26/02/2026
L’abbattimento cruento delle nutrie a Parco Querini è una toppa peggiore del buco: non risolve il problema alla radice e solleva seri interrogativi igienico-sanitari.
Pur riconoscendo la 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝘀𝘀𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗴𝗲𝘀𝘁𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝘀𝗽𝗲𝗰𝗶𝗲 𝗮𝗹𝗶𝗲𝗻𝗲, contestiamo il metodo utilizzato dall’amministrazione comunale. Colpire e uccidere, per poi lasciare le carcasse in acqua, non solo è eticamente discutibile, ma espone le persone a un serio 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗵𝗶𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗮𝗺𝗶𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 delle acque e del suolo. Non è neppure una soluzione, ma uno spot a breve termine che risolve il problema per poche settimane, in attesa che il ciclo riproduttivo ripopoli le tane vuote.
Facciamo chiarezza sulla natura di questa specie, troppo spesso banalizzata. La nutria è un animale invasivo per colpa nostra. È una specie alloctona importata dal Sud America e sfruttata per la produzione di pellicce, il cosiddetto “𝗰𝗮𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗻𝗼”, tanto di moda alla fine del secolo scorso. Quando il mercato è crollato, ci si è liberati degli esemplari, lasciandoli colonizzare i nostri corsi d’acqua. Si sono diffusi perché qui 𝗻𝗼𝗻 𝘃𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗶 𝗹𝗼𝗿𝗼 𝗽𝗿𝗲𝗱𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗻𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮𝗹𝗶 come nell’habitat americano.
Il problema va affrontato con la 𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗲𝘃𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼𝗹𝗹𝗼 𝘀𝗼𝘀𝘁𝗲𝗻𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲. Riconosciamo il problema: le nutrie sono dannose per l’ecosistema locale non solo perché scavano gallerie negli argini, ma perché competono con le specie autoctone, come l’arvicola, soppiantandole. Ciò non significa che bisogna adottare la logica dello sterminio.
Quando l’uomo non sa cosa fare, spara. L’abbiamo visto anche in questa occasione. Ma ancora prima dei Comuni, 𝗲̀ 𝗹𝗮 𝗥𝗲𝗴𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮 𝗱𝗼𝘃𝗲𝗿𝘀𝗶 𝗮𝗽𝗽𝗿𝗼𝗰𝗰𝗶𝗮𝗿𝗲 𝘀𝗲𝗿𝗶𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗮𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗯𝗹𝗲𝗺𝗮: attivando un tavolo di lavoro, coinvolgendo esperti, finanziando studi specifici, si potranno attuare metodi alternativi e più risolutivi, guardando all’equilibrio futuro e non solo all’emergenza del momento.
Erica Ceola, Fabio Cappelletto
Portavoce Europa Verde Vicenza