10/06/2026
✍️ A cura di Kevin Guarino
Il caso del diciottenne Henry Nowak, ucciso a Southampton, non è un semplice fatto di cronaca nera, ma il ritratto spietato delle contraddizioni della Gran Bretagna e dell’Europa multiculturale.
I fatti emersi sono agghiaccianti: l’assassino, dopo l’accoltellamento, ha filmato la vittima agonizzante.
Ma il vero cortocircuito avviene all’arrivo della polizia.
Di fronte alla falsa accusa di razzismo lanciata dall’aggressore per difendersi, gli agenti hanno esitato.
Il risultato? Henry, ferito a morte e incapace di respirare, è stato inizialmente ammanettato.
La parola “razzismo” ha pesato più del sangue.
La paura istituzionale di violare il dogma del politicamente corretto ha paralizzato l’ordine pubblico, trasformando la vittima nel sospettato.
Mentre lo Stato disarma i cittadini comuni e sorveglia le opinioni online punendo il dissenso, tollera eccezioni comunitarie e si piega al ricatto ideologico.
La rivolta nelle strade di Southampton nasce da qui: dal rifiuto di un sistema in cui il popolo nativo sembra condannato a essere colpevole per principio.
Persino quando muore.