magica gli agenti inglesi intervengono immediatamente sul luogo e, dando credito alla versione dell’indiano, nonostante trovino il ragazzo bianco riverso per terra ed agonizzante, lo ammanettano senza prestare soccorso. Il ragazzo stremato ed immobilizzato riesce appena a pronunciare le ultime parole “sono stato accoltellato, non respiro”. Le stesse parole che richiamano immediatamente al caso di George Floyd a Minneapolis, l’afroamericano morto soffocato sotto il ginocchio di un agente di polizia che lo aveva immobilizzato a terra. Fu il caso che scatenò proteste e violenze in tutto il mondo sotto lo slogan Black Lives Matter. Poco meno di sei anni dopo, queste sono state le ultime parole di un’altra vittima, il giovanissimo Henry Nowak, appena 18enne. Henry, però, non è afroamericano e non è nero per cui la stampa in primis e le associazioni antirazziste e finto umanitarie hanno ignorato il caso e la stessa polizia inglese ha pensato bene di secretare il video riemerso solo pochi giorni fa in seguito al processo. Questo episodio deve far riflettere noi nativi europei su due punti fondamentali. Il differente comportamento della stampa globalista che nel caso di Floyd ha persino non solo incendiato la protesta ma giustificato anche le violenze successive . E l’atteggiamento delle istituzioni sempre timorose quando il razzismo è di matrice opposta al politicamente corretto. E il momento che i popoli d’Europa rialzino la testa prima che sia troppo tardi perché il futuro che ci hanno riservato non è affatto roseo.

WHITE LIVES MATTER.

Si è tenuta sabato, in prima serata, presso la nostra sede, la presentazione del libro “I fiori dell’oblio”, edito da Pa...
18/05/2026

Si è tenuta sabato, in prima serata, presso la nostra sede, la presentazione del libro “I fiori dell’oblio”, edito da Passaggio al Bosco Edizioni, in compagnia delle autrici Silvia Luscia e Floriana Lusetti.

Un lavoro intenso e frutto di anni di ricerche approfondite tra archivi e testimonianze, volto a riportare alla memoria una pagina troppo spesso dimenticata della nostra storia, restituendo voce, giustizia e verità a tutte quelle Donne che, nel momento del bisogno, non esitarono a sacrificarsi senza chiedere nulla in cambio.

Nel corso dell’incontro è stato inoltre approfondito il legame tra questo libro e “Eden in Fiamme”, grazie all’intervento in video call di Gabriele Marconi, che ringraziamo sentitamente, così come la nostra militante Angela per aver moderato l'incontro.

Un sentito ringraziamento a tutti i presenti che hanno partecipato a questo importante momento culturale e di memoria.

“Onora sommamente la Patria ch’è una come la madre che ci dà la vita. Essa è altissima idea santificata dal sacrificio e dal martirio – elevata dalla poesia e dall’arte – alimentata dall’anelito di speranze di tante generazioni, concretate in bellezza dalla mente di Dio, che le ha dato inconfondibili caratteri e forme, e dal genio dell’uomo, espresso in miracolosi tesori d’arte e di sapienza”.

Davanti a quelle vetrine, in un soleggiato pomeriggio di maggio, avrebbe potuto esserci chiunque di noi, o dei nostri ca...
17/05/2026

Davanti a quelle vetrine, in un soleggiato pomeriggio di maggio, avrebbe potuto esserci chiunque di noi, o dei nostri cari o di conoscenti. Quella via, la via Emilia, fu costruita dai nostri antenati romani più di 2000 anni fa, per collegare Placentia con Ariminum e per secoli ha visto transitare legioni, pellegrini, mercanti su carrozze trainate da cavalli.

Negli anni del boom economico dell’Italia, non sfregiata dall’immigrazione massiva, quella via ha visto transitare migliaia di famiglie italiane che andavano a godersi le meritate ferie al mare. Sembrano passati secoli se si pensa a quella Italia, produttiva ma al tempo stesso ben radicata nelle sue tradizioni ed omogenea nella sua popolazione, una Italia in cui potevi ancora “lasciare le chiavi sulla porta”, per dirla con Indro Montanelli.

Ieri, quella via si è trasformata in un luogo tragico su cui un attentatore marocchino, di 31 anni, si è lanciato a f***e velocità falciando diverse persone e ferendone alcune in modo gravissimo. Dopo essersi schiantato con la sua auto C3, non contento, si è lanciato sui presenti con un coltello in mano per terminare la sua opera criminale.

