Biblioteca Internazionale "La Vigna"

Biblioteca Internazionale "La Vigna" Biblioteca specializzata in scienze agrarie con particolare riferimento a viticoltura, enologia e gastronomia
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La Biblioteca Internazionale “La Vigna” è un Istituto di documentazione specializzato nel settore di studi sull'agricoltura e sulla cultura e civiltà del mondo contadino.

È stata fondata grazie alla felice intuizione del sig. Demetrio Zaccaria, imprenditore vicentino che negli anni ’50 incominciò ad appassionarsi e a raccogliere testi sulla viticoltura e l’enologia

La Biblioteca è affiancata dal

Centro di Cultura e Civiltà Contadina che promuove attività culturali, ricerche e convegni su argomenti finalizzati al progresso dell’agricoltura e alla conoscenza e diffusione della cultura contadina.

Prima che si parlasse di tannini o di note fruttate, il vino rosso veniva chiamato semplicemente "Vin Nero" e la sua qua...
07/09/2026

Prima che si parlasse di tannini o di note fruttate, il vino rosso veniva chiamato semplicemente "Vin Nero" e la sua qualità veniva misurata attraverso un preciso equilibrio di quattro "anime": acuto (fresco), dolce, lene (delicato) e austero. A rivelarlo è un affascinante testo poetico del Cinquecento, il "Capitolo in lode del vino di Lucolena" (nella zona del Chianti), in cui il medico fiorentino Piero Petrei descrive questo nettare come una vera e propria cura per il corpo. All'epoca si riteneva infatti che un vino "ben purgato" potesse riscaldare lo "stomaco freddo" e infondere una vitalità pari a quella di un nutriente brodo di gallina. Era una bevanda capace di "baciare e mordere" al tempo stesso, pensata per risvegliare i cuori gelati e alimentare l'ingegno dei poeti. Tra acuto, dolce, lene e austero, quale di queste quattro antiche qualità non deve mai mancare nel vostro calice? Raccontatecelo nei commenti!

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Nel 1976 Laverda e Università di Padova, con il sostegno del CNR, diedero vita ad un prototipo di vendemmiatrice con ris...
04/09/2026

Nel 1976 Laverda e Università di Padova, con il sostegno del CNR, diedero vita ad un prototipo di vendemmiatrice con risultati in campo davvero ottimi. Con telaio a scavalco in acciaio, sistemi idraulici autoregolanti con 550 colpi al minuto e cabina di guida derivata direttamente dalle mietitrebbie, questo modello dimostrava la potenza dell'ingegneria agricola italiana. Eppure, il destino di questo gioiello meccanico non si decise tra i filari, ma nei corridoi aziendali. L'entrata di Laverda nel gruppo Fiatagri e la contemporanea acquisizione della francese Braud, specializzata nella produzione di vendemmiatrici, portarono ad archiviare il progetto. Una straordinaria meteora di tecnologia che ci ricorda come la storia della vendemmia sia fatta anche di grandi intuizioni rimaste nel cassetto.
Voi siete tradizionalisti della raccolta manuale o vi affascina la storia della meccanizzazione agricola? Scrivetecelo nei commenti!

Siamo a fine agosto e tra i filari la tensione sale: come si indovina l'attimo esatto per vendemmiare? Oggi abbiamo le a...
31/08/2026

Siamo a fine agosto e tra i filari la tensione sale: come si indovina l'attimo esatto per vendemmiare? Oggi abbiamo le analisi di laboratorio, ma un tempo serviva un pragmatismo assoluto. Nel Cinquecento Giovanni Vittorio Soderini ci ricorda che l’uva rimane al culmine della sua bellezza solo per sei brevissimi giorni. Un margine strettissimo per agire! Per centrare il momento perfetto, i vignaioli usavano il curioso "test dell’acino n**o": premendo un chicco tra le dita, la polpa doveva scivolare via lasciando la buccia perfettamente pulita. L'altra regola d'oro? Mai vendemmiare con la pioggia o la rugiada, che avrebbero "offeso" il mosto. L'astuzia stava nel saper aspettare che il sole asciugasse ogni goccia, per sigillare tutto il calore dell’estate direttamente nella botte.
Avete mai provato questo antico test o siete tra quelli che puntano dritti all'assaggio del primo grappolo al sole? Raccontatecelo nei commenti!

