27/10/2020
Abbiamo letto l’ultimo dpcm, abbiamo letto i numerosi post che lo commentavano, ci siamo commossi guardando le foto di baristi, ristoratori e lavoratori dello spettacolo...
Anche noi vorremo dire la nostra. Ci siamo parlati, confrontati e abbiamo chiesto a Letizia Sovieni, gd Terre di Castelli, di farne riassunto. Lo condividiamo così come è nato, direttamente dalla chat di gruppo, perché sono parole dal cuore e dalla testa.
“Vorrei solo dare qualche spunto di riflessione/discussione in merito a ciò che è stato deciso dal governo, soprattutto per quanto riguarda la cultura. Ieri sera sono riuscita ad ascoltare un po’ di quello che è stato detto nella riunione online, e vorrei dire che sono d’accordo su tutto quello che ha detto Fabjola: quando si parla di cultura non ci si riferisce al tempo libero o a un passatempo, ma a ciò che ci forma in quanto uomini, in quanto umani.
È ovvio che in una situazione come questa qualsiasi decisione avrebbe scaldato gli animi delle categorie più colpite, ed è altrettanto chiaro che ridurre la socialità significa andare a vessare necessariamente molte filiere del nostro Paese; proprio per questo, dunque, ritengo che le norme vadano rigorosamente rispettate: per contribuire alla responsabilità collettiva attraverso quella individuale, senza ostacolare la già faticosa convivenza con il virus.
Quello che vorrei fare, però, è semplicemente esprimere il mio disappunto: come ho detto poc’anzi, infatti, è chiaro che qualcuno dovrà soffrire, ahimè, più di altri in questa battaglia; ma credo che si possano limitare, per quanto possibile, le contraddizioni.
Cosa distingue, per esempio, l’assistere a una messa piuttosto che alla proiezione di un film? Qual è, ancora, la differenza tra una partita di calcio di serie A e il concerto di un’orchestra sinfonica?
Ebbene, non sono certo stati in pochi a pensare quello che ho pensato io; è girato sui social, a questo proposito, un dato dal colore sgargiante e dalla condivisione molto diffusa: quello in merito al “1 contagiato” all’interno dei teatri. Ora, so bene che è un eufemismo definire questo dato relativo, in quanto, come ha fatto notare qualcuno ieri sera, è stato ricavato attraverso la app “Immuni”; ciò che dovrebbe saltare all’occhio, però, è il fatto che i teatri e i cinema hanno lavorato tanto quest’estate per rendere sicuro l’ambiente culturale. Un dato sicuramente più affidabile al quale mi vorrei appoggiare per sostenere la mia tesi riguarda il Festival Filosofia, risalente alla fine dello scorso settembre; come ha fatto notare il direttore scientifico del festival Daniele Francesconi, infatti, i contagi alla fine dell’evento sono risultati nulli.
La conclusione che si dovrebbe trarre da questo dato è, senza cadere in baroccheggianti retoriche e/o architetture filosofiche, che è oggettivo che un cinema o un teatro sono molto più sicuri rispetto a un bar o un ristorante, per esempio. Una dimostrazione? Nel momento in cui si va a vedere uno spettacolo teatrale non si fa altro che entrare, sedersi e godersi lo spettacolo, con la possibilità di tenere sempre la mascherina e, perlopiù, il vantaggio del silenzio che caratterizza eventi di questo tipo. E so bene che il problema riguarda gli ingressi e gli assembramenti che vi si formano, ma non sono certo maggiori di quelli che caratterizzano gli ingressi delle chiese o le metropolitane. Per quanto riguarda i cinema, basterebbe vietare la consumazione all’interno della sala e ci troveremmo nella stessa sicurezza che caratterizza i teatri.
In conclusione, ciò che vorrei dire è che si dovrebbe lavorare, anzi il governo avrebbe dovuto già lavorare, spostando il focus su altro, su cui non mi voglio ulteriormente dilungare: i trasporti, i controlli, per esempio. Vorrei tanto parlare, più che di emergenza sanitaria, di emergenza culturale: gli “artisti che ci fanno tanto divertire”, infatti, sono, oltre che persone come tante che muovono l'economia di questo Paese e che si trovano da febbraio senza lavoro, coloro che nutrono la nostra umanità e che, quindi, contribuiscono a migliorare il mondo in tutte le sue forme.”