13/10/2017
Quando parliamo di “bellezza” come parola centrale, come cuore della visione per una e che vogliamo costruire, parliamo di un concetto non si circoscrive ai palazzi e alle vie del centro, ma che abbraccia tutto il territorio. Dentro questa idea di bellezza ci sono altre parole e altre idee: paesaggio, ambiente, patrimonio, qualità della vita.
Qui, la riflessione completa di Jacopo Bulgarini d'Elci 2018 che parte dalla vicenda, globale, dell'uscita degli USA dagli accordi climatici e dall'Unesco: un pensiero che trova stimolo e spunti anche per il nostro territorio in tema "green". Cosa ne pensate?
Dagli Stati Uniti arrivano, su tutti, due pessimi segnali: l’uscita dagli accordi sul clima di Parigi e, in queste ore, l’uscita dall’Unesco.
È una logica egoista, e miope: perché prendersi cura di ciò che ci circonda non solo è giusto, non solo è necessario, ma è anche nel nostro miglior interesse individuale.
Non sono temi lontani, affatto: sono questioni che ci riguardano. Perché abitiamo in una città patrimonio Unesco che è situata in una delle zone più inquinate d’Europa, e ciò che accade all’ambiente è parte della prossima grande battaglia per la salvezza e la difesa del nostro mondo.
Quando parliamo di “bellezza” come parola centrale, come cuore della visione per una e che vogliamo costruire, parliamo di una parola che ne contiene tante altre. Che non si limita ai palazzi e alle vie del centro ma che abbraccia tutto il territorio. Dentro questa idea di bellezza ci sono altre parole e altre idee: paesaggio, ambiente, patrimonio, qualità della vita. Pensate a una società in cui si fosse declinato questo concetto nei suoi significati “verdi”: ambiente, paesaggio, qualità dell’aria e dell’acqua. È una società che non avrebbe avvelenato la terra e l’acqua con i PFAS, riempito l’aria di polveri sottili, aggredito il paesaggio rurale attorno alla nostra città, sventrato le campagne, edificato agglomerati urbani fuori scala e nei luoghi sbagliati, come il complesso del nuovo Tribunale. Una società educata, una società consapevole non lo avrebbe consentito.
Ecco perché è importante, e per nulla astratto, mettere al centro della nostra azione un’idea senza compromessi di bellezza.
“Pensare globalmente, agire localmente” resta una buona idea: la miglior risposta ai segnali inquietanti che arrivano da oltre oceano è costruire comunità nel segno della condivisione, dell’educazione, della consapevolezza. Della bellezza.
Abbiamo dunque bisogno di più vincoli, di più limiti, di più controlli, di pene più severe per chi avvelena l’ambiente e per chi deturpa il paesaggio, di intransigenza nell’applicare leggi, convenzioni e accordi, di immaginare come recuperare al verde pezzi di città dedicati alla vocazione produttiva.