Subito stampa e tv, nel dare la notizia, si sono trincerati dietro ad un generico “un uomo” prima, poi quell’uomo è diventato “italiano nato a Bergamo”, poi “italiano di seconda generazione”. Insomma, per nostra fortuna ogni uomo ha un nome ed un cognome che lo associa alla sua famiglia di appartenenza ed il suo è SALIM EL KOUDRI.

Non esistono italiani di seconda generazione come vorrebbe la sinistra per accaparrarsi voti mentre svende il futuro della nostra Nazione. Non esistono strade in Italia che portano nomi di islamici né di stranieri; semmai, e ce ne sono tante, di coloro che da sempre han difeso le nostre coste dalle loro secolari incursioni.

Ora, sempre i soliti pennivendoli prezzolati, vogliono farci credere che questo marocchino sia in cura psichiatrica e quindi vittima di instabilità mentale ed incapace di intendere e volere. Uno laureato in economia aziendale, e che scriveva i suoi post in arabo.

Lo diciamo da troppi anni: l’immigrazione è il veleno che uccide i popoli che la subiscono, lentamente ma inesorabilmente. È ora di insorgere e di non far più affidamento ai politici di mestiere, ma di unirsi ai comitati di quartiere, di visitare le sedi dei movimenti che da sempre, e senza interessi elettorali, si battono per fare argine agli errori commessi da quando è la maledetta Unione Europea a decidere il futuro dei nostri popoli.

Non c’è più tempo.
RE-AGISCI ED UNISCITI A NOI.
Fortezza Europa.

Non mancare !
04/05/2026

Non mancare !

Oggi ricorre il cinquantunesimo anniversario della dipartita di Sergio Ramelli. Dopo 47 giorni di coma causati da una vi...
29/04/2026

Oggi ricorre il cinquantunesimo anniversario della dipartita di Sergio Ramelli. Dopo 47 giorni di coma causati da una vile aggressione compiuta da un gruppo di militanti di Avanguardia Operaia, Sergio si consegnò all'eternità, preservando per sempre il coraggio dei suoi 18 anni di fronte alla codardia antifascista.

E a chiunque oggi parla di pietà, tacciando Sergio come un "semplice ragazzo di destra" o - peggio ancora - "di una vittima innocente che ha avuto la sfortuna di vivere in anni particolarmente turbolenti", rispondiamo il nostro totale disappunto.

Al contrario, egli era consapevole dei rischi a cui stava andando incontro, ed ha affrontato eroicamente le conseguenze delle sue scelte politiche sempre a testa alta come un vero miliziano, fino alla fine fedele all'Idea.

L'auspicio di una "memoria condivisa" non ci interessa. Non abbiamo niente da condividere né con i traditori della Patria, né con gli eredi della svolta di Fiuggi.

Per questo, il Suo ricordo spetta a chiunque ancora oggi si senta in dovere di portare avanti le stesse idee che professava, con lo stesso coraggio e la stessa passione che Sergio aveva.
La sua fiaccola tutt'ora non smette di ardere.
PRESENTE!

Dulce et decorum est pro patria mori.

Il giudice per le indagini preliminari ha respinto la richiesta di archiviazione sul caso della morte di Moussa Diarra, ...
27/04/2026

Il giudice per le indagini preliminari ha respinto la richiesta di archiviazione sul caso della morte di Moussa Diarra, ucciso da un agente della Polfer nell’ottobre 2024. Questo significa che le indagini devono continuare perché, secondo il giudice, ci sono ancora troppi punti poco chiari.

La Procura si è detta pronta a svolgere nuovi accertamenti per ricostruire meglio i fatti. Il giudice ha sottolineato diverse criticità: i video disponibili sono incompleti e non mostrano bene cosa sia successo prima degli spari; inoltre ci sono contraddizioni tra le immagini e le dichiarazioni dei poliziotti e dei testimoni. Un aspetto particolarmente delicato riguarda il coltello: non è chiaro se Diarra lo avesse davvero in mano durante l’intervento o se ci siano state irregolarità nella gestione della scena. Anche alcune testimonianze non coincidono tra loro, e per questo il giudice chiede ulteriori verifiche, comprese nuove analisi tecniche (informatiche e balistiche).

Tralasciando i soliti depensanti antifascisti, pronti a schierarsi a priori con chiunque abbia il colore della pelle diverso dal nostro (senza aver approfondito minimamente la dinamica), ci chiediamo come sia possibile che in una zona così importante e sempre sotto l'occhio del ciclone, su 89 telecamere presenti nessuna sia stata in grado di riprendere chiaramente ciò che è accaduto.
Ovviamente le riprese delle telecamere sono chiarissime durante le nostre manifestazioni e nelle zone limitrofe allo stadio e, se sul banco degli imputati si trova uno di noi, raramente si aprono nuove indagini per fare chiarezza sui fatti.

Evidentemente, da una parte e dall'altra, si vuole difendere qualcuno e allo stesso tempo nascondere qualcosa. Magistratura, compagni e forze dell'ordine, che di solito vanno a braccetto, si trovano in una commedia a dir poco ridicola. E mentre questo becero spettacolo prosegue, a farne le spese sono sempre i soliti cittadini.

USA, MEDIO ORIENTE E ITALIAIn questi ultimi mesi stiamo assistendo ad uno scenario bellico mondiale senza precedenti. La...
17/04/2026

USA, MEDIO ORIENTE E ITALIA

In questi ultimi mesi stiamo assistendo ad uno scenario bellico mondiale senza precedenti. La teoria della "fine della storia", decantata nel 1992 dal politologo statunitense Fracis Fukuyama, si è rivelata totalmente sbagliata. Il capitalismo apolide e la democrazia liberale - che dopo il crollo del comunismo dovevano simboleggiare benessere, progresso e libertà - hanno palesato al mondo la loro vera faccia: bombe, massacri e crisi economiche e valoriali.

Mentre il Mondo, soprattutto l'Europa, perisce le conseguenze causate dalla guerra in Medio Oriente (in particolar modo la chiusura dello Stretto di Hormuz), gli Stati Uniti ne traggono sempre più un vantaggio, raggiungendo il record delle esportazioni di petrolio venduto ai suoi alleati, o per meglio dire vassalli. La strategia statunitense è lampante: destabilizzare per poi trarne beneficio. Il problema è che questo modus operandi causa morte e distruzione, e il prezzo sono le vite dei civili palestinesi, libanesi e iraniani.

Se non altro, questo ha fatto sì che alcuni leader europei abbiano preso le distanze dalla strategia israelo-americana. Ultima (meglio tardi che mai) la Premier Meloni, la quale ha deciso di sospendere il rinnovo dell'accordo di difesa con Israele e di difendere il Santo Padre dagli attacchi di Donald Trump. Pur essendo distanti dalla politica di Meloni, questo barlume di sovranità non può non essere apprezzato, ma bisognerà vedere se continuerà a mantenersi o se la longa manus degli Stati Uniti interverrà ancora nella nostra politica italiana ed europea.

Ciò che è pacifico, è che sicuramente si è venuta a manifestare una sfiducia notevole e significativa nei confronti degli Stati Uniti e di Israele da parte della popolazione. Il "sogno americano" si è trasformato in un incubo e nessuno più è disposto ad accettare i loro crimini.

《 Dietro la mobilità “sostenibile”, una visione borghese lontana dalla vita reale della città 》C’è un ambientalismo seri...
04/04/2026

《 Dietro la mobilità “sostenibile”, una visione borghese lontana dalla vita reale della città 》

C’è un ambientalismo serio, fatto di equilibrio, buonsenso e tutela reale del territorio. E poi c’è un ambientalismo ideologico, che usa l’ambiente come pretesto per imporre una visione classista, moralista e distante dalla vita quotidiana della gente comune. A Verona, purtroppo, è proprio questa seconda forma a sembrare sempre più dominante.

Perché qui non siamo più davanti a una semplice riorganizzazione urbana. Siamo davanti a un’idea di città pensata da chi può permettersi di vivere senza problemi concreti: da chi non deve correre al lavoro, non deve caricare materiale, non deve accompagnare figli o genitori anziani, non deve fare ogni giorno i conti con tempi, distanze, fatica e costi. È una linea borghese nel senso peggiore del termine: non perché voglia migliorare la città, ma perché pretende di farlo scaricando i sacrifici sempre sugli altri.

Ed è proprio questo il punto politico. A pagare il prezzo di questa impostazione non sono i professionisti della retorica green o quelli che vivono la città come una vetrina da attraversare nel tempo libero. A pagarlo sono i residenti, i commercianti, i lavoratori, le famiglie, i pendolari. Sono quelli che Verona la tengono in piedi ogni giorno e che oggi si ritrovano una città sempre più piena di ostacoli, restrizioni, parcheggi ridotti, viabilità complicata e spazi sottratti alla mobilità ordinaria in nome di una presunta superiorità morale.

Nel frattempo si continua a raccontare tutto questo come modernità. Ma una città non è moderna perché moltiplica i divieti o rende più difficile usare l’auto. È moderna se sa tenere insieme ambiente, accessibilità, commercio, sicurezza e libertà di movimento. È moderna se migliora la qualità della vita senza trasformare ogni spostamento in un problema. Invece a Verona sembra prevalere un’altra logica: quella per cui il disagio dei cittadini diventa accettabile, quasi virtuoso, purché sia giustificato da una narrazione ideologica.

Ora questa impostazione avanza sempre di più anche verso piazza Bra, cioè verso il cuore simbolico della città. E il messaggio è chiaro: limitare, filtrare, ridurre, scoraggiare. Non governare la realtà, ma piegarla a un modello astratto di città pensato dall’alto. È qui che l’ambientalismo smette di essere tutela e diventa imposizione. Ed è qui che diventa necessario dirlo con chiarezza: l’ambiente non può essere la scusa per punire la vita normale.

Verona non ha bisogno di fanatismi travestiti da progresso. Ha bisogno di equilibrio, realismo e rispetto per chi la città la vive davvero. Perché una città giusta non è quella che segue i capricci ideologici di una minoranza che parla di sostenibilità dall’alto, ma quella che sa ascoltare i bisogni concreti della sua gente.

PIÙ ACCOGLIENZA, MENO FUTURO:il grande inganno di Roma e BruxellesDa anni ci raccontano che servono nuovi patti, nuovi f...
29/03/2026

PIÙ ACCOGLIENZA, MENO FUTURO:
il grande inganno di Roma e Bruxelles

Da anni ci raccontano che servono nuovi patti, nuovi fondi, nuove regole, nuove soluzioni europee. Intanto però il risultato è sempre lo stesso: i flussi non si fermano davvero, i rimpatri restano troppo bassi e i nostri giovani continuano a partire.

L’Unione europea continua ad approvare nuovi strumenti su migrazione e asilo, ma il problema resta aperto. Il 26 marzo 2026 il Parlamento europeo ha dato il via libera all’apertura dei negoziati sulla nuova disciplina dei rimpatri, con 389 voti a favore, 206 contrari e 32 astensioni. È un passaggio politico importante, ma è anche l’ennesima prova di un’Europa che da anni annuncia svolte senza riuscire ancora a trasformarle in risultati davvero all’altezza.

I numeri, infatti, restano impietosi. La stessa Commissione europea riconosce che nell’UE il tasso effettivo di rimpatrio è ancora attorno al 20%. In altre parole: ogni anno centinaia di migliaia di stranieri senza diritto a restare ricevono un ordine di lasciare il territorio europeo, ma solo una minoranza viene davvero rimpatriata.

E non stiamo parlando di cifre marginali.
Il Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2021-2027 vale 10,94 miliardi di euro.
Una somma enorme, destinata a rafforzare gestione migratoria, integrazione, solidarietà tra Stati membri e ritorni. Il punto, però, è semplice: se si continuano a stanziare miliardi senza riuscire a fermare davvero i flussi irregolari e ad aumentare i rimpatri, allora il problema non è la mancanza di risorse, ma la mancanza di volontà politica e di priorità.

Il paradosso è tutto qui: mentre si investono somme enormi per amministrare l’immigrazione, l’Italia continua a perdere i suoi figli migliori. Secondo Istat, nel 2024 ci sono stati 191.000 espatri, di cui 156.000 cittadini italiani. Non è solo una questione demografica: è una questione di futuro, di energie, di capitale umano che se ne va.

Questa è la verità che nessuno vuole dire fino in fondo: non ha senso continuare ad allargare accoglienza, procedure e spesa pubblica se poi non si fermano i flussi irregolari, non si aumentano i rimpatri e non si investe seriamente per trattenere italiani ed europei nella propria terra.

E qui le responsabilità sono politiche, tutte politiche.
Di Bruxelles, che produce norme e annunci ma continua a inseguire il problema.
Di chi governa in Italia, che promette svolte storiche e poi non riesce a trasformare la fermezza proclamata in risultati concreti.
Di una classe dirigente che chiede sacrifici ai cittadini europei ma non riesce nemmeno a difendere confini, sicurezza e futuro.

Una linea seria dovrebbe essere semplice e concreta: meno gestione dell’arrivo, più difesa del radicamento. Meno fondi dispersi nell’emergenza permanente, più investimenti su natalità, lavoro, casa, salari e permanenza dei giovani europei nella propria terra. Meno parole sui confini, più rimpatri reali. Meno propaganda, più priorità per gli italiani e per gli europei.

Perché un continente che non difende i propri confini e non trattiene i propri talenti non è aperto.
È soltanto debole.

Che ne pensi?
Prima di continuare a spendere 10,94 miliardi per gestire l’immigrazione, non sarebbe ora di rimettere al centro gli italiani e gli europei che restano, lavorano e costruiscono?

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Napoleone I
Verona
37100

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