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Riconoscere un vitigno guardando una foglia? Oggi cercheremmo subito un’app. Nell'Ottocento serviva la matita di un arti...
28/08/2026

Riconoscere un vitigno guardando una foglia? Oggi cercheremmo subito un’app. Nell'Ottocento serviva la matita di un artista. Le antiche tavole ampelografiche erano veri e propri strumenti scientifici. Prima dell'esame del DNA, per catalogare l'identità di un vino bisognava mappare a mano ogni dettaglio: la dentellatura delle foglie, i riflessi di colore, la geometria esatta del grappolo. Un lavoro di pazienza infinita che oggi ci regala capolavori di un'eleganza assoluta. E voi, riuscireste a riconoscere la vostra uva preferita solo guardando la forma della sua foglia?


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Bere attraverso l’uso di un bicchiere è un gesto quotidiano: chi di noi non proverebbe un po’ di imbarazzo, magari duran...
27/08/2026

Bere attraverso l’uso di un bicchiere è un gesto quotidiano: chi di noi non proverebbe un po’ di imbarazzo, magari durante una cena importante, a vedere qualcuno che beve direttamente dalla bottiglia? Eppure, dietro questo oggetto apparentemente semplice, si nasconde un’evoluzione straordinaria che ci ha portati dai grezzi corni animali fino ai più raffinati calici in vetro soffiato. Ma il vero salto di qualità è stato sensoriale: il vetro permette si esaltare i sensi, facilitare la degustazione e massimizzare l’esperienza. Olfatto, vista e gusto vengono vissuti diversamente in base al tipo di bicchiere che utilizziamo. Forma, materiale e peso sono caratteristiche fondamentali. Il design di un bicchiere è ciò che influenza il nostro comportamento nella degustazione.
In fondo, un calice ben progettato si spiega da solo... a noi spetta il compito di raccontarne la straordinaria storia.
Una semplice ricerca con la parola chiave “bicchieri” nel nostro catalogo online vi permetterà di scoprire un patrimonio unico di testi pronti da sfogliare per il vostro prossimo approfondimento!

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La pulizia delle botti era un tema che alla fine del Settecento accendeva accesi dibattiti tra vignaioli e scienziati. N...
24/08/2026

La pulizia delle botti era un tema che alla fine del Settecento accendeva accesi dibattiti tra vignaioli e scienziati. Nell'opera “Dell'arte di fare il vino”, Adamo Fabbroni riporta usanze che a prima vista sembrano contraddittorie, ma che nascono da una profonda osservazione della materia: no all'ultimo risciacquo con acqua, meglio sciacquare le botti con vino nuovo prima della svinatura. Il motivo? Evitare di diluire il legno e non indebolire il mosto in arrivo. E poi c'era il dilemma della "gruma": grattare via la patina di tartaro o lasciarla? Chi la manteneva ne riconosceva la capacità scientifica di sigillare i pori del legno, creando uno scudo naturale contro l'aria. In cantina ogni dettaglio contava, e molte di quelle scelte "sottovoce" sono arrivate fino a noi, trasformandosi nella tradizione che conosciamo. La vera scienza del vino ha radici antiche.
Tu da che parte stai: pulizia estrema o rispetto delle stratificazioni storiche?
Il libro di Fabbroni, presente in Biblioteca, è stato stampato a Firenze nel 1789: "Dell'arte di fare il vino".

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"Tre buoi non lavorano quanto fa un buon cavallo". Così scrive Charles Estienne nel suo trattato “L'Agricoltura”, confro...
21/08/2026

"Tre buoi non lavorano quanto fa un buon cavallo". Così scrive Charles Estienne nel suo trattato “L'Agricoltura”, confrontando con precisione il rendimento degli animali da lavoro. Il cavallo era più rapido, il bue più economico, mentre il bufalo era insostituibile nelle terre "grasse e cretose". Ogni terreno aveva il suo "motore" e ogni scelta rispondeva a un'attenta conoscenza del lavoro nei campi.
Volete scoprire come si calcolavano i tempi di lavoro prima del GPS o osservare i disegni degli antichi aratri francesi? Date un'occhiata al nostro catalogo sul sito della Biblioteca!

E se la prima vite fosse nata da… un pezzo di legno?Gli antichi raccontavano l’origine della vite attraverso storie sorp...
17/08/2026

E se la prima vite fosse nata da… un pezzo di legno?
Gli antichi raccontavano l’origine della vite attraverso storie sorprendenti. Lo storico Ecateo di Mileto narra che la fedele compagna a quattro zampe di Oresteo diede alla luce un semplice pezzo di legno. Invece di buttarlo via, Oresteo lo interrò. E da quel bastone, quasi per magia, spuntò la prima vite, carica di grappoli. Ma le storie sull’origine del vino non finiscono qui. Secondo un’altra tradizione, fu il re Eneo a versare per primo in una coppa il succo dell’uva, dando così origine al vino e, secondo il racconto, al suo stesso nome: oinos. Per gli antichi Greci, l’uva era un vero dono di Dioniso: il frutto capace di “sposare il cielo alla terra” e di portare agli uomini una delle gioie riservate agli dèi. E c’è di più. Si raccontava che, durante le feste in onore del dio, tre calderoni lasciati vuoti e sigillati venissero ritrovati il mattino seguente… miracolosamente pieni di vino. Mito, religione e natura si intrecciano così attorno a un frutto che, ancora oggi, continua a stupire per le sue trasformazioni. Perché la vite non è soltanto una pianta: è anche una storia che gli uomini raccontano da millenni.

Queste curiosità le abbiamo tratte da Le Banquet des savants (noto anche come Les Deipnosophistes o I Deipnosofisti), un'opera monumentale scritta in greco antico da Ateneo di Naucrati tra la fine del II e l'inizio del III secolo d.C. In Biblioteca è presente anche la versione in italiano.


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Pellegrino Artusi suggerisce l'uso di "limoni di giardino" per preparare sciroppi e rosoli, lodandone la fragranza super...
14/08/2026

Pellegrino Artusi suggerisce l'uso di "limoni di giardino" per preparare sciroppi e rosoli, lodandone la fragranza superiore rispetto a quelli "forestieri". Curiosamente, consiglia di strofinare quadretti di zucchero sulla buccia di limone per profumare le pesche nel vino.
Questa bellissima immagine è tratta dal libro di Antoine Risso e Pierre Antoine Poiteau "Histoire naturelle des orangers" (Parigi 1818-1822).


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Ferragosto non è solo una pausa nel lavoro dei campi, ma un vero e proprio rito sociale che affonda le radici nell'idea ...
10/08/2026

Ferragosto non è solo una pausa nel lavoro dei campi, ma un vero e proprio rito sociale che affonda le radici nell'idea che nessuna festa, civile o religiosa, sia completa senza "distendere la tovaglia". Come ironizzava Pellegrino Artusi, per quanto il mondo voglia essere ipocrita, ogni celebrazione "comincia e finisce in pappata". Per il pranzo del 15 Agosto, Artusi suggeriva un menu che unisce la sostanza agricola alla freschezza estiva. Tra i piatti protagonisti spiccano il riso con le quaglie, preparato rosolando i volatili con burro e parmigiano, e il pollo in salsa tonnata, ideale per essere gustato freddo nelle ore più calde. Per chiudere in dolcezza, il gastronomo consigliava la freschezza di uno spumone di tè o di un gelato alla cioccolata, capaci di rimettere in pace lo stomaco dopo le fatiche del banchetto.

La Biblioteca “La Vigna” possiede varie edizioni del libro di Artusi “La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene”. Ti aspettiamo in Biblioteca per consultare uno dei pilastri della cucina italiana.

Indirizzo

Contrà Porta S. Croce, 3
Vicenza
36100

Orario di apertura

Lunedì 08:30 - 13:00
14:30 - 17:30
Martedì 08:30 - 13:00
Mercoledì 08:30 - 13:00
Giovedì 08:30 - 13:00
Venerdì 08:30 - 13:00